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12 ottobre 2012

Cambio a Cuba: legalizzare la prostituzione?

Negli anni ’90 il governo cubano iniziò a potenziare l’industria turistica nel paese. Da quel momento il turismo sessuale sull’isola diede un forte impulso allo sviluppo dei viaggi a Cuba. A 12 anni di distanza, oggi si cerca di promuovere maggiormente un turismo più convenzionale, legato alla natura, alla storia e alle vacanze per le famiglie di alto livello.

04 ottobre 2012

Cuba clandestna: sequestrati 1.644 Kg di droga nei primi sei mesi del 2012

Nei primi sei mesi del 2012 sono stati sequestrati 1.644 Kg di droga, per la maggior parte si tratta di pacchi che raggiungono le coste cubane con le maree, gettati in mare da aeroplani di narcotrafficanti provenienti dalla Jamaica e diretti alle Bahamas, per proseguire poi verso gli Stati Uniti.
Si tratta del maggior sequestro di droga negli ultimi 8 anni.

23 settembre 2012

Cuba clandestina: cannibalismo all'Havana


La storia è realmente accaduta e proviene dall’archivio dell’Istituto di Medicina Legale dell’Havana. Il caso risale al 1980.

Estela era solita frequentare un locale ‘La piloto de la esquina de Toyo’, lì poteva consumare tranquillamente otto ‘pergas’ di birra, circa quattro litri, in una serata. Lei non lavorava, aveva qualche precedente penale. Non aveva un domicilio fisso, oggi passava la notte al capolinea degli autobus, domani su un treno.
Nella migliore delle ipotese dormiva con qualche ubriacone di turno che aveva conosciuto durante le serate annebbiate dall’alcol.

11 settembre 2012

Cuba clandestina: autoritratto di una "jinetera"


E’ il primo giorno di Mayra in strada. Tutta la famiglia è a casa. Allegra per il suo ritorno. L’ambiente è molto diverso da quello che si lasciò dietro prima di andare in prigione.
I suoi genitori non si scandalizzano più quando suo figlio di 11 anni cerca di farli ridere con racconti sul comandante.

Sua madre, di nascosto, ride delle barzellette del ragazzino. Prima suo padre vigilava continuamente sul suo vocabolario. Per nessuna ragione, a lei, era permesso parlare male del comandante né della rivoluzione.
Disturbati, le spiegavano il perché doveva essere eternamente grata: “Grazie alla rivoluzione, hai una casa, puoi studiare, non devi pagare quando stai male”.

Seduta nel patio, respirando aria fresca, chiude gli occhi e ritorna nuovamente alla sua cella, finestre chiuse, aria umida e un forte odore di urina e escrementi. Sbatte gli occhi. Si sente meglio. Sì. Le cose sono cambiate quì. I suoi genitori adesso si lamentano di “come vanno male le cose”. Uno a uno, contano le monete di ‘chavitos’ (dollari convertibili  CUC, n.d.t.), per vedere se bastano per comprare un litro di olio.

Mamma ha già compiuto 65 anni. E’ più grassa, sborda dalla sedia che ha di fronte alla macchina da cucire. Si dedica a rammendare vestiti per i vicini. Papà ossuto e con dieci centimetri in meno di cinque anni fa. Gli mancano due giorni per compiere i 70. Ritirato dalle Forze Armate Rivoluzionarie, ha una ‘chequera’ (libretto della pensione, n.d.t.) di 320 pesos (circa 13 dollari). In più lavora in una ditta vicino casa, pulisce pavimenti e racimola qualche soldo extra.

Mayra fa fatica a immaginare che un tempo furono alla Piazza, a gridare e appoggiare euforici la Rivoluzione di Fidel Castro. Sognavano di un paradiso dove non esistevano diseguaglianze sociali né lo sfruttamento di uomini su altri uomini. Credevano nella Costituzione e la obbligavano a imparare a memoria il pensiero di José Martì menzionato nel preambolo: “Io voglio che la prima legge della nostra Repubblica sia il culto dei cubani e la piena dignità dell’uomo”.

