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24 settembre 2012

Fuggire da Cuba: nel 2012 i cubani fermati in Panama senza documenti sono aumentati di sei volte rispetto al 2011


Secondo le autorità del panamensi, nel 2011 sono stati fermati 298 cubani senza documenti nel paese. In questi primi 8 mesi del 2012 il loro numero si è moltiplicato per 6, arrivando a 1.893.
In totale sono stati intercettati 2.384 stranieri alla frontiera (nella foto), la maggioranza di questi sono cubani. Arrivano a Panama dopo aver attraversato l’inospitale foresta del Darien, alla frontiera con la Colombia, per proseguire poi il cammino verso gli Stati Uniti.

22 settembre 2012

Fuggire da Cuba: importante giornalista del Granma si rifugia a Miami


Una prominente giornalista del Granma si è rifugiata a Miami una settimana fa approfittando di un viaggio di lavoro in Mexico, da dove ha attraversato la frontiera illegalmente chiedendo asilo politico agli USA.

Mairelys Cuevas Gomez di 27 anni era in Messico autorizzata dal quotidiano anche perché la sua posizione all’interno del giornale era molto riconosciuta e considerata, era una della poche responsabili che approvavano l’edizione finale del Granma.

Cuevas non ha commentato né rilasciato dichiarazioni sulle motivazioni della sua fuga da Cuba. Nella foto la si vede rilassata e sorridente in una conosciuta località lungomare di Miami. 
La giornalista si era laureata all’università Lenin dell’Havana con onore, solo un anno dopo aveva iniziato a lavorare per il Granma.

29 agosto 2012

Fuggire da Cuba: la figlia del vice-presidente del Consiglio di Stato ha raggiunto illegalmente gli Stati Uniti


Una ragazza raggiunge Tampa, negli Stati Uniti, attraversando la frontiera del Messico illegalmente. Fin quì niente di strano, se non fosse che il suo nome è Glenda Murillo, vale a dire la figlia del vice-presidente del Consiglio di Stato di Cuba e membro del potente Bureau Politico del Partito Comunista.

Ufficialmente la ragazza è emigrata negli USA per vivere con il fidanzato, per “ragioni personali non politiche”, assicura sua zia. 
Di sicuro Glenda non aveva un visto per gli Stati Uniti ed è arrivata in Texas dal Messico verso il 16 Agosto, la data precisa non si conosce, dove stava assistendo ad un seminario di psicologia.

Allo stesso modo di migliaia di immigrati clandestini che attraversano quella frontiera ogni giorno provenienti da ogni parte del centro-sud America. E’ stata ammesa temporaneamente negli USA grazie alla politica statunitense del “piede asciutto, piede bagnato” che permette ai cubani di restare negli USA se riescono a toccare suolo americano.

La ragazza non è sposata, ma un mistero circonda il suo attuale stato, quando sua zia ha cercato di contattarla la scorsa settimana tramite cellulare, ha risposto un uomo che ha confermato la presenza di Glenda a Tampa e si è identificato come suo marito, rifiutandosi di aggiungere altri dettagli.

Il padre, Marino Murillo, economista di 51 anni, al momento è incaricato di porre in atto le delicate riforme economiche avviate dal governo di Raul Castro ed è addirittura considerato da molti come il suo possibile sostituto alla guida del paese.

27 agosto 2012

Cuba e USA: vi ricordate di Elian Gonzalez?


Ricordate Elian Gonzalez? Era il 25 Novembre del 2000 quando un bambino di 6 anni approdava miracolosamente su una spiaggia di Miami. 
Aveva passato due giorni in mare, solo, alla deriva sulla camera d’aria di un pneumatico, protetto da un gruppo di delfini che lo circondavano.

Sua madre aveva lasciato Cuba a bordo di una barca di alluminio cercando di raggiungere la Florida. Un temporale mise fine alla fuga, prima di affogare sua madre lo depose su quel pneumatico e fu salvato da due pescatori al largo di Miami.

Iniziò una diatriba legale, diplomatica e politica che si protrasse per sei mesi. 
Elian fù affidato a suo nonno paterno che viveva a Miami. Il padre di Elian da Cuba reclamò il bambino in quanto dichiarò che gli fù sottratto senza la sua autorizzazione.
A Cuba Elian diventò il simbolo della lotta contro l’impero americano. Le sfilate erano all’ordine del giorno. 

Fu addirittura costruita la Tribuna Antimperialista Jose Marti all’Havana, di fronte alla Sezione degli Interessi degli Stati Uniti.

Dopo sei mesi un tribunale emise una sentenza che obbligava Elian a rientrare a Cuba da suo padre. 
I militari prelevarono a forza il bambino dalla casa di Miami, la foto del piccolo in braccio ad un uomo tenuto sotto tiro dal fucile di un militare fece il giro del mondo e vinse un premio Pulitzer (Alan Diaz AP).
Il 28 Giugno del 2000 il piccolo atterrava all’Havana.

Oggi Elian ha 18 anni, è un cadetto nella Scuola Militare Camilo Cienfuegos e membro dell’Unione dei Giovani Comunisti.
Vive con suo padre, Juan Miguel a Cardenas, 150 Km dall’Havana.
Il padre ha lasciato il vecchio lavoro di cameriere per occupare un posto nell’Assemblea del Potere Popolare.
La casa è circondata da membri della Sicurezza di Stato e per parlare con Elian occorre un permesso speciale.

In una delle poche interviste autorizzate a Elian gli domandarono: “Come sarebbe stata la tua vita se fossi rimasto negli Stati Uniti?
Siccome gli interessi dell’impero sono di monopolizzare il mondo, sviluppare industrie, ottenere capitale, è possibile che avrei potuto avere molti soldi. Oppure no. Potrei essere manipolato come un pupazzo (…) chi può sapere cosa può fare l’impero pur di continuare con i suoi falsi allarmismi. Diventerei una figura politica manipolata a loro piacimento”.

Elian visita frequentemente un delfinario vicino alla sua città. Chissà che i delfini siano il suo legame più stretto con quell’avventura drammatica e straordinaria che cambiò la sua vita.
Una vita che fino ad oggi tutto il mondo ha deciso per lui.

fonte El Pais

19 agosto 2012

Fuggire da Cuba: l'odissea nella giungla colombiana per il miraggio americano


Avevano camminato per tre giorni nella fitta selva accompagnati da tre colombiani armati di coltelli e machete, quando un gruppo di cubani affamati, assetati e con scarsi approvvigionamenti, persero la speranza alla vista di un ostacolo che sembrava insuperabile: una ripida scarpata di montagna.


“Credevamo che ci venisse un infarto” dichiara a Associated Press Mayra Reyes (a destra nella foto), una stilista cubana di 35 anni. 
“Quello che hanno fatto le guide è stato portarci in montagna aspettando che calasse la notte, in compagnia di rane verdi e nere, quelle velenose”.

Sono sempre di più i cubani che nella speranza di raggiungere gli Stati Uniti attraversano a piedi i 135 Km di giungla tropicale che separa la frontiera tra Colombia e Panamà, tra monti, terreni fangosi, ragni velenosi, fiumi infestati da coccodrilli e grandi serpenti, dove operano bande criminali dedite al traffico di droga e guerriglieri della Farc.

“Sono le stesse rotte che che usano le Farc”, afferma José Raul Mulino, Ministro della sicurezza pubblica di Panama. Non sa se sono sovversivi o trafficanti quelli che accompagnano i migranti. “Qualcuno deve aiutarli, e quelli che si muovono in quelle zone è gente di quel tipo”.

