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05 novembre 2012

Cuba e USA: Cuba è inserito tra i paesi che non combattono il terrorismo

Cuba non assassina. Non tortura. Non sequestra. Non conosce desaparecidos. Non ci sono renditions. Non ci sono detenuti all’insaputa dei familiari. Non ci sono esecuzioni extra-giudiziali. Per tutto questo, o malgrado questo, è una dittatura che patrocina il terrorismo internazionale. Firmato: Dipartimento di Stato USA.
Potrebbe ben essere questo il testo della deliberazione con la quale gli Stati Uniti, pochi giorni orsono, stilando la loro classifica annuale dei paesi che non combattono il terrorismo, hanno inserito Cuba. 

03 novembre 2012

Riflessioni di Rob: elezioni USA, elitismo e democrazia

Gli artefici della rivoluzione degli Stati Uniti del 1776 (Washington, Jefferson, Adams e Madison), redattori della Dichiarazione d’indipendenza, della Costituzione e della Dichiarazione dei diritti, erano repubblicani, liberali, democratici e anti monarchici convinti, oltre che ricchi e illustri aristocratici.

02 novembre 2012

Economia cubana: l'incidenza dell'embargo nelle importazioni dagli USA

Alimport, azienda cubana che commercializza alimenti sull’isola, ha importato nel 2008 circa $800.000.000 di generi alimentari e medicali dagli USA. Da allora le importazioni hanno iniziato a diminuire fino a dimezzarsi, dovuto al fatto che le restrizioni imposte dall’embargo finanziario, economico e commerciale hanno spinto Cuba a cercare altri mercati internazionali più competitivi ai quali rivolgersi.

19 ottobre 2012

Cuba e USA: è il tempo di un nuovo rapporto con Cuba

Dichiarazione di Jim MCGovern, membro del congresso americano:
Il prossimo presidente, che spero possa essere Barack Obama, potrebbe a breve andare oltre la guerra fredda e normalizzare le relazioni con Cuba. Questo significa usare la sua autorità per cancellare le restrizioni finanziarie e di spostamento che rendono molto difficile per gli americani viaggiare a Cuba; lavorare con il congresso per eliminare le sanzioni economiche imposte dalla legge; rimuovere Cuba dalla lista delle così dette nazioni terroriste che chiaramente non gli appartiene più.

13 ottobre 2012

Cuba e USA: rivelati dalla CIA documenti segreti, abbattere la rivoluzione valeva 1.000.000 di dollari

Migliaia di documenti del Ministro della Giustizia degli USA tra 1961 e il 1964, Robert Kennedy, rivelano i piani della CIA per abbattere la rivoluzione cubana.
“Quanto costa assassinare i fratelli Castro e il Che?”, questa la domanda contenuta dei 2.700 documenti, telegrammi e registrazioni che il Ministro statunitense rivolse alla CIA. La risposta fu che il costo sarebbe stato di 1.000.000 di dollari al valore odierno, sarebbero serviti cubani dell’ex governo Batista esiliati a Miami e uomini della mafia.

19 settembre 2012

Cuba e USA: gli Stati Uniti rifiutano un dialogo con Cuba sul caso Alan Gross

Gli Usa rifiutano la proposta delle autorità cubana di aprire un dialogo per trovare una soluzione congiunta sul caso di Alan Gross.

La proposta del governo cubano mostra ancora una volta la volontà di aprire un dialogo costruttivo verso una distensione dei rapporti tra i due paesi. 
Il rifiuto degli Stati Uniti al contrario conferma come la disponibilità dell’amministrazione Obama sia ostacolata dai poteri forti delle lobby anti-cubane che condizionano pesantemente un’apertura del dialogo.

Alan Gross fu arrestato nel Dicembre del 2009 e condannato a 15 anni di prigione per aver importato illegalmente a Cuba apparecchiature tecnologiche per la diffusione di connessioni internet destinate alla dissidenza dell’isola.

18 settembre 2012

Cuba e USA: ma gli Stati Uniti sono una democrazia?


E’ universalmente accettato il fatto che gli USA sono un esempio di democrazia, un modello sociale moderno e pluralista, insomma tutti conosciamo “il sogno americano”, chiunque è libero e può essere chi vuole. Niente di più falso!

La prima cosa è la democrazia. 
Negli USA nessuno che si dichiari apertamente comunista o socialista ha accesso al benché minimo spazio tra le due formazioni politiche. Ovviamente non tra i repubblicani, ma nemmeno tra i democratici.
Negli Stati Uniti chi decide il presidente sono i voti “forti” nei vari stati, non i singoli cittadini. Questi "potenti elettori" sono legati a lobby economiche non politiche, la politica è il mezzo usato per poter alimentare l'espansione economica di poche dinastie che da secoli regolano l'andamento politico nel mondo intero. 

La democrazia quando viene imposta con le armi e la violenza, come gli USA fanno dalla seconda guerra mondiale in poi, cessa di essere tale, ma diventa al contrario la peggiore forma di imposizione totalitaria che nulla a che vedere con la democrazia stessa. 
Gli USA non solo hanno un passato acclamato di fomentatori di guerre civili, colpi di stato e vere e proprie invasioni, ma continuano a farlo impunemente. 
Oggi hanno inventato il “terrorismo internazionale” per giustificare le loro azioni, o peggio ancora “la guerra per instaurare la pace” (ma che vuol dire!).

15 settembre 2012

Cuba e USA: restrizioni USA per viaggi culturali di cittadini americani a Cuba


L’amministrazione Obama ha applicato nuove restrizioni nella concessione di licenze a quelle agenzie di viaggio statunitensi che organizzano viaggi a Cuba per cittadini americani.

Il permesso di viaggiare a Cuba con la formula “pueblo a pueblo”, cioè la visita di cittadini americani per motivi culturali o educativi, fu concesso da Bill Clinton nel 1992, per poi essere sospeso da George W. Bush e successivamente riammesso da Obama nel 2011.

Nel 2011 si stima che circa 10.000 americani hanno visitato l’isola, grazie alle 140 licenze concesse dal Ministero del Tesoro USA ad agenzie di viaggio americane che organizzano le visite con lo scopo di promuovere “interazioni significative” tra i visitatori americani e i cittadini cubani.

Il permesso per la concessione non è chiaramente delineato, così alcuni oppositori alla riforma, tra i quali l’agguerrito senatore della Florida Marco Rubio, contestano che questi viaggi di culturale non hanno nulla, sono semplicemente un modo per aggirare l’embargo, in realtà si tratta di veri e propri viaggi turistici e non culturali o educativi.

I difensori della misura di apertura verso Cuba affermano invece che oltre ad essere una evidente dimostrazione di apertura e di un tentativo di riallacciare legami amichevoli di interscambio con l’isola, questi viaggi permettono di aiutare quelle attività in proprio come ristoranti e taxi privati stimolando l’economia privata sull’isola.

Fatto sta che le licenze al momento stanno subendo un rallentamento significativo. Molte sono state sospese o stanno subendo dei forti ritardi nell’essere rinnovate. Sono poche quelle agenzie che hanno la licenza valida sino alla prossima primavera, ma temono che alla scadenza non vedranno rinnovato il loro permesso per operare.

14 settembre 2012

Cuba e USA: Danny Glover a sostegno della causa dei cinque


In una intervista esclusiva a Escambray e Radio Sancti Spiritus, l’attore statunitense Danny Glover si confessa appassionato della Rivoluzione cubana e della grandezza etica e umana dei 5 di Miami: Gerardo Hernandez, Ramon Labanino, Fernando Gonzalez, Antonio Guerrero e Rene Gonzalez.

Lei potrebbe godere della sua popolarità come attore, della sua famiglia, perché è solidale con la lotta per la libertà dei cinque?
La mia vita è stata vincolata a questioni relazionate con la giustizia. Per più di 40 anni una parte della mia vita è sempre stata legata alla lotta delle persone per avere più accesso alla giustizia.
I cinque sono uomini eroici, uomini che hanno fatto sacrifici per assicurare che il loro paese non fosse oggetto di attacchi terroristici. In altre situazioni sarebbero stati decorati come eroi. 
Il processo che hanno affrontato si è svolto in un ambiente ostile come la Florida, è stato un atto di ingiustizia non solo contro il popolo cubano ma contro tutte quelle persone negli USA come nel resto del mondo che realmente lottano contro il terrorismo. Voglio fare tutto il possibile per fare luce sul loro caso.

13 settembre 2012

Riflessioni di Rob: solidarietà mondiale con i 5 di Miami


In tutto il mondo le "sinistre" esprimono solidarietà per l'ingiusta e crudele detenzione dei cinque cubani colpevoli di non voler fare i "dissidenti farlocchi" per gli statunitensi.
Solo in Italia si dibatte se sia fascista o meno resistere all'imperialismo americano armato e tutti, senza eccezione, si allineano ai guerrafondai israelo-americani senza fare una piega. E la gente beve...

SOLIDARIETA' MONDIALE CON I 5 CUBANI PRIGIONIERI NEGLI USA 

L'Avana, 12 set (Prensa Latina). Un centinaio di attività in appoggio alla causa dei Cinque cubani fermati negli Stati Uniti saranno realizzate oggi in più di 31 paesi, compiendosi

 14 anni dalla loro ingiusta punizione. 

Questo 12 settembre si compiono 14 anni dalla reclusione di questi lottatori, col risultato che abbiamo promosso questa campagna di denuncia, informò alla stampa la coordinatrice del Comitato Internazionale per la Libertà dei Cinque, Graciela Ramirez. 

Secondo Ramirez, è prevista la realizzazione di marce di fronte a sedi diplomatiche statunitensi, esposizioni, concerti, presentazioni di libri, documentari ed atti politici. 

Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez, Ramon Labañino, Renè Gonzalez e Gerardo Hernandez sono stati condannati a severe pene per informare su piani di azioni violenti contro Cuba, forgiati da gruppi terroristi, radicati in territorio nordamericano. 

Questo mercoledì in Spagna si realizzerà una concentrazione di organizzazioni di solidarietà, mentre in Portogallo e Germania associazioni e reti di amicizia con la nazione antillana sfileranno davanti alle ambasciate statunitensi. 

Come parte delle manifestazioni di appoggio, si effettueranno anche atti per i Cinque, in Austria, Svizzera, Italia, Russia, Ucraina, Regno Unito, Slovenia, Repubblica Dominicana, Giamaica, Haiti, Paraguay, Brasile, Argentina, Bahamas, Santa Lucia, Salvador, Honduras, Costa Rica, Stati Uniti, Canada e Porto Rico. 

Inoltre, in Asia ed Africa si sommano alla giornata di denuncia, poi gruppi solidali si manifesteranno in Nuova Zelanda, Australia, Giappone, Guinea Bissau, Sud Africa, Libano ed Etiopia. 

Da parte sua, attivisti anticiparono la realizzazione di azioni a beneficio dei Cinque in Stati Uniti e Canada. 

In dichiarazioni a Prensa Latina, la coordinatrice del Comitato Nazionale per la Libertà dei Cinque, Gloria la Riva, segnalò che da oggi fino ai prossimi giorni saranno varie le attività in San Francisco, Washington D.C. ed altre città nordamericane esigendo il ritorno a Cuba di Gerardo, Renè, Ramon, Antonio e Fernando. 

Rispetto a Canada, gruppi di solidarietà informarono di una serata in Vancouver di fronte al consolato statunitense ed un forum nella propria urbe. 


02 settembre 2012

Cuba e USA: il conflitto tra Cuba e USA, rimasugli della guerra fredda


Vanni Pettinà  è un ricercatore di storia politica latinoamericana, in paritcolare sulle relazioni tra Stati Uniti e America Latina. Ha pubblicato un libro che ipotizza un possibile drastico cambiamento nella politica di Cuba solo quando gli Stati Uniti cancelleranno l’embargo che grava sull’isola.

“Cuba e Stati Uniti 1933-1959. Dal compromesso nazionalista al conflitto”, offre una visione diversa sui rapporti controversi tra i due paesi, partendo dall’analisi della prima rivoluzione cubana del 1933.

Quella rivoluzione fù il germe di una modernizzazione del paese, che sostituì il sistema oligarchico imperante ma che alla fine non si è mai concretizzato. Questa ha portato prima alla dittatura di Fulgencio Batista ed in seguito all’insurrezione castrista.

“Non fù un insuccesso della rivoluzione del 1933, ma del sistema politico che nacque a partire da quella rivoluzione e che creò le condizioni per la successiva del 1959”, che a sua volta fù “una risposta al vuoto che si era formato prima di questo precesso democratico degli anni ‘40”, spiega Pettinà.

“Si è sempre detto che la politica estera nordamericana frustrò qualunque tentativo di sviluppo a Cuba, ma non è stato così”.
Dopo il 1933, continua “ci fù una covergenza tra il nazionalismo cubano e la politica estera degli Stati Uniti, che non si è ripetuto, in quanto nel 1959 la guerra fredda aveva cambiato la percezione nordamericana del nazionalismo radicale cubano, a causa anche di quello che stava succedendo in altri parti del mondo”.

Alla fine degli anni ’50 esisteva una differenza tra la visione che avevano i funzionari del Dipartimento di Stato americano, i quali credevano che se 20 anni prima era stato possibile trovare una convergenza con Cuba, questo poteva accadere di nuovo, e la visione degli ambasciatori politici nominati dal presidente Dwight Eisenhower che al contrario riflettevano la mentalità della guerra fredda.

Vinsero quest’ultimi nel definire le relazioni con Cuba, visto anche la grande coalizione nazionale esistente sull’isola con Fidel Castro.
“Questo conflitto tra il Dipartimento di Stato e gli ambasciatori sarebbe diventato determinante al momento di fissare una posizione di intransigenza verso la Cuba di Castro. In ogni caso, nonostante quello che si disse dopo, le consequenze furono traumatiche per entrambi i paesi. Tale attitudine si è radicalizzata fino al tentativo di invasione della ‘Baia dei porci’ e prosegue tutt’oggi”.

“Le relazioni tra USA e Cuba sono congelate in un epoca nella quale predominava questa guerra fredda. E’ come un racconto di spie di Graham Greene o John Le Carre, Washington non ha mai agito così con nessun altro paese al mondo, nemmeno con la Corea del Nord. Anche se sembra assurdo, mostra più comprensione verso il regime di Pyongyang che verso la Cuba castrista”.

Pettinà vede una facile uscita da questo conflitto con un cambiamento della politica degli Usa piuttosto che all’interno di Cuba stessa.
“Chissà se un’eventuale secondo mandato di Obama a Washington potrà migliorare le cose” prevede il ricercatore.
Ma il passo determinante sarebbe il ritiro dell’embargo statunitense nei confronti di Cuba. 
“Allora sparirebbe una delle maggiori giustificazioni che ha il regime castrista per non cambiare nulla. Cambierebbero completamente le carte che adesso sono sul tavolo”.


27 agosto 2012

Cuba e USA: vi ricordate di Elian Gonzalez?


Ricordate Elian Gonzalez? Era il 25 Novembre del 2000 quando un bambino di 6 anni approdava miracolosamente su una spiaggia di Miami. 
Aveva passato due giorni in mare, solo, alla deriva sulla camera d’aria di un pneumatico, protetto da un gruppo di delfini che lo circondavano.

Sua madre aveva lasciato Cuba a bordo di una barca di alluminio cercando di raggiungere la Florida. Un temporale mise fine alla fuga, prima di affogare sua madre lo depose su quel pneumatico e fu salvato da due pescatori al largo di Miami.

Iniziò una diatriba legale, diplomatica e politica che si protrasse per sei mesi. 
Elian fù affidato a suo nonno paterno che viveva a Miami. Il padre di Elian da Cuba reclamò il bambino in quanto dichiarò che gli fù sottratto senza la sua autorizzazione.
A Cuba Elian diventò il simbolo della lotta contro l’impero americano. Le sfilate erano all’ordine del giorno. 

Fu addirittura costruita la Tribuna Antimperialista Jose Marti all’Havana, di fronte alla Sezione degli Interessi degli Stati Uniti.

Dopo sei mesi un tribunale emise una sentenza che obbligava Elian a rientrare a Cuba da suo padre. 
I militari prelevarono a forza il bambino dalla casa di Miami, la foto del piccolo in braccio ad un uomo tenuto sotto tiro dal fucile di un militare fece il giro del mondo e vinse un premio Pulitzer (Alan Diaz AP).
Il 28 Giugno del 2000 il piccolo atterrava all’Havana.

Oggi Elian ha 18 anni, è un cadetto nella Scuola Militare Camilo Cienfuegos e membro dell’Unione dei Giovani Comunisti.
Vive con suo padre, Juan Miguel a Cardenas, 150 Km dall’Havana.
Il padre ha lasciato il vecchio lavoro di cameriere per occupare un posto nell’Assemblea del Potere Popolare.
La casa è circondata da membri della Sicurezza di Stato e per parlare con Elian occorre un permesso speciale.

In una delle poche interviste autorizzate a Elian gli domandarono: “Come sarebbe stata la tua vita se fossi rimasto negli Stati Uniti?
Siccome gli interessi dell’impero sono di monopolizzare il mondo, sviluppare industrie, ottenere capitale, è possibile che avrei potuto avere molti soldi. Oppure no. Potrei essere manipolato come un pupazzo (…) chi può sapere cosa può fare l’impero pur di continuare con i suoi falsi allarmismi. Diventerei una figura politica manipolata a loro piacimento”.

Elian visita frequentemente un delfinario vicino alla sua città. Chissà che i delfini siano il suo legame più stretto con quell’avventura drammatica e straordinaria che cambiò la sua vita.
Una vita che fino ad oggi tutto il mondo ha deciso per lui.

fonte El Pais

24 agosto 2012

Cuba e USA: l'Habeas Corpus di Gerardo Hernandez


Il relatore speciale dell’ONU sull’indipendenza dei giudici e avvocati, Gabriela Knaul, ha espresso ufficialmente la sua inquietudine per la mancanza di trasparenza legale del procedimento nel giudizio contro i cinque agenti cubani detenuti negli USA da più di dieci anni.

All’apparenza la procura e il giudice hanno emesso il verdetto avendo nascosto delle carte nella manica, impedendo che la difesa avesse “accesso a tutte le prove disponibili e agli archivi dei documenti”. 
E’ una violazione del procedimento così elementare che compare addirittura nelle serie TV.

Ma gli errori processuali non si fermano qui, secondo il relatore dell’ONU le “Habeas Corpus” (…un prigionierio può essere rilasciato da una ingiusta detenzione, vale a dire, la detenzione non ha sufficienti prove o evidenze) presentate dalla difesa sono avvalorate “dallo stesso giudice che anteriormente aveva in carico il caso”, per le quali il giudice diventa parte interessata.

Il colmo della malignità è che la mano del governo USA ha tessuto il telaio facendo pressione sui tribunali per ottenere condanne più dure.
Prima e durante il giudizio, vari giornalisti di Miami avrebbero ricevuto denaro per scrivere articoli contro i cinque agenti cubani.

Effettivamente non sembra molto legale che il Potere Esecutivo cerchi di influenzare il Potere Giuridico, non sembra nemmeno molto etico che un giornalista accetti del denaro dal governo allo scopo di scrivere articoli per influenzare il risultato del giudizio in corso.

L’avvocato nordamericano Martin Garbus assicura che nel periodo 1998-2001 la comunità di Miami ha ricevuto, tramite  stampa, radio e televisione un arsenale propagandistico pagato dal governo per interferire nel processo e persuadere i giurati.

Secondo Garbus, una quindicina di giornalisti hanno ricevuto del denaro per scrivere contro i 5 agenti. 
Sembra che alcuni di loro guadagnavano segretamente, nemmeno i loro editori  sapevano che stavano lavorando per un altro padrone molto generoso, tanto che uno di loro è stato pagato $175.000.

L’Ufficio di Trasmissioni a Cuba del governo USA (OCB) si è visto obbligato ad accettare le accuse, quando il giornalista Oscar Corral ha rivelato che 50 suoi colleghi in Florida erano stati pagati da Radio Martì per produrre materiale appoggiando la posizione del Dipartimento di Stato contro Cuba.

Lo scandalo fù così grande che l’editore del maggiore quotidiano di Miami, Jesus Diaz, allontanò vari giornalisti adducendo che non si può “garantire l’obiettività né l’integrità se qualcuno dei nostri reporter riceve compensi in denaro di qualunque entità, specialmente da un’agenzia di Governo”.

Nonostante le dure parole dell’editore, la mancanza etico-professionale non sembra essere stata considerata molto grave, visto che pochi mesi dopo alcuni dei giornalisti tornarono a lavorare nella redazione come se non fosse successo niente.

Senza dubbio, si sono verificate così tante anomalie legali ed etiche che sembra logico che il relatore dell’ONU, Gabriela Knaul, guardi con sospetto l’indipendenza dei giudici in questo caso. 
In ogni caso c’era da aspettarselo che fosse così, tenendo conto dove si svolse il giudizio.

Miami è una città dove gli esiliati cubani hanno un enorme potere politico, economico e mediatico. 
Era molto improbabile che i cinque agenti cubani, confessi di vigilare e informare Cuba sulle attività della stessa comunità di Miami, potessero ottenere un giudizio equo.

L’ambiente di Miami va oltre l’odio verso Fidel Castro e arriva fino ai cittadini che vivono sull’isola. 
Nel maggior giornale della città appaiono diatribe assicurando che qualunque accerchiamento “deve essere costruito dai cubani stessi all’interno”.

Coloro che vengono descritti come “quelli che hanno accettato tutto, che hanno collaborato con tutto, quelli che denunciavano i loro compatrioti, quelli che da 50 anni riempiono la piazza di Fidel e applaudono annusandogli il culo”.

Però sembra che per Washington non fosse sufficiente l’ambiente naturale della città, così decisero che il loro apparato d’informazione ufficiale “bruciasse” centinaia di migliaia di dollari per infiammarlo ancor di più e creare un incendio di grandi proporzioni attraverso la stampa.

Nel mezzo di questo ambiente Gerardo Hernandez (nella foto) fù condannato a due ergastoli, per poter garantire che resterà dietro le sbarre anche se dovesse reincarnarsi in un’altra vita.
Adesso la sua difesa reclama un giudizio giusto, in una città senza pregiudizi, senza pressioni del governo né campagne stampa.

Il tema preoccupa anche le Nazioni Unite perché come ha affermato l’avvocato statunitense Martin Garbus “ogni dollaro per ogni articolo, immagine o programma radio televisivo che si è speso in questo piano segreto, ha violato l’integrità del giudizio”.

22 agosto 2012

Musica cubana: Baby Lores in concerto a Miami, e si scatenano gli anti-castristi


Il famoso reggaetonero cubano Baby Lores si esibirà il prossimo Settembre per la prima volta a Miami. 
Fin qui niente di strano se non fosse per il particolare che Baby Lores ha tatuato sul braccio il ritratto di Fidel Castro.

Apriti cielo! A Miami una provocazione come questa è difficile da accettare, in rete fan e critici del cantante hanno iniziato una battaglia senza tregua.

“Sono cosciente che c’è gente alla quale non piace, come c’è gente che non vuole che nessuno venga da Cuba” ha dichiarato Roberto Heredia il rappresentante di Miami Vice Promotions. 
Il manager afferma che bisogna rispettare le decisioni personali di ogni persona, indipendentemente dal fatto che sia un ammiratore di Fidel Castro o difenda il sistema politico cubano.

“Trovo la critica esagerata, ci sono altri che sono qui, senza il tatuaggio di Fidel, e hanno fatto cose peggiori. E’ una sua scelta che deve essere rispettata. Non ho mai domandato a nessun artista che viene da Cuba come si definisce politicamente, questo non ha alcuna importanza per quello che faccio, che è promuovere buona musica”.  Heredia dichiara difendendo il cantante che considera un artista unico.

Ma a Miami il clima è incandescente, l’opinione degli anti-castristi non tollera la provocazione di un artista che nel 2009 presentò un videoclip dichiaratamente a favore di Fidel Castro “Creo (el Comandante)” che dice: 
“Si no te gusta aquí/echa pa allá/pero después no quieras pa virar pa atrás/cuando te cojan la maldad con la frialdad (...) Como mi comandante/voy a echar palante/y voy a estar pendiente/con mi comandante jefe" 
( Se non ti piace qui/vattene là/ però poi non tornare indietro/quando ti prenderà la cattiveria con la freddezza (…) Come il comandante/ vado avanti/ e continuo ad essere d’accordo/con il mio comandante capo).

Heredia continua “E’ probabilmente l’unico artista di reggaeton cubano con una formazione musicale concreta, ha studiato in conservatorio, come produttore è stato fondamentale nella carriera di molti altri, tra tutti Chacal”.

Yoandys Lores Gonzalez, il suo vero nome, ha 30 anni ed è nato a Cinfueguos. 
A otto anni iniziò il suo cammino musicale come componente del gruppo “Infantil Isamelillo”, dei quali è stato chitarrista, bassista e pianista.
Nel 2004 fondò il gruppo di reggaeton “Clan 537” insieme a Leandro Medina, alias “El insurrecto”. 
Ha lavorato molto con "El Chacal" con il quale ha inciso il disco di successo “Los reyes del trono”.

Tra i successi più famosi di Baby Lores citiamo “Caperucita”, “Dejala ir” e “La mujer del pelotero”.
Nel 2010 il suo videoclip “Ya no hacemos el amor” è stato nominato al “premio Lucas”, il più importante riconoscimento per gli audiovisivi a Cuba.

21 agosto 2012

Cuba e USA: Diana Nyad ha rinunciato, si è fermata a 55 miglia da Key West


Diana Nyad ha fallito il suo quarto tentativo di attraversata dello stretto della Florida a nuoto. 
Nonostante la sua volontà di voler proseguire, ha dovuto cedere agli attacchi delle meduse e alla tempesta che si è abbattuta nella notte di lunedì lungo il suo percorso.

Dopo 41 ore e 45 minuti è uscita dell’acqua, quando mancavano 55 miglia per raggiungere Key West. 
Non era scoraggiata e avrebbe voluto proseguire non appena la tempesta si fosse calmata. 
Erano le 12:55 a.m., un quarto d’ora più tardi mentre tuoni e fulmini continuavano a colpire e il vento ostacolava sempre più la ripresa dell’attraversata, ha desistito definitivamente. 

Era stremata dagli attacchi delle meduse che nella notte l’avevano ripetutamente colpita sul viso e sul collo, mentre un gruppo di squali la circondava e un gruppo di suoi collaboratori cercavano di tenerli alla larga.

Domani Diana compirà 63 anni, sono passati 34 anni dal suo primo tentativo nel 1978, anche in quel caso dovette rinunciare dopo aver nuotato quasi per lo stesso numero di ore. Rendiamo comunque onore all’estremo sforzo e al coraggio dimostrato, chissà se ci sarà un prossimo tentativo!

Cuba e USA: gli avvocati di Gerardo Hernandez, leader dei 5 cubani in carcere negli USA si appellano alla sentenza


Gli avvocati di Gerardo Hernandez, il maggiore imputato dei 5 cubani condannati nel 2011 per spionaggio e omicidio, componenti  della così detta “Rete vespa” hanno presentato ieri un documento per appellarsi alla sentenza che condanna Hernandez a due ergastoli in base al fatto che la radiotelevisione Martì di Miami avrebbe pagato dei membri della giuria per alterare il verdetto del processo.

Nel caso l’appello venga accolto gli avvocati chiedono al giudice Joan Lenard che siano mostrati al pubblico altri documenti governativi in merito al caso. Il documento di 82 pagine dettaglia le richieste per l’annullamento della sentenza in quanto considerata illegale.

20 agosto 2012

Cambio a Cuba: il giornalismo che non decolla

In un paese dove non esiste alcuna divisione dei poteri, le funzioni del governo, il partito e le forze delle leggi sono tutte mischiate e sono parte dello stesso sistema.
Qualunque cubano è consapevole che quello che si pubblica sulla nostra stampa risponde allo Stato, ma anche se risponde ai nostri interessi, non risponde alle necessità informative di un popolo. 
Un fenomeno così radicato che nonostante il presidente del paese lo critichi apertamente, è cambiato poco negli ultimi anni.

E’ una questione molto pericolosa, perché mette in dubbio la credibilità degli organi di stampa, ma anche dello stesso progetto politico che cerchiamo di costruire, in questo modo mentre molti funzionari di partito e direttori dei media dell’informazione continuano ad enunciare quale sarà la “pappa informativa” che possiamo consumare, si apprestano a distruggere la rivoluzione poco a poco, alcuni per ignoranza o incapacità, altri per garantirsi un litro di benzina e le solite vacanze con la famiglia alla spiaggia senza cercare “problemi”.

E’ curioso che il partito che abbiamo selezionato per rappresentarci, sia così selettivo nell’informazione che pubblica sui suoi media.
Sono passati più di 80 anni da quando colui che probabilmente è stato il miglior politico rivoluzionario del continente nel secolo scorso si riferiva al fenomeno della censura ufficiale.
Anche se il contesto è differente e nel nostro caso chi gestisce i media è lo Stato e non la polizia, leggiamo le parole di JoséCarlos Mariàtegui (nella foto):

“Se le notizie e le idee che si consente di divulgare nei giornali sono subordinate al criterio della polizia, la stampa si converte in un comunicato della polizia.
In queste condizioni, la dignità della funzione del giornalismo risulta attaccata e mortificata”.

di Harold Càrdenas Lema

Cuba e USA: Diana Nyad tenta l'attraversata dello stretto della Florida a nuoto


Diana Nyad è una nuotatrice newyorkese di 62 anni, nello specifico una maratoneta del mare, abituata ad affrontare lunghe distanze. 
Ha deciso di compiere un’impresa mai riuscita prima, coprire le 103 miglia dello stretto della Florida che separano Cuba dagli Stati Uniti.

Sabato scorso è partita dall’Havana con l’obiettivo di raggiungere le Florida Keys, prevedendo di impiegare circa 60 ore. 
Nuoterà sola senza l’ausilio di una gabbia contro gli squali (shark cage), ma supportata da un gruppo di sostenitori che la seguono in barca pronti ad intervenire in caso di pericolo.

Diana è al suo terzo tentavito, in passato altri atleti hanno provato l’attraversata, ma senza successo. 
Nel 1997 l’australiana Susie Maroney è stata la sola a riuscire nell’impresa, utilizzando però una shark cage. 
Lo scorso Giugno un altro australiano ha provato l’impresa senza l’utilizzo di una shark cage, fermandosi però a 79 miglia dalla Florida a causa di forti correnti che lo hanno obbligato a rinunciare.

Il pericolo degli squali è quello che minaccia maggiormente Diana, una apparato montato su una specie di canoa aiuta a mantenere gli squali lontani emettendo campi elettrici impercettibili agli umani. 
Inoltre un gruppo di collaboratori sono pronti a saltare in acqua per distrarre gli squali da eventuali attacchi.
 
Un altro dei pericoli che Diana ha già dovuto affrontare sono le meduse, che l’avevano costretta ad abbandonare il tentativo lo scorso anno. 
Sabato notte è stata attaccata da un branco di meduse, nonostante indossasse una tuta che ricopriva tutto il corpo è stata colpita sul viso più volte, il suo commento la mattina successiva è stato “non so come si può definire la scorsa notte… probabilmente sopravvivere”.

Diana si è allenata per tre anni prima di tentare questa impresa, ora è all’apice della forma. Potrebbe raggiungere la Florida martedì mattina dopo 60 ore di nuoto. 
La monotonia incide psicologicamente sulla sua resistenza, per combatterla canta mentalmente una playlist di 65 canzoni, la sua preferita è ‘Me and Bobby McGee’ di Janis Joplin, “se canto 2000 volte questa canzone, riesco a trascorrere 5 ore e 15 minuti, può sembrare stupido ma mi aiuta ad andare avanti”.


19 agosto 2012

Cuba e USA: per ricordare i 5 cubani in carcere negli USA


Lunedì prossimo l’avvocato di Gerardo Hernandez, uno dei cinque cubani incarcerati negli USA con l'accusa di spionaggio e omicidio, presenterà una petizione affinché la sua condanna sia revocata sulla base che il governo statunitense avrebbe pagato giornalisti di Miami per influire negativamente sul  giudizio nel processo sostenuto contro di lui.

Hernandez è un dei cinque cubani accusati di spionaggio che dal 1998 sono in arresto (solo uno di loro è in libertà vigilata) in Florida accusati e condannati su basi alquanto ambigue e prive di prove concrete. 
Sono incriminati per spionaggio e omicidio, accusati di aver attentato alla sicurezza dagli Stati Uniti, ma nessuna evidenza conferma le accuse, al contrario alcuni di loro hanno collaborato con l’FBI per comunicare alcune operazioni terroristiche che gruppi di estrema destra di Miami stavano organizzando nei confronti di Cuba.

Il caso dei 5 cubani è conosciuto a livello internazionale, molte le associazioni sia negli USA che in altre parti del mondo che sostengono come la detenzione dei 5 sia un atto di violenza degli USA per creare pressione su Cuba e fomentare sentimenti di rancore verso il governo dell’isola.

Ecco la storia dei 5 di Miami, per conoscere e non dimenticare.

Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar, Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort e René González Sehwerert (gli ultimi due non sono parenti) sono cinque giovani cubani arrestati in Florida nel settembre 1998. Sono stati processati e condannati per spionaggio e per altre accuse affini nell'unico luogo dove non avrebbero potuto ottenere un giusto processo: Miami.

I cinque sono stati tenuti in prigione per 33 mesi senza garanzie, dal momento dell'arresto fino al processo. Allo stesso modo, gli arresti sono avvenuti senza alcun incidente e mai nessuno ha insinuato che qualsiasi di loro avesse armi o che avesse vissuto in qualche modo diverso da quello di pacifici membri della comunità. 
Due sono cittadini statunitensi poiché sono nati negli Stati Uniti da genitori cubani.
Tutti godevano della buona considerazione delle comunità in cui vivevano e lavoravano,  il loro unico delitto era quello di avvalersi di identità false (a eccezione di Antonio Guerrero e di René González che sono cittadini statunitensi e hanno utilizzato la loro vera identità), per essere in condizione di proteggere il loro paese dalla violenza perpetrata dalle organizzazioni che risiedono negli Stati Uniti e di valutare la probabilità di un attacco militare da parte di questo paese.

Lo spionaggio a favore di Cuba e l'assassinio relativo all’abbattimento di due aerei da turismo su acque cubane, che sono state le accuse più gravi, non sono presenti come delitti commessi realmente, bensì come cospirazione, insieme ad altri delitti meno gravi. 
Come è stato detto dopo, l'impiego de termine "cospirazione" ha liberato la procura dal lavoro di provare che tali delitti fossero realmente avvenuti.
Qualcosa di unico negli annali della giurisprudenza statunitense è stata l’accusa di "cospirazione per commettere assassinio" presentata contro Gerardo Hernández. 
Si è trasformata nel centro dell'attenzione del processo ed è stata messa in relazione all’abbattimento, il 24 febbraio 1996, di due aerei da turismo - appartenenti all'organizzazione residente a Miami che si autodefinisce "Fratelli al Riscatto" – da parte delle Forze Armate di Cuba quando hanno insistito nel violare lo spazio aereo cubano. 
Il gruppo era diretto dal veterano della Baia dei Porci, residente a Miami, José Basulto. 
I Cinque accusati in quel momento erano a Miami e nessuno di loro è stato coinvolto nell'elaborazione o nell'esecuzione dell'ordine di abbattere gli aerei da turismo dopo che questi avevano ignorato gli avvertimenti di non entrare nello spazio aereo cubano.

Spionaggio

I Cinque lavoravano con il Governo cubano per proteggere Cuba da un'invasione e dal terrorismo organizzato, finanziato e promosso da Miami e hanno presentato prove per dimostrare la grave minaccia che significa il terrorismo che risiede a Miami. 
Hanno dimostrato come si erano infiltrati in alcune delle organizzazioni radicate a Miami e come gli organismi incaricati di fare rispettare la legge degli Stati Uniti non avevano agito a partire dalle prove presentate dalle autorità cubane prima del loro arresto.
Hanno presentato anche prove per dimostrare che l'unica informazione militare alla quale hanno avuto accesso era a disposizione del pubblico. 
Allo stesso modo, hanno presentato le testimonianze di alti funzionari militari e dell’intelligence degli Stati Uniti sul fatto che Cuba non costituisce una minaccia militare per gli Stati Uniti ma è solo interessata a conoscere quello che è necessario sapere per difendersi contro la minaccia di un attacco da parte degli Stati Uniti.

Quando la procura ha dovuto spiegare la sua posizione legale si è tirata indietro dal fatto di assumere qualsiasi obbligo di dimostrare effettivamente che "qualunque accusato di cospirazione, di fatto abbia compiuto atti di spionaggio o di fatto abbia raccolto qualsiasi informazione pubblica o non pubblica". 
Nel momento degli arresti, i portavoce dell’FBI hanno dato assicurazioni al paese che l'informazione militare "non è mai stata in pericolo" mentre il portavoce del Pentagono ha aggiunto che "non ci sono indizi che abbiano avuto accesso a informazioni classificate o accesso ad aree riservate".
E ancora, quando il Governo aveva confiscato migliaia di pagine di documenti appartenenti ai Cinque nel momento del loro arresto, non esisteva il pezzo chiave di tutti i casi di spionaggio del passato: non c'era una sola pagina di materiale classificato.

Omicidio

Oltre allo spionaggio, l'altra grave imputazione - cospirazione per commettere omicidio premeditato – è stata presentata contro Gerardo Hernández. Si basava sull'incidente del 24 febbraio. 
I fatti presentati nel processo hanno evidenziato che Hernández non era responsabile della sorte degli uomini che erano negli aerei da turismo, non c’è stato il risultato di alcun assassinio premeditato e non c’è stato alcun accordo sul fatto che se fosse stato necessario abbattere l'aereo da turismo doveva essere fatto in acque internazionali e non cubane. 
Le tre imputazioni sono necessarie per la sentenza di condanna.

Le prove hanno dimostrato che il 24 febbraio 1996, in quello che era già una situazione nota, Basulto e i suoi seguaci sono decollati dalla Florida su tre aerei da turismo e, una volta in volo, sono usciti dai loro piani di volo e si sono diretti verso Cuba. 
Dopo che il controllo aereo di Cuba li aveva avvertiti che stavano entrando in una zona proibita sono stati intercettati e due degli aerei da turismo sono stati abbattuti dalla forza aerea cubana. 
I pubblici ministeri si sono avvalsi della legge sulla cospirazione per argomentare che Hernández, che aveva avuto un ruolo nell’infiltrazione in gruppi come ‘Hermanos al Rescate’ e avvisava Cuba sui loro piani, era responsabile di omicidio.

Il processo

Questa teoria aveva una serie di lacune.
In primo luogo, non è un delitto il fatto che Cuba abbatta aeronavi che sorvolino le sue acque territoriali o la sua zona terrestre. Pertanto, il giudice nell’udienza ha decretato che al fine di dichiarare colpevole Hernández di questa imputazione, la procura avrebbe dovuto dimostrare almeno che molto prima che gli aerei da turismo decollassero esisteva un piano o un accordo concreto per abbatterli prima che arrivassero al territorio cubano. 
In caso contrario, gli Stati Uniti non avrebbero giurisdizione e la procura non potrebbe dimostrare un elemento essenziale dell’accusa: che gli avvenimenti decisivi avrebbero avuto luogo non in territorio cubano bensì in quello che gli Stati Uniti affermano che è la loro "giurisdizione marittima o territoriale speciale".


La procura ha riconosciuto di non avere alcuna prova riguardo qualsiasi accordo su dove avrebbero dovuto essere bloccati gli aerei da turismo intrusi. Quindi, ha presentato un appello straordinario al Tribunale di Appello dell'Undicesimo Circuito lamentandosi che, date le prove presentate al processo, l'istruzione dava luogo a un "ostacolo insuperabile" per la sentenza di condanna. 

L'appello è stato respinto e sono state date istruzioni alla giuria che avrebbe dovuto trovare oltre ogni ragionevole dubbio che esisteva un accordo concreto per abbattere gli aerei da turismo in acque internazionali. 
Venne subito prestata attenzione all' "ostacolo insuperabile" e venne emesso un verdetto di colpevolezza a tempo di record.

18 agosto 2012

Riflessioni di Rob: la sovranità di uno Stato è inviolabile!


Quello che la Gran Bretagna sta sostenendo nel caso Assange è la plateale dimostrazione che l’ingerenza violenta non ha colore politico né confini geografici. 
Un paese considerato l’esempio mondiale di democrazia e stato di diritto sta ignorando i più basilari principi di sovranità nazionale minacciando di invadere un paese straniero per soddisfare le richieste dell’alleato criminale USA. 

Non è un mistero che il caso del fondatore di Wikileaks sia l’evidente atto di prepotenza che gli Stati Uniti stanno sostenendo nei confronti di chi ha semplicemente fatto luce su documenti e rapporti “segreti” che hanno dimostrato la plateale condotta criminale del governo americano nelle guerre in Afghanistan e Iraq. 

Non ha niente a che vedere l’imputazione di stupro, tra l’altro alquanto ambigua, che viene imputata a Assange, lo scopo è chiaramente l’estradizione negli USA per processarlo per alto tradimento. Inoltre non si capisce il perché visto che il blogger non è cittadino americano. 
Cosa ancora più sconvolgente è la flebile presa di posizione degli altri stati occidentali “democratici e civili”, l’Italia non si è ancora espressa in merito, tutti fieri paladini dei diritti umani, uniti nelle convenzioni di Ginevra e sostenitori del diritto di asilo politico. 

Certo come dice la convenzione l’asilo politico non si concede a chi è accusato di delitti comuni, ed ecco perciò il motivo della dubbia accusa di stupro. 
Ma l’invasione di una ambasciata sovrana per effettuare un arresto arbitrariamente svolto, senza alcuna condanna definitiva, ma solo per permettere un interrogatorio da parte delle autorità svedesi, è una ingerenza internazionale intollerabile.

In merito al caso Assange si svolgerà questo fine settimana una riunione dei paesi centro e sudamericani dell’ Alba e dell’Unasur, tra i quali parteciperà Cuba, a sostegno dell’Ecuador. 
Si analizzeranno “le minacce proferite dal Regno di Gran Bretagna e Irlanda del Nord contro l’integrità della ambasciata dell’Ecuador a Londra e contro il diritto sovrano che ha l’Ecuador di amministrare la sua politica di asilo”.

Come noto ieri l’Ecuador ha ufficializzato l’asilo politico concesso ad Assange che rischia l’estradizione negli USA dove verrebbe processato per alto tradimento che prevede la conseguente possibile pena di morte.