Però quando nel ’90 arrivò il “periodo speciale”, i fanatici come suo padre persero l’equilibrio. Iniziarono a dirle di parlare piano quando lei malediva la madre di chi programmava quelle interruzioni della corrente elettrica che duravano fino a 14 ore al giorno e a volte malediva anche la madre del comandante. Adesso non fiatano quando suo figlio dice loro che il suo sogno è di fare il giocatore di baseball, per poter viaggiare, stabilirsi fuori e guadagnare molti soldi.

Sogni come questi a lei la portarono a “Donna Delicia”, una prigione per donne. Alla sua mente tornano immagini di quando usciva a “jiinetar” (prostituirsi) sulla 5° Avenida, a Miramar. Di polizia, lettere di avvertimento, pericolosità sociale e cinque anni di prigione. Tutto accadde così rapidamente, per essere stata stupida! “ Io non mantengo nessun pappone”, disse ai poliziotti. Se gli avesse dato quello che chiedevano, per fare gli sbruffoni, non sarebbe andata in carcere. Però non mi lasciai prendere in giro e mi complicai. Chi poteva immaginare che mi sarei complicata fino a questo punto? Per colpa di quel poliziotto figlio di puttana, che cercò di baciarmi con la forza, quella più disgustosa. No. Non mi pento, se mi dovesse succedere ancora farei esattamente la stessa cosa. Conclusione, la vita è una roulette russa.

A Mayra le sembrava di vedere il volto di suo padre durante il processo, quello che ostentava quando sua madre gli chiedeva di fare pace con il suo altro figlio,  suo fratello, un ‘marielito’ come chiamano i più di cento mila cubani che se ne andarono da Cuba nel  1980 dal porto di Mariel. “Stavamo morendo di fame, ma mio padre nemmemo con le bastonate perdeva il suo orgoglio. Fino a quando la mamma si ammalò e quasi morì”.

Adesso riceve denaro da Miami, ‘il nido dei vermi’. Che carino! Quando andai in prigione, era il presidente del CDR, dopo pochi giorni rinunciò. Arrivò una lettera di invito, per visitare la famiglia “nella tana del mostro”. La vita gira e gira e Mayra si domanda che avrebbe fatto della sua vita se non fosse diventata una prostituta. Forse sarebbe diventata una alcolizzata all'ultimo stadio. In ogni caso, imparò che non importa il cammino che scegli, sei vai alla ricerca di sogni poco probabili. “Io vorrei solamente andarmene da tutta  questa merda. Per questo capisco i miei genitori, il loro silenzio, la loro tristezza”.

Dopo di tanti sacrifici, lavoro volontario, guardia operaia, azioni, riunioni, marce combattenti, delazioni e informazioni sulla vita di altri, per loro non è stato facile riconoscere che i cubani stanno peggio del 1959, quando tutto ebbe inizio. E’ duro accettare che dopo 53 anni di “socialismo”, la promessa di avere un paese perfetto è stata una menzogna.

Comunque nel patio, Mayra chiude gli occhi. I suoi capelli danzano con il vento. Passa leggermente la mano sul sole che ha tatuato sul collo. Sospira, si guarda intorno. Con un fazzoletto si asciuga le lacrime. Si alza e rientra in casa. E’ la padrona, deve stare con i suoi il primo giorno della sua libertà.

26 agosto 2012

Cuba clandestina: scuola di "jineteras"


E’ assurdo pensare all’abisso nel quale cade quotidianamente una parte della gioventù cubana. La prostituzione è ovunque al mondo una facile via di fuga dalla miseria. 
In paesi poveri è a volte l’unico modo per sopravvivere. 

Quello che racconto di seguito è la testimonianza di un “chulo” (pappone) che oltre a gestire più di dieci “Jineteras” è un professore della prostituzione, insegna come devono comportarsi, muoversi e come offrire i loro servizi. 

E’ una testimonianza del 2000, ma è attuale e illustra una realtà globale, ma che a volte a Cuba assume un aspetto “esotico” rischiando così di diventare qualcosa di “folkloristico”, distogliendo l’attenzione sul fenomeno più degradante che rende una ragazza, per scelta, costrizione o necessità, schiava di un'esistenza privata di una dignità umana.