Secondo le statistiche delle autorità migratorie panamensi, 300 cubani nel 2011 son entrati nel paese attraversando la selva, ma il fenomeno si sta allargando. Nella pima settimana di Luglio si sono registrati 1.200 casi. 
“Abbiamo incontrato gruppi composti da 90 persone in una settimana” dice il direttore del Servizio nazionale di frontiera del Panama, Frank Abrego.

“Molti cubani stanno cercando modi alternativi per lasciare l’isola, specialmente i professionisti che non vedono un futuro”, dice Michael Shifter, direttore del Dialogo interamericano. 
“I cubani si ingegnano in vari modi per uscire dal paese, questo spiega questo fenomeno unico”.

Da cinque anni le autorità panamensi hanno iniziato a notare che la selva del Darien era utilizzata per il traffico di emigranti, per trasportare persone asiatiche o africane arrivate nella zona con imbarcazioni provenienti dal Brasile, aggiunge Mulino. 
La frontiera tra Colombia e Panama ha una estensione di 266 Km, in questa zona non ci sono strade né commercio legale tra le due nazioni.

A differenza delle migliaia di cubani che duarante decadi hanno abbandonato il paese verso gli Stati Uniti lanciandosi in mare a bordo di fatiscenti imbarcazioni per percorrere le 150 miglia che separano Cuba dalla Florida, questi isolani decidono di rischiare una temeraria e lunga attraversta via terra, uscendo principalmente dall’Ecuador.

“Crediamo che le bande criminali transanazionali stiano approfittando della vulnerabilità dei controlli di frontiera della regione” afferma a AP Alberto Brenes, capo della missione dell’Organizzazione per la migrazione in Panama. 
“Queste organizzazioni variano i percorsi a seconda delle misure intraprese dalle autorità per ostacolare il fenomeno migratorio”.

La permeabilità delle frontiere centroamericane, dove non esiste uno stretto controllo migratorio per la presenza di zone selvatiche, aiuta i trafficanti nei loro intenti, ma il fenomeno si sta sviluppando anche perché l’Ecuador ha eliminato il visto obbligatorio per i cubani con l’avvento del presidente di sinistra Rafael Correa. 
Ora i cubani hanno bisogno solo di una lettera di invito da un ecuadoregno, un visto di uscita dal paese e ovviamente il denaro per il biglietto aereo.

In questo momento andare in Ecuador è il modo più semplice per un cubano per uscire dal paese, per la maggior parte di loro l'Ecuador è un punto di sosta, ma servono anche i soldi per arrivare negli USA.
Alcune lettere di invito sono vendute da cittadini ecuadoregni per 300, 500 dollari.

Molti cubani superano il tempo concesso dal visto fermandosi a lavorare in Ecuador per risparmiare i soldi necessari per reggiungere il Mexico via terra. 
Tutti i paesi dalla Colombia al Mexico chiedono un visto ai cubani, per questo motivo è impossibile per loro prendere semplicemente un aereo.
Da cifre ufficiali tra il 2007 e il Febbraio del 2012, 106.371 cubani sono entrati legalmente in Ecuador, ma solo 97.923 ne sono usciti, mancano quindi all’appello 8.448 cubani dei quali si sono perse le tracce.

Inoltre esiste un incentivo aggiuntivo per affrontare questa odissea migratoria. 
La legge di immigrazione e cittadinanza degli Stati Uniti prevede che i cubani che toccano suolo americano possono fermarsi un anno nel paese in attesa della residenza permanente.
Al contrario quelli catturati in mare vengono rispediti a Cuba o in terzi paesi.
Attualmente quasi il 90% di tutti i cubani senza documenti raggiungono gli USA via terra, attraverso la frontiera con il Mexico, secondo le autorità migratorie statunitensi.

Anche dalla Colombia emigrano cubani, in maggior parte sono medici e infermieri che stanno compiendo “missione” lavorando per il governo dell’isola. 
Escono illegalmente dalla Colombia raggiungendo il Panama.

La stilista havanera Mayra, nel gruppo con gli altri 14 cubani, ha camminato per giorni in condizioni disastrose, con il caldo soffocante della giungla tropicale, sopportando formiche e zanzare. 
Di notte improvvisavano una tenda e accendevano dei falò. 
La donna è uscita da Cuba con destinazione Ecuador all’inizio del 2010. 
“Il mio desiderio era lavorare e guadagnare dei soldi. Però il tempo è passato e io continuavo a lavorare nonostante avessi dei problemi perché ero senza documenti, fino a quando decisi di andare negli Stati Uniti”, dove dice di avere la famiglia.

Un'altra ragazza del gruppo, Mildred Morales, una infermiera di 34 anni dice che è certa che le guide eranno componenti della Farc. 
“Li abbiamo contattati grazie alle informazioni ottenute da altri cubani che hanno a che fare con componenti della Farc. Non abbiamo nessua garanzia su queste persone, è un’avventura, no si sa se finirà bene o male. Loro parlavano solo per indicarci il cammino, vestivano con camice nere a maniche lunghe, pantaloni larghi e stivali di gomma”.
Nel suo caso pagò 300 dollari per attraversare la frontiera, ma aggiunge che in totale da quando partì dall’Ecuador aveva speso 1000 dollari. 
Da quando inizia il viaggio dall’Ecuador bisogna pagare molte persone, poliziotti, funzionari dell’immigrazione ecuadoriana e colombiana per risolvere i problemi burocratici, e questo non è certo economico.

Il gruppo dei 14 cubani sono arrivati sabato 30 giugno in un albergo di Meteti , nel Panama. 
Lì si sono aggregati due venezuelani e decine di africani arrivati sulla costa senza passaporto.
I cubani sono rimasti alcuni giorni a Meteti in attesa di una estensione di trenta giorni del permesso provvisorio di soggiorno con l’assicurazione da parte loro che si sarebbero presentati alle autorità ogni 15 giorni, ma il ministro Molino non crede che torneranno indietro. 
Il loro destino sono gli Stati Uniti.

“Non sappiamo quali problemi dovremo affrontare nei paesi che attraverseremo, nelle frontiere che dovremo valicare, ma fino ad ora abbiamo saputo da altri cubani che si può arrivare alla frontiera con il Mexico e gli Stati Uniti, anche se non si possono escludere altri problemi”.

20 settembre 2009

Fuggire da Cuba: traffico di esseri umani tra Cuba e Messico

Il 26 Agosto scorso 19 giovani cubani, di un'età compresa tra i 18 e i 30 anni, si sono imbarcati illegalmente verso il Messico. Dopo quattro giorni di sfiancante navigazione sono arrivati in prossimità delle coste messicane, dove una lancia li ha accompagnati a Puerto Morelos, lì sono stati caricati su due camioncini dei trafficanti, dividendo gli uomini dalle donne.
Le quattro ragazze del gruppo sono scomparse.

Sono rimasti sequestrati 13 giorni nella Casa de la Supermanzana 75, in questa città.
Poi componenti del gruppo denominato "Zetà" (dotato di divise e armi della polizia costituisce il braccio armato dei narcotrafficanti del Cartello del Golfo) incaricati di gestire il loro viaggio, quando hanno notato che non avevano con loro del denaro hanno estorto loro i nomi e l'indirizzo dei famigliari negli Stati Uniti, per chiedere un riscatto di 10.000 dollari a persona.
I 15 cubani sono stati percossi, torturati e mutilati e sono state scattate delle foto da spedire ai famigliari.

