Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query dissidenti. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query dissidenti. Ordina per data Mostra tutti i post

24 febbraio 2011

Dissidenti a Cuba: un anno fà moriva Orlando Zapata Tamayo, ricordiamolo con rispetto

Un anno fà, il 23 Febbraio 2010, moriva nel carcere di Kilo 7 nella provincia di Camaguey Orlando Zapata Tamayo, dopo uno sciopero della fame durato 83 giorni. Orlando era in carcere dalla "primavera nera" del 2003, quando un'ondata repressiva del regime portò all'arresto di molti dissidenti politici e di coscienza.

I dissidenti politici oggi ancora in carcere sono circa un centinaio. Bisogna dire però che molti di questi sono accusati di reati comuni, come lo spionaggio, non di coscienza.
Del gruppo dei 75 (del 2003) ne restano in carcere meno di una decina. Recentemente molti sono stati liberati, alcuni mandati in esilio in Spagna, altri continuano a risiedere sull'isola, come Guillermo Farinas ad esempio, che seppur controllato molto rigidamente si è riufiutato di abbandonare Cuba, a Farinas insignito del premio Sacharov lo scorso 15 Dicembre, non è stato permesso andare a ritirare il premio.

Come lui altri dissidenti hanno scelto di continuare la lotta, verso un cambio ai vertici del Governo, la liberazione di tutti i dissidenti politici, il totale rispetto dei Diritti Umani, rimanendo sull'isola e affrontando le minacce che vengono non solo dalla Sicurezza di Stato ma anche da cittadini comuni contrari alle richieste dei dissidenti, che vengono considerati da molti mercenari al soldo degli USA.

Nonostante la Sicurezza di Stato continui a fermare periodicamente i dissidenti liberi, bisogna ammettere che la situazione è più tollerata che negli anni passati.
Ieri si è svolta una manifestazione a Cuba in ricordo della morte di Orlando Zapata, anche se alcuni attivisti della dissidenza sono stati fermati e altri obbligati a non lasciare la propria abitazione, un gruppo nutrito di persone si è riunito per commemorare la morte di Orlando Zapata.

Il Governo deve continuare ad allentare la morsa verso la dissidenza interna, che deve essere libera di dimostrare e rappresentare una visione differente da quella del regime, la pluralità è una necessità non solo per chi la pretende, ma anche per chi governa, per potersi mettere in discussione, senza un contraddittorio politico i governi sono destinati al fallimento presto o tardi che sia.

Le riforme che Raul sembra aver avviato da qualche mese, devono essere mirate ad una apertura non solo economica, ma anche politica verso quelle voci dissidenti che chiedono la soluzione ai problemi che continuano a persistere sull'isola e che se non vengono risolti portano al baratro sociale ed economico dellla maggiore delle Antille.

23 giugno 2008

Dissidenti a Cuba: Cuba rilascia sei dissidenti

da Cuba Verdad

Sei dissidenti sono stati arrestati venerdì, dal governo cubano, e rilasciati poco dopo (poche ore dopo che la UE ha abolito le sanzioni contro il regime il Castro imposte nel 2003).

Le autorità cubane hanno rilasciato 6 dissidenti appena arrestati, solo poche ore dopo l’annuncio dell'UE di abolire completamente le sanzioni sull’isola, affermando che questo è un segno di apertura verso i diritti umani a Cuba.

I dissidenti sono stati arrestati venerdì mattina perché protestavano vicino ad un ufficio del Ministero degli Interni, della sicurezza interna, nella città di Matanzas.

Tutti sono stati rilasciati il sabato mattina.

Notizie dall’Habana identificano i 6 arrestati come:
Jorge Luis ''Antúnez'' García Pérez; his wife, Iraida Pérez; Idania Yanes; Yesmielena Surbano;
Benito Ortega; and Blas Fortún.

Ortega ha detto che gli agenti della sicurezza hanno affermato che erano indagati per disobbedienza, resistenza e danneggiamenti.

L’arresto dei 6 arriva il giorno dopo l’ufficializzazione da parte dell’UE
dell’abolizione delle sanzioni dopo la crisi del 2003 (quando furono arrestati 75 dissidenti d’opinione, molti di loro ancora oggi in carcere condannati fino a 25 anni di reclusione dopo un processo sommario durato un solo giorno).

Politici dell’UE affermano che questo è un segnale importante per lo sviluppo nella situazione dei diritti umani, ma affinchè le sanzioni contro Cuba terminino definitivamente, è necessario che l’Habana liberi tutti i dissidenti politici e continui su questo cammino.






16 settembre 2012

Dissidenti a Cuba: la drammatica diatriba virtuale su Martha Beatriz Roque


Nel precedente post ho scritto delle affermazioni della dottoressa Anabel Cardenas pubblicate sul blog Cambios en Cuba, la quale affermava di aver visitato Martha Beatriz Roque e di dubitare del suo effettivo sciopero della fame, in quanto le sue condizioni fisiche non mostravano segni di sofferenza dovuti ad un atto così estremo.

La reazione dei dissidenti che accompagnano la Roque non si sono fatte aspettare.
Diario de Cuba pubblica una dichiarazione di Yanez Contreras, che assiste i sei dissidenti che nell’abitazione della Roque stanno digiunando, la quale afferma che “in nessun momento i medici hanno visitato la dissidente cubana. Sono venuti alla casa, dopo aver inizialmente rifiutato, a visitare altri membri che stanno digiunando insieme alla Roque, ma Martha è rimasta chiusa nella sua stanza e si è rifiutata di farsi assistere”.

Altri due attivisti sono stati visitati e una di loro è stata trasportata all’ospedale. Secondo la Contreras è assolutamente falsa la notizia divulgata dal blog filo-governativo.

01 febbraio 2013

Dissidenti a Cuba: riforma migratoria, l'incessante intransigenza della "dissidenza"

Finalmente la riforma migratoria è entrata in vigore, ora si può uscire da Cuba senza chiedere il “permesso” alle autorità, basta possedere il passaporto e richiedere un visto del paese che si vuole visitare. In sostanza le cose cambiano poco, nel senso che le garanzie richieste dai pesi più “gettonati dai cubani”, vedi Europa o Stati Uniti, sono difficili da soddisfare, a patto che non si abbiano parenti in loco o abbastanza soldi per soddisfarle. Comunque un tabù è crollato, ora l’isola non è più una “prigione cielo aperto”. 