Jose Mesa lavorava per 280 pesos mensili, poi per un litigio con il suo capo ha perso il lavoro. Iniziò così la sua attività di “scuola per prostitute”. 
E’ nata per caso, quando una sua vicina gli chiese come poteva iniziare questa attività. Lui le domandò “Sai in cosa ti stai mettendo?” lei rispose “No, ma ho già deciso e se non mi aiuti tu lo farà qualcun altro.”

“Sono brutto, però parlo inglese e portoghese, quindi pensai: perché non fare lavorare per me sei o sette ragazze?”. 
Il suo desiderio divenne realtà e superò le sue aspettative. Al momento lavorano per lui 13 ragazze. Nella zona è considerato un “chulo” ma lui contesta “Per me non è così. Non sono uno sfruttatore. Tengo per me solo il 20% dei quello che il cliente paga. Tutte vogliono lavorare per me”, afferma orgoglioso mostrando i suoi denti d’oro.

Per questo “procuratore” havanero la sua carta vincente è il fatto che “le sue bambine”, come le chiama lui, cono cortesi ed educate, perché “agli uomini non piacciono le donne provocanti, e suggerisco loro di accettare eventuali approcci solo dopo che il cliente le abbia avvicinate per primo".

Mesa offre ragazze per tutti i gusti: nere, mulatte, miste, bianche, bionde e asiatiche. Delicate come modelle o con forme prosperose.

E’ un ammiratore di Alberto Yarini, un "chulo" dei primi del XX secolo. 
“Vorrei che alla mia morte, le ragazze venissero al mio funerale, senza rancore, come fecero con Yarini”. 
Mentre aspetta la morte, Jose si gode la vita con eccesso. Beve 10 birre al giorno, fuma due pacchetti di Marlboro  e mangia “adeguatamente”.

“Offro le mie ragazze per internet. Do il loro indirizzo, dove le si possono trovare. Legalmente non faccio nulla di proibito. Do alle mie ragazze il denaro per consumare, non è illegale. Il resto è facile. Pensate ad un bar pieno di stranieri. E’ difficile che ragazze come le mie passino inosservate, sono belle, ben vestite e gentili”.

Qualcuna delle ragazze protette da Mesa oggi vive in Spagna, Germania o Svizzera, e non le va male. “Si ricordano di me, mi scrivono, a volte mi mandano del denaro, io non sono cattivo”. Si mette una mano sul cuore e dice con tono commosso “sotto la camicia batte un cuore nobile”.

Cuba clandestina: lo 'sballo' sull'isola


Si dice che la Ketamina può far crollare un cavallo. In effetti è utilizzata dai veterinari come anestetico. Genera euforia, ma non crea dipendenza anche se gli effetti collaterali quando cessa lo 'sballo' sono mal di testa, vomito e vertigini, a volte l’overdose può causare la morte.

La cocaina non è molto diffusa sull’isola, a causa del suo costo elevato è accessibile a jineteras, musicisti, ‘faranduleros’, figli di papà. Il prezzo di un grammo può arrivare a 50 dollari (leggi "l'Havana notturna, tra droga e reggaeton"). 
La Ketamina, o ‘kit-kat’ come viene chiamata compete con la Amitriptilina e il Parkinsonil, ‘el paco’, che si vendono a 20 pesos cubano alla pastiglia al mercato nero.

La diffusione delle droghe sull’isola non è mai stata molto estesa, grazie ai controlli della polizia e alle pene severe impartite a chi la commercia.

Per la marijuana è un’altra storia. E’ sempre stata accessibile, oggi la si può trovare facilmente, quella più pregiata proveniente dalla Colombia o dalla Jamaica costa 2 CUC a spinello, quella locale di qualità inferiore si paga la metà.

Il consumatore non è punito con la prigione, esistono cliniche per la disintossicazione che però non sono molto frequentate, da qualche anno è in funzione una linea telefonica di aiuto ai tossicodipendenti, ma anche questa viene utilizzata raramente perché non è considerata discreta.