La settimana scorsa l'Esercito messicano li ha finalmente liberati.
La casa dove erano sequestrati i cubani è intestata al cubano-americano Distan Farradez Ulloa detto "El tristan", accusato ora di traffico di esseri umani.
Le quattro ragazze sono ancora scomparse e le autorità le stanno cercando indagando sulle relazioni di Ulloa con altri membri del gruppo "Zetà".

Tratto da Conexion Cubana

03 febbraio 2009

Fuggire da Cuba: la Spagna concede la nazionalità ai cubani con nonni spagnoli, anche se nati sull'isola

da Liberacuba
200.000 cittadini cubani potrebbero richiedere la cittadinanza spagnola.
La cosiddetta «Legge della Memoria», varata nei mesi scorsi dal governo di Madrid guidato da José Luis Rodriguez Zapatero rischia infatti di trasformare Cuba in un'isola di spagnoli.

Poche settimane fa, per la precisione il 29 dicembre 2008, è entrata in vigore la norma che stabilisce che i nipoti di esiliati ed emigranti spagnoli possono acquisire la nazionalità anche se i loro padri non sono nati in Spagna, come era in precedenza.

il Consolato spagnolo dell'Avana è stato preso d’assalto, centinaia di persone sono in fila a qualsiasi ora del giorno per avere informazioni e l’edificio è già stato soprannominato «la fabbrica degli spagnoli». Soprannome azzeccato se le previsioni saranno rispettate: i primi calcoli parlano di 200mila cubani destinati a diventare spagnoli entro il 2011.

Numeri che stanno incominciando a preoccupare il regime castrista che ha dovuto affrontare negli anni il lento dissanguarsi della sua popolazione con i disperati «balseros» richiamati dalle sirene anticastriste di Miami e i campioni olimpici in fuga a ogni trasferta.
Fino ad ora il numero dei fuggitivi è stato tutto sommato ridotto. Da adesso in poi la falla rischia di diventare una voragine. Per di più del tutto legale. Il sogno di un passaporto europeo può coinvolgere praticamente chiunque sull'isola. A Cuba sono ben pochi quelli che non possono sfoggiare un antenato spagnolo.

Gran parte dell’immigrazione dalla penisola iberica risale agli anni ’30. E per chi un nonno non lo trovasse c'è sempre la possibilità di recuperare carte false dai maestri del mercato nero. Ironicamente i primi due a poter rivendicare la cittadinanza spagnola sono proprio i due che più hanno contribuito a realizzare l'utopia socialista a due passi dalla patria del capitalismo: Fidel Alejandro Castro Ruz e il fratello Raul. I due (che avrebbero avuto diritto alla nazionalità iberica anche con la vecchia legge) sono infatti figli di Angel Castro, un emigrato spagnolo diventato un benestante proprietario terriero.

Per le vie della capitale cubana comunque non si parla d'altro da mesi. La «fabbrica degli spagnoli» ha superato Obama nell'interesse della gente. In un mese, nonostante le molte festività, al Consolato spagnolo dell'Avana sono pervenute oltre 20mila richieste di appuntamento per consegnare la documentazione. Un numero eccezionale, specie se si considera che la richiesta si fa via internet, un mezzo ostico per gli isolani, visti i costi e le limitazioni, che solo in pochi possono permettersi.

Una valanga di contatti che ha spinto il Consolato a correre ai ripari ed evitare un collasso dei computer e dei centralini, attivando un numero verde telefonico. Nell'ufficio consolare sono arrivati altri impiegati. E la responsabile dell'ufficio, Maria Eugenia Sanchez, quantifica in almeno 78mila le richieste da esaminare nei prossimi 12 mesi. Ma le cose potrebbero peggiorare: solo nei primi 30 anni del secolo scorso circa un milione di spagnoli si è trasferito sull’isola caraibica.

29 gennaio 2009

Fuggire da Cuba: la storia di Cacì

di Niki (mario serio)
La historia de Cacì
una storia vera

Cacì era appena un ragazzino, ma già da piccolissimo aveva qualcosa di strano di diverso, sarà stato il lampo dei suoi occhi o quel fisichetto esile e robusto al tempo stesso, quel portamento reale ed una camminata che pareva danzare sui marciapiedi che lo distinguevano dai compagni della sua età.

Alle primarie già la camicetta rossa e i saltafosso gli stavano un po stretti, come le scarpe, che puntualmente alle 4 l’ora di uscita dimenticava insieme alla divisa.

Lo vedevi uscire di casa allora come una saetta, scalzo ed in canottiera, brandendo un bastone, la sua mazza da basebal, per arrivare all’angolo della 19 e la 21, lo slargo dove i principali giovani capitani componevano le squadre e davano inizio ai tornei che si prolungavano anche fino a notte inoltrata.

A volte, quando radio bemba (radio labbra) dava la notizia, perché sia chiaro anche tra i ragazzini funziona bene l’informazione di radio bemba (il passaparola), che nei giardini dell’universita c’era Ulito con il suo pallone da football vero, si rinunciava al torneo e si andava tutti là, a sei isolati di distanza risalendo la rampa per saltare la balconata dell’università e vedere quello spettacolo di palla. A lui, poi, dava in infinito piacere sentire a piedi scalzi la dolce ruvidezza del cuoio usato, ed anche quando lo percuoteva con il suo potente destro, dava piacere il piccolo dolore del colpo.

Passava il tempo nella sonnacchiosa Avana e venne anche il tempo di cambiar divisa e di mettere quotidianamente il fazzoletto al collo. La cosa non lo turbò più di tanto, aspettava sempre l’ora di andare a cambiarsi e mettersi in libertà, per così dire. Sembrava accettare passivamente i campi di istruzione in campagna, le gite a vedere le fabbriche di zucchero, le marcette stile pionieri elle armi, sapeva che non poteva ancora farci niente e che doveva restar in divisa almeno fino al preuniversitario quando poteva anche decidere di lasciare quella inutile scuola.

Gli anni scorrevano lenti come l’Almandres scorre tra il Vedado e Miramar, lento quasi immobile, ma inesorabile.

Arrivarono gli anni 90 con tutte gli sconvolgimenti che si possono immaginare, ma che in quella terra cambiarono le abitudini di tutti, senza eccezione alcuna.

In quel periodo gli successe che suo zio Pacco un primo pomeriggio di un sabato qualsiasi lo andò a prendere dicendogli di vestirsi come per una festa. Alla hall del bar del hotel Colina era di turno Froi un suo amico d’infanzia e gli permetteva di restare li a guardare la tv satellitare. Con la scusa di una birra per lui e di una malta per Cacì si sedettero ad osservare lo spettacolo più bello del mondo, a detta del giovane Cacì, la finale della coppa delle coppe dal vivo in diretta dalla Germania.

La Germania, è dove sarà mai la Germania. La sua fulgida intelligenza subito escluse gli stati uniti, troppi pochi gli uomini di colore sia in campo che sugli spalti, dedusse che si doveva per forza trattare dell’Europa, patria incontrastata del calcio.
Fù un pomeriggio indimenticabile, l’unica birra e l’unica malta finirono insieme al secondo tempo.

Ma gli rimase per sempre quella sensazione di gran festa e di gente esultante e rumorosa.

