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09 novembre 2012

Repressione a Cuba: un vero cambiamento prevede una vera tolleranza

Ieri pomeriggio Yoani Sanchez insieme ad un gruppo di dissidenti, tra i quali Guillermo Farinas, è stata fermata dalla polizia mentre si recava in un commissariato di polizia per chiedere informazioni su altri detenuti arrestati nei giorni scorsi. Il video che propongo mostra la brutalità con la quale i dissidenti sono stati fermati e caricacati in auto per essere trasportati in una centrale di polizia.

05 ottobre 2012

Dissidenti a Cuba: arrestati Yoani Sanchez e Reinaldo Escobar

La blogger Yoani Sanchez e suo marito Reinaldo Escobar sono stati arrestati ieri a Bayamo dove si erano recati per il quotidiano El Pais per assistere al processo di Angel Carromero.
Non voglio entrare nel merito della figura politica di Yoani e di Reinaldo, ma è triste assistere a continue forme di repressione di giornalisti indipendenti sull’isola. Maggiormente se stanno svolgendo un lavoro per una testa giornalistica internazionale. Queste forme di continua pressione sull’opposizione danneggia sempre più l’immagine del governo cubano, soprattutto nei confronti della comunità internazionale. Una maggiore tolleranza da parte del regime potrebbe solo aiutare una nuova immagine del governo, indispensabile per quelle riforme che lo stesso Raul sta cercando di applicare con fatica.

16 agosto 2012

Dissidenti a Cuba: sconvolgenti rivelazioni (se vere) sulla morte di Payà


Quello che pubblico di seguito è un documento eccezionale e sconvolgente se reale. Nutro ovviamente forti dubbi quando si afferma con certezza di testimonianze “non confermate”, “anonime”, delle quali “esistono video e registrazioni audio” che però non vengono citate né divulgate.
Non mi schiero quindi a favore di questo documento, né voglio fomentare reazioni smodate, non affermo la veridicità di questa testimonianza, ma la traduco letteralmente, a voi interpretarla…

Da El martillo de Juan.
 
Queste informazioni me le hanno fatto arrivare come provenienti da Cuba. Da qualcuno “infiltrato all’interno”. Anche se non confermate, si adattano con quanto si sa di questo incidente.

“Operazione in merito all’assassinio di Payà.
Questa operazione è uscita dal controllo.

L’auto sulla quale viaggiava Payà era seguita da due autovetture della Sicurezza di Stato. La Hyundai noleggiata aveva “tecnica” di ascolto. 5 Km prima del luogo dell’incidente, una delle due auto della sicurezza avanzò verso la Hyundai effettuando due manovre, prima la urtò nella parte posteriore e successivamente la speronò nel lato sinistro. 

La seconda auto si avvicina per farsi vedere dallo specchio retrovisore e innervosire il conducente e per non farlo reagire durante questa fase dell’operazione. Payà inizia a filmare con la sua camera, si sentono registrate delle urla. 

L’auto davanti alla Hyundai passa il primo incrocio a sinistra (verso la risaia) dove c’é un trattore fermo, dandole un segnale per farlo muovere. Il trattore esce per colpire la Hyundai nel lato sinistro. L’idea era farla uscire di strada per giustificare una uscita per eccesso di velocità (mostrare evidenze e montare un processo contro Payà e gli altri passeggeri), ma il conducente vedendo il trattore tenta di evitarlo accelerando, quando riceve l’impatto perde il controllo del veicolo e colpisce l’albero, provocando lesioni a Payà ma non mortali e rompendo una gamba a Cepero. 

La seconda auto della sicurezza passa lentamente e registra l’incidente (si vede il trattore), restano a 200 metri di distanza e osservano, ma siccome nessuno esce dall’auto si avvicinano e vedendo Payà credono sia morto e si allontanano, chiamano per radio (esiste una registrazione).

Caricano Payà su un camion, è svenuto e ha una lesione alla testa, lo uccidono sbattendole la testa contro il camion dove era disteso. 
Cepero era vivo quando ha raggiunto l’ospedale, con una frattura alla gamba, lì non sappiamo come, però in qualche modo hanno “indotto” la sua morte, o muore per un coagulo prodotto dalla frattura che gli provoca una trombosi polmonare, la quale non fu curata, perché lo lasciarono solo su una barella e quando il medico ritornò dopo mezz’ora era già morto.

16 marzo 2011

Repressione a Cuba: chiesti tre e quattro anni di prigione perchè ascoltavano Los Aldeanos

Ha dell'incredibile! Dopo i segnali di apertura verso i prigionieri di coscienza, ricordiamo la recente liberazione di tutti i prigionieri politici, il Governo scivola su una buccia di banana che rende tutti gli sforzi fatti irrisori e ridicoli.

I due fratelli Marcos Maikel e Antonio Michel Lima, in carcere dal 25 Dicembre accusati di "scandalo pubblico" perchè ascoltavano ad alto volume la musica de Los Aldeanos, rischiano rispettivamente tre e quattro anni di carcere.

Lo scorso Febbraio Aldo Rodriguez Baquero e Brian Rodriguez Gala, i due componenti del gruppo hip hop cubano Los Aldeanos, si recarono a Holguin per visitare i due giovani arrestati, gli fù impedita la visita, visitarono così il padre dei due ragazzi, il dissidente Marco Antonio Lima Dalmau.

Sul posto si radunarono molti giovani chiedendo ai musicisti di improvvisare qualcosa per strada, la polizia intervenne prontamente e si formò uno scontro con i giovani presenti che causò diversi arresti e alcuni feriti.

Oggi l'incredibile notizia della richiesta di una pena così severa per la sola colpa di ascoltare musica!
Questo paradossale episodio rischia di cancellare in un solo colpo tutti i lodevoli sforzi del Governo atti a normalizzare la situazione della dissidenza pacifica sull'isola.

22 febbraio 2011

Musica cubana: la polizia interviene durante una visita dei Los Aldeanos al carcere di Holguin

Il più famoso gruppo hip hop cubano Los Aldeanos, Aldo Rodriguez Baquero e Brian Rodriguez Gala, che con i loro testi criticano le disfunzioni e i problemi che quotidianamente si vivono sull'isola, venerdì scorso si sono recati a Holguin con l'intenzione di visitare in carcere Marcos e Antonio Lima Cruz, due giovani arrestati il 25 Dicembre scorso con l'accusa ufficiale di disordine pubblico, cioè di aver suonato la musica del gruppo ad alto volume.