06 agosto 2012

Cuba clandestina: l'Havana notturna, tra droga e reggaeton


In un edificio fatiscente, sporco e grigio, della fine degli anni ’20 del secolo scorso, si può incontrare Juan Antonio, un giovane con il fisico da giocatore di basket. Indossa dei bermuda larghi che fanno intravedere i boxer di marca. Le braccia atletiche, frutto di esercizi “fai da te”, sono coperti da tatuaggi con una approssimata pretesa artistica. Occhiali grandi, stile vintage. Canottiera di Lebron James, la stella dei Miami Heat e delle ciabatte di cuoio completano la sua “divisa”, abbigliamento comune in questi quartieri periferici e abitati da una maggioranza nera.

Dopo le dieci della sera, Juan Antonio comincia il suo lavoro. Vendere roba o marjuana “yuma”. All’apparenza sembra si stia rinfrescando con la brezza notturna all’entrata del decadente e affollato edificio. Invece sta aspettando i suoi clienti.
I primi ad arrivare sono “faranduleros” (da farandula, fiaba, chi vive godendo alla giornata), come si chiamano i seguitori della “farandula” havanera. Ragazzi che conoscono perfettamente l’itinerario dei “reguetoneros” (amanti del reggaeton), il posto e l’ora dove suoneranno.

La transizione è rapidissima. I giovani vogliono comprare tre grammi di coca. Il pusher ha tre involucri da un grammo. Una mano consegna 150 CUC e velocemente Juan Antonio, come contraccambiando il saluto fa cadere i tre pacchettini di carta bianca.
E’ fine di settimana. I consumatori abituali dell’Havana notturna passano a trovare Juan Antonio come di consueto, lui con la movida havanera ha un buon margine di guadagno. “Esiste una clientela abituale, dipendente dalla cocaina. E’ gente di alto livello e con notevoli entrate economiche. Musicisti, reguetoneros, figli di papà, jineteras (prostitute) e stranieri di passaggio in città. Il difficile non è vendere. E’ mantenere gli occhi aperti per ingannare la “monà” (polizia), sottolinea Juan Antonio masticando una gomma.

Di certo la polizia rende le cose difficili. Al momento per le strade dell’Havana è consueto incontrare un corpo della polizia con uniforme nera e cani pastori tedeschi. Sono i principali nemici di Juan Antonio. Se lo prendono vendendo droga rischia pesanti condanne che possono arrivare a 30 anni o all’ergastolo.
Ma Juan Antonio dice “non ho altro modo di trovare i soldi, è la sola cosa che so fare. E’ come giocare alla roulette russa. Se il tuo prodotto è famoso può trarre code di poliziotti. Se non hai clienti non fai soldi. E’ molto rischioso, ma ho tre bambini da mantenere”.

Quando gli si chiede dove prende la droga, si annoia “cazzo, un giornalista è come la polizia, questo non te lo dico, è già sufficiente se racconti questa storia”, dice. E si allontana per attendere un cliente che arriva con tre ragazze e un auto americana degli anni ’50.
Ufficiosamente si sa che l’approvvigionamento di droga proviene dall'arrivo, anche casuale, sulle coste cubane. Pescatori, reclute e gente della zona non sempre consegnano tutta la droga che arriva, ne trattengo una parte, una borsa di coca colombiana lascia tanti soldi come una marea.
“Le persona hanno le loro esigenze, riparare casa, avere elettrodomestici moderni e soldi sotto il materasso per le emergenze. Quindi cercano persone come me, che compra la merce sottratta”, dice a voce bassa un uomo che si dedica alla compra vendita all’ingrosso di cocaina.

L’Havana non è un mercato dove si muovono grandi quantità di coca, per l’alto costo, tra i 45 e o 50 CUC al grammo, è una droga destinata ad un mercato ristretto. Però se volete “volare” si trova sempre il modo. Nella “calle 23”, in piena rampa (strada centrale dell’Havana) si trova la discoteca “La Gruta”, una delle preferite dai reguetoneros di moda. L’entrata costa tra 5 e 10 CUC.
Stanotte suona “El micha”, un dei più famosi reguetoneros del momento, la sala è stracolma. Vicino all’ingresso Arturo vende pastiglie di Parkisonil (Trihexifenidilo), medicina per la cura del Parkinson, a 20 CUP alla pastiglia. La marijuana locale si compra a 25 CUP a spinello.
Alla gente piace essere “stonati” al ritmo del reggaeton. Qualunque cosa va bene, ketamina, Parkisonil e altre pastiglie che stravolgono, dice Arturo con le pupille dilatate.