In quegli anni accadevano fatti strani, la mattina non si faceva più colazione con il latte, ed anche le frittate erano più rare, per non parlare del maiale o del suo amatissimo pollo alla criolla. Erano, come diceva il nonno “desaparesidos como tio Andrè”, spariti come lo zia Andrè, che per lui rimaneva sempre un mistero la sua sparizione ma non andava tanto a chiedere in giro, abituato com’era a far poche domande ed in fondo anche forgiato dall’assenza di un padre che non aveva mai conosciuto.

Accadevano cose strane, come dicevo, come quella domenica che si stava sbracati sul malecon dalle parti del Mellia quando da lontano videro arrivare due lance a velocità folle. Arrivarono vicino agli scogli del frangiflutti e gridando a squarciagola invitavano che volesse a salire, in fretta e gratis a saltare dall’altra parte dell’universo....

E si vedevano giovani e meno giovani d’un tratto buttarsi in acqua e senza ripensarci due volte abbandonare una vita per un’altra, lasciare tutti gli affetti per un salto nel vuoto, vide due ragazzi baciarsi per un tempo infinito prima che lui si tuffasse salisse sulla lancia e sparisse per una strada senza ritorno, con la possibilità di non incontrarsi più per tutta la vita,.

Ma erano cose strane.. cose da “periodo especial”.

Ma lo fecero pensare, già così piccolo, all’idea della fuga. E’ come qualcosa di genetico, qualcosa che sai di avere e non trovi, una sensazione sotto pelle che finalmente capisci e realizzi, e grazie a quei tanti stimoli concludi : La fuga..

Erano giorni in cui dei pazzi ragazzi dirottarono la lancia che fa la spola da traghetto tra i due bracci del porto. La gente all’inizio del malecon che si accorse del furto quasi faceva il tifo per i quattro spregiudicati, sperando che la guardia costiera non li beccasse... macchè, a 4 miglia erano già belli che intrappolati e per loro furono guai seri, anzi fatali, gli ultimi giustiziati ufficiali in terra cubana.

Radio bemba continuava insistente su quelli che riuscivano nell’impresa e su quelli che finivano tra gli squali, anche di quelli traditi spudoratamente. C’erano in giro dei figuri che promettevano previo pagamento di molti pesos il passaggio in una grande barca per l’agogniata Miami. Questi radunavano un certo numero di persone, 35 40, su una spiaggia all’estremita ovest della città, dove c’era una casa affittata per fare delle feste. Lì quelle persone si radunanao ed aspettavano il segnale per tuffarsi in mare ed arrivare all’imbarcazione che li aspettava, ma il più delle volte, pagata la caparra quello che arrivava era la polizia, già pratica del luogo, che non dava scampo a nessuno.

Erano cose che succedevano e non turbavano più di tanto la popolazione, a meno che non c’era un parente o un amico di mezzo.

In Cacì stava prendendo forma un’idea di cui aveva prima solo i lineamenti esterni, ma che si stava concretizzando e caratterizzando in modo preciso.

Si stava stancando dei pomeriggi a giocare, era diventato sfiancante con quel poco di alimentazione giocare a basebol, e star senza far niente non era proprio quello che un ragazzo si aspetta dalla vita.

Doveva andare via.

La prima volta, con quattro compagni fidati costruì una balsa (zattera) tipica, fatta con sei camere d’aria di camion legate insieme e sopra un piano di un vecchio tavolino per sedersi a remare e per le povere scorte.

La realizzarono in uno stabile abbandonato in poco meno di un’ora la sera stessa della partenza. Di fronte c’era il malecon dalle parti dell’hotel Riviera, che non è proprio un ottimo posto per andare via indisturbati, tra l’altro l’insenatura che stà lì davanti è illuminata dall’1860, il locale notturno all’aperto proprio sulla baia.

Alle 4 di mattina come prestabilito si ritrovarono lì e con un balzo felino, tutti e quattro si incollarono l’imbarcazione la buttarono dal parapetto e si tuffarono. Presero a remare con gran foga per cercare di allontanarsi il più possibile dalla costa prima che arrivasse l’alba.

La cosa andò per il verso giusto, si ritrovarono in alto mare, pagaiando verso una direzione che al loro naso pareva buona, ma l’inesperienza di solito si paga e qui non fù diverso. Non si informarono minimamente delle condizione meteo, tantè che all’ingresso del golfo del messico, a poche miglia dalla costa furono sorpresi da una tempesta che scendeva da nord e che rapidamente e senza altra possibilità li ricondusse verso le coste cubane. Approdarono tra l’Avana e Pinar del rio e fu difficile e pericoloso il ritorno in città dopo appena tre giorni di fuga.

Ma al pensiero “la prossima volta andrà meglio” rientrarono nelle loro case distrutti tra il dispiacere per la mancata riuscita e la felicità di rivederli in vita dei parenti:

La seconda volta era progettata per la settimana successiva al casino del Mariel, quando dopo scontri in città il capo di stato decise di aprire un porta al mare a chi voleva andarsene con la promessa di non rincorrerli o ostacolarli. Lui fù furbo in questo caso esportando con questo sistema gran parte della popolazione carceraria e manicomiale, ma qualche sano riuscì ad approfittarne e radio bemba sembrava impazzita a comunicare tutte le novita sulle fughe, quelle riuscite e quelle no.

Arrivò di nuovo il loro giorno. Il mezzo era lo stesso con qualche miglioria, un briciolo di esperienza in più e l’accortezza di salpare da un posto più nascosto, la fine di Miramar, dove i grandi alberghi coprivano la visuale al mare e c’erano tende di pescatori dove si poteva assemblare l’imbarcazione.

Questa volta partirono con meno foga e più ritmo, dovettero remare molto prima dell’arrivo del sole e la sera dopo all’imbrunire approdarono in una terra sconosciuta festeggiando con un po’ di anticipo di troppo. Quello non potevano essere gli stati uniti, non c’era niente, neanche l’ombra di un uomo, un porto una casa. Avevano sbagliato di nuovo. Ripartirono indecisi sulla rotta da seguire ed a caso scelsero ed il caso, appunto gli fece un brutto scherzo. Sbagliarono direzione, tornarono indietro verso le coste lasciate il giorno prima, che roba, che guaio, ed ormai con le prime colline di Pinar in vista sulla propria dritta e così stremati che cosa potevano più fare se non rientrare quatti quatti ancora una volta nelle loro case. Ma quello che videro gli rimase nella memoria. Teste di uomini galleggiavano come palloni dondolando, senza il corpo sotto che gli poteva fare da contrappeso, divorato dai pescicane. Gruppi di teste di uomini e di donne sciamavano nell’acqua calma come in processione, spinte dalla leggera corrente del golfo. Di loro era rimasta una storia precedente e quella testa galleggiante. Che spettacolo.

Un pò si aquietarono. Per qualche anno non se ne parlo più, c’era da smaltire quella paura ed aspettare magari qualche occasione inaspettata che tardava a venire. Intanto si sentiva da radio bemba le ultime prtenze, gli ultimi arresti, le nuove proposte.

Un giorno, per caso, Cacì incontro un suo vecchio zio, fratellastro del suo sconosciuto padre che gli confessò che lui era un calafatore e sapeva costruire barche di legno, anche grandi, gli bastava un luogo sicuro e il materiale che necessitava. Proponeva una grande barca a remi, piuttosto bassa per non dare nell’occhio ma molto affusolata per essere abbastanza veloce, e se fossero riusciti a trovare un motore aveva anche l’opzione di fargli un aggancio in poppa ad hoc.

Non fece in tempo a finire il ragionamento che Cacì già era partito alla ricerca degli amici e del materiale.

Due settimane dopo, lavorando quasi sotto casa, il lavoro era compiuto, il motore trovato, i ragazzi pronti. Mancava un ultimo dettaglio, come trasportare l’imbarcazione fino ad un punto tranquillo per salpare, e adesso con una barca vera non si poteva più giocherellare tra malecon e marina Heminguey, ci voleva un posto lontano e possibilmente senza tanto controllo. Scelsero la spiaggia prima di Guanabo e il trasporto lo faceva Felipe in cambio di 1000 pesos, bella cifra ma si rischiava la galera, il rischio c’era.

Ando tutto alla perfezione, incrociarono per strada la ronda dei guarda costa, cosa che gli regalava almeno una mezz’oretta di tranquillità, il tempo giusto. Il camion arrivò quasi fino al mare anche se la strada era a due passi. Dovevano fare in fretta, in queste condizioni anche un vecchietto o un ragazzino diventano militanti del partito e non esitano a far suonare le trombe.

Ando tutto bene anche meglio del previsto, il motore revisionato si accese quasi subito e si allontanarono, stavolta muniti di bussola e ben addestrati dal vecchio marinaio che gli aveva costruito la barca e suggerito il giorno preciso, quando avrebbero trovato un buon mare e la corrente favorevole.

Era il lontano 1995.

Cacì gode di ottima salute, ha una famiglia in florida, lavora e guadagna bene, vive anche qualche lusso di tipo americano, ma tutte le sere immancabilmente si siede sul dondolo stile cubano che ha sulla veranda e guarda in lontananza, verso il mare, in direzione della sua patria perduta.

Oggi giorno, grazie ad una modifica della legge può tornare a casa sua a Cuba, solo da turista però e solo per due mesi, e senza che, finalmente, nessuno più oserà dirgli “gusano”.

16 novembre 2008

Fuggire da Cuba: 29 cubani fermati in Mexico mentre cercavano di raggiungere la costa

da elNuevoHerald.com
29 cubani sono stati fermati il 14 Novembre dalla Marina del Mexico, mentre stavano navigando su di una fragile imbarcazione vicino le coste di Isla Mujeres, di fronte alla spiaggia di Cancun. I cubani, 24 uomini, 4 donne e 1 bambino, navigavano a bassa velocità con luci spente quando sono stati sorpresi all’alba, a 35 Km. dalla costa.

Le autorità hanno trasferito i cubani a Isla Mujeres per essere visitati da medici, che li hanno trovati in buono stato di salute, anche se alcuni presentavanoi primi segni di disidratazione.
I fuggitivi hanno affermato che avevano terminato il combustibile e stavano viaggiando con la corrente del mare.

Il passato Ottrobre, Mexico e Cuba hanno firmato un accordo secondo il quale per la prima volta il Governo cubano ha accettato di ricevere tutti gli emigranti illegali detenuti in territorio messicano, sia quelli fermati in mare che quelli entrati dal centro-america e che tentavano di entrare negli USA.

Secondo cifre ufficiali, lo scorso anno sono stati intercettati dalle autorità messicane 3.294 cubani e, nella prima metà del 2008, sono stati fermati 1.296 immigrati illegali da Cuba.

Fonti dei servizi segreti assicurano, più realisticamente, che lo scorso hanno attraversato il Golfo del Mexico circa 10.000 cubani con destinazione Stati Uniti.

24 ottobre 2008

Fuggire da Cuba: Alina Fernandez, figlia di Fidel, dice che Cuba è una gerontocrazia

da Libera Cuba
«Nessun cambiamento con il passaggio di consegne da Fidel a Raùl Castro». A dichiararlo è Alina Fernandez Revuelta, 52 anni, nata dalla relazione tra Fidel Castro e Naty Revuelta, intervistata dal giornalista lucano Gennaro Grimolizzi nel corso del Festival della Modernità, organizzato a Senago (Milano) dalla «Fondazione di Cultura Internazionale Armando Verdiglione» e dall’«Università del Secondo Rinascimento». L’intervista è pubblicata sul numero di ottobre del mensile EuropaItalia, diretto da Adolfo Morganti.

Alina fuggì da Cuba nel 1993 con documenti falsi e una parrucca, fingendo di essere una turista spagnola. Oggi vive a Miami e ha raccolto in un libro i suoi ricordi di infanzia (Castro’s daughter: an exile’s memoir of Cuba). Il produttore cinematografico Robert Moresco porterà sul grande schermo la vita della “figlia ribelle” del dittatore cubano.

«Con l’uscita di scena di Fidel Castro – afferma Alina Fernandez nell’intervista a Grimolizzi - la situazione a Cuba è rimasta quasi invariata. Le condizioni di vita dei cubani sono leggermente migliorate, ma si tratta di cose di poco conto. Raùl garantisce più cellulari e computer, ma i diritti umani vengono ancora sistematicamente violati. Tantissimi sono in carcere per reati di opinione. La libera vendita di alcuni beni non serve a niente. A cosa servono i computer se non c’è libero accesso ad internet?».

Alina Fernandez ha molta fiducia nei giovani: «Occorre concentrarsi sulle esigenze del popolo cubano, a partire dalla realizzazione di un reale benessere, senza essere accecati dalle ideologie per attuare il cambiamento. Speriamo che i giovani possano far sentire la loro voce, dato che Cuba in questo momento è una gerontocrazia. Il potere è nelle mani di persone molto anziane».

12 ottobre 2008

Fuggire da Cuba: una storia triste

di El Yoyo blog Jinetero y que? da amoramor
Juanito non avrebbe mai immaginato che la vita lo avrebbe lanciato in questa crociata. Avere un figlio libero e un altro schiavo…eh…bene, cerco di spiegarmi. Come quasi tutti i cubani di questa epoca Juanito sognava poter andarsene fuori da Cuba, però non basta desiderarlo, bisogna passare per l’estremismo e vedere bene quello che può essere un ascelta buona da una cattiva, i cubani buoni da quelli cattivi.

Inviò i suoi dati ogni anno per vincere il “bombo” (ogni anno a Cuba c’è una specie di sorteggio tra le domande per la residenza negli USA che i cubani possono richiedere, alcune di queste richieste ottengo il visto per gli USA) o come la chiamano gli americani: la lotteria dei visti… però lui non vinse mai, nemmeno nella “rifa” (estrazioni di numeri tipo tombola) dei compleanni). Provò così con la “balsa” (imbarcazioni di fortuna, zattere, usate per scappare via mare verso Miami), non una ma tre volte.

La prima balsa naufragò a soli 100 metri dalla costa, organizzò la seconda con alcuni “soci” esperti di navigazione e barche, però scomparvero il giorno prima della partenza con la balsa, e lo abbandonarono. Questi “soci” adesso vivono a Miami. La terza balsa la fece da solo, ormai aveva esperienza. Partì una mattina di Maggio, però i guardacoste americani lo intercettarono a 5 miglia dal suo destino e lo rimandarono a Cuba.

Visto che se non è destino, non sarà mai per te, Juanito accettò che il suo destino restasse incatenato all’isola che lo vide nascere. Desistette nei suoi piani e iniziò una vita come poteva, o come gli permetteva il “periodo speciale” (quando dopo il crollo dell’Unione Sovietica del ‘91, cessarono i finanziamenti e gli aiuti a Cuba da parte dell’URSS).

Si sposò ed ebbe una figlia che diventò la bimba dei suoi occhi. Però il periodo speciale non crede nelle lacrime e tanto meno nel sentimentalismo, quando i piatti sono vuoti sul tavolo, e gli sposi se li tirano in testa. Il suo matrimonio naufragò, non fù così per l’amore per la piccola, alla quale dedicava tutto il patrimonio che poteva agguantare in mezzo alla miseria.