16 febbraio 2013

Dissidenti a Cuba: le tante facce della dissidenza

Dissidenza, opposizione, ribellione, contestazione, etc… Termini che si usano, e dei quali spesso si abusa, per indicare una visione contraria, critica verso un’ideologia, un sistema politico, sociale o economico. Insomma sta a indicare l’essere contro qualcosa o qualcuno. Quando si parla di Cuba “dissidente” è una parola, anzi forse “la parola” più usata per descrivere una posizione contro il governo, con la quale si vuole indicare una collocazione politica precisa, mirata a cambiare e spesso ad abbattere il sistema socio-politico cubano che nel luogo comune "non funziona, viola i diritti umani, sopprime la popolazione con abusi inenarrabili, detiene con violenza un ferreo controllo sulle vite e le menti dei cittadini, reprime con brutalità ogni voce fuori dal coro, ogni tentativo di denuncia delle mille contraddizioni dell’isola." Troppo facile cavarsela così. Spesso questa parola viene utilizzata con superficialità, la si utilizza monopolizzando il diritto di citazione a favore di un certo schieramento ideologico e la si usa sempre per il solo scopo di denigrare e condannare un sistema politico considerato totalitario. La si associa quindi implicitamente alla volontà di sovvertire una dittatura per instaurare una democrazia. Wikipedia la descrive così: "Il dissidente non è semplicemente colui che la pensa diversamente, bensì colui che esprime esplicitamente il suo dissenso e lo manifesta in qualche modo ai suoi concittadini e allo Stato […] Il termine è usato soprattutto riferendosi ai dissidenti politici, spesso contro regimi totalitari, anche se esiste l'accezione dissidente filosofico. I dissidenti politici usano principalmente mezzi non violenti di dissenso pubblico, incluso dar voce alle critiche verso il governo, ma i dissidenti possono anche tentare di destabilizzare il governo esiliandolo o rovesciandolo, soprattutto se dietro ad essi vi è l'acquisizione del supporto popolare." Ma oggi è ancora valida tale definizione di dissidenza? 

30 luglio 2012

Dissidenti a Cuba: l'opposizione cubana eternamente divisa



Questa analisi di Yoani Sanchez è brillante, obiettiva e completa. Manca però una osservazione secondo me fondamentale nel determinare le differenze all'interno dell'opposizione cubana. Chi è apertamente filo-americano e chi no. Chi viene finanziato da gruppi di estrema destra statunitensi e chi con le proprie forze e utilizzando la costituzione cubana desidera trovare una alternativa sia all'attuale governo che all'ingerenza USA. Chi, infine, desidera che Cuba diventi un nuovo "Stato americano" e chi vuole mantenere quegli aspetti sociali positivi che la rivoluzione cubana ha conquistato e difeso per decenni. Io credo che il futuro di Cuba possa essere un esempio per il mondo intero se si evolve in una direzione sociale democratica ma autoctona mantenendo, anzi, incrementando quelle peculiarità sociali uniche al mondo come l'assistenza sanitaria e l'educazione.

Il modello sociale occidentale, il liberismo, il capitalismo imperante e globale sta fallendo. La crisi europea ne è l'esempio più concreto e doloroso. Il mondo necessita nuovi modelli sociali ed economici. Cuba potrebbe essere il terreno ideale per sperimentare nuove forme sociali ed economiche sulle quali progettare un "nuovo mondo" che sia da traino per un futuro dell'umanità libero da totalitarismi sia ideologici che, soprattutto, economici e finanziari.


di Yoani Sanchez - da El Pais 

In meno di un anno l’opposizione cubana ha perso due leader importanti. Il 14 ottobre scorso è morta Laura Pollan, coordinatrice delle Dame in Bianco e figura chiave nel processo di scarcerazione dei prigionieri della Primavera Nera. Una settimana fa è scomparso Oswaldo Payá, fondatore del Movimento Cristiano di Liberazione. Questi attivisti godevano di grande considerazione internazionale e la loro scomparsa giunge in un momento in cui la dissidenza sta cercando nuovi orizzonti. Analizziamo in breve lo scenario attuale e i possibili effetti nel prossimo futuro. 

L'opposizione cubana attiva sull’Isola si caratterizza per un carattere decisamente pacifico e non armato. Ha preferito basare la sua azione su programmi politici, documenti in cui chiede il rispetto dei diritti umani, manifestazioni di piazza, cartelloni dipinti sulle facciate o semplici riunioni a porte chiuse. La dissidenza si comporta ed esprime le sue idee in maniera molto più democratica del governo che ha sede in piazza della Rivoluzione.

All'interno della dissidenza esistono diverse opinioni sui possibili percorsi e destini della transizione. Molte scelte sono divergenti ma alcuni punti sono comuni. Per esempio un filo conduttore che attraversa la società civile è la consapevolezza che siano improcrastinabili cambiamenti politici, sociali ed economici. Un obiettivo comune è quello di porre fine alla persecuzione dei non conformi, agli arresti arbitrari e alle condanne per motivi politici. Tutti concordano che il Governo di Raúl Castro non sta affrontando con sufficiente energia i problemi nazionali.

Sono state tentate molte classificazioni schematiche dell'opposizione cubana, ma la maggior parte di questi studi si è focalizzata sulle tendenze politiche dei gruppi che li compongono. Alcuni analisti hanno stabilito divisioni di carattere generazionale, tra oppositori storici e protagonisti molto più giovani. Ma, nella pratica, non sono né i colori politici, né l’età che differenziano - in maniera significativa - le diverse associazioni dissidenti.