Non è difficile incontrare un ragazzo di 15 anni che ha provato sostanze psicotrope e ha fumato una canna di erba locale, la più economica.  La marijuana “yuma” (importata) costa tra i 4 e 5 CUC per un paio di spinelli, la qualità è migliore di quella locale. Alle canne hanno dato nomi curiosi “il calcio di King Kong”, “Black Bird il passero giallo” o “il vero Fidel Castro” uno spinello mischiato con cocaina che ti fa parlare come Fidel nei suoi anni d’oro.

La legge cubana considera il consumatore come un malato o un alienato. Ma il limite tra chi vende e chi consuma è flebile. Se ti trovano con 10 spinelli ti possono rinchiudere anche se dichiari che è per uso personale.
Dalla fine degli anni ’90 le forze speciali della polizia hanno sviluppato settori operativi mirati a smantellare l’uso di droga nell’Havana notturna. C’è stato un momento nel quale l’uso diminuì. Ma come un drago a mille teste, ultimamente è risorto.

“E’ l’attrazione del proibito, la polizia addosso alla gente, e la gente addosso al “lio” (droga)” confessa Juan Antonio.
“Come risolvere i problemi della vita quotidiana? Siccome non si possono risolvere, meglio restare tra le nuvole”, afferma Juan Antonio camminando con amici sulla rampa.

Si sono fatte le tre di mattina, hanno varie bottiglie di rum invecchiato, pastiglie di Parkisonil e due spinelli. Hanno passato una notte calda tra reggaeton e droghe varie. Ora aspettano l’alba seduti sul muro del “malecon”, con un un riflusso di mille demoni. Rilassati e distanti. Euforici, questo si. E’ il loro modo di scappare.

03 febbraio 2011

Cuba clandestina: maggiori dettagli sulla morte della giovane di Bayamo

La misteriosa morte della giovane di Bayamo nel Maggio scorso fù considerata inizialmente come un omicidio dopo la scoperta del corpo in stato di decomposizione.
I risultati preliminari dell'investigazione rivelano che la vittima si chiamava Lilian Ramirez Espinosa (nella foto) di 12 anni, il suo cadavere fù sepolto il 19 Maggio in un luogo di difficile accesso, coperto da vegetazione e arbusti nel quartiere Molino Rojo, poco fuori Bayamo.

Il cadavere era senza mutandine, indossava l'uniforme della scuola media, maglietta bianca e gonna gialla.
Tre cittadini italiani e almeno 12 cubani residenti a Bayamo sono in carcere dallo scorso Giugno, anche se non sono state presentate ancora accuse formali.

Il 14 Maggio la madre e il padrino riportarono alla polizia la scomparsa della giovane che frequentava la scuola media "Augusto Cesar Sandino", alla seconda classe.
Quattro giorni dopo, una cane girava con una mano in bocca nei dintorni del ponte "El Salado". Oltre alla mano, la testa era separata dal corpo a causa degli animali selvatici.

Lilian viveva a Bayamo, in una casa definita in "cattivo stato", era asmatica cronica sotto cure mediche. Era considerata introversa, suggestionabile, docile, tranquilla e disciplinata, anche se con un rendimento scolastico al di sotto della media.

Gli investigatori affermano che era accudita male e poco controllata dalla madre, manifestava un sentimento di inferiorità per il suo stato economico e varie volte chiese al padre di poter vivere con lui.
Negli ultimi giorni di vita mostrava segnali di stanchezza, a scuola come a casa.

Nonostante la giovane età aveva avuto vari fidanzati, cinque di loro già identificati. Viveva con la madre, Margarita Espinosa, ausiliare di pulizia pubblica, caratterizzata dalla polizia come instabile nelle sue relazioni affettive, senza affetto per la figlia, disonesta, senza alcuna cura per se stessa e per sua figlia, non manifestava nessuna emozione per quello che è successo, con basso livello culturale. Alcuni reporter dichiarano che inizialmente fù arrestata.