Però anche le cose tristi hanno uno spiraglio di luce; non sono tristi dall’inizio alla fine.
A Juanito un giorno arrivò la buona notizia: trovò lavoro in una compagnia per lavorare in un hotel servendo mojitos sulla “Playa del este” (spiaggia dell’Havana). Bene, benissimo! Tutto quello che guadagnava lo spese per sua figlia, la principessa della sua vita.

Però le storie tristi, hanno finali felici solo nelle tele novelle e questa è una storia triste.

Juanito, è un tipo carino e passò quello che doveva passare. Apparve la Yuma (la straniera), dopo il contatto venne il viaggio per conoscersi meglio… la notte prima del viaggio promise alla sua bimba che sarebbe tornato a prenderla… e partì.
Le cose non sono andate male a Juanito, la yuma è una tipa a posto, che si è comportata con lui come nessun altro, lo appoggia in tutto, manda soldi alla sua bambina a Cuba senza che lui glielo chiedesse e gli trovò un lavoro.

Con il tempo Juanito decise di completare la sua felicità avendo sua figlia al suo lato, però questa è una storia triste, non bisogna dimenticarlo.
La mamma della bimba a Cuba non gli concede così al momento la gallina dalle uova d’oro. Quindi niente, la bimba non esce da Cuba.

Juanito ha vissuto anni con questa spina nel corpo, senza trovare la felicità completa, piangendo dentro per la figlia che si lasciò dietro. E così sarebbe finita la storia se non fosse che, con il passare degli anni la sua nuova sposa, per la quale prova amore vero, le chiese di avere un suo proprio figlio. Juanito ebbe una nuova bimba nata sotto un’altra bandiera e che ama così tanto come la sua primogenita.

Accompagnato dalle sue due figlie imparò a Varadero che le sue figlie non sono uguali, una può entrare e uscire, l’altra non può respirare la stessa aria di sua sorella, mentre una entra, l’altra deve aspettare alla porta.
Con una delle due nelle sue braccia non trovò parole per spiegare che è padre di una principessa e di una mendicante.

E adesso Juanito non sa che fare…

Fuggire da Cuba: la TV cubana conferma la fuga dei 2 giocatori della nazionale cubana

di Renato Pérez Pizarro da Cuban Colada
La TV cubana, sabato scorso ha confermato la fuga a Washington di due membri della squadra nazionale di calcio (vedi il precedente blog). "i calciatori cubani Reynier Alcántara (nella foto) e Pedro Faife hanno tradito l'unità della loro squadra e ha ceduto alle tentazioni dell'impero del denaro, e per questo motivo hanno abbandonato la squadra nazionale", ha detto un giornalista TV in riferimento alla fuga dei due calciatori…

"Come al solito, la squadra difenderà i colori della bandiera nazionale, passando sopra il fango dei traditori", ha proseguito. Anche prima della partita, la “Cuban News Agency” aveva annunciato che Faife e Alcántara avevano"tradito la loro patria e abbandonato la squadra".

Prima di lasciare l'Avana per Washington, l’ attaccante Leonel Duarte ha detto all'agenzia di stampa tedesca DPA, che egli non si aspettava nessuna fuga...
"Tutti noi siamo rivoluzionari e crediamo nella rivoluzione cubana [...] è possibile che alcune persone si rivolgano a noi per cercare di corromperci, ci ricattano, ci mettono pressione, ma stiamo andando lì solo per giocare a calcio ", ha detto Duarte alla DPA.

L’allenatore Reinhold Fanz non sembra così ottimista al momento: "Mi auguro che tutti torneranno, perché i giocatori vedono che stiamo andando avanti", ha detto alla DPA. "Abbiamo lavorato sodo e bene e, fatta eccezione per i risultati che purtroppo non sono stati in nostro favore, credo che i giocatori vedano che ci stiamo muovendo in avanti".

11 ottobre 2008

Fuggire da Cuba: 2 giocatori della nazionale cubana di calcio scomparsi a Washington

da El Nuevo Herald.com
Due membri della nazionale di calcio cubana sono scomparsi durante un viaggio a Washington per le qualificazioni al torneo della Coppa del Mondo, come ha riferito alla stampa l'allenatore della squadra venerdì scorso.

Il Washington Post ha identificato i giocatori: il centrocampista Pedro Faife, di 24 anni, e l’attaccante Reynier Alcantara, di 26 anni. Faife e Alcantara sono scomparsi dalla loro camera d'albergo a Crystal City due giorni fa e non sono stati localizzati.

“'E 'sempre un problema per la squadra”, ha affermato l’allenatore Reinhold Fanz al The Washington Post. ''Abbiamo misure di sicurezza, ma non si può tenerli chiusi nelle loro stanze'', ha aggiunto Fanz.

Cuba dovrebbe giocare oggi contro la squadra degli Stati Uniti nello stadio RFK.

Le diserzioni sono una fonte di preoccupazione per il governo cubano ogni volta che le squadre sportive viaggiano al di fuori l'isola.
Nel mese di marzo cinque giocatori della nazionale cubana di calcio, fuggirono dopo aver giocato contro gli Stati Uniti a Tampa, in Florida.

04 ottobre 2008

Fuggire da Cuba: amor, quando si trasforma!

di Yuya da amoramor
Vi racconto una storia che non posso concepire, si tratta di una ragazza che come tante di noi ha cercato un modo per poter uscire dal suo paese, in specifico parlo di Cuba che per disgrazia non ci dà la possibilità di viaggiare liberamente e che in generale è un paese povero.

Lei ha lasciato là tutta la sua famiglia, specialmente sua figlia, l’unica che ha potuto avere, aveva 13 anni, il problema è che questa bambina ha già 21 anni e non ha visto sua madre, tutta la sua adolescenza senza potersi sfogare apertamente con qualcuno perché un po’ timida e vive nella speranza che sua mamma ritorni per restare insieme.

Questa madre ha vissuto tutto questo tempo in Italia senza il famoso permesso di soggiorno, (illegalmente) sia qui che a Cuba, sposandosi con un ragazzo sud americano, come lei illegale, che qui non viene riconosciuto perché non ottiene nessun documento, un caso assurdo ma reale;
lei si trovò nella situazione di dover chiedere al governo cubano il permesso per rientrare a Cuba, che dopo 6 mesi e molte battaglie glielo ha concesso, era l’opportunità di vedere sua figlia, e così l’amore di madre così forte e potente scompare come per magia e decide di non rientrare, la conseguenza sarebbe stata quella di non poter uscire da Cuba per un certo periodo, non si sa quanto.

Qui non è felice, lavora in nero ovviamente, trattata come una clandestina, riunendo un po’ di soldi per la famiglia che ovviamente ha sempre mantenuto. Non risolvendo nulla quì decide di emigrare in Spagna, dove la scoprono per ben 2 volte, lei e il marito sono stati arrestati e detenuti per 1 mese in Francia, poi lui è stato espulso e rimpatriato al suo paese di origine e lei mandata a Madrid perché Cuba non la accetta;
che dire, quando vai a vedere la tua famiglia, tua figlia? Sono finiti i risparmi, devi ricominciare da capo, io dico, siamo matti?

Una madre per amore di un figlio che hai deciso di mettere al mondo e che ti chiede con ansia di tornare, una soluzione la trova, chi ti vede in modo strano a Cuba se hai compiuto il tuo dovere di madre?
Nessuno, è un dettaglio che magari non ti interessa, il cuore lo esige per stare in pace con te stessa, che vuoi fare se non è andata come volevi! Al diavolo tutto e corri da chi necessita del tuo amore, che il tempo perso lo piangono anche i morti.

31 agosto 2008

Fuggire da Cuba: l'attore cubano Yamil Jaled fugge a Miami

di Libertad de Expresion blog Pinceladas de Cuba

L’attore Yamil Jaled (alla sinistra della foto), uno dei più famosi personaggi della televisione a Cuba, è fuggito dall'isola ed emigrato negli Stati Uniti dopo aver ottenuto la residenza. Jaled è emigrato a Miami proveniente da Santiago del Cile, dove risiedeva dallo scorso anno, per riunirsi con sua moglie, la cubano-americana Maite Elizalde, secondo il “Nuevo Herald”.

L’istrionaco attore, laureato al “Instituto Superior de Arte (ISA)” nel 1997, è stato per un decennio l’interprete di un poliziotto nella serie tv "Giorno e notte", che dal 2004 cambiò in "Dopo l'ingombro", e nella quale ha sviluppato il ruolo del "Mayor Marcos."
Ha anche interpretato versioni televisive di opere teatrali, e partecipato a co-produzioni cinematografiche con Francia e Italia.
Il successo venne nel 2004 quando è stato il protagonista della soap opera "Destino proibito", con la regia di Xiomara Blanco.

L'attore ha affermato al giornale, che ha lasciato l'isola, tra le altre cose, perché stanco "della censura" e ritiene che la sua vita era bloccata in un paese in cui “la televisione è rimasta all’età della pietra".

Il suo eccezionale stipendio mensile era di 3.700 pesos cubani, circa $ 140, che, ha sostenuto, gli erano appena sufficienti per soddisfare le necessità di base.

20 agosto 2008

Fuggire da Cuba: che ci possiamo fare se siamo nati nel terzo mondo

di El Yoyo blog Jinetero,... y que?

In questo luogo dove ho fatto la storia anni fa, le cose non sono come prima. Non c'è più una fila di persone in attesa di entrare, e le facce che vedo ovunque non sono così nuove. Questa sembra una disco-temba, con l'arrivo del reggaeton i salseros sono storia.

Guarda tu quello che sono le coincidenze! Anche lei ha scelto di visitare questo luogo oggi. Fa il suo ingresso, le luci, la musica e le reverenze, ed un tappeto rosso che si stende per accogliere i suoi passi. Cammina in silenzio, con lo sguardo sul pavimento, a due passi da quello che marcia a due chilometri da lei. La si vede triste.

L’ho conosciuta, essendo un nuovo arrivato, ho deciso di restarne al di fuori. Sono riuscito a farmi dedicare un paio di "ti amo" e la promessa di morire al mio lato, e ho creduto di aver incontrato il mio porto definitivo. Ma il suo amore non sopravvisse al sospetto che quel "senza documenti" era solo alla ricerca di un permesso di soggiorno tra le lenzuola. Una di quelle notte nelle quali il freddo attanaglia i nuovi arrivati, lei mi restituì il cuore, ha aperto la porta e mi ha spinto in mezzo alla strada, bianchissima di neve.

Nevicò molto da allora. La si vede triste, ed io non sono morto di freddo. Io, ho ottenuto la "nazionalità" e lei non si rende conto che oggi, un cuore arrivato dal Terzo Mondo, è tornato a saltare dalla gioia per lei.

19 agosto 2008

Fuggire da Cuba: la fuga dei medici da Cuba

di Mirta Ojito da El Nuevo Herald
Migliaia di medici cubani hanno lasciato Cuba negli ultimi 48 anni, da quando il governo ha lanciato la sua prima missione di aiuti internazionali.

Ma, secondo gli esperti, il ritmo si è accelerato negli ultimi cinque o sei anni con il crescente numero di medici all'estero, in particolare negli ultimi due anni, dal momento che gli Stati Uniti hanno facilitato la possibilità, per il personale medico cubano, di ottenere il visto per USA attraverso un programma ufficiale.

Funzionari del “Servizio di cittadinanza e immigrazione” cubano, non informano sul numero dei medici cubani che hanno ricevuto il visto previsto nel programma. Chris Rhatigan, portavoce della società, ha detto che “tali informazioni potrebbero compromettere il programma.''

Ana Carbonell, capo rappresentante dell'Ufficio federale di Lincoln Diaz-Balart, un repubblicano di Miami, ha definito il programma un ''enorme successo'' ed ha affermato che quasi 2000 cubani hanno ricevuto il visto dagli Stati Uniti.

Julio Cesar Alfonso, presidente della solidarietà senza frontiere, un'organizzazione di medici cubani con sede a Miami, stima che 6.000 medici sono emigrati da Cuba negli ultimi cinque anni. Circa 5000 risiedono negli Stati Uniti, il resto sono sparsi in tutto il mondo.

Fuggire da Cuba: Elian, il piccolo profugo sul grande monte

dall'Havana Raymundo Cerero per Penultimos Dias
Sono stati molti i doni che Fidel Castro ha ricevuto lo scorso Mercoledì 13 agosto, per celebrare il primo compleanno del suo nuovo status di presidente pensionato. Un video mostra il piccolo Elian Gonzalez (chi non ricorda la famosa disputa tra gli USA e Cuba, quando Elian a bordo di una imbarcazione di fortuna, raggiunse le coste di Miami, mentre nello stesso disperato viaggio sua madre morì. Alla fine, dopo la richiesta da parte del padre, rimasto a Cuba, di rimandare il bambino sull’isola, con una operazione militare dell'esercito statunitense, venne strappato a forza dalla casa degli zii, dove era stato accolto, e rimandato a Cuba da suo padre. R.F.) che sale al “Pico Turquino“ (il più alto monte di Cuba, situato nella Sierra Maestra, in provincia di Santiago di Cuba, dove è situata una statua di Josè Martì. R.F.).

Elian al momento della "liberazione" da parte dell'esercito USA.

Per immortalare la salita al monte di Elian, è stato necessario mobilitare un equipaggio di guide esperte, cameramen, promotori della “Unione dei Giovani Comunisti“, un'ambulanza nel caso in cui qualcuno ne avesse avuto bisogno durante l’ascesa al monte) e diversi autobus che portarono, per parte del cammino, alcuni scalatori.

Era già passato mezzogiorno quando il gruppo, formato anche da dirigenti della “Unione dei Giovani Comunisti“, e pionieri del partito giunsero alla vetta. Elian accompagnato da suo padre, è stato tenuto lontano dalle telecamere.

Fino al momento in cui il ragazzo è stato collocato accanto al busto di Jose Marti per scattare le foto da donare "all’anziano" (Fidel). E 'stato solo in quel momento che qualcuno ha notato che Eliancito indossava un pullover con una grande aquila sul petto, forse uno di quei disegni giapponesi Yuhi-Oh! Che molto piacciono agli adolescenti della sua età.

L'allarme si diffuse tra tutti i presenti, cosa penserà il compagno Fidel se vede il suo Elegguà (santo-bambino della religione Yoruba, equivalente a San Antonio di Padova nella religione cattolica R.F.) vestito con un simbolo imperialista? La soluzione è stata quella di fargli cambiare il maglione, ma il giovane si è rifiutato fermamente di farlo. Anche il padre non voleva nascondere l'enorme Rolex d'oro che indossava, ma le telecamere hanno comunque "dovuto" evitare di riprenderlo.

Non dovevano esserci ambulanze e autobus, si doveva evitare di dare l’impressione che tutto fosse stato organizzato a puntino, ma doveva sembrare il desiderio spontaneo di Elian di voler salire sino al monte Turquino.

Questo è stato ciò che ha visto il convalescente ex comandante in capo Fidel: un giovane uomo che ha ripercorso lo stesso cammino che lui percorse negli anni della rivoluzione, insieme ad un aquila che gli strizzava l’occhio dal suo petto.

12 agosto 2008

Fuggire da Cuba: polizia messicana sta ricercando 23 profughi cubani

da Conexion Cubana

Le autorità di polizia di Quintana Roo, Mexico, sono alla ricerca di 23 cubani latitanti e dei loro presunti complici che li hanno aiutati nella fuga dall‘isola. A sua volta, il coordinatore della protezione civile di Cancun, Javier Perez, ha affermato di aver visto tra le 40 e 50 persone che abbandonavano la nave che prese fuoco durante il trasporto dei cubani senza documenti, così il numero dei profughi dell’isola può aumentare.

I sette cubani senza documenti arrestati dopo che la barca sulla quale erano in viaggio ha preso fuoco in mare, sono ancora detenuti in alcuni centri dell'Istituto Nazionale di Migrazione (INM) in questa località dei Caraibi.

Venerdì scorso, una barca ha preso fuoco al largo della costa di Cancun, arrivati a 800 metri dalle coste messicane i suoi occupanti si sono stati gettati in acqua. Alcuni nuotarono verso la spiaggia e altri sono stati aiutati dai turisti che giravano su delle moto d'acqua.

Poco dopo l'incendio della barca, vicino all’hotel Fiesta Americana Coral Beach, gli agenti hanno arrestato sette persone, tre uomini, tre donne e un bambino.

Secondo la INM, i detenuti hanno detto di essere privi di documenti cubani e, inoltre che erano affamati e volevano ritornare nel loro paese, questi i loro nomi: Zorely Borrego Morales, 25 anni; Ailyn Pérez Betancourt, 20, Mailin Balmaceda Garcia, 20, Fidel Domencia Garcia, 24; Marquez Raul Hernandez, 35; Dany Galindo Galvez, 33 e Ariel Mauri Raul Morales di quattro.

Dopo aver spento il fuoco, la nave, il cui nome e nazionalità non sono state individuate, è stata trainata a riva dalla Marina Militare.

Mafia cubana

Versioni non ufficiali hanno indicato che i cubani sono stati raccolti in alto mare per per essere poi trasportati fino a Cancun e farli passare come dei turisti, per facilitare così il loro ingresso negli Stati Uniti, aiutati da membri di una mafia cubano-americano che opera in Messico.

L'Istituto ha riferito che il numero dei detenuti cubani senza documenti in Quintana Roo è triplicato negli ultimi due anni, passando da 157 nel 2004 a 572 nel 2007. Nel corso del 2008, solo fino al 19 marzo, 114 cubani sono stati arrestati per mancanza di documenti, barche arenate sulla spiaggia, oppure intercettati in alto mare a bordo di fragili zattere.

28 giugno 2008

Fuggire da Cuba: fuga dalla Isla Grande

di Alessandro Grandi da Peace Reporter

Traffico di persone e corruzione preoccupano il governo di Fidel Castro.
La spietata ferocia dei trafficanti di esseri umani si sta abbattendo anche su Cuba. L’isola non è esente dalla presenza di delinquenti senza scrupoli pronti ad arricchirsi sulla pelle della gente, consapevoli dell’appoggio esterno delle forze dell’ordine messicane.

I fatti. Da qualche tempo a questa parte la polizia cubana se la deve vedere con un’organizzazione molto particolare. Sono i trafficanti di uomini che, grazie a un lauto pagamento, traghettano cittadini cubani fino alle coste del Messico o, nel caso dei più fortunati, direttamente in Florida.
A quanto pare questi trafficanti hanno anche un notevole appoggio da parte delle forze di polizia messicane. Anche la Commissione per i Diritti Umani dello stato di Quintana Roo, nello Yucatan, (Messico), ha denunciato la complicità fra gli agenti della sezione immigrazione e gli scafisti.
Secondo Susana Martinez, della Commissione, “i dollari sono tanti e la corruzione dilaga. Agenti della polizia e funzionari dell’ufficio immigrazione, controllano il traffico illegale di persone dalle parti di Cancun. Per mezzo di una grande rete di complicità con i trafficanti, gli agenti forniscono loro appoggio logistico, ricevendo in cambio elevate somme di denaro”.

Polemiche Cuba-Usa. Ma la polemica cubana nei confronti degli Usa è di tutt’altra natura. Secondo l’Havana, l’amministrazione di Washington incoraggerebbe gli espatri illegali dalla Isla Grande, favorendo l’immigrazione clandestina. C’è anche una legge (Legge di aggiustamento cubano) che fornisce in qualche modo aiuto a tutti quei cubani che vogliono entrare negli Usa. Purtroppo, però, le 90 miglia che separano i due Paesi sono anche piene di pericoli e insidie. Sono centinaia i cubani (i famosi balzeros) che perdono la vita nelle calde acque dell’oceano pur di scappare dalla terra di Castro. E non solo per le imbarcazioni di fortuna sulle quali sono costretti a viaggiare. E’ successo che, sentendosi braccati, i trafficanti abbandonassero i passeggeri o li gettassero direttamente in acqua, facendoli diventare facile preda per gli squali che infestano le acque. Scene tragiche, viste e riviste anche nel frequentatissimo mar Adriatico.
Ma c’è anche un grande paradosso di fondo da tenere in considerazione. Se da un lato Bush e la sua amministrazione favoriscono l’ingresso dei dissidenti cubani in territorio Usa, dall’altro cercano in tutti i modi di fermare l’immensa ondata di migrazione che da diversi anni interessa la regione di confine fra Usa e Messico. Preoccupa così tanto questa situazione, che lo stesso presidente Bush nel corso degli ultimi mesi ha promesso l’ampliamento del muro di rete metallica che separa le due nazioni.

I precedenti. Nei giorni scorsi era stato bloccato dalla polizia di frontiera di Castro il tentativo di fuga di 39 cittadini cubani che, a bordo di un’imbarcazione di proprietà di uno statunitense di origine cubana, cercavano di arrivare sulle coste della Florida. Ne era seguita una violenta sparatoria che aveva causato la morte di uno scafista e il ferimento di altri due uomini che erano con lui. Fra i 39 passeggeri dell’imbarcazione c’erano 20 uomini (fermati dalle autorità cubane in attesa di un chiarimento dei fatti e di una definizione di responsabilità), 12 donne e 7 bambini. Questi ultimi sono stati riconsegnati alle famiglie.
Dall’identificazione dei trafficanti sono state scoperte un paio di cose molto interessanti. La prima è che l’imbarcazione era stata registrata negli Usa e non sarebbe la prima volta che molla gli ormeggi dai porti Usa della Florida per fare la spola con la provincia di Pinar del Rio (Cuba) e trasbordare quanti più cittadini cubani possibile.
La seconda è che l’imbarcazione appartiene a una vecchia conoscenza della giustizia cubana: John Roberto, noto negli ambienti del malaffare come lo ‘squalo azzurro’ proprio per la sua abilità nel trasferimento di emigranti irregolari da Pinar del Rio, verso il Messico o gli Usa.