Al loro arrivo a Holguin gli è stato impedito di visitare i giovani in prigione, a quel punto si sono recati a casa del padre dei due ragazzi incarcerati, il dissidente Marco Antonio Lima Dalmau, sul posto dopo poco tempo sono arrivati molti giovani chiedendo loro di improvvisare qualcosa per la strada.

Anche la polizia si è recata sul luogo ed è iniziato così uno scontro con i giovani che hanno iniziato a lanciare pietre alla polizia. La polizia ha disperso e fermato molti dei presenti, dei quali non si conosce ancora la destinazione nè se sono ancora in stato di fermo.

Los Aldeanos al momento non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione pubblica.

fonte El Nuevo Herald

28 gennaio 2011

Dissidenti a Cuba: liberato Guillermo Farinas

Il dissidente Guillermo Farinas è stato liberato dopo l'arresto per alcune ore di ieri, dopo una protesta per lo sfratto coatto di una famiglia che si era stabilita in un locale abbandonato.
"Ci hanno accusato di scandalo pubblico e ci hanno notificato un avvertimento che ci siamo rifiutati di firmare", ha affermato Farinas al telefono da Santa Clara, la città dove risiede, a circa 300 km dalla capitale.

La sanzione è simbolica e non prevede la detenzione in carcere.
Farinas ha detto che insieme ad una ventina di dissidenti protestavano dal tetto di una macchina per evitare lo sfratto di una donna incinta con due figli che aveva occupato come abitazione un consultorio medico abbandonato. Ha detto che le autorità volevano che la donna tornasse nella sua vecchia casa.

Secondo il dissidente 26 persone sono state trattenute in totale, incluso alcuni vicini. Ha aggiunto che crede che siano state tutte liberate tra la notte di giovedì e l'alba di venerdì.

Le autorità non riconoscono come oppositori i dissidenti e li accusano di essere mercenari al servizio degli Stati Uniti e contrari alla rivoluzione.

Un accordo tra le autorità e la chiesa ha permesso la liberazione di 56 prigionieri lo scorso anno, alcuni dei quali accettarono di andare in esilio in Spagna insieme a circa 300 famigliari, altri sono stati scarcerati ma sono rimasti a Cuba.

La commissione per i diritti umani, presieduta da Elizardo Sanchez, ha calcolato che 105 persone accusate di reati politici o contro la sicurezza dello Stato sono ancora in carcere, la maggior parte con reati violenti come terrorismo, sequestro o omicidio.

"Si può apprezzare una netta diminuzione di casi documentati di persone accusate o processate per ragioni politiche se comparate con il Gennaio 2010 (201 persone) e Giugno 2010 (167)" ha riconosciuto.

Diciannove dei casi inclusi nella lista corrispondono a persone adottate da Amnesty International come prigionieri di coscienza pacifici, di questi 11 sono fisicamente detenuti in carcere e gli altri 8 sono agli arresti domiciliari, e possono circolare liberamente.

fonte El Nuevo Herald

Repressione a Cuba: decisioni

di Pedro Arguelles Moran dal blog Voces tras las Rejas
foto di Raúl García

Lo scorso 18 Gennaio, noi 8 integranti del gruppo dei 75 (prigionieri di coscienza n.d.t.) che continuamo ad essere incarcerati come ostaggi dal regime totalitario cubano, abbiamo compiuto 7 anni e 10 mesi dall'essere stati sequestrati dalla polizia comunista.
Due giorni dopo, alle 7 pm circa mi hanno portato nell'ufficio del direttore della prigione di Canaleta dove sono confinato. Lì si trovavano il direttore della prigione e una giovane e bella psicologa del Ministero degli Interni. Lì hanno cercato di farmi capire che visto la mia età e il mio stato di salute, sarebbe stato meglio per me se fossi andato in esilio.

Casualmente giorni prima una dottoressa mi ha visitato e mi ha informato che ho il fegato infiammato e che quindi non posso digiunare. Io gli ho risposto che dalla mia patria non voglio andarmene, perchè quì sono nato e quì voglio morire ed essere sepolto.

Mentre discutevamo, il capo della prigione mi ha detto che mi aveva convocato perchè potessi chiamare al telefono il cardinale Jaime Ortega, così che lui potesse parlarmi. Dissi che non avevo niente da dire a sua Eminenza, perchè il 10 Luglio dello scorso anno gli manifestai, tramite telefono, che non me ne sarei andato dalla mia patria.

La psicologa ha cercato di convincermi dicendo che le persone cambiano opinione e le ho risposto che aveva ragione, visto che nel 1961 a soli 13 anni d'età io andai ad alfabetizzare (il paese n.d.t.) con la brigata Conrado Benitez, anche io ero un miliziano, infatti dopo qualche anno mi iscrissi per il servizio militare dichiarando di avere un'età maggiore a quella reale, appartenevo alla Associazione dei Giovani Ribelli e mi consideravo un rivoluzionario "Patria o Morte". Oggi invece sono anticomunista e anticastrista convinto e impegnato nella lotta civile per conquistare la tanto desiderata transizione democratica.

La bella prefessoressa ha enfatizzato che molte persone avrebbero pianto per avere l'opportunità che io stavo rifiutando, alla quale affermazione io ho risposto che in realtà avrei pianto se mi avessero sradicato dalla maggiore delle Antille. Alla fine ho detto al capo che volevo tornare al distaccamento dove sono confinato e se il Cardinale Ortega avesse chiamato le potevano dire da parte mia che "non voglio lasciare la mia patria".
Decisone che ho preso da tempo, sin dall'anno 1993 da quando cioè mi coinvolsi in un tentativo per uscire illegalmente dal paese dall'Havana e compresi nel mezzo dei preparativi che il mio destino sarebbe stato invece quello di restare per lottare pacificamente per il rispetto dei diritti umani e la libertà inerente alla dignità umana. Decisione che manterrò fino all'ultima consequenza perchè la mia alternativa di vita è stata ed è quella di continuare ad andare avanti e soddisfare la massima di Josè Marti: "il dovere di un uomo è lì dove è più utile". Amen

Pedro Arguelles Moran
prigoniero di coscienza
Prigione provinciale di Canaleta

27 gennaio 2011

Repressione a Cuba: arrestato Gulliermo Farinas e altri 22 dissidenti

Ieri sera alle 23 ora italiana è stato arrestato a Santa Clara Gulliermo Farinas, insignito del premio Sakharov lo scorso Ottobre, insieme ad altri 22 dissidenti, stavano protestando contro lo sgombero di un'abitazione dove abitava una giovane donna incinta già madre di due figli.