Gli ultimi che la videro viva, erano i suoi compagni di scuola, hanno affermato che un uomo gli ha offerto 20 pesos per un passaggio al quartiere Jabaquito. L'uomo fù descritto come di corporatura gracile, capelli tinti di giallo, 175 cm di altezza e di circa 32 anni, che girava in bicicletta.

L'investigazione preliminare non menziona i cittadini italiani arrestati due settimane dopo, nè di rapporti tra Lilian e gli stranieri.
La versione popolare dei fatti appunta che Lilian visitò una casa particular dove si stava svolgendo una festa con stranieri, dove consumò forti quantità di alcol e droga.

La polizia afferma che non morì nel luogo dove fù sepolta e ha dato la seguente versione dei presunti colpevoli:
- un uomo di pelle nera che girava in bicicletta e che fù visto conversare con la vittima, l'uomo le chiese di darle un passaggio in cambio di 20 pesos
- il padrino, che nascose i suoi precedenti penali, è al momento uno dei maggiori indagati
- la casua della morte è stata per soffocamento dopo essersi negata per prestazioni sessuali.

fonte CafèFuerte

01 febbraio 2011

Cuba clandestina: tre italiani sono in carcere accusati della morte di una giovane prostituta di 13 anni

Le versioni che circolano ufficiosamente sono contrastanti. Alcuni testimoni affermano che la ragazzina di 13 anni soffriva di asma cronica, è morta a Bayamo in una casa particular, durante una festa con i tre italiani, a causa dell'alcool ingerito e, probabilmente, dell'assunzione di droga.

Il corpo fù poi seppellito a 15 km dalla casa e scoperto due settimane dopo grazie ad un cane che girovagava con un braccio della piccola tra i denti.
Durante l'autopsia scoprirono che la bimba morì non per l'ingestione di alcool e droga, ma perchè fù sepolta ancora viva dopo aver perso conoscenza durante la festa.

I tre italiani e almeno dodici cubani sono in carcere a Cuba dalla metà del 2010 senza che a loro carico ci siano accuse formali, le circostanze del crimine sono misteriose e la stampa cubana ha mantenuto totale silenzio in merito.

Il corpo della piccola, che sembra si stesse prostituendo con gli italiani, fù trovato tra gli arbusti indossando ancora la gonna gialla dell'uniforme della scuola media.

La tragica festa si è tenuta il 14 Maggio dello scorso anno. I nomi degli italiani sono: Simone Pini, di 43 anni, Angelo Malavasi, di 45 e Luigi Sartorio di 44, i tre affermano di essere innocenti, due dicono che al momento del fatto non si trovavano a Cuba, il terzo, Malavasi, è l'unico che era a Bayamo in quella data. Tutti e tre frequentavano assiduamente Bayamo ed erano ovviamente molto conosciuti in città.

Sartorio afferma che ha firmato una confessione sotto tortura nel carcere di Holguin il 2 Giugno: "mi hanno confinato in una cella lunga 2 metri e larga 8 piedi senza luce, acqua nè aria. Mi hanno obbligato a dire che ero alla festa".

La sorella di Sartorio conferma che lui era in Italia fino al 28 Maggio, quando tornò a Bayamo. Anche Pini, che ha un bimbo di un anno a Bayamo con una donna cubana, assicura che dal 30 Marzo al 24 Maggio si trovava in Italia.

L'Italia è il terzo paese come numero di turisti a Cuba, dopo Canada e Inghilterra. Lo scorso anno 112298 italiani hanno visitato l'isola.

fonte CafèFuerte

04 settembre 2009

Cuba clandestina: un reportage di Antena 3 sulla prostituzione a Cuba

Le “jineteras” (prostitute), così vengono chiamate le venditrici di sesso in questo paese, si incontrano sul “malecon” (lungomare dell’Havana) come al supermercato. Le trovi di tutte le età e di ogni razza, la caratteristica comune è che posseggono un corpo “scultoreo”.

Certo, è il mestiere più antico del mondo, quello che più ha condizionato e a volte determinato la storia di molti paesi, ma a volte è una terribile umiliazione.