Un punto chiave delle diversità risiede nella legittimità che viene riconosciuta al governo di Raúl Castro e alle sue proposte di cambiamento. Una parte sostiene che un possibile dialogo con le autorità porterebbe a una transizione non violenta. Sono di questa idea figure importanti come José Daniel Ferrer - Presidente della Unione Patriottica di Cuba - che afferma: “Il dialogo è possibile ma solo dopo aver rinforzato la società civile”. Altri, da parte loro, non prendono neppure in considerazione l'idea di scendere a patti con il regime, sostenendo l'illegittimità di un governo che non si basa su una corretta investitura popolare. Questi dissidenti considerano il Partito Comunista alla stregua di un sequestratore di ostaggi con cui non si deve - in alcun modo - trattare. Negoziare o distruggere, sembrano le due concezioni agli antipodi intorno alle quali si definiscono le attuali forze di opposizione.

L'embargo nordamericano è un altra problematica che contribuisce a diversificare le posizioni politiche. All'interno dell'Isola, molti dissidenti sostengono che devono mantenersi le restrizioni economiche per mettere alle corde il governo. Secondo la loro opinione, permettere un commercio libero con gli Stati Uniti o autorizzare i viaggi dei nordamericani a Cuba, significherebbe fornire ossigeno fresco capace di rinforzare la posizione del Generale Presidente. José Luis García (Antúnez), leader dissidente che risiede nel centro dell'Isola, è uno dei principali sostenitori di questa posizione.

Raggiungere il popolo, la grande sfida

La dissidenza cubana non può accedere ai mezzi di comunicazione di massa. Questo limita in maniera significativa la capacità di diffondere proposte e programmi politici. Il governo di Raúl Castro non permette di accedere ai microfoni di Stato neppure per un minuto, ma utilizza la televisione e la stampa ufficiale per definire i dissidenti come "servi dell'Impero", o "gruppuscoli senza importanza". Sono stati frequentemente oggetto di lapidazioni mediatiche, l'attivista per i diritti umani Elizardo Sánchez, la leader dissidente Martha Beatriz Roque, il laico di ispirazione cattolica Dagoberto Valdés e lo stesso gruppo delle Dame in Bianco.

Questi protagonisti sociali potranno essere importanti nei prossimi anni, ognuno secondo la sua prospettiva. Inoltre esistono diversi progetti di promozione socioculturale, come quello diretto da Antonio Rodiles che raccoglie anche persone collegate a istituzioni statali. È molto importante che queste attività siano accompagnate da un costante lavoro informativo. Per questo i giornalisti indipendenti e i blogger alternativi assumeranno un ruolo sempre più decisivo.

In questo scenario, la morte di Oswaldo Payà apre un interrogativo sul futuro del Movimento Cristiano di Liberazione, che conta numerosi membri sparsi per tutta l'Isola. Questa forza politica deve riuscire a sopravvivere alla scomparsa del suo fondatore per dimostrare la maturità raggiunta da tutta l’opposizione cubana. Va detto anche che Raúl Castro si è impadronito di alcuni punti che erano in primo piano nell'agenda dei suoi avversari politici. L'apertura alla piccola impresa privata, la possibilità di comprare e vendere case o auto e la concessione in usufrutto delle terre incolte, sono alcune delle riforme che il Governo ha disposto negli ultimi quattro anni. Un simile panorama obbliga i gruppi oppositori a tracciare nuovi orizzonti e a ridefinire molte proposte.

Traduzione di Gordiano Lupi

25 novembre 2012

Cambio a Cuba: censurare la critica interna alla "rivoluzione" significa danneggiare la rivoluzione stessa

I paradossi e le contraddizioni, nonostante il faticoso cammino delle riforme, in quel di Cuba continuano a stupirmi ed inquietarmi sempre più. Ho già parlato in diverse occasioni della contrastante presenza mediatica in rete di blog a favore e contro la “rivoluzione”. Alcuni, quelli dissidenti, sia dentro che fuori dall’isola, sparano a zero sul governo, non ammettono il dialogo, vogliono distruggere il sistema, senza sapere con cosa sostituirlo, continuando ripetutamente a diffondere sempre gli stessi slogan: “abbattere il regime”; “instaurare la democrazia”, “libertà d’espressione”. 

27 gennaio 2011

Repressione a Cuba: arrestato Gulliermo Farinas e altri 22 dissidenti

Ieri sera alle 23 ora italiana è stato arrestato a Santa Clara Gulliermo Farinas, insignito del premio Sakharov lo scorso Ottobre, insieme ad altri 22 dissidenti, stavano protestando contro lo sgombero di un'abitazione dove abitava una giovane donna incinta già madre di due figli.

I dissidenti sono stati fermati e portati in commissariato, ma sicuramente saranno liberati nelle prossime ore, ha affermato Elizardo Sanchez della commissione cubana dei diritti umani.
Al telefono la madre di Gulliermo Alicia Hernandez ha affermato: "Gli ho parlato e mi ha detto che si trova agli arresti nei locali della terza unità di polizia di Santa Clara, poi ha riattaccato. Era assieme ad altri dissidenti che con lui si occupavano di una famiglia che sarebbe stata sfrattata, e per ora non è stato liberato".

Farinas mise in atto 23 scioperi della fame, l'ultimo dei quali durato 135 giorni, per protesta contro la morte di Orlando Zapata morto il 23 Febbraio del 2010 dopo uno sciopero della fame durato 85 giorni, che terminò solo quando fù alimentato forzatamente per via endovenosa dalle autorità mediche del regime.
L'arresto di Farinas appare in forte controtendenza con le ultime mosse del governo castrista, che in virtù di un accordo con le gerarchie ecclesiastiche locali, aveva deciso e parzialmente attuato il rilascio di 52 prigionieri politici.

L'interpretazione di questa nuova mossa repressiva è per me molto esplicativa.
Il regime castrista è consapevole che le recenti rivolte popolari che si stanno sviluppando in Tunisia, Egitto e da oggi anche nello Yemen e che si stanno diffondendo in molti altri paesi della stessa area, dove i cittadini si stanno opponendo a quei regimi che da decenni governano in modo autoritario anche se teoricamente democratico, che impongono una qualità della vita ormai insopportabile, hanno molto in comune con la realtà cubana: un regime dittatoriale che da 50 anni governa un paese ormai al limite del collasso economico e sociale.
Una manovra preventiva dei Castro, che sono ormai consapevoli di essere vicini ad una rivolta popolare.

Se questo non è ancora avvenuto è in parte dovuto al tradizionale temperamento mite del popolo cubano, in parte dalla capillare rete di controllo e di repressione che il regime attua sui propri cittadini, ma soprattutto all'assoluta mancanza di connessione internet per la popolazione, (che è così inconsapevole di cosa realmente sta succedendo sull'isola) se si escludono pochi valorosi blogger come Yoani Sanchez, che tra mille difficoltà cercano di diffondere notizie e informazioni indipendenti dall'isola.
Sono stati proprio i social network come Facebook e Twitter a permettere l'organizzazione delle proteste che stanno infiammando l'area mediorientale del pianeta.

C'è forse da aspettarsi il peggio anche per il movimento blogger cubano, in prima linea sull'isola nella dissidenza verso il governo?
Dobbiamo cercare di aiutare e difendere questi cyber-rivoluzionari affinchè non venga spenta ancora una volta la debole fiamma di un cambiamento che sembrava si stesse lentamente accendendo sulla realtà cubana.

04 ottobre 2008

Vivere a Cuba, Yoani: intervento video di Yoani ad un dibattito in Spagna, la differenza tra i bloggers dell'isola e i dissidenti "tradizionali"

da Metro diario
Madrid, la blogger cubana Yoani Sanchez, si è unita virtualmente al dibattito della 64ma Assemblea Generale della Società Interamericana di stampa, con un intervento registrato in video dove spiegava come internet è riuscito a rompere il monopolio informativo a Cuba.

Afferma che “Internet è molto corrosivo per il monopolio informativo cubano”, sottolinenando come la rete ha permesso di superare la “atmosfera di irrealità” nella quale le autorità dell’isola hanno mantenuto il popolo per 50 anni.

“Grazie a internet siamo venuti a conoscenza di cose accadute negli ultimi 50 anni, delle quali non eravamo a conoscenza, abbiamo recuperato passaggi della storia che erano stati velati dalla stampa ufficiale.”

Jean Francois Fogel, del quotidiano “Le Monde” e moderatore del seminario, ha sottolineato la potenza del blog "Generacion Y" e la sua differenza dal dissenso "tradizionale", nel senso che Generacion Y parla della sua vita, della quotidianità dei cubani.

Secondo Yoani, quello che differenzia i bloggers dell’isola con i giornalisti indipendenti dissidenti cubani, molti dei quali ancora in carcere dal Marzo del 2003, durante la primavera nera quando furono arrestati 75 dissidenti, è che “noi diamo opinioni più personali e di carattere soggettivo, siamo inoltre una generazione più giovane e conosciamo la tecnologia”.

Yoani afferma che anche se utilizzare la rete è Cuba e complicato, resta l’unica possibilità per divulgare opinioni alternative, le sue come quelle di altri bloggers dell’isola, che iniziano così ad arrivare alle persone, stimolando la lotta contro un’apatia diffusa, la non azione e l’insoddisfazione.
Da una settimana il suo portale è bloccato, non si riesce ad accedere dagli internet point degli alberghi, università o aeroporti.
Yoani dice che il governo ha costituito una brigata informatica per boicottare sistematicamente e per diffamare persone come lei.
Il suo blog vanta dagli 8 ai 10 milioni di contatti alla settimana.

In merito alla dissidenza “tradizionale”.
Non posso non aggiungere un mio personalissimo pensiero. La tecnologia è a disposizione anche della stampa indipendente, utilizzata magari con maggiore difficoltà, ma comunque attiva.
Quei giornalisti di cui parla (alcuni della stessa generazione di Yoani), sono in carcere, pagano in prima persona nell’indifferenza della comunità internazionale. Quella stessa comunità intellettuale che oggi corteggia e coccola la blogger.

Io ho avuto l’occasione di conoscere Yoani, l’ho intervistata all’Havana lo scorso giugno (di seguito pubblico nuovamente i video dell’intervista, oltre ad un'altra mia intervista a Lizeth Bravo, direttrice dell'agenzia di stampa indipendente APLO Press), è una persona delicata, intelligente, preparata e coraggiosa.
Devo però ammettere che ho la sensazione che stia diventando un simbolo, con il rischio di rendere monolitica la sua esperienza, di trasformarsi in feticcio, sembra che stia entrando a far parte di una elitè intellettuale (anche di bloggers) internazionale, che si muove con forza e determinazione per Gorki Aguila (a ragione), ma che continua ad accettare con indifferenza l’attuale situazione dei giornalisti indipendenti, dissidenti di coscienza, che continuano a marcire nei gulag dei Castro.


Rob Ferranti
Add Le voci libere di Cuba to your page

14 marzo 2011

Riflessioni su Cuba: diffondere internet è un beneficio anche per il Governo cubano

Senza dubbio Washington sta organizzando da tempo una cospirazione contro Cuba nel cyberspazio. Le prove sono i cospicui finanziamenti ai dissidenti interni per gestire blog e siti dall'isola e il tentativo di importare nell'isola equipaggiamenti per la ricezione di segnali radio-televisivi dagli USA.
La riposta di Cuba però non può essere quella di chiudere le porte cercando di bloccare o impedire l'accesso a internet al popolo cubano.

La paura da parte del governo dell'isola è dovuto soprattutto alla poca conoscienza della rete, che lo porta a voler mantenere in una campana di vetro il popolo cubano, impedendo però in questo modo a qualsiasi cubano di potersi connettere ed esprimere così un'opinione personale, che non sia solo quella, a volte decisamente pro-americana, di alcuni blog dissidenti dell'isola.

Il pericolo maggiore per il Governo è quello di "minare i ponti", in questo caso internet, per difendersi dal nemico. Impedire la "contaminazione ideologica" dagli USA non si ottiene restringendo ulteriormente le libertà e le comunicazioni isolando così ancor di più il popolo cubano dal resto del mondo.

Se fino ad oggi l'accesso ad internet era molto costoso e lento a causa della mancanza di una connesione a fibra ottica, da Luglio del 2011 la nuova linea dal Venezuela permetterà una velocità 3000 maggiore di quella odierna ed un costo più accessibile. E' questa un'occasione per divulgare maggiormente l'utilizzo di internet anche a chi, senza aiuti economici dall'estero come quelli dei quali beneficiano alcuni cyber-dissidenti, vuole semplicemente potersi connettere ed esprimere una libera opinione, non necessariamente contro-rivoluzionaria.

Un esempio di come la linea dura non funziona, è la guerra contro le antenne paraboliche che il Governo sta sostenendo da tempo e che non dà alcun risultato, sia perchè è molto costoso cercare di controllare e reprimere chi ne fa uso, sia perchè si lascia spazio a quelle televisioni anti-castriste di Miami che offrono una visione altrettanto propagandistica della realtà globale.

In una occasione il ministro della cultura cubano, Abel Prieto, ha affermato che arriverà il giorno nel quale sarà impossibile impedire la ricezione di un segnale satellitare, quindi la migliore azione è quella di insegnare alla gente ad analizzare le informazioni che si ricevono, piuttosto che censurarle.

Se la rivoluzione ha "ragioni" da esprimere, la rete è un luogo indispensabile e l'accesso massivo ai cittadini la convertirebbe in un veicolo eccezionale per la divulgazione di idee, inoltre può essere così economico che diventerebbe una misura quasi "democratica".

La maggior debolezza del Governo cubano non è data dal fatto che gli anti-castristi e i cyber-dissidenti abbiamo molto spazio sulla rete, ma dalla scarsa presenza in rete dei cubani comuni residenti sull'isola.

Coloro che non sono all'altezza della sfida dovrebbero cedere il passo perchè quello che è certo è che evitare il dibattito non dà mai buoni risultati. Per dirlo con una metafora: bisogna salire sul ring e lottare oppure continuare a perdere perchè non ci si presenta.

fonte BBC Mundo

19 settembre 2012

Dissidenti a Cuba: il governo libererà Chaviano, è il momento di un cambio verso la libertà d'espressione sull'isola


La notizia è ufficiale Jorge Vazquez Chaviano sarà liberato al più presto. A dichiararlo è stata su moglie Maria del Carmen Hernandez Martinez (nella foto), convocata ieri dalle autorità per discutere sulla situazione del marito.

Chaviano fu condannato a sei mesi di reclusione per attività economica illecita. E’ in carcere dallo scorso Marzo e la condanna è scaduta lo scorso 9 Settembre, ma le autorità annunciarono che la liberazione sarebbe stata rimandata al prossimo Aprile del 2013 senza fornire altre spiegazioni.

Questo il motivo che ha scatenato la protesta dei dissidenti che il 10 Settembre iniziarono uno sciopero della fame. Il primo ad annunciare la protesta fu Jorge Luis Garcia Perez, conosciuto come Antunez, seguito da Martha Betariz Roque e altri oppositori che al termine dello sciopero raggiunsero il numero di 30.

Dopo 10 giorni di protesta quindi gli oppositori hanno annunciato la loro vittoria, terminando lo sciopero della fame. 
E’ la prima volta che il governo accetta delle richieste da parte dei dissidenti, un segno che può illuminare di una luce nuova le relazioni e l’attitudine delle autorità nel considerare le richieste dell’opposizione. 
Ufficialmente i giudici non hanno dichiarato le motivazioni della decisione di scarcerare Chaviano, ma poco importa, il gesto mostrato dal governo  è significativo e dimostra come potrebbe iniziare un nuovo cammino verso una maggiore tolleranza e libertà d’espressione sull’isola.

15 settembre 2012

Dissidenti a Cuba: Martha Beatriz Roque da 5 giorni in sciopero della fame, circo mediatico o atto estremo?


Da Lunedì scorso 10 Settembre, Martha Beatriz Roque ha iniziato uno sciopero della fame insieme ad altri 12 dissidenti, che oggi sono arrivati a 20, tra i quali un altro famoso dissidente Jorge Luis Garcia Perez (Antunez).

La Roque e il gruppo di oppositori chiede la liberazione di Jorge Vazquez Chaviano, in prigione da sei mesi e che sarebbe dovuto essere liberato lo stesso lunedì, ma la sua scarcerazione è stata rimandata all’Aprile del 2013, da qui la decisione di intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza.
Con questa sua azione la dissidente chiede l’attenzione internazionale sugli abusi e le violenze che vengono perpetrate sull’isola nei confronti degli oppositori.

Dopo tre giorni le condizioni della Roque vengono definite critiche anche a causa del diabete di cui soffre . 
“In questo momento non riesce a deglutire acqua e non può sostenersi in piedi” ha dichiarato un partecipante allo sciopero della fame.
La dissidente è determinata  a continuare fino alle estreme conseguenze se il governo non accetta le richieste avanzate. Ha inoltre dichiarato di non volere che le vengano scattate foto per non suscitare pietà, visto le condizioni nelle quali si trova.


12 marzo 2011

Cambio a Cuba: liberato Biscet! un'altro concreto passo verso il cambiamento!

Il Governo cubano ha liberato ieri Oscar Elias Biscet, il più emblematico dei dissidenti cubani in carcere dal 2003, arrestato durante l'onda repressiva denominata "primavera nera".
Biscet famoso in tutto il mondo, è stato il simbolo della dissidenza pacifica di Cuba, ha scontato 11 anni di carcere di una condanna a 25 anni.

"Non dico che contiuerò ad essere un'oppositore, perchè non ho mai smesso di mantenere un'attitudine contestataria contro gli abusi di questo Governo", ha dichiarato Biscet dalla sua casa nella periferia dell'Havana.

Biscet con la sua ferma posizione contro il Governo e la sua chiamata all'opposizione pacifica, creò la Fondazione per i Diritti Umani Lawton, sempre molto attivo nelle sue campagne basate su una forte fede cristiana e fermo anti-abortista.

Il passo positivo di Raul è un'altro importante segno verso un cambio che il Governo cubano sta affrontando, per portare il paese verso una normalizzazione sociale oltre che economica. Oltre a Biscet, Raul ha liberato gli ultimi 52 prigionieri politici ancora in carcere.

Oltre agli ultimi 12 prigionieri di coscienza del gruppo dei 75 del 2003, incluso Biscet, anche altri 50 prigionieri politici accusati di atti violenti come il sequestro di navi e aeroplani, hanno visto la libertà.

Le vicissitudini del dott. Biscet iniziarono nel 1998 quando per un anno fu arrestato 27 volte, per brevi periodo di tempo, accusato di disordine pubblico per aver organizzato marce pacifiche all'Havana.
Dal 1999 al 2002 scontò 3 anni consecutivi di carcere per gli stessi reati.
Nel 2003 fù nuovamente arrestato insieme ad altri 74 dissidenti durante la "Primavera nera" e condannato a 25 anni di carcere.

Oggi che tutti i prigionieri politici sono stati liberati inizia una nuova era per la libertà di espressione a Cuba.
E' innegabile la reale volontà del Governo di Raul di voltare pagina.
Dopo le concessioni di attività commerciali e professionali private che stanno aprendo nuove prospettive economiche sull'isola, queste nuove misure confermano un nuovo cammino del Governo, teso a rimodernare il tessuto economico e sociale dell'isola.

Un grande e coraggioso passo di Raul, che conferma quello che da diversi mesi sostengo con insistenza: per cambiare la critica situazione cubana non è necessario abbattere il regime castrista, anzi il dialogo e la transizione pacifica con i giusti modi e tempi possono davvero portare Cuba ad una nuova epoca di benessere e giustizia popolare.

Auspico che quei dissidenti, soprattutto all'estero, che gridando a scuarciagola continuano ad incitare ad una rivolta popolare contro il Governo, possano riflettere sui loro obiettivi reali.
Ora che la dissidenza viene tollerata, che l'economia viene in parte privatizzata, è il momento di lavorare per cambiare concretamente sia la mente che le azioni dell'opposizione, cercando di costruire insieme alle autorità una nuova realtà socio-economica sull'isola, mirata ad una rinascita socialista da contrapporre con fermezza al decadente modello capitalista-liberista occidentale, per una nuova alba sociale che possa essere un modello anche per quei paesi globalizzati e schiavizzati dalle lobby e multinazionali americane ed europee.

02 luglio 2008

Dissidenti a Cuba: continuano le molestie e gli arresti ai dissidenti

di Martha Beatriz Roque dal blog Martha Beatriz Roque Info

Habana, 27 giugno 2008. Orario: 4:00 pm

Il loro piano era di manifestare in P.za della Rivoluzione all’Habana il 27 Giugno alle 7 della mattina, varie persone venivano da altre province, alcuni delle quali, appena arrivate, sono state arrestate, mentre altre non sono riuscite ad arrivare.
In totale sono coinvolte negli eventi 25 persone identificate personalmente. Alle 2 circa della mattina, il gruppo è stato fermato all’incrocio tra “Ayestarn, Infanta e Carlo III". Il gruppo era composto da:
Iris Pérez Aguilera, Jorge Luis García Pérez Antúnez, Yuniesky García López, Alcides Rivera Rodríguez, Guillermo Fariñas Hernández, e Idania Yanes Contreras.
In totale 6 persone.

Sono stati circondati da 14 moto, 18 automobili e un piccolo furgone bianco Mercedes Benz con un marchio del Palazzo dei Congressi, li stava filmando.Da una vettura Citroen color vino targa n. HDA975, sono scesi diversi funzionari, tra cui una donna, e quest’ultima disse loro che erano in arresto.

Antunez ha chiesto che cosa avessero commesso per essere arrestati, che non stavano facendo niente, se fosse proibito camminare per le strade di Cuba. Avevano fretta con loro, e la prima ad essere colpita e ammanettata è stata Yuneski Garcia Lopez, l'hanno ferita con uno schiaffo in bocca. Alle grida di “ASSASSINI!” delle donne, due ufficiali vestiti verde oliva, gli hanno tappato la bocca.

Il gruppo ha abbandonato il luogo su sei automobili, un dissidente in ogni auto, dopo varie fermate restarono in 5. A Guillermo Farinas Hernandez, per ordine del colonnello della Sicurezza di Stato, furono ammanettate le mani dietro la schiena, e due poliziotti si sono seduti sulle sue cosce. Lo hanno colpito e gli hanno sputato, nessuno aveva il distintivo. […]

Inoltre è stato notificato un atto di ripudio alla casa diBelinda Camere Tápares circa alla 1 pm e sono saliti a casa sua 26 ufficiali della Sicurezza di Stato con un mandato di perquisizione ed un mandato d'arresto per Carlos Rodriguez Michael Morales, Fidel Garcia Rodriguez , Freddie Fraga Joel Martin, Jose Alberto Ocaña Salcines, Ernesto Mederos Arrozarena e Belinda camere Tapanes.

Javier Diaz Sol con Joaquin Alonso Lazaro Romano, sono scomparsi alle 7 di matina dopo aver chiamato Belinda al telefono dicendole che stavano andano a casa sua , senza arrivare mai. Ci sono stati anche arresti intorno alla casa di Marta Crespo in “calle 15 tra il 10 e il 12" nel Vedado. Da lì, un gruppo di dissidenti è uscito a 4 del mattino: Carlos Cordero, Amado Ruiz Moreno, Blas Fortún Martínez y Ramón y Andrés de Colón, Matanzas, (non si conosce il cognome) Donaida Pérez Paseiro, Alicia Martínez Guevara, Alejandro Gabriel Martínez Martínez, Julio Columbié Batista y Jorge Prieto Rodríguez. Di alcuni di loro non si conosce il luogo in cui si trovano adesso.









24 agosto 2009

La politica di Cuba: "Paz sin fronteras" Juanes in concerto all'Havana

Il 20 Settembre alla Plaza de la Revolucion all'Havana si dovrebbero esibire un gruppo di artisti internazionali nel concerto organizzato da Juanes.
L'autore
colombiano del famoso brano "la camisa negra" sta organizzando il 2° secondo concerto di "Paz sin fronteras" all'Havana , il primo si è svolto sul ponte Simon Bolivar, che collega la Colombia con il Venezuela.

Il 4 Agosto l'iniziativa, "Paz sin fronteras", appoggiata dal governo cubano che ha messo a disposizione la simbolica Plaza de la Revolucion, è stata annunciata dal cantante colombiano.
E' il secondo appuntamento dell'iniziativa promossa da Juanes, il primo concerto si è svolto il 16 Marzo del 2008 sul ponte Simon Bolivar che unisce Colombia e Venezuela.

Immediatamente, soprattutto dai dissidenti di Miami, le critiche e le proteste sono rimbalzate nel mondo accusando Juanes di legittimare e quindi appoggiare il regime di Cuba.

il 10 Agosto Juanes afferma che non ha intenzione di "dare fastidio ai dissidenti in esilio" ma di stimolare "l'unione dei popoli e abbattere le frontiere".
Tramite twitter ha affermato: "non guardo il passato, quella è storia, io guardo al futuro, sia di Cuba che di tutta la regione. Non dobbiamo avere paura della libertà, di cambiare le cose, la paura è il sentimento peggiore [...] la musica, l'arte, devono restare al di sopra di qualunque ideologia o condizione".

Il 13 Agosto la situazione diventa calda.
Juanes è sottoposto a una forte pressione nel portare avanti il progetto cubano.
Il suo scopo è "andare a Cuba come simbolo, è il momento di cambiare le menti", ma la contestazione anti-castrista, soprattutto da Miami, afferma invece di non poter accettare la provocazione.

Anche dall'Europa le voci degli esiliati si fanno sentire.
Zoe Valdes, scrittrice cubana residente a Parigi, su facebook ha dato vita ad un interessante dibattito sul tema, chiedendo a Miguel Bosè (suo amico) di non partecipare, i cubani in esilio continuano a contrastare ed attaccare ferocemente l'iniziativa sostenendo che "a Cuba non c'è la guerra, quello che manca è la libertà", a loro Juanes risponde: "Ok, se non hanno libertà, come possono avere la pace?".

Lo stesso giorno molti dei cantanti che avrebbero dovuto partecipare hanno declinato l'invito, così Juanes analizza la possibilità di cancellare il concerto.
Il famoso esiliato cubano Willy Chirino da Miami, uno dei più famosi salseri al mondo, ha invece riconosciuto il diritto di Juanes di esibirsi all'Havana, anche se dichiara che il concerto ovviamente assumerà connotazioni politiche, anche perchè l'organizzatore è Amaury Perez, uno degli artisti più emblematici della dittatura cubana.

Il 14 Agosto le difficoltà aumentano.
Enrique Iglesias che inizialmente aveva appoggiato l'evento e sarebbe dovuto essere presente al concerto ha rinunciato, altri musicisti preferiscono decinare l'invito.
La promozione dell'evento diventa ardita e incerta.

Il 15 Agosto, a Miami durante manifestazioni di protesta vengono spezzati in strada i cd di Juanes e bruciate simbolicamente le "camice nere".

Il 20 Agosto la polemica incalza.
Il cantante punk Gorki Aguila, ora in Messico per una visita famigliare, afferma di non aver ricevuto nessun invito per partecipare al concerto.
Gorki è un oppositore del governo cubano, il 25 Agosto 2008 è stato arrestato per 5 giorni accusato di pericolosità sociale preventiva.
Diventato un simbolo soprattutto nella dissidenza in esilio, grazie ad una mobilitazione internazionale di blogger, artisti vari, musicisti, è stato rilasciato.
Al concerto parteciperanno invece alcuni gruppi cubani, tra cui Los Van Van, notoriamente più "accondiscendenti" con il regime.

Nello stesso giorno Juanes annuncia che c'è la possibilità di "cancellare il concerto", dopo le minacce rivolte a lui e alla sua famiglia ricevute su Twitter.

La saga/soap del "concerto per una pace senza frontiere" continua, più se ne parla e più sale la tensione.
Fatto stà che sta assumendo un aspetto patetico, peggio delle polemiche di Bossi dai suoi monti padani.

Il concerto ha sicuramente un significato importante, molto più per i cittadini cubani, per quei dissidenti "tollerati" dell'isola, per il popolo che si sente così almeno un pò considerato dalla comunità internazionale.
Alla fine a Cuba si vuole star meglio, i cubani dell'isola non sono poi così coinvolti con la politica del governo, vogliono solo vivere decentemente, con un salario decente, delle condizioni di vita decenti, potendo esprimere le proprie idee e potendo lavorare per guadagnarsi onestamente una vita dignitosa.
Il concerto lo voglio considerare da questo punto di vista.

28 gennaio 2011

Dissidenti a Cuba: liberato Guillermo Farinas

Il dissidente Guillermo Farinas è stato liberato dopo l'arresto per alcune ore di ieri, dopo una protesta per lo sfratto coatto di una famiglia che si era stabilita in un locale abbandonato.
"Ci hanno accusato di scandalo pubblico e ci hanno notificato un avvertimento che ci siamo rifiutati di firmare", ha affermato Farinas al telefono da Santa Clara, la città dove risiede, a circa 300 km dalla capitale.

La sanzione è simbolica e non prevede la detenzione in carcere.
Farinas ha detto che insieme ad una ventina di dissidenti protestavano dal tetto di una macchina per evitare lo sfratto di una donna incinta con due figli che aveva occupato come abitazione un consultorio medico abbandonato. Ha detto che le autorità volevano che la donna tornasse nella sua vecchia casa.

Secondo il dissidente 26 persone sono state trattenute in totale, incluso alcuni vicini. Ha aggiunto che crede che siano state tutte liberate tra la notte di giovedì e l'alba di venerdì.

Le autorità non riconoscono come oppositori i dissidenti e li accusano di essere mercenari al servizio degli Stati Uniti e contrari alla rivoluzione.

Un accordo tra le autorità e la chiesa ha permesso la liberazione di 56 prigionieri lo scorso anno, alcuni dei quali accettarono di andare in esilio in Spagna insieme a circa 300 famigliari, altri sono stati scarcerati ma sono rimasti a Cuba.

La commissione per i diritti umani, presieduta da Elizardo Sanchez, ha calcolato che 105 persone accusate di reati politici o contro la sicurezza dello Stato sono ancora in carcere, la maggior parte con reati violenti come terrorismo, sequestro o omicidio.

"Si può apprezzare una netta diminuzione di casi documentati di persone accusate o processate per ragioni politiche se comparate con il Gennaio 2010 (201 persone) e Giugno 2010 (167)" ha riconosciuto.

Diciannove dei casi inclusi nella lista corrispondono a persone adottate da Amnesty International come prigionieri di coscienza pacifici, di questi 11 sono fisicamente detenuti in carcere e gli altri 8 sono agli arresti domiciliari, e possono circolare liberamente.

fonte El Nuevo Herald

25 marzo 2011

Internet e Cuba: i blogger in bianco e nero

La cyberguerra cubana sta prendendo sempre più spazio in rete, sia dall'isola che da fuori.
La tv cubana ha recentemente mostrato diversi documentari in merito alla dissidenza in rete.
I tecnici informatici ufficiali insegnano ai membri del Partito cosa è e come combattere la cyberguerra.

A Cuba esistono praticamente solo due tipi di blogger: quelli che criticano qualunque cosa il Governo cubano faccia, incluso i tentativi di dar forma ad una nuova realtà socio-economica, ad esempio con l'apertura alle piccole imprese private o con la liberazione di tutti i dissidenti politici in carcere da anni; e quelli che difendono la rivoluzione a spada tratta, ignorando i problemi concreti che affligono l'isola.

Yoani Sanchez è senza dubbio la più famosa blogger dissidente di Cuba. Vive all'Havana e guida un gruppo di bloggers molto critici verso il regime, organizza corsi per educare giovani a pubblicare in rete e continua a vincere premi internazionali come scrittrice e giornalista, al suo confronto Gabriel Garcia Marquez in quanto a premi vinti sembra un dilettante.

Chi critica Yoani afferma che questi premi, che ad oggi sembrano ammontare a 500.000$, sono una copertura per i finanziamenti che gli USA devolvono ai cyber-dissidenti per destabilizzare il Governo cubano.
Il recente arresto di Alan Gross, che introduceva clandestinamente a Cuba equipaggiamenti tecnici de devolvere ai cyber-dissidenti, sembrano confermare questa tesi.

Gli USA in effetti credono che i giovani blogger siano la migliore via per stimolare un cambio a Cuba, in quanto la dissidenza tradizionale, oltre che essere quasi sconosciuta al mondo, è più isolata e divisa da differenti personalità.

La quasi totalità dei blog cubani sono "politici", sia pro che contro il Governo, raccontano però un'aspetto di Cuba in bianco o in nero, lontano dalla reale ecletticità del popolo cubano, ricco al contrario di mille sfaccettature e colori differenti.

In entrambi i casi sono ragazzi ben preparati, ma troppo radicali nelle loro convinzioni.
Da una parte i rivoluzionari non vedono i problemi concreti che bisogna affrontare per sollevare Cuba dalle difficoltà che aggravano la sua società e l'economia, dall'altra parte non si vogliono vedere gli sforzi e i cambiamenti, anche se lenti, che il Governo sta affrontando per dare una forma concreta alla modernizzazione e ad un cambio sull'isola.

A tutto questo il cubano della strada ne è indifferente, la maggior parte non ha internet, e collegarsi dai cybercafè è troppo caro.
Inoltre i problemi reali che bisogna affrontare quotidianamente per vivere dignitosamente a Cuba tolgono tutto il tempo a loro disposizione.

Chissà che il nuovo "cavo" dal Venezuela possa cambiare questa attitudine, serebbe bello se la rete fosse utilizzata dai cubani non solo per criticare o per elogiare la rivoluzione "a prescindere", ma anche per entrare con diritto nella realtà virtuale anche per scopi educativi, professionali e perchè no anche un pò ludici.

30 agosto 2008

Dissidenti a Cuba: NexosCuba, un sito per la libertà dei prigionieri di coscienza a Cuba

da Blog for Cuba

Nexos Cuba è uno spazio indipendente di convergenza e di volontariato, senza scopo di lucro per coloro che sono interessati a:

* Assistere su base volontaria, gli oppositori, i dissidenti, i prigionieri politici, i giornalisti indipendenti, i parenti dei prigionieri e quelle persone che attivamente promuovono la democrazia, la libertà ed il rispetto dei diritti umani.

* Promuovere la partecipazione volontaria dei cubani esuli nella fornire aiuti agli oppositori, i dissidenti, i prigionieri politici, i giornalisti indipendenti, i parenti dei prigionieri e quelle persone che attivamente promuovono la democrazia, la libertà ed il rispetto dei diritti umani.

Questa è una mappa dei prigionieri politici e di coscienza per province e relativi dattegli.

09 novembre 2012

Repressione a Cuba: un vero cambiamento prevede una vera tolleranza

Ieri pomeriggio Yoani Sanchez insieme ad un gruppo di dissidenti, tra i quali Guillermo Farinas, è stata fermata dalla polizia mentre si recava in un commissariato di polizia per chiedere informazioni su altri detenuti arrestati nei giorni scorsi. Il video che propongo mostra la brutalità con la quale i dissidenti sono stati fermati e caricacati in auto per essere trasportati in una centrale di polizia.

18 dicembre 2012

Cambio a Cuba: la blogosfera rivoluzionaria

Sono sempre più presenti in rete, sono critici ma restano solidali agli ideali della rivoluzione. Sono giovani, laureati e consapevoli della necessità di cambiare molte cose. Alcuni sono censurati dai burocrati del governo e tacciati come “controrivoluzionari”. Non hanno gli stessi mezzi economici dei “dissidenti stipendiati” dagli USA. Pubblicano con mille difficoltà dagli atenei universitari, rischiando di essere “cancellati” da un giorno all’altro. Sono i “blogger rivoluzionari”, la vera matrice attiva capace di cambiare quello che a Cuba non funziona, di modellare un nuovo socialismo sostenibile e costruttivo, di rendere Cuba un'alternativa concreta all’imperante influenza occidentale che aspetta sull’uscio che la vergine terra cubana possa essere conquistata a suon di Mc Donald e Coca Cola.