I dissidenti sono stati fermati e portati in commissariato, ma sicuramente saranno liberati nelle prossime ore, ha affermato Elizardo Sanchez della commissione cubana dei diritti umani.
Al telefono la madre di Gulliermo Alicia Hernandez ha affermato: "Gli ho parlato e mi ha detto che si trova agli arresti nei locali della terza unità di polizia di Santa Clara, poi ha riattaccato. Era assieme ad altri dissidenti che con lui si occupavano di una famiglia che sarebbe stata sfrattata, e per ora non è stato liberato".

Farinas mise in atto 23 scioperi della fame, l'ultimo dei quali durato 135 giorni, per protesta contro la morte di Orlando Zapata morto il 23 Febbraio del 2010 dopo uno sciopero della fame durato 85 giorni, che terminò solo quando fù alimentato forzatamente per via endovenosa dalle autorità mediche del regime.
L'arresto di Farinas appare in forte controtendenza con le ultime mosse del governo castrista, che in virtù di un accordo con le gerarchie ecclesiastiche locali, aveva deciso e parzialmente attuato il rilascio di 52 prigionieri politici.

L'interpretazione di questa nuova mossa repressiva è per me molto esplicativa.
Il regime castrista è consapevole che le recenti rivolte popolari che si stanno sviluppando in Tunisia, Egitto e da oggi anche nello Yemen e che si stanno diffondendo in molti altri paesi della stessa area, dove i cittadini si stanno opponendo a quei regimi che da decenni governano in modo autoritario anche se teoricamente democratico, che impongono una qualità della vita ormai insopportabile, hanno molto in comune con la realtà cubana: un regime dittatoriale che da 50 anni governa un paese ormai al limite del collasso economico e sociale.
Una manovra preventiva dei Castro, che sono ormai consapevoli di essere vicini ad una rivolta popolare.

Se questo non è ancora avvenuto è in parte dovuto al tradizionale temperamento mite del popolo cubano, in parte dalla capillare rete di controllo e di repressione che il regime attua sui propri cittadini, ma soprattutto all'assoluta mancanza di connessione internet per la popolazione, (che è così inconsapevole di cosa realmente sta succedendo sull'isola) se si escludono pochi valorosi blogger come Yoani Sanchez, che tra mille difficoltà cercano di diffondere notizie e informazioni indipendenti dall'isola.
Sono stati proprio i social network come Facebook e Twitter a permettere l'organizzazione delle proteste che stanno infiammando l'area mediorientale del pianeta.

C'è forse da aspettarsi il peggio anche per il movimento blogger cubano, in prima linea sull'isola nella dissidenza verso il governo?
Dobbiamo cercare di aiutare e difendere questi cyber-rivoluzionari affinchè non venga spenta ancora una volta la debole fiamma di un cambiamento che sembrava si stesse lentamente accendendo sulla realtà cubana.

03 marzo 2010

Dissidenti a Cuba: altro dissidente in sciopero della fame è grave a Santa Clara

Una notizia dell'Ansa, rilanciata da Marcello Bussi sulla pagina di Facebook "Il coraggio di Yoani Sanchez. Per una Cuba davvero libera".
E' grave a Santa Clara un'altro dissidente cubano che ha iniziato uno sciopero della fame da cinque giorni per protesta per la morte di Orlando Zapata Tamayo. Tutta la mia solidarietà: BASTA YA!


Il giornalista dissidente Guillermo Farinas, in sciopero della fame da cinque giorni nella sua abitazione di Santa Clara (centro dell'isola), presenta ''sintomi gravi di disidratazione''.
Lo ha detto il 1° Marzo all'Ansa la sua portavoce.
Farinas, 48 anni, ''soffre di dolori all'addome, alle gambe e braccia e soprattutto ai piedi'', secondo quanto diagnosticato dal medico oppositore Ismely Iglesias, che lo ha visitato oggi,
ha detto Licet Zamora, portavoce di Farinas.
Il dissidente, a digiuno totale da mercoledi', ha fatto sapere che potra' essere ricoverato in ospedale solo quando avra' perso conoscenza, secondo Zamora.
Farinas ha cominciato lo sciopero della fame per protesta contro la morte del prigioniero
dissidente Orlando Zapata e per chiedere ''la liberazione di 26 prigionieri politici malati''.
Zapata, operaio di 42 anni incarcerato da 7 anni, e' morto martedi' scorso dopo 85 giorni di sciopero della fame per protesta contro gli abusi subiti in carcere.
Questo e' lo sciopero numero 23 che fa Farinas dal 1995, l'ultimo, di sei mesi, nel 2006, quando fu alimentato per via endovenosa dalle autorita' mediche.
Quattro ''prigionieri politici'' hanno cominciato mercoledi' uno sciopero della fame per protestare contro la morte di Zapata, secondo la Commissione cubana di diritti umani e riconciliazione nazionale (Ccdhr, illegale ma tollerata).
Le autorita' cubane smentiscono l'esistenza di prigionieri politici.

25 febbraio 2010

Dissidenti a Cuba: immolato per la libertà, è morto Orlando Zapata Tamayo

Dopo 85 giorni di sciopero della fame è morto all'Havana il prigioniero di coscienza Orlando Zapata Tamayo.
Orlando, 42 anni, fù arrestato durante la primavera nera del 2003 e condannato a tre anni di carcere. Durante la prigionia a causa della sua attività di dissidenza nel carcere, gli furono aggiunti altri anni di detenzione fino a raggiungere un totale di 30 anni di reclusione.