A Cuba la prostituzione è la via più facile per sopravvivere
, soprattutto per le donne e ancor di più per le adolescenti delle province più povere dell’isola, perché raggiungono la capitale con molte più necessità.

Alcuni dei loro compatrioti le giudicano negativamente, altri comprendono perché vendono il loro corpo per 20 o 50 CUC, o per un vestito di marca, cosmetici o altri articoli d’uso personale.

Alcune si fanno accompagnare da ragazzi chiamati “chulos” (papponi), che sembrano i loro fidanzati e contrattano con i clienti e con gli impiegati degli hotel.
Alcuni di questi accompagnatori sono a loro volta “jineteros”.

“Non sono solo gli uomini a venire qui per cercare piacere. Molte donne europee arrivano cercando un ragazzo attraente”, mi disse un tassista. I tassisti sono altri contatti delle lavoratrici del sesso per trovare clienti.

Molte delle ragazze non cercano solo denaro. La maggioranza spera di incontrare l’uomo che la faccia uscire dall’isola e le offra un futuro migliore.

> Degli 11,3 milioni di cubani, il 51% sono donne.
> 5,5 milioni sono donne tra 0 e 76 anni.
> Quasi 2 milioni hanno un’età tra i 16 e i 35 anni, secondo la stampa cubana.
> Una “jinetera” rischia fino a tre anni di prigione se viene fermata dalla polizia.
> Se viene trovato con una “jinetera”, il turista non subisce alcuna sanzione.

Dal blog Ideas Ocultas un reportage della televisione spagnola Antena 3 sulla prostituzione a Cuba.



Vivere a Cuba: Raul e la corruzione

Raul all'attacco della corruzione. Questo causa costernazione nei cubani che dicono che penalizzare il mercato nero vuol dire avere meno cibo.

Era "normale", "tollerato" trovare al mercato nero le stessi merci delle "tiendas", spesso ad un prezzo più basso. Si presume che almeno il 20% delle merci vengano rubate dai magazzini. Tutto questo grazie alla "corruzione normalizzata".

Ma il mercato nero aiuta molti cubani, anche se sempre illegalmente, ad arrotondare un salario miserabile di 20-25$ al mese.

Molte cose che normalmente si trovavano al supermercato non si vedono più. Ad esempio prima si trovava molto prosciutto e formaggio. Oggi tutto è scomparso. Latte in polvere, yogurt, detergente che la gente delle campagna comprava all'Havana per rivenderlo in campagna, tutto scomparso, nessuno si azzarda a scendere in strada per vendere qualcosa, al limite lo fanno in modo ancora più clandestino nelle proprie case.

Raul sta pensando di "commissionare" il business delle tiendas, mettendolo sotto controllo militare, affermando che i militari "controllano più rigidamente l'inventario dei prodotti".
Raul sa bene che la corruzione è maggiormente presente nelle cariche statali e militari, più che nel piccolo commercio dei cittadini, quindi porre dei militari al controllo dei supermercati può solo aumentare e "legittimare" quella corruzione che Raul dice di voler combattere.

Nelle strade di Cuba comunque si dice che tutto questo è temporaneo e passerà velocemente. Già in passato il governo aveva ercato di combattere la corruzione, ma ha fallito, così come fallirà oggi, la gente non guadagna sufficientemente per una vita dignitosa per potersi muovere sempre all'interno della legge.

Quello che sta facendo Raul durerà poco, non ha la capacità di affrontare il problema.
La corruzione esiste perchè c'è moltissima necessità di ogni cosa.

04 novembre 2008

Cuba clandestina: turismo sessuale, una via di fuga a Cuba

Non è necessario aspettare la notte perché escano a cavalcare. Non hanno orario, però pongono alcune condizioni.
Le “jineteras” (prostitute), come chiamano le venditrici di sesso in questo paese, si incontrano sul “malecon” (lungomare dell’Havana) come al supermercato. 
Le trovi di tutte le età e di ogni razza, la caratteristica comune è che posseggono un corpo “scultoreo”.

Sono appetibili per i turisti e alcuni si sposano con loro.

Il “cachondeo” (sensