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12 marzo 2011

Cambio a Cuba: liberato Biscet! un'altro concreto passo verso il cambiamento!

Il Governo cubano ha liberato ieri Oscar Elias Biscet, il più emblematico dei dissidenti cubani in carcere dal 2003, arrestato durante l'onda repressiva denominata "primavera nera".
Biscet famoso in tutto il mondo, è stato il simbolo della dissidenza pacifica di Cuba, ha scontato 11 anni di carcere di una condanna a 25 anni.

"Non dico che contiuerò ad essere un'oppositore, perchè non ho mai smesso di mantenere un'attitudine contestataria contro gli abusi di questo Governo", ha dichiarato Biscet dalla sua casa nella periferia dell'Havana.

Biscet con la sua ferma posizione contro il Governo e la sua chiamata all'opposizione pacifica, creò la Fondazione per i Diritti Umani Lawton, sempre molto attivo nelle sue campagne basate su una forte fede cristiana e fermo anti-abortista.

Il passo positivo di Raul è un'altro importante segno verso un cambio che il Governo cubano sta affrontando, per portare il paese verso una normalizzazione sociale oltre che economica. Oltre a Biscet, Raul ha liberato gli ultimi 52 prigionieri politici ancora in carcere.

Oltre agli ultimi 12 prigionieri di coscienza del gruppo dei 75 del 2003, incluso Biscet, anche altri 50 prigionieri politici accusati di atti violenti come il sequestro di navi e aeroplani, hanno visto la libertà.

Le vicissitudini del dott. Biscet iniziarono nel 1998 quando per un anno fu arrestato 27 volte, per brevi periodo di tempo, accusato di disordine pubblico per aver organizzato marce pacifiche all'Havana.
Dal 1999 al 2002 scontò 3 anni consecutivi di carcere per gli stessi reati.
Nel 2003 fù nuovamente arrestato insieme ad altri 74 dissidenti durante la "Primavera nera" e condannato a 25 anni di carcere.

Oggi che tutti i prigionieri politici sono stati liberati inizia una nuova era per la libertà di espressione a Cuba.
E' innegabile la reale volontà del Governo di Raul di voltare pagina.
Dopo le concessioni di attività commerciali e professionali private che stanno aprendo nuove prospettive economiche sull'isola, queste nuove misure confermano un nuovo cammino del Governo, teso a rimodernare il tessuto economico e sociale dell'isola.

Un grande e coraggioso passo di Raul, che conferma quello che da diversi mesi sostengo con insistenza: per cambiare la critica situazione cubana non è necessario abbattere il regime castrista, anzi il dialogo e la transizione pacifica con i giusti modi e tempi possono davvero portare Cuba ad una nuova epoca di benessere e giustizia popolare.

Auspico che quei dissidenti, soprattutto all'estero, che gridando a scuarciagola continuano ad incitare ad una rivolta popolare contro il Governo, possano riflettere sui loro obiettivi reali.
Ora che la dissidenza viene tollerata, che l'economia viene in parte privatizzata, è il momento di lavorare per cambiare concretamente sia la mente che le azioni dell'opposizione, cercando di costruire insieme alle autorità una nuova realtà socio-economica sull'isola, mirata ad una rinascita socialista da contrapporre con fermezza al decadente modello capitalista-liberista occidentale, per una nuova alba sociale che possa essere un modello anche per quei paesi globalizzati e schiavizzati dalle lobby e multinazionali americane ed europee.

24 marzo 2009

Dissidenti a Cuba: per non dimenticare

Qualunque commento, appoggio, critica verso il governo cubano, è relativa. Oggi nel 2009, dopo sei anni dalla "Primavera Nera" del 2003, è sempre più presente e forte la voglia di gridare LIBERTA': AI GIORNALISTI, AI DISSIDENTI POLITICI, DI COSCIENZA, ALL' UNIVERSALE DIRITTO DEMOCRATICO DI ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE.

Non possiamo, non dobbiamo dimenticare che ancora oggi nel paradiso de "la isla grande" QUALCUNO E' IN CARCERE PER LE SUE IDEE.
In una Cuba corteggiata e desiderata dagli USA come dall'UE, naturalmente dalla Russia, passando ovviamente dalla Cina.
In nome di una transizione "demo-socialista", liberate quelle persone che con le proprie idee vogliono solo lo sviluppo e la crescita di quella stessa Cuba che la Castro-dinastia molti anni fà ha concepito in nome della "libertà".

In ricordo della "Primavera Nera", ecco due video proposti da Gaviota Zalas del blog CubaDice.

Questo dal titolo "Non mi dimenticare". Da Cuba una protesta civica.


Questo un video che spiega molto chiaramente la nascita e lo sviluppo della repressione del giornalismo indipendente a Cuba. Dal 3° minuto una dichiarazione di Normando Hernandez Gonzalez, direttore del giornalismo indipendente di Camaguey dove racconta del suo progetto, la fondazione di una rivista socio culturale "luz cubana", che avrebbe dovuto parlare di cultura, sport, ambiente, umore e che si sarebbe dovuta inaugurare nel mese di Marzo del 2003.
Fu' arrestato durante l'ondata repressiva del Marzo 2003.
Da allora sta scontando una condanna a 25 anni di prigione.

Qui tutti i video del documentario "OTRA GRIETA EN LA PARED" dal blog Secretos de Cuba

09 settembre 2008

Dissidenti a Cuba: Juan Carlos Herrera Acosta ha ripreso lo sciopero della fame

di Marc R. Masferrer da Uncommon Sense
Juan Carlos Herrera Acosta, giornalista della "Agencia de Prensa Libre Oriental" (APLO PRESS) ha detto alla sua famiglia, in una telefonata del 2 settembre, che ha ripreso lo sciopero della fame il 31 agosto per protestare contro le condizioni alle quali è costretto nella prigione di Holguin: le sue visite famigliari sono state ridotte a 30 minuti di visita ogni tre mesi, la sua corrispondenza viene confiscata, non può uscire dalla sua cella, e non gli sono concesse le basilari cure mediche.

Juan Carlos chiede di essere trasferito in una prigione a sud est di Guantanamo, sua città natale.

Herrera sta scontando una condanna a 20 anni di reclusione, solo per essere un giornalista indipendente, dissidente di coscienza, e la sua salute è peggiorata molto dal momento del suo arresto nel marzo 2003 durante la "primavera nera" (quando furono arrestati 75 dissidenti di pensiero, di coscienza, di opinione, senza aver commesso alcun reato.) Si era cucito la bocca "nel senso letterale del termine", il 21 luglio durante il suo primo sciopero della fame. (Le guardie lo costinsero ad interrompere lo sciopero della fame, alimentandolo a forza.)

Herrera denuncia che i suoi maltrattamenti sono comuni tra i prigionieri nel gulag. Ma è importante notare - come importante resta ancora da definire - perchè altri prigionieri politici, tra cui alcuni degli arrestati durante la "primavera nera", sono stati recentemente trasferiti a carceri più vicine alle loro case ed alle loro famiglie.

Altri articoli su Juan Carlos Herrera Acosta.

02 luglio 2008

La politica di Cuba: l' impunità

di

"A Cuba, in nome dei diritti umani, si richiede l’immunità a coloro che cercano di cedere, con mani e piedi legati, la patria e il popolo all’imperialismo."
Fidel Castro, riflessione pubblicata a Cuba debate il 19 Giugno 2008, con il titolo “Stati Uniti, Europa e i diritti umani.”

Nella recente dichiarazione dell’ex presidente Fidel C, relativa alla cancellazione delle sanzioni della UE, appare questo testo che citiamo sopra, dove F. si riferisce ai 75 incarcerati della primavera nera del 2003. Qui si chiarisce, un lustro dopo, il motivo della durezza delle pene imposte, che vanno da 15, 20 fino a 28 anni di privazione della libertà: adesso comprendiamo che queste persone non furono condannate per qualcosa che dissero, ma per quello che li accusarono si supponeva che pretendessero fare.

Perché quello che, in senso diretto e non metaforico, consegnerà con mani e piedi legati, la patria e il popolo ad un potere imperialista, merita un castigo severo. Si può essere più generali: a chi lega mani e piedi ad un popolo per sottometterlo ad un potere che abbatte la supremazia deve essere giudicato dalla giustizia. I 75 prigionieri della primavera nera non hanno mai realizzato qualcosa di simile a questo, e nemmeno si può dimostrare che giuridicamente era quello che volevano. Solo da un punto di vista strettamente politico, potrebbe essere interpretato come se quello fosse stata la loro intenzione, però poi dovrebbero essere classificati come prigionieri politici, e questo negherebbe la versione ufficiale.

Nel significato diretto di qualunque linguaggio, un popolo è legato mani e piedi non con una corda attorno a polsi e caviglie, ma quando, con la forza delle armi o con il potere della legge, gli si impedisce: il cambiamento del sistema politico, eleggere i propri governanti, esprimere liberamente la propria opinione, associarsi secondo le proprie credenze politiche, avere informazioni, uscire ed entrare dal territorio nazionale, implementare iniziative economiche.

Se stiamo parlando di richiedere l'impunità, dobbiamo aggiungere che, nemmeno a nome della giustizia sociale, uno Stato può pretendere di immobilizzare il popolo che egli governa.




26 marzo 2011

La politica di Cuba: con chi, per chi e perchè Washington si compromette con la sua politica cubana?

Gli USA appoggiano la lotta per la democratizzazione di Cuba, ma a sua maniera, sempre distante ed estranea ai veri interessi nel ristabilire la democrazia a Cuba.

La confusione consiste nel determinare se l'aiuto per la democratizzazione di Cuba è quella che Cuba richiede, quella che vogliono gli esiliati cubani dagli USA, o gli altri esiliati sparsi per il mondo, sempre così pluralisti e a volte estranei alle reali necessità dell'isola.

L'aiuto nordamericano non è concepito e diretto per aiutare il popolo di Cuba nella sua lotta per la conquista della democrazia sull'isola. E' semplicemente una soluzione di compromesso con gruppi di potere politico e con lobby USA. Questi gruppi monopolizzano il tema cubano.

Di certo gli aiuti che il popolo e il governo USA acclamano, passano per gli interessi di questi gruppi. Sono loro a determinare lo scopo e la direzione di tali aiuti. Regolarmente in contrasto con i veri interessi del popolo cubano.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare non si tratta di una favola di buoni e cattivi.
E' solamente interesse e l'equazione moderna legata all'informazione e alla disinformazione. Anche se si continua a ripetere che la società moderna è la società dell'informazione e delle nuove tecnologie, si tratta certamente di economia. Più precisamente della "economia della disinformazione".

La SINA (Sezione di Interessi Nord Americani) all'Havana (nella foto) è la rappresentazione del governo USA a Cuba, le autorità cubane la descrivono come "il quartier generale della contro rivoluzione" a Cuba. Chissà se in realtà sia uno strumento in più del Governo cubano per giustificare la repressione e che agisce in armonia con interessi politici così opposti che alla fine si incontrano.

L'evoluzione passata e presente del controllo dei problemi cubani da Washington, passano da questa economia della disinformazione. Non si tratta in nessun modo di assistere il popolo cubano. E' solamente il compromesso con gruppi di potere politico stabiliti negli USA, che possiedono una impressionante capacità di influenza elettorale negli stessi USA (la seconda elezione di Bush determinata dai gruppi cubani della Florida, ne è un famoso esempio).

La SINA all'Havana amministra una sala internet che si può qualificare come la peggiore del suo genere, questo perchè non risponde alle reali necessità di stabilire una democrazia a Cuba, ma ad una esigenza di promozione politica dove si uniscono gli estremi del circolo politico che rappresenta il Governo cubano e di quei circoli del potere cubanoamericano negli USA.

Un'altro vizio dei gruppi di aiuto americani, consiste nella fabbricazione arbitraria di leaders sull'isola. La maggior parte dei "ragazzi d'oro" promossi da Washington e Miami, si rivelarono agenti infiltrati del governo cubano, come quelli che alla fine del 2002 si inserirono nei movimenti di dissenza sull'isola, e che furono scoperti durante la famosa "primavera nera" del 2003: Odilia Collazo, Manuel David Orrio, Aleida Godínez y Néstor Baguer, tra gli altri.

L'ultimo riconoscimento, o aiuto, nordamericano è stato la premiazione della "donna coraggio". Nessuna delle Dame di bianco che da otto anni ogni domenica protestano pacificamente sfilando per le strade dell'Havana è stata premiata. Washington ha preso la sua decisione.

Questa scelta è stata all'altezza dei servizi internet del SINA, del programma dei rifugiati o degli aiuti per la democratizzazione dell'isola, che storicamente scorrono nelle fogne di Miami senza arrivare al loro destino naturale a Cuba.

Alla fine viene da domandarsi: con chi, per chi e perchè Washington si compromette con la sua politica cubana?

di Juan Gonzalez Febles da Primavera Digital

11 marzo 2009

Repressione a Cuba: non scordiamo il 23 Marzo 2003, "la primavera nera di Cuba"

di Pablo Felipe Pérez Goyry da Contextus
Tra pochi giorni, si commemorerà un'altro anniversario della "Primavera di Cuba", il 23 Marzo 2003.
Le testimoianze dei giornalisti indipendenti cubani: Raul Rivero, Normando Hernandez, Ricardo Gonzakez Alfonso e alcune delle immagini utilizzate in questo comunicato (all'epoca) sono state realizzate il 21 Febbraio 2003 dal fotoreporter Omar Rodriguez Saludes.


Per vedere i video clicca quì...

Un mese dopo tutti loro (insieme ad altri colleghi) sono stati arrestati dalla dittatura cubana e in seguito condannati dopo processi sommari. Rodriguez Saludes, è stato condannato alla pena maggiore: 27 anni di prigione.

Oggi, la censura continua ed è più sproporzionata e brutale...
Il video "La otra grieta en la pared" (L'altra crepa nel muro), è un omaggio meritato, e dovrebbe servire con denuncia assoluta dei demenziali abusi del regime castro-comunista, e da meritatissimo riconoscimento per il coraggio e la dignità con cui operano tuttti i giornalisti indipendenti cubani.

Ma la verità non accetta la cecità, il silenzio complice, la violazione a poter esercitare un giornalismo indipendente, la sistematica violazione della libertà d'espressione...

Questi video sono una testimonianza del lavoro reale che si svolge a Cuba assediato dalla censura... sono inoltre una evidenza di come la dittatura non rispetti la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

20 luglio 2009

Dissidenti a Cuba: il potere della solidarietà

di Pablo Pacheco da Voz tras las rejas
E' risaputo dalla storia che la solidarietà è quello che realmente anima gli uomini. Quando nacque l'idea di creare un mio blog personale, e che Ivan mi propose il progetto, pensai a qualcosa dal sapore di fiction: non sapevo cosa fosse un blog e di internet conosco molto poco, dovuto alle ferre restrizionei imposte da quelli che si credono padroni del pensiero e cercano a tutti i costi di incatenare il raziocinio dei cubani.

Ovviamente nei sistemi totaltari ci saranno sempre uomini come Boris Pasternak, che un giorno declinò il premio Nobel di Letteratura per seguire e soffrire le pene del suo popolo russo.

Recentemente la bloggera Claudia Cadelo mi ha informato che la mia pagina wb è tradotta in inglese e portoghese e si è impegnata perchè sia tradotta in Francese.

La cosa curiosa è che cercai di conoscere personalmente Ivan e non ci riuscii. Era il 14 Marzo 2003, quatro giorni dopo sono stato arrestato durante l'ondata repressiva di quello stesso anno e conosciuta nel mondo come "Primavera Nera".

Ho conosciuto Claudia da poco, e solo parlandole al telefono. L'incredibile è che mi sembra di conoscere tutti e due da una vita. Ho sempre ammirato la gratitudine, è possibile che me lo abbia trasmesso mia madre da bambino.

Dal primo momento ho offerto il blog a tutti i miei compagni della causa dei 75, tramite i loro famigliari, ovviamente a quelli che conosco e con i quali sono in contatto. La mia opinione è che il movimento dei blogger a Cuba è una eccellente alternativa allo spazio di libertà che necessita con disperazione l'isola, riuscendo ad essere come la stampa estera, in cuanto alla diffusione delle notizie sull'opposizione interna e sulla dissidenza.

Mi sembra anche che chiunque abbia un blog sia anche un dissidente, con l'opzione di non essere unito alla stampa indipendente, ovviamente senza cercare di competere con le agenzia di stampa straniere.

Alla fine lavorare tutti per le notizie, con differenti profili, come accade in tutto il mondo. Per adesso mi considero la voce di chi non ha un blog, in questa tetra prigione. E se andiamo a vedere, chi oggi ha meno possibilità di far sentire la sua voce a Cuba, sono i reclusi, per vari motivi, dico di più senza timore di equivocarmi, la parola più schiavizzata tra gli 11 milioni di cubani è quella dei reclusi.

Per questo siamo in dovere di aiutarli, se Cuba ne ha bisogno ci convertiremo con cappa e spada nella voce di tutti loro, con o senza blog, perchè questo è il vero volto del potere della solidarietà.

23 marzo 2011

Cambio a Cuba: liberato l'ultimo prigioniero di coscienza, Josè Daniel Ferrer

Liberato Josè Daniel Ferrer (foto sopra), l'ultimo prigioniero di coscienza del gruppo dei 75 della "primavera nera" del 2003.
Ieri era stato liberato anche Felix Navarro (foto sotto).


Ora in carcere restano ancora circa 60 prigionieri politici, il numero esatto non si conosce, ma bisogna dire che la maggior parte di loro, a differenza del gruppo dei 75, sono accusati di reati comuni e violenti legati alla loro dissidenza e non solo per l'espressione delle loro idee.

I prigionieri di coscienza che hanno deciso di rimanere a Cuba, molti sono in esilio negli USA o in Spagna, sono liberi con "licencia extrapenal" (comparata alla libertà sulla parola n.d.r.).

La liberazione di tutti i prigionieri di coscienza segna un passo fondamentale di Raul Castro verso un cambio che sta dimostrando di voler compiere concretamente.
Dopo la concessione di 178 licenze per attività in proprio, l'apertura verso la dissidenza pacifica dimostra la volontà del Governo di aprirsi ad una normalizzazione socio-economica, per una transizione del sistema socialista verso una modernizzazione indispensabile per mantere viva e attuale la rivoluzione con le sue conquiste e la sua ferma posizione contro le ingerenze e l'aggressività del capitalismo liberista degli USA e della UE.

30 maggio 2008

Dissidenti a Cuba: la dittatura a Cuba trama una seconda primavera nera

La scorsa settimana abbiamo assistito allo spettacolo meschino delle manovre pubbliche che il Zapaterismo spagnolo e suoi seguaci stanno tramando per ottenere la revoca delle sanzioni (peraltro già quasi inesistenti) al regime Castrista. Di quelle e altre manovre che hanno condotto in maniera segreta, queste sono le più malvagie […]

Insomma i commercianti socialisti di Madrid vanno a braccetto con i generali-impresari dell’Havana, e sono pronti a sostenere i loro interessi in comune e gli investimenti spagnoli con i partner fascisti dell’isola. Che matrimonio infame! Inoltre cercano di coinvolgere il resto dell’Europa in questo crimine. Questa è la Spagna del dialogo “costruttivo” con gli oppressori e assassini che non osa provocare e abbandona così le vittime. […]

Nel nostro paese, l’onda repressiva si intensifica, si arrestano donne inermi sulla strada […] il linguaggio del regime si fa minaccioso e feroce, calunnioso come nel 2003 e i discorsi degli oppressori torna a risvegliare vecchi epiteti come; “mercenari”, “traditori”, […]

Se la Spagna cospira contro le libertà dei cubani, il resto d’Europa non può mandare all’Havana segnali equivoci, L’Unione Europea non può per nessun motivo diventare complice del PSOE. […]

Non staremo zitti, né abbandoneremo i nostri sforzi per denunciare come criminale il governo di Spagna […]

Ritirare le sanzioni sarebbe come legittimare chi all’Havana è al potere, che ha raggiunto con la violazione sistematica della Carta dei Diritti Umani.

da La Nueva Cuba

30 luglio 2012

Dissidenti a Cuba: l'opposizione cubana eternamente divisa



Questa analisi di Yoani Sanchez è brillante, obiettiva e completa. Manca però una osservazione secondo me fondamentale nel determinare le differenze all'interno dell'opposizione cubana. Chi è apertamente filo-americano e chi no. Chi viene finanziato da gruppi di estrema destra statunitensi e chi con le proprie forze e utilizzando la costituzione cubana desidera trovare una alternativa sia all'attuale governo che all'ingerenza USA. Chi, infine, desidera che Cuba diventi un nuovo "Stato americano" e chi vuole mantenere quegli aspetti sociali positivi che la rivoluzione cubana ha conquistato e difeso per decenni. Io credo che il futuro di Cuba possa essere un esempio per il mondo intero se si evolve in una direzione sociale democratica ma autoctona mantenendo, anzi, incrementando quelle peculiarità sociali uniche al mondo come l'assistenza sanitaria e l'educazione.

Il modello sociale occidentale, il liberismo, il capitalismo imperante e globale sta fallendo. La crisi europea ne è l'esempio più concreto e doloroso. Il mondo necessita nuovi modelli sociali ed economici. Cuba potrebbe essere il terreno ideale per sperimentare nuove forme sociali ed economiche sulle quali progettare un "nuovo mondo" che sia da traino per un futuro dell'umanità libero da totalitarismi sia ideologici che, soprattutto, economici e finanziari.


di Yoani Sanchez - da El Pais 

In meno di un anno l’opposizione cubana ha perso due leader importanti. Il 14 ottobre scorso è morta Laura Pollan, coordinatrice delle Dame in Bianco e figura chiave nel processo di scarcerazione dei prigionieri della Primavera Nera. Una settimana fa è scomparso Oswaldo Payá, fondatore del Movimento Cristiano di Liberazione. Questi attivisti godevano di grande considerazione internazionale e la loro scomparsa giunge in un momento in cui la dissidenza sta cercando nuovi orizzonti. Analizziamo in breve lo scenario attuale e i possibili effetti nel prossimo futuro. 

L'opposizione cubana attiva sull’Isola si caratterizza per un carattere decisamente pacifico e non armato. Ha preferito basare la sua azione su programmi politici, documenti in cui chiede il rispetto dei diritti umani, manifestazioni di piazza, cartelloni dipinti sulle facciate o semplici riunioni a porte chiuse. La dissidenza si comporta ed esprime le sue idee in maniera molto più democratica del governo che ha sede in piazza della Rivoluzione.

All'interno della dissidenza esistono diverse opinioni sui possibili percorsi e destini della transizione. Molte scelte sono divergenti ma alcuni punti sono comuni. Per esempio un filo conduttore che attraversa la società civile è la consapevolezza che siano improcrastinabili cambiamenti politici, sociali ed economici. Un obiettivo comune è quello di porre fine alla persecuzione dei non conformi, agli arresti arbitrari e alle condanne per motivi politici. Tutti concordano che il Governo di Raúl Castro non sta affrontando con sufficiente energia i problemi nazionali.

Sono state tentate molte classificazioni schematiche dell'opposizione cubana, ma la maggior parte di questi studi si è focalizzata sulle tendenze politiche dei gruppi che li compongono. Alcuni analisti hanno stabilito divisioni di carattere generazionale, tra oppositori storici e protagonisti molto più giovani. Ma, nella pratica, non sono né i colori politici, né l’età che differenziano - in maniera significativa - le diverse associazioni dissidenti.

Un punto chiave delle diversità risiede nella legittimità che viene riconosciuta al governo di Raúl Castro e alle sue proposte di cambiamento. Una parte sostiene che un possibile dialogo con le autorità porterebbe a una transizione non violenta. Sono di questa idea figure importanti come José Daniel Ferrer - Presidente della Unione Patriottica di Cuba - che afferma: “Il dialogo è possibile ma solo dopo aver rinforzato la società civile”. Altri, da parte loro, non prendono neppure in considerazione l'idea di scendere a patti con il regime, sostenendo l'illegittimità di un governo che non si basa su una corretta investitura popolare. Questi dissidenti considerano il Partito Comunista alla stregua di un sequestratore di ostaggi con cui non si deve - in alcun modo - trattare. Negoziare o distruggere, sembrano le due concezioni agli antipodi intorno alle quali si definiscono le attuali forze di opposizione.

L'embargo nordamericano è un altra problematica che contribuisce a diversificare le posizioni politiche. All'interno dell'Isola, molti dissidenti sostengono che devono mantenersi le restrizioni economiche per mettere alle corde il governo. Secondo la loro opinione, permettere un commercio libero con gli Stati Uniti o autorizzare i viaggi dei nordamericani a Cuba, significherebbe fornire ossigeno fresco capace di rinforzare la posizione del Generale Presidente. José Luis García (Antúnez), leader dissidente che risiede nel centro dell'Isola, è uno dei principali sostenitori di questa posizione.

Raggiungere il popolo, la grande sfida

La dissidenza cubana non può accedere ai mezzi di comunicazione di massa. Questo limita in maniera significativa la capacità di diffondere proposte e programmi politici. Il governo di Raúl Castro non permette di accedere ai microfoni di Stato neppure per un minuto, ma utilizza la televisione e la stampa ufficiale per definire i dissidenti come "servi dell'Impero", o "gruppuscoli senza importanza". Sono stati frequentemente oggetto di lapidazioni mediatiche, l'attivista per i diritti umani Elizardo Sánchez, la leader dissidente Martha Beatriz Roque, il laico di ispirazione cattolica Dagoberto Valdés e lo stesso gruppo delle Dame in Bianco.

Questi protagonisti sociali potranno essere importanti nei prossimi anni, ognuno secondo la sua prospettiva. Inoltre esistono diversi progetti di promozione socioculturale, come quello diretto da Antonio Rodiles che raccoglie anche persone collegate a istituzioni statali. È molto importante che queste attività siano accompagnate da un costante lavoro informativo. Per questo i giornalisti indipendenti e i blogger alternativi assumeranno un ruolo sempre più decisivo.

In questo scenario, la morte di Oswaldo Payà apre un interrogativo sul futuro del Movimento Cristiano di Liberazione, che conta numerosi membri sparsi per tutta l'Isola. Questa forza politica deve riuscire a sopravvivere alla scomparsa del suo fondatore per dimostrare la maturità raggiunta da tutta l’opposizione cubana. Va detto anche che Raúl Castro si è impadronito di alcuni punti che erano in primo piano nell'agenda dei suoi avversari politici. L'apertura alla piccola impresa privata, la possibilità di comprare e vendere case o auto e la concessione in usufrutto delle terre incolte, sono alcune delle riforme che il Governo ha disposto negli ultimi quattro anni. Un simile panorama obbliga i gruppi oppositori a tracciare nuovi orizzonti e a ridefinire molte proposte.

Traduzione di Gordiano Lupi

13 settembre 2008

Dissidenti a Cuba: castrismo=terrorismo

di Marc R. Masferrer da Uncommon Sense

Dal profondo dei gulag di Castro, il prigioniero politico Juan Carlos Herrera Acosta invia le sue condoglianze al popolo americano nel settimo anniversario degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. In tal modo, Herrera traccia accuratamente un parallelo tra la guerra al terrorismo americana e la sua personale guerra contro la dittatura di Castro:

"Sono passati sette anni dal momento in cui è accaduto un terribile atto di terrorismo contro l'umanità, un crimine che non scorderò mai. Il generoso popolo degli Stati Uniti merita rispetto. Anche noi cubani siamo vittime del terrorismo: il totalitarismo castrista".

Herrera è un giornalista indipendente arrestato durante la "primavera nera" del mese di marzo-aprile 2003, e condannato a 20 anni in prigione. Attualmente è in sciopero della fame per protestare contro le condizioni disumane nelle quali è costretto nel provinciale carcere di Holguín.

02 settembre 2008

Dissidenti a Cuba: i prigionieri protestano, la dittatura lampeggia

di Marc R. Masferrer da Uncommon Sense
Ho sentimenti contrastanti sull’uso dello sciopero della fame fatto da alcuni prigionieri politici cubani.
La protesta di suicidio, anche con le più nobili intenzioni che la possano muovere, non è mai giusta, a prescindere di ciò che pensiamo sia la determinazione della protesta o il coraggio.
Tuttavia, che altra arma hanno contro la dittatura di Castro, se non la propria vita? La morte, in ogni sua espressione, sembra essere l’unica cosa che il regime capisce veramente.

A volte, la protesta in realtà funziona, come è accaduto di recente quando il prigioniero di coscienza Blas Giraldo Reyes Rodríguez, (nella foto) già ricoverato in ospedale con vari disturbi, ha iniziato una sciopero della fame per protestare per come le autorità trattano lui e sua moglie.

Funzionari negavano a Reyes cibo adeguato e comunicazioni regolari con la sua famiglia, così ha dichiarato uno sciopero della fame. Sua moglie, Isel Las Mercedes de Acosta Obregón, ha iniziato una protesta al di fuori dell’ospedale.

Il giorno dopo, i funzionari hanno permesso a Acosta Obregón di visitare il marito per un paio di minuti. Hanno anche assicurato alla coppia Reyes che sarebbero stati autorizzati a utilizzare per 25 minuti alla settimana il telefono per rimanere in contatto con la famiglia.

Reyes, che ha recentemente perso circa 10 Kili in 15 giorni, probabilmente non ha ancora troppi scioperi della fame da poter fare. Egli soffre di ipertensione, artrite, gastrite cronica, problemi ai reni ed al fegato e le emorroidi, tutti disturbi di cui soffrono troppi prigionieri politici nei gulag di Castro.

Bibliotecario indipendente, Reyes è stato arrestato durante la "primavera nera" del mese di marzo-aprile 2003, e condannato a 25 anni in prigione.

18 maggio 2009

Dissidenti a Cuba: un nuovo blog da un carcere cubano

Pablo Pacheco Avila è un dissidente di coscienza imprigionato durante la primavera nera del 2003, condannato a 20 anni di prigione, oggi è recluso nel carcere di Canaleta, Ciego de Ávila, e da lì detta i testi dei suoi post.

da Voz de tra las rejas

Curiosamente, nel mondo contemporaneo l'individuo condannato alla prigione per saldare il suo debito con la giustizia, dovrebbe teoricamente rieducarsi. Ma le notizie dentro e fuori da Cuba dimostrano che il carcere è il luogo più idoneo per specializzarsi in delinquere.

In questi sei anno di cattività, ho visto quasi tutto. E dico quasi perchè non posso essere assoluto. Il Governo dell'Havana spaccia le carceri di Cuba come scuole. Se il tema non fosse così serio, ci si ammazzerebbe dalle risate. E' difficile che qualche prigione non sia sovrappopolata. Da dove scriviamo possiamo dire che tre galere (edifici della prigione n.d.t) sono lunghe 16,68 metri e larghe 4,94, cioè meno di 83 metri quadrati.

Lì ci vivono 66 reclusi, in alcune occasioni anche di più. Alcuni devono dormire perterra, specialmente quando arriva qualche nuovo detenuto trasferito da un'altra prigione. Sono esattamente 1,2676 metri quadrati per persona.

Ci sono altre quattro galere, un pò più piccole, con lo stesso spazio durante tutto l'anno. Inoltre per le necessità fisiologiche di queste 66 persone, esistono solo 2 bagni turchi, e per lavarsi si dispone di un piccolo quadrato, di 2x1 metro con un continuo odore di orina e feci umane.

A tuttto questo sommiamo che i materassi sono vecchissimi e fatti di sacco. Che l'alimentazione è di pessima qualità, quasi tutti i giorni è composta da gambe e panza di vacca.

E' vero che nelle carceri cubane ci si può diplomare o imparare un lavoro, ma è fittizzio, al massimo un alunno conosce il maestro il giorno dell'esame, e quasi sempre passa gli esami fino al diploma, senza aver impararto nulla.

Altro grande problema è l'assistenza medica, per la mancanza di medicamenti, arriva a provocare autolesioni tra i detenuti.

Molto delicata è la dipendenza da farmaci psichiatrici di molti detenuti. Non mancano nemmeno gli alcolici, come entrino nella prigione è un mistero.

L'omosessualità recidiva è un'altro grande problema, è molto diffusa. E' molto triste vedere i giovani della nazione, avvolti in questo oscuro mondo, vero sepolcro di uomini liberi.

La cosa peggiore nelle carceri è che i detenuti vengo picchiati in gruppo dai militari che li sorvegliano se sono indisciplinati. Così si accumula odio e rancore, violenza genera violenza.

[...]

Sarebbe speciale per qualunque paese se le sue prigioni si convertissero in scuole. Fino ad ora nel nostro paese continua ad essere un sogno stravagante e ridicolo.

Felix Navarro Rodriguez e Pablo Pacheco Avila, Prigionieri di coscienza.
Carcere penale di Canaleta, Ciego de Avila, Cuba.

24 ottobre 2009

Dissidenti a Cuba: ma allora non è così terribile!

L'oppositore cubano Nelson Aguiar, uno della causa dei 75, fù arrestato durante la primavera nera del 2003 e condannato a 14 anni di reclusione. E' stato appena rilasciato grazie alla mediazione del cancelliere spagnolo Miguel Angel Moratinos, sta aspettando di poter andare in Spagna per potersi curare.

Prima del 1959 fù membro del "movimento clandestino", dopo il trionfo della rivoluzione diventò un "soldato ribelle", nel 1993 iniziò a militare nell'opposizione.

Solo un'ora dopo la sua liberazione ha rilasciato questa intervista a Fernando Ravsberg di BBC Mundo.

Come è stata la detenzione?
Vennero a casa mia alle 5 di mattina, volevano abbattere la porta, ma poi hanno aspettato che andassi con loro.

Ha avuto una buona difesa durante il processo?
Non sapevo di avere un avvocato sino a 3 giorni prima del processo. Alla fine un oppositore ne trovò uno che ci difese con coraggio, ma fu inutile e mi condannarono.

Si parla molto del carcere Villa Marista, come è stato trattato?
Con noi sono stati corretti, erano più "leggeri" che con i narcotrafficanti e ci parlavano con educazione. Se dicessi di essere stato torturato o maltrattato mentirei.

Quando fù trasferito alla prigione di Santiago de Cuba, come fù il suo arrivo?
Nemmeno quì ci maltrattarono nè torturarono, però era molto differente, il comportamento delle guardie era più repressivo e irrispettoso. Anche se mi portavano all'ospedale della prigione, venivo incatenato mani e piedi.
Il cibo era cattivo, la colazione un miscuglio di farina, il pranzo e la cena riso e fagioli con i resti della carne di manzo: orecchie, tendini, etc.
All'inizio compensavamo con il cibo che ci portavano le nostre mogli, poi limitarono anche quello a 14 Kg. ogni tre mesi.

Potevate leggere e lavorare?
Sì, potevamo leggere, però i libri passavano prima per una censura. Non lavoravo, in generale i prigionieri poliici cubani non possono per norma lavorare per lo Stato.

Come passava le ore in cella?
Sono cristiano e mi sono rifugiato nel Signore.
Iniziai a leggere letteratura e ricordare la mia giovinezza, tornai a scrivere poesie come facevo allora. Questo evitò che perdessi la ragione.

Come viveva le visite sua moglie?
Solo lei può raccontare la difficoltà di andare dall'Havana a Guantanamo (1000 Km di distanza) per vedermi qualche ora. Per me era doloroso e contraddittorio, perchè uno desidera sempre vedere la proria famiglia, poi quando se ne vanno resta vuoto.

Lei è stato ammalato, la curarono?
In oriente non mi curarono, iniziarono ad ocuparsi delle mie malattie quando fui trasferito all'Havana. Era il Novembre del 2004, riunirono tutti gli oppositori del gruppo dei 75 e ci fecero un check-up medico. Io avevo l'ernia e fui operato due volte nell'ospedale militare Finlay, dove sono ostato curato, non mi posso lamentare: avevo una stanza separata, TV, mia moglie stava tutto il tempo con me e mi portarono a casa per vedere mia madre.

Cosa ha sentito quando le comunicarono che sarebbe stato liberato?
Successe poco a poco, perchè sono iperteso. Prima mi hanno detto che mi avrebbero trasferito in un'altra prigione migliore e dopo, quando ho visto mia moglie sulla porta, mi dissero che ero libero. Non mi vergogno a dire che inizia a piangere.

Cosa pensa della politica spagnola a Cuba?
Si dice che siamo cambiati, io non sento di essere cambiato per niente. Questo è un governo molto orgoglioso e Madrid ha deciso di cambiare la sua politica, visto che con la fermezza e durezza non si era ottenuto nulla.
Chi meglio della Spagna può avvicinarsi al governo cubano?

Dove sta andano Cuba?
Fidel Castro ha convertito le nuove generazioni in una mandria che va al macello con il sorriso sulla bocca. Hanno paura di protestare. Con un popolo così ci possono essere delle sorprese, oppure no. Anche quando nel '94 ci fù una grande protesta, il popolo ha preferito lasciare il paese piuttosto che affrontare il governo.

Quindi non ci saranno cambiamenti?
Devono esserci. Credo che il cambio che sta attuando l'attuale presidente Raul favorisca un futuro cambiamento politico, perchè sta lavorando sull'economia del paese e spero che quando "l'ombra" scomparirà, Cuba potrà aprirsi al mondo.

Dopo aver letto questa intervista i miei dubbi sono aumentati.
Ma allora non è così terribile, disumano, crudele il trattamento dei prigionieri di coscienza a Cuba?!?
Ma allora quello che dice Pablo Pacheco è esagerato!




Ma allora quello che succede a Juan Carlos Herrera Acosta è falso!






Ma allora Biscet?!?






Certo Aguiar è ancora a Cuba.
Certo la diplomazia, per il momento, esige delle dichiarazioni moderate.
Certo denunciare le ingiustizie (prima tra tutte quella di inprigionare chi non ha commesso alcun reato) ora sarebbe pericoloso.

Non credo che tutto quello che afferma Aguiar in questa intervista sia esattamente quello che succede nelle carceri cubane.
Ma credo anche che la diplomazia con la quale ha risposto alle domande possa essere un modo per cercare una nuova via.
La liberazione dei prgionieri di coscienza viene prima di tutto.
Trovare il modo, con diplomazia, di farli uscire di prigione è una priorità assoluta.
Approfittare di questa apertura, della liberazione di un prigioniero dei 75, può stimolare azione silmili per cercare la definitiva liberazione di tutti i perseguitati politici.
Ora è il momento di gridare ancora più forte: BASTA YA!

25 febbraio 2010

Dissidenti a Cuba: immolato per la libertà, è morto Orlando Zapata Tamayo

Dopo 85 giorni di sciopero della fame è morto all'Havana il prigioniero di coscienza Orlando Zapata Tamayo.
Orlando, 42 anni, fù arrestato durante la primavera nera del 2003 e condannato a tre anni di carcere. Durante la prigionia a causa della sua attività di dissidenza nel carcere, gli furono aggiunti altri anni di detenzione fino a raggiungere un totale di 30 anni di reclusione.

Il 3 Dicembre del 2009 ha iniziato uno sciopero della fame, anche questo gesto punito crudelmente dal direttore del carcere di Camaguey Filiberto Hernandez Luis: gli ha impedito di assumere acqua per 18 giorni con l'intento di obbligarlo a sospendere lo sciopero della fame, questo ha aggravato in modo irrimediabile la salute di Orlando Zapata, fino a causarne la morte martedì scorso.

Una mobilitazione senza precedenti, da parte della dissidenza sull'isola di ogni tendenza e colore, ha infiammato Cuba e la reazione del governo è stata quella di fermare e arrestare molti dissidenti che stavano organizzando manifestazioni in solidarietà a Zapata.
La città di Banes è sotto assedio da parte della Sicurezza di Stato e della polizia, per impedire che oggi durante i funerali si possano organizzare manifestazioni dei dissidenti.

Lo stesso Raul Castro si è dichiarato "dispiaciuto" della morte del dissidente, addossandone però la responsabillità agli Stati Uniti.
La morte di un prigioniero di coscienza, una persona in carcere per le sue idee, senza aver commesso alcun reato, in un paese coccolato e corteggiato sia dagli USA che dall'UE deve essere un monito deciso, un grido ancor più forte sia FUORI MA SOPRATTUTTO DENTRO L'ISOLA: BASTA YA! E' IL MOMENTO DI RIBELLARSI, HASTA CUANDO?

03 settembre 2009

Repressione a Cuba: oscurato Voces Cubanas, dall'isola non si può accedere al sito

A partire dal 28 Agosto 2009, il governo cubano ha negato l'accesso a VocesCubanas.com, dove è pubblicato il blog di Pablo Pacheco, prigioniero politico in carcere dalla primavera nera del 2003, e di altri blogger dell'isola tra i quali Yoani Sanchez.
Peticioncuba.org fa echo a questa storia e invita i suoi membri a divulgare la notizia tramite Facebook, Twitter e gli altri social network. Grazie mille.

04 ottobre 2008

Vivere a Cuba, Yoani: intervento video di Yoani ad un dibattito in Spagna, la differenza tra i bloggers dell'isola e i dissidenti "tradizionali"

da Metro diario
Madrid, la blogger cubana Yoani Sanchez, si è unita virtualmente al dibattito della 64ma Assemblea Generale della Società Interamericana di stampa, con un intervento registrato in video dove spiegava come internet è riuscito a rompere il monopolio informativo a Cuba.

Afferma che “Internet è molto corrosivo per il monopolio informativo cubano”, sottolinenando come la rete ha permesso di superare la “atmosfera di irrealità” nella quale le autorità dell’isola hanno mantenuto il popolo per 50 anni.

“Grazie a internet siamo venuti a conoscenza di cose accadute negli ultimi 50 anni, delle quali non eravamo a conoscenza, abbiamo recuperato passaggi della storia che erano stati velati dalla stampa ufficiale.”

Jean Francois Fogel, del quotidiano “Le Monde” e moderatore del seminario, ha sottolineato la potenza del blog "Generacion Y" e la sua differenza dal dissenso "tradizionale", nel senso che Generacion Y parla della sua vita, della quotidianità dei cubani.

Secondo Yoani, quello che differenzia i bloggers dell’isola con i giornalisti indipendenti dissidenti cubani, molti dei quali ancora in carcere dal Marzo del 2003, durante la primavera nera quando furono arrestati 75 dissidenti, è che “noi diamo opinioni più personali e di carattere soggettivo, siamo inoltre una generazione più giovane e conosciamo la tecnologia”.

Yoani afferma che anche se utilizzare la rete è Cuba e complicato, resta l’unica possibilità per divulgare opinioni alternative, le sue come quelle di altri bloggers dell’isola, che iniziano così ad arrivare alle persone, stimolando la lotta contro un’apatia diffusa, la non azione e l’insoddisfazione.
Da una settimana il suo portale è bloccato, non si riesce ad accedere dagli internet point degli alberghi, università o aeroporti.
Yoani dice che il governo ha costituito una brigata informatica per boicottare sistematicamente e per diffamare persone come lei.
Il suo blog vanta dagli 8 ai 10 milioni di contatti alla settimana.

In merito alla dissidenza “tradizionale”.
Non posso non aggiungere un mio personalissimo pensiero. La tecnologia è a disposizione anche della stampa indipendente, utilizzata magari con maggiore difficoltà, ma comunque attiva.
Quei giornalisti di cui parla (alcuni della stessa generazione di Yoani), sono in carcere, pagano in prima persona nell’indifferenza della comunità internazionale. Quella stessa comunità intellettuale che oggi corteggia e coccola la blogger.

Io ho avuto l’occasione di conoscere Yoani, l’ho intervistata all’Havana lo scorso giugno (di seguito pubblico nuovamente i video dell’intervista, oltre ad un'altra mia intervista a Lizeth Bravo, direttrice dell'agenzia di stampa indipendente APLO Press), è una persona delicata, intelligente, preparata e coraggiosa.
Devo però ammettere che ho la sensazione che stia diventando un simbolo, con il rischio di rendere monolitica la sua esperienza, di trasformarsi in feticcio, sembra che stia entrando a far parte di una elitè intellettuale (anche di bloggers) internazionale, che si muove con forza e determinazione per Gorki Aguila (a ragione), ma che continua ad accettare con indifferenza l’attuale situazione dei giornalisti indipendenti, dissidenti di coscienza, che continuano a marcire nei gulag dei Castro.


Rob Ferranti
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27 novembre 2009

Dissidenti a Cuba: l'insicurezza dello Stato

Un'altra testimonianza da Cuba, dal blog Veritas di Juan Eugenio Leal Garcia, un racconto di quel 6 Novembre, giorno della marcia contro la violenza.

di Eugenio Leal da Veritas


Il pomeriggio di venerdi 6 passava tranquillo, avevo assistito all' Accademia blogger da ore sino a mezzogiorno. La sera pensavo di andare ad una conferenza.
Però, alle 16:30 circa mi arriva un messaggo al cellulare: oggi alle 17:30 ci sarà una marcia, organizzata dai cittadini contro la violenza, partirà dall'angolo tra la 23 e G e arriverà a 23 e L, sarà pacifica, unisciti.

La marcia è stato un bello spettacolo di pacifismo e civiltà, cose alle quali la nostra società non è abituata, visto che la violenza fisica, verbale e istituzionale sta raggiungendo altezze molto pericolose.

In qualunque società civile questo genere di attività sono viste come atti encomiabili. A Cuba il sistema lo percepisce come una minaccia al suo controllo totalitario.
Le azioni della polizia politica ci hanno dimostrato l'insicurezza dello Stato di fronte all'emergente società civile.

Come si può interpretare altrimenti quello accaduto a Yoani Sanchez, Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo e un'altra amica, li hanno intercettati, picchiati e sequestrati per impedirgli di assistere alla marcia per la non violenza.
Con tutta la brutalità mostrata, la cupola governante si è tolta ancora una volta la maschera davanti al mondo. Speriamo che questa volta non si dimentichi quel volto.
Non si facciano illusioni, è la stessa faccia della primavera nera del 2003 e di sempre.

La generazione più giovane sta inviando al regime un messaggio di pace perchè la cosa più ragionevole è una transizione tranquilla, armonica.
C'è un tempo sotto il sole per tutti, dicono i libri saggi della Bibbia. Una volta che questo tempo sarà passato, vedremo i giovani sfrecciare su auto e moto fiammanti dei corpi repressivi. Allora non saranno segni quelli che esprimeranno, nè canti d'amore e pace. In nome del popolo si prenderanno quei diritti che oggi civilmente rivendicano.
L'aumento di violenza nella nostra società lo sta preannunciando.

Dissidenti a Cuba: Zoe Valdes contro Yoani Sanchez

Zoe Valdes è una famosa scrittrice cubana in esilio a Parigi da molti anni. Fermamente anti-castrista, dal suo blog difende e appoggia la dissidenza cubana sull'isola a spada tratta, a volte con posizioni molto intransigenti.
Ha difeso e appoggiato anche la comunità blogger dell'isola, con a capo Yoani Sanchez.

Nel suo post di oggi: "Dal mitin de repudio al oportunismo" ("Dall'atto di ripudio all'opportunismo") critica però apertamente Yoani e il suo atteggiamento nei confronti del regime di Cuba che considera "troppo morbido".
Ecco una sintesi dell'articolo.

[...]

Da quando Yoani Sanchez sorse nel panorama blogger l'ho appoggiata e difesa con entusiasmo e rigore, così come a suo marito che conosco da molti anni (leggere Mis Amigos) e al quale ho scritto una mail, ancora senza risposta.
Io non mi appollaio sui rami per mettere la situazione sul tavolo. Ho sempre sostenuto chi mette il suo granello di sabbia per far cadere la dittatura castrista.

Ho iniziato ad avere dei dubbi sul mio appoggio a Yoani quando lei ha espresso alcune opinioni che viste dal di fuori non sembrano mostrare di essere di fronte a una dittatura [...] Lei stessa si è dichiarata apolitica e ha rinnegato in varie occasioni di essere dissidente.
[...]

Cancellare la repressione che hanno sofferto altre persone a Cuba, mentire dicendo che era tempo che non si vedeva una repressione come quella da lei subita recentemente, risulta veramente molto basso.
A pochi giorni dall'atto di ripudio a Reinaldo, e che lui stesso ha provocato convocando l'agente per dialogare, lui con la sua esperienza di oppositore non poteva ignorare che si sarebbe prodotto quello che poi è successo, a pochi giorni da un'altro atto di ripudio a un gruppo di dissidenti (asserragliati in una casa n.d.t.). Ovviare a quest'ultimo episodio e dimenticare la primavera nera del 2003, nonostante molte persone restano in prigione, è altrettanto strisciante, soprattutto quando si ha un blog che pretende di informare su tutto quello che succede sull'isola.
[...]

Ora che io l'ho criticata, momentaneamente o per sempre vedremo, a causa dell'intervista a Obama, della parrucca bionda, della stampella, per quest'aria da Santa Ingrid Betancourt che sta assumendo e che a mio parere la danneggia, adesso tutti l'ammirano e la difendono.
[...]

La mia priorità è la libertà di Cuba. [...] Per essere come sono mi hanno crtiticata, insultata, ingannata, attaccata. [...] Per essere come sono ho perso più denaro di quello che ho guadagnato, per contratti cancellati a causa della mia lotta. [...] Però per essere come sono continuo anche a lavorare e a godere di quello che mi ha dato la vita. Potrei restare tranquillamente in silenzio. Non è il mio stile. Non l'ho fatto a Cuba e non lo farò quì.
[...]

Se domani Yoani Sanchez diventasse la Presidentessa di Cuba e il suo progetto politico, per il momento inesistente, si basasse sulle domande fatte a Obama e sul suo appoggio al turismo americano senza la liberazione dei prigionieri politici, senza cambio e condizioni necessarie ed esigenze elementari, allora, direi: sto all'opposizione. Questa è la democrazia. Non voglio dire di essere nemica di Yoani Sanchez, nè mi interessa esserlo. [...] Non voglio nemmeno essere Madre Teresa di Calcutta. [...] Sono io, con i miei difetti, imperfezioni e errori.
[...]

24 marzo 2009

Dissidenti a Cuba: con tutta umiltà

di Reinaldo Escobar da Desde Aqui
Non si dovrebbe aspettare la data commemorativa della "primavera nera" del 2003 per affrontare il tema, ma quello che non si può accettare è che passino i giorni 18 e 19 di Marzo, e che uno possa restare tranquillo, sapendo che, da sei anni, 75 cubani sono in prigione per l'unico delitto di aver dimostrato pubblicamente la loro discrepanza con il governo.

Quando dico uno parlo di me e di tutti quelli che abbiano la remota possibilità di fare qualcosa per promuovere la libertà di queste persone.
Quando parlo di 75 persone includo tutti, quelli che fisicamente sono ancora dietro le sbarre, e quelli che sono stati "beneficiati", con licenze extra-penali, per motivi di salute.
Per caso Raul Rivero e Manuel Vazquez Portal non sono ancora in prigione? Volete dirmi che Hector Palacios e Oscar Espinosa Chepe sono stati liberati, indultati, amnistiati, assolti, o qualcosa di simile?

Ho pena per il mio paese, , mi vergongo a dover confessare a chiunque che vivo in una nazione dove una persona come Adolfo Fernandez Sainz condivide una cella con delinquenti comuni, che Pedro Arguelles è stato legato ad una catena per non aver voluto indossare l'uniforme di prigioniero, o che Pablo Pacheco, come quasi tutti, hanno abbandonato l'essere una persona in salute.

Non è il pregiudizio giornalistico, dovrei scrivere una lunga lista di nomi, quello che mi impedisce di menzionarli tutti. Parlo solo di quelli che conosco, di quelle persone persone delle quali mi sento orgoglioso essere amico. Ogni giorno che si somma a questa condanna è un insulto a molte cose, al diritto, alla nostra storia, alla patria.
Come posso giocare con mia nipote, bere una birra o andare alla spiaggia, quando sono un complice reo confesso degli stessi delitti che loro hanno commesso?

Non voglio concludere questo commento senza menzionare il nome dell'unico responsabile di questa situazione. Si chiama Fidel Castro Ruz. Solo quando lui impartirà l'ordine o quando sarà definitivamente incapacitato per impedire che qualcun'altro lo faccia, i miei amici resteranno in carcere.
Siccome non sono nella posizione di esigere la loro libertà, uso questo insignificante spazio per chiederle, con tutta umiltà, che usi il suo telefono per chiamare suo fratello minore o al Ministro degli Interni e chieda la scarcerazione di chi lui stesso incarcerò.

Chissà che la squadra di baseball cubana vinca il mondiale e che nella felicità del momento non decida di concedere un'amnistia!