Il 3 Dicembre del 2009 ha iniziato uno sciopero della fame, anche questo gesto punito crudelmente dal direttore del carcere di Camaguey Filiberto Hernandez Luis: gli ha impedito di assumere acqua per 18 giorni con l'intento di obbligarlo a sospendere lo sciopero della fame, questo ha aggravato in modo irrimediabile la salute di Orlando Zapata, fino a causarne la morte martedì scorso.

Una mobilitazione senza precedenti, da parte della dissidenza sull'isola di ogni tendenza e colore, ha infiammato Cuba e la reazione del governo è stata quella di fermare e arrestare molti dissidenti che stavano organizzando manifestazioni in solidarietà a Zapata.
La città di Banes è sotto assedio da parte della Sicurezza di Stato e della polizia, per impedire che oggi durante i funerali si possano organizzare manifestazioni dei dissidenti.

Lo stesso Raul Castro si è dichiarato "dispiaciuto" della morte del dissidente, addossandone però la responsabillità agli Stati Uniti.
La morte di un prigioniero di coscienza, una persona in carcere per le sue idee, senza aver commesso alcun reato, in un paese coccolato e corteggiato sia dagli USA che dall'UE deve essere un monito deciso, un grido ancor più forte sia FUORI MA SOPRATTUTTO DENTRO L'ISOLA: BASTA YA! E' IL MOMENTO DI RIBELLARSI, HASTA CUANDO?

14 dicembre 2009

Repressione a Cuba: arrestato a Cuba dipendente degli USA che aiutava organizzazioni dissidenti sull'isola

Un cittadino americano è stato arrestato a Cuba, le autorità americane aspettano il permesso di vederlo. Anche se ufficialmente non si specificano ulteriori dettagli sull'arresto avvenuto una settimana fa, il New York Times afferma che l'individuo sarebbe un dipendente del governo USA.

Il Washingtn Post specifica che si tratta di un dipendente dell' Agenzia di Sviluppo Internazionale per gli USA, precisamente per la Developed Alternatives, società che per il governo statunitense aiuta l' USAID per il "supporto al ruolo delle leggi, ai Diritti Umani, alle competizioni politiche e come mediatori per compromessi a Cuba". L'uomo al momento dell'arresto stava distribuendo telefoni cellulari, laptop e altri apparati elettronici per conto del governo degli Stati Uniti.

La detenzione e le circostanze misteriose che circondano l'episodio creano tensione tra i due paesi in un momento in cui entrambi avevano promesso di aprire nuovi canali di dialogo.
La politica USA spinge affinchè a Cuba siano liberati tutti i prigionieri politici e si possa garantire sull'isola uno spazio all'opposizione.

"E' strano che lo trattengano senza farcelo vedere" dice un anonimo incaricato della società americana.
Familiari dell'arrestato, di cui non si conosce ancora l'idendità, affermano che "lavorava con le organizzazioni locali consentendo connessioni tra loro tramite internet e con altri gruppi affini negli USA. Le autorità cubane erano a conoscenza di questa attività, il motivo per cui hanno deciso di agire così solo ora è un mistero."

30 novembre 2009

Vivere a Cuba, Yoani: la luce in fondo al tunnel

Mi fa piacere che per screditare il mio lavoro un giornalista come Enrique Ubieta Gómez abbia citato sul Granma due grandi scrittori cubani come Guillermo Cabrera Infante e Zoé Valdés, autori che mi hanno sempre emozionato più dei discorsi di uno stanco leader. Di questo passo forse il giornale unico nazionale, il dispensatore di verità per eccellenza, ricorderà al popolo che sono esistiti anche Reinaldo Arenas, Heberto Padilla e che un poeta come Virgilio Piñera è stato perseguitato a causa della sua omosessualità.

Se le violente diffamazioni che mi vengono riversate addosso possono servire a far conoscere ai miei connazionali quella letteratura cubana che il regime ha sempre nascosto, mi presto al gioco. La violenza verbale e l’opportunismo non fanno parte del mio stile, ma vorrei ricordare a Enrique Ubieta Gómez che nessuno può mettere un marchio di proprietà su Yoani Sánchez. Sono una blogger che non ha mai camminato a quattro zampe e - a differenza di lui - non ho padroni da omaggiare. In futuro gli esempi di giornalismo asservito alla volontà del potere saranno studiati per evitare di imitare comportamenti che squalificano una professione così stimolante.

Sono ancora in attesa di conoscere le risposte di Raúl Castro alle mie domande, ma nel frattempo i suoi uomini arrestano chi chiede giustizia e libertà. Juan Juan Almeida è nel carcere di Villa Marista, colpevole soltanto di aver ripudiato la rivoluzione del padre. E se la luce in fondo al tunnel fosse soltanto una locomotiva che sta per travolgerci… se si trattasse solo di un miraggio? Vedo costruire intorno a me il solito meccanismo che ha già inghiottito molti, spero che mi resti il tempo per lanciare un SOS su Twitter prima di essere divorata.

di Yoani Sanchez Traduzione di Gordiano Lupi (www.infol.it/lupi)

Cambio a Cuba: dal 5 al 12 Dicembre mobilitazione internazionale per i Diritti Umani a Cuba

La mobilitazione mondiale a favore dei Dirtti Umani a Cuba si terrà dal 5 al 12 Dicembre. Alcune manifestazioni si terrano in diverse citta in varie parti del mondo: Roma, Parigi, Marbella, Madrid, S. Juan de P.Rico, Miami, Hialeah, Tampa, West Palm Beach, West New York, New Jersey, Toronto.

Divulga la mobilitazione nel tuo blog, twitter, facebook, e qualunque piattaforma virtuale perchè questo giorno può fare la differenza!
Carica foto, video, testi, interviste relazionate alla mancanza di libertà e alla violazione dei Diritti Umani sull'isola.

POR EL CAMBIO, BASTA YA!

29 novembre 2009

Repressione a Cuba: Yoani è in pericolo!

Qualcuno ha messo una lettera sotto la mia porta. Un foglio diviso a metà contenente le istruzioni per abbandonare l’abitazione in caso di uragano o di invasione. Una frase che ho letto nel messaggio mi è rimasta dentro come il ritornello di una pessima canzone: “Cucire un pezzetto di stoffa negli indumenti dei bambini con i dati di identità dei genitori (tempo di guerra)”. Mi sono immaginata nell’atto di ricamare parole sulla camicia di mio figlio, per consentire che in mezzo al caos chiunque potesse sapere che sua madre si chiamava Yoani e suo padre Reinaldo. La “guerra di tutto il popolo” – che in questi giorni viene praticata nell’esercitazione militare Bastión 2009 – assegna un compito a ciascuno di noi.

Non importa se ci fanno paura le armi, se non abbiamo mai creduto nello scontro come metodo di risoluzione dei problemi e se non abbiamo nessuna fiducia nei comandanti che condurranno le operazioni. Le persone che giocano alla guerra sopra un tavolo pieno di carri armati in miniatura e di aerei in plastica, vogliono nascondere che noi cittadini abbiamo scavato la trincea più profonda proprio per difenderci da loro. I notiziari abbondano di uomini armati in uniforme, ma le manovre marziali non riescono a occultare che i nostri veri “nemici” sono le restrizioni e i controlli imposti dal potere. La guerra come elemento di distrazione ormai non funziona più. La minaccia dei paracadutisti che si lanciano dagli aerei e delle bombe che esplodono, come antidoto contro i desideri di cambiamento, non produce più gli effetti desiderati. Credo che ogni volta siano sempre di più le persone che puntano l’indice verso la reale origine dei nostri problemi e – sorpresa per i promotori della battaglia – non è certo un dito che indica l’esterno.

Nota del traduttore:
Il Granma del 28 novembre ha aggredito Yoani con un lungo articolo (http://bit.ly/5KPoPY) dal contenuto offensivo e diffamatorio che descrive la blogger come un fenomeno imbastito dal Gruppo Prisa e finanziato dall’estero tramite falsi premi e una notorietà costruita. Il Granma non si era mai occupato prima di adesso del fenomeno Yoani Sánchez e questo attacco violento non lascia presagire niente di buono per il futuro della blogger. I metodi sono i soliti di sempre: screditare l’avversario, renderlo non credibile, diffondere fase notizie sul suo conto e fomentare la divisione interna alla dissidenza. L’articolo del Granma - firmato da Enrique Ubieta Gómez e intitolato Yoani Sánchez la figlia di Prisa - riabilita scrittori da sempre dimenticati e ignorati dalla cultura ufficiale come Cabrera Infante e Zoé Valdés pur di screditare una blogger che comincia a fare paura. Il ragionamento dell’articolista di regime è basato sulla distinzione tra vera dissidenza e fenomeni costruiti dall’esterno. Yoani teme che stiano realizzando intorno a lei un meccanismo a orologeria per metterla a tacere, la stessa cosa che il regime aveva fatto con altri intellettuali come Raul Rivero e Julio San Francisco. Mai come adesso la comunità internazionale dovrebbe stare al fianco della blogger.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Repressione a Cuba: manovre militari per la paura di una insurrezione popolare?

Il grande successo della blogger Yoani Sanchez ha spinto il governo cubano ad iniziare una campagna diffamatoria nelle pagine del quotidiano "Granma", per preparare il terreno alla così definita "operaciòn Yoani".
Una manovra per la scomparsa mediatica, e chissà forse anche fisica, della blogger.

Negli anni '80 questa stessa tecnica fù utilizzata per distruggere molti dissidenti.
All'inizio di questo secolo però l'apparato repressivo cubano si è trovato arretrato di 20 anni nel contrastare e combattere questa nuova forma di dissidenza tecnologica. Strumenti come i blog, twitter, facebook, sfuggono al controllo della censura governativa.

Ecco quindi che ai classici metodi di repressione degli anni passati: campagne diffamatorie, persecuzione, sequestro, controllo serrato, si affianca il boicottaggio delle pagine web relazionate alla lotta per i diritti umani e la libertà sull'isola.

Oggi il governo in cerca di nuove misure per arginare il fiume in piena della blogosfera indipendente cubana, sovvenziona studenti di informatica per svillupare la tecnica troll (violenza verbale incontrollata) in tutti i siti che trattano la realtà attuale di Cuba.
Questi studenti dedicano molte ore entrando in queste pagine, sotto la supervisione di membri della Sicurezza di Stato, solo per intasare di commenti osceni qualunque post che non sia pro-castrista.

Questa mobilitazione ufficiale contro una sola persona, coincide non le nuove manovre militari che si stanno svolgendo sull'isola. E' evidente che questa nuova esercitazione militare non ha nulla a che vedere con lo spauracchio di una attacco USA, Obama non ha certo intenzione di iniziare una nuova guerra fredda nè una aggressione militare all'isola.
E' probabile quindi che il governo si stia aspettando una insurrezione popolare in qualunque momento. Visto la totale incapacità e la mancanza di volontà nell'affrontare un cambio pacifico, non resta che agire come ha fatto nei 50 anni di post rivoluzione: reprimere con la forza un popolo già in ginocchio per la fame e le persecuzioni.

Le mosse di Raul (e Fidel) per arginare la nuova onda dissidente sono semplici:

1. Investire gli ultimi dollari di un paese ecnomicamente alla disperazione in carri armati, aeroplani e manovre militari.
2. Iinserire Yoani nella lista delle prossime persone che devono scomparire, qualunque sia la via da intraprendere.

fonte Tierradentro

Repressione a Cuba: arrestato Juan Juan Almeida, figlio dell'eroe della rivoluzione

Per la prima volta Yoani Sanchez si schiera apertamente ed esplicitamente con i dissidenti "tradizionali". Oggi che si è divulgata la notizia dell'arresto di Juan Juan Almeida, figlio di Juan Almeida (nella foto), uno dei padri della rivoluzione recentemente scomparso, Yoani è in prima linea sulla questione rilanciando su Twitter ripetuti messaggi.

Nell'articolo che segue di Gordiano Lupi, gli ultimi aggiornamenti sull'arresto e sul chiarimento con Zoe Valdes, Yoani dichiara testualmente: "Sento che noi blogger contemporanei dobbiamo molto al valente lavoro dei giornalisti indipendenti che da oltre vent’anni rischiano sulla propria pelle per produrre informazione libera."

ARRESTATO JUAN JUAN ALMEIDA
Il reato? aver chiesto democrazia e cambiamenti... Yoani Sanchez commenta su Twitter

Tutto sembra far capire che Juan Juan Almeida - figlio di Juan Almeida, uno dei padri della Rivoluzione cubana recentemente scomparso - sia stato arrestato questa sera dalla Sicurezza di Stato senza che stampa e televisione abbiano dato la notizia. La sistematica violazione dei diritti umani a Cuba attraversa uno dei momenti più duri. Il sito www.penultimosdias.com, bene informato sulle questioni della dissidenza cubana, afferma che Juan Juan sarebbe detenuto nel carcere di Villa Marista. La Sicurezza di Stato ha contattato Brenda, la sorella di Juan Juan, per dirle: “Tuo fratello non è scomparso, ma è agli arresti per essere uscito in strada con un cartello dal contenuto controrivoluzionario. Domani porta un asciugamano e i suoi effetti personali. Non sappiamo fino a quando resterà in galera”. Quel cartello conteneva una ferma richiesta di libertà, democrazia e cambiamento.

Yoani Sánchez si è occupata della questione lanciando ripetuti messaggi su Twitter. Tra l’altro la blogger sta attraversando un periodo difficile, non può rispondere alle numerose mail che giungono da tutto il mondo (neppure alle mie) perché sono settimane che non riesce a collegarsi a Internet. Persino i suoi ultimi post sono stati dettati per telefono. Ecco alcune dichiarazioni di Yoani Sánchez a proposito di diritti umani e della questione Juan Juan Almeida: “Il mio appoggio va a tutti coloro che non possono uscire ed entrare liberamente nel proprio paese. In questo periodo sono molto vicina a Juan Juan Almeida che è stato arrestato per essere uscito in strada brandendo un cartello che chiedeva democrazia e la rinuncia dell’attuale presidente. Trovo assurdo che nel mio paese si possa arrestare una persona soltanto perché esprime opinioni scrivendole sopra un cartello”.
Indira Omana, la figlia di Juan Juan Almeida mi ha contattato tramite Facebook pregandomi di scrivere un pezzo sulla triste vicenda. Riferisce Indira che la sua famiglia è in pena per la sorte del padre, soprattutto perché non è dato sapere quando verrà rilasciato.

Yoani Sánchez prosegue nella sua attività di critica al sistema senza paura di reazioni. Questa notte, durante una riunione clandestina in casa sua, lancerà il libro Boring Home Utopics del blogger Orlando Luís Pardo Lazo (Lunes de Post Revolucion), che festeggia la prima edizione cartacea. Yoani Sánchez desidera ringraziare la scrittrice cubana Zoe Valdés per le sue critiche e per l’attenzione che di solito riserva alle sue parole. Afferma che non può dimenticare i momenti di passione e sentimento con cui ha sempre letto i grandi libri della scrittrice, veri monumenti della cultura cubana. Yoani ci tiene a stigmatizzare le polemiche interne, sa che la lotta che sta conducendo deve avere un solo nemico e non ci possono essere divisioni.
“Sento che noi blogger contemporanei dobbiamo molto al valente lavoro dei giornalisti indipendenti che da oltre vent’anni rischiano sulla propria pelle per produrre informazione libera”, sostiene.
Non ci devono essere divisioni tra blogger e neppure tra giornalisti indipendenti. Yoani riconosce che prima di lei e dei blogger che la circondano sono stati in molti a lavorare per la libertà: Raúl Rivero, Tania Quintero e Julio San Francisco non sono che alcuni. Non servono divisioni, ma unità. Il muro può essere abbattuto soltanto con l’aiuto di tutti: giornalisti indipendenti, oppositori, blogger e cittadini.

Il Granma ha insultato Yoani Sánchez, paragonandola a un animale a quattro zampe, ma la blogger controbatte: “Meglio un animale a quattro zampe di un animale che si muove bene nell’opportunismo. In ogni caso la mia regola di vita è non insultare nessuno e non usare la violenza verbale… non voglio lasciare l’esasperazione ai miei figli. In un paese diverso avrei potuto denunciare il Granma per diffamazione, qui non è possibile e poi gli insulti di quel giornale li considero onori”.
In ogni caso la preoccupazione di queste ore è tutta per Juan Juan Almeida. Yoani Sánchez si rivolge all’agente della Sicurezza di Stato che trattiene il cellulare del dissidente e chiede a viva voce: “Che cosa sta succedendo a Juan Juan? Quando lo rilascerete?”.
In uno Stato di diritto esiste la certezza della pena. In uno Stato di polizia esiste l’incertezza su tutto…

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

27 novembre 2009

Dissidenti a Cuba: Zoe Valdes contro Yoani Sanchez

Zoe Valdes è una famosa scrittrice cubana in esilio a Parigi da molti anni. Fermamente anti-castrista, dal suo blog difende e appoggia la dissidenza cubana sull'isola a spada tratta, a volte con posizioni molto intransigenti.
Ha difeso e appoggiato anche la comunità blogger dell'isola, con a capo Yoani Sanchez.

Nel suo post di oggi: "Dal mitin de repudio al oportunismo" ("Dall'atto di ripudio all'opportunismo") critica però apertamente Yoani e il suo atteggiamento nei confronti del regime di Cuba che considera "troppo morbido".
Ecco una sintesi dell'articolo.

[...]

Da quando Yoani Sanchez sorse nel panorama blogger l'ho appoggiata e difesa con entusiasmo e rigore, così come a suo marito che conosco da molti anni (leggere Mis Amigos) e al quale ho scritto una mail, ancora senza risposta.
Io non mi appollaio sui rami per mettere la situazione sul tavolo. Ho sempre sostenuto chi mette il suo granello di sabbia per far cadere la dittatura castrista.

Ho iniziato ad avere dei dubbi sul mio appoggio a Yoani quando lei ha espresso alcune opinioni che viste dal di fuori non sembrano mostrare di essere di fronte a una dittatura [...] Lei stessa si è dichiarata apolitica e ha rinnegato in varie occasioni di essere dissidente.
[...]

Cancellare la repressione che hanno sofferto altre persone a Cuba, mentire dicendo che era tempo che non si vedeva una repressione come quella da lei subita recentemente, risulta veramente molto basso.
A pochi giorni dall'atto di ripudio a Reinaldo, e che lui stesso ha provocato convocando l'agente per dialogare, lui con la sua esperienza di oppositore non poteva ignorare che si sarebbe prodotto quello che poi è successo, a pochi giorni da un'altro atto di ripudio a un gruppo di dissidenti (asserragliati in una casa n.d.t.). Ovviare a quest'ultimo episodio e dimenticare la primavera nera del 2003, nonostante molte persone restano in prigione, è altrettanto strisciante, soprattutto quando si ha un blog che pretende di informare su tutto quello che succede sull'isola.
[...]

Ora che io l'ho criticata, momentaneamente o per sempre vedremo, a causa dell'intervista a Obama, della parrucca bionda, della stampella, per quest'aria da Santa Ingrid Betancourt che sta assumendo e che a mio parere la danneggia, adesso tutti l'ammirano e la difendono.
[...]

La mia priorità è la libertà di Cuba. [...] Per essere come sono mi hanno crtiticata, insultata, ingannata, attaccata. [...] Per essere come sono ho perso più denaro di quello che ho guadagnato, per contratti cancellati a causa della mia lotta. [...] Però per essere come sono continuo anche a lavorare e a godere di quello che mi ha dato la vita. Potrei restare tranquillamente in silenzio. Non è il mio stile. Non l'ho fatto a Cuba e non lo farò quì.
[...]

Se domani Yoani Sanchez diventasse la Presidentessa di Cuba e il suo progetto politico, per il momento inesistente, si basasse sulle domande fatte a Obama e sul suo appoggio al turismo americano senza la liberazione dei prigionieri politici, senza cambio e condizioni necessarie ed esigenze elementari, allora, direi: sto all'opposizione. Questa è la democrazia. Non voglio dire di essere nemica di Yoani Sanchez, nè mi interessa esserlo. [...] Non voglio nemmeno essere Madre Teresa di Calcutta. [...] Sono io, con i miei difetti, imperfezioni e errori.
[...]

Dissidenti a Cuba: l'insicurezza dello Stato

Un'altra testimonianza da Cuba, dal blog Veritas di Juan Eugenio Leal Garcia, un racconto di quel 6 Novembre, giorno della marcia contro la violenza.

di Eugenio Leal da Veritas


Il pomeriggio di venerdi 6 passava tranquillo, avevo assistito all' Accademia blogger da ore sino a mezzogiorno. La sera pensavo di andare ad una conferenza.
Però, alle 16:30 circa mi arriva un messaggo al cellulare: oggi alle 17:30 ci sarà una marcia, organizzata dai cittadini contro la violenza, partirà dall'angolo tra la 23 e G e arriverà a 23 e L, sarà pacifica, unisciti.

La marcia è stato un bello spettacolo di pacifismo e civiltà, cose alle quali la nostra società non è abituata, visto che la violenza fisica, verbale e istituzionale sta raggiungendo altezze molto pericolose.

In qualunque società civile questo genere di attività sono viste come atti encomiabili. A Cuba il sistema lo percepisce come una minaccia al suo controllo totalitario.
Le azioni della polizia politica ci hanno dimostrato l'insicurezza dello Stato di fronte all'emergente società civile.

Come si può interpretare altrimenti quello accaduto a Yoani Sanchez, Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo e un'altra amica, li hanno intercettati, picchiati e sequestrati per impedirgli di assistere alla marcia per la non violenza.
Con tutta la brutalità mostrata, la cupola governante si è tolta ancora una volta la maschera davanti al mondo. Speriamo che questa volta non si dimentichi quel volto.
Non si facciano illusioni, è la stessa faccia della primavera nera del 2003 e di sempre.

La generazione più giovane sta inviando al regime un messaggio di pace perchè la cosa più ragionevole è una transizione tranquilla, armonica.
C'è un tempo sotto il sole per tutti, dicono i libri saggi della Bibbia. Una volta che questo tempo sarà passato, vedremo i giovani sfrecciare su auto e moto fiammanti dei corpi repressivi. Allora non saranno segni quelli che esprimeranno, nè canti d'amore e pace. In nome del popolo si prenderanno quei diritti che oggi civilmente rivendicano.
L'aumento di violenza nella nostra società lo sta preannunciando.

26 novembre 2009

Repressione a Cuba: intervista a Reinaldo Escobar

Reinaldo Escobar è il marito di Yoani Sánchez, la blogger più famosa di Cuba, simbolo di quella Generación Y alla quale dà voce nelle omonime pagine telematiche. Reinaldo è molto più vecchio di sua moglie, ex giornalista di Juventud Rebelde cacciato dal regime perché troppo indipendente, ma pure lui è un blogger che manda avanti una voce libera come Desde Aquí, collegata alla rivista telematica Desde Cuba. Lo abbiamo avvicinato telefonicamente per sapere dalla sua viva voce come si sono svolti i fatti dello scorso venerdì.

Reinaldo, crede che i cubani sappiano cosa è accaduto?

“La televisione ha dato la notizia camuffando la verità, come è abituata a fare. Non potevano fare finta di niente perché stampa e televisioni straniere avevano raccontato l’accaduto, ma hanno spiegato i fatti con la solita retorica di regime. Il telegiornale che va in onda la domenica alle otto di sera, il più seguito, ha detto che nel luogo incriminato si stava tenendo una manifestazione studentesca, alcuni ragazzi cantavano La Malagueña e leggevano poesie. Il commentatore televisivo ha avuto il coraggio di dire che un gruppo di controrivoluzionari ha tentato di sabotare la manifestazione e di aggredire gli studenti, scatenando la spontanea reazione popolare. Io e i miei compagni siamo apparsi sullo schermo televisivo accusati come mercenari e venditori della patria. Niente di più falso. Era tutto preparato contro di noi”.

Secondo lei il popolo cubano crede alle notizie diffuse dai media ufficiali?

"Non mi piace parlare in generale del popolo cubano. Siamo molto diversi tra noi e non tutti abbiamo lo stesso modo di pensare. Voglio credere che la maggioranza abbia la tendenza a sospettare di ciò che dicono in televisione e delle notizie diffuse a mezzo stampa, soprattutto quando sono in gioco problematiche ideologico - politiche. Per esempio, se sul Granma scrivono che ci saranno diversi black-out energetici tutti ci credono, mentre se compare la notizia che non ci saranno più interruzioni elettriche nessuno si lascia convincere. Questa volta il Granma parla di un’azione portata avanti da un gruppo di controrivoluzionari ed è una colossale menzogna. Io mi trovavo su quella pubblica strada perché avevo dato appuntamento a un uomo che aveva maltrattato mia moglie ed esigevo delle spiegazioni. Era un affare privato. Se un gruppo di controrivoluzionari vuole sabotare una manifestazione di giovani comunisti lo fa in modo diverso".

Come ha saputo che l’agente che ha picchiato sua moglie si chiama Rodney?

"Al processo contro il rockero Gorky sono state fatte delle foto agli agenti della sicurezza che si aggiravano fuori dal tribunale. In una di queste foto c’era l’agente Rodney, che mia moglie ha riconosciuto come uno degli aggressori. Era lui che dirigeva le operazioni, aveva il telefono in mano e ha chiamato la polizia".

Ha avuto paura durante il meeting di ripudio? Teme per il suo futuro?

"Ho sempre vissuto a Cuba. So bene cosa sono i meeting di ripudio. Non è la prima volta che il regime ne organizza uno per mettermi a tacere. Penso che l’odio sia un sentimento molto pericoloso, il peggiore che può produrre l’animo umano, soprattutto quando si manifesta nella forma peggiore. In ogni caso credo che l’errore più grande sarebbe arrendersi, perché quelle persone che adesso sono vittime di una politica fatta di odio prima o poi capiranno e si comporteranno in maniera diversa. Mi chiede se ho paura. Certo che ho paura. Non sono un irresponsabile. Ho paura ma vado avanti per la mia strada perché penso che sia la cosa migliore da fare. Una cosa vorrei dire: smettiamo di parlare di me e di quello che mi è successo, ma occupiamoci delle cose che accadono in questo Paese. Credo che sia molto più importante".

Salutiamo Reinaldo Escobar con la speranza che prima o poi la situazione cubana possa davvero cambiare. Se qualcosa accadrà dovremo ringraziare lui e sua moglie, una coppia di giornalisti indipendenti che ha il coraggio di andare controcorrente in un Paese dove gli spazi di libera opinione sono soffocati.

di Gordiano Lupi da La Stampa.it

22 novembre 2009

Repressione a Cuba: il terrore tra 23 e G

Ecco il racconto di Claudia, presente alla brutale aggressione di Reinaldo. Possiamo solo appellarci a più persone possibili, ovunque al mondo:
Questo non può essere il preludio ad una stagione di odio rabbioso, ad uno scontro selvaggio tra la ragione della verità e la crudele frustrazione dell'ignoranza.
BASTA YA!

di Caludia Cadelo da Octavo Cerco


La strada invasa da centinaia, non me lo sarei mai aspettata. Sò che in qualsiasi momento smetteranno di essere persone e si trasformerranno in macchina repressiva. Silvia e io filmiamo da dentro una automobile, ad un certo punto lontano dall'occhio del ciclone, lascio la videocamera a Silvia e ritorno a piedi verso 23 e G.
Ho molta paura, Claudio con una video camera si mischia tra la stampa internazionale. Vedo quasi tutti i miei amici dell'accademia, alunni e professori. Dò un bacio a Reinaldo, lui fà una battuta sulle televisioni insieme a me, ma non riesco a ridere. Vorrei dire scappiamo! Ma sto zitta.

Alla mia destra una parete umana e una donna gesticola, non si vede l'orizzonte. Lo sò tra un istante ci saranno addosso, saranno quattrocento e sono terrorizzata. Vado avanti non posso evitarlo. La stampa si accerchia intorno a Reinaldo, l'aria diventa irrespirabile. Una delle mie compagne di classe mi dice "andiamo là ci sono le telecamere" non andare, le dico, ci spazzeranno via. Credo che per alcuni secondi corro sino al Riviera (hotel Riviera n.d.t.), ho la testa a mille.. sono fuggita, che orrore.
Torno sui miei passi, non riesco nemmeno a prendere il cellulare, la valanga mi passa davanti gridando "Fidel! Fidel!" e si porta dietro tutti. Immediatamente ci sono dei tipi dietro di me, uno grida con lascivia "Questo è figo oggi!"

In un angolo Lia, Vallin e Ivan sono sopravvisuti all'onda. Lei si attacca al suo portatile mentre gli altri due sono di una calma rivelatrice, penso "non hanno paura!". Purtroppo in questo momento non posso restare più a lungo qui. Afferro Lia, la metto in un taxi, mando un twits, dico al tassista che vado a Nuovo Vedado, facciamo un giro dei palazzi intorno alla 23, un torrente umano si muove, mai visto una cosa così impressionante: grida, pugni, polizia, gente isterica.

Chiamo Yoani, questo è fuori controllo, sono convinta che già saranno tutti incoscienti, che passeremo la notte chiamando la polizia e gli ospedali. Immagino Reinaldo sbattuto per terra e questi selvaggi che gli passano sopra.

Quando arrivo Reinaldo aveva già chiamato, non ci posso credere, ma sto zitta. Entra dalla porta e lo verifico, che dicano quello che vogliono, è vivo per miracolo. Oggi il Governo ha posto volontariamente la vita di un gruppo di persone in pericolo.

Da questo istante ritengo responsabile la Sicurezza di Stato e Raul Castro per qualunque cosa possa succedere a chi oggi, dopo essere stato trascinato, colpito, minacciato e trattenuto, ha finalmente fatto ritorno a casa:

- Marleny González
- Yoan Hernández
- Yadaimí Domínguez
- Frank Paz
- Wilfredo Vallín
- Eugenio Leal
- Pastor Manuel
- Iván García
- Silvio Benítez
- Jose Alberto Álvarez Bravo
- Lilia Castañer Hernández
- Lianelis Villares
- Claudio Fuentes Madan

e delle altre persone di cui non conosco il nome, ma che pubblicherò al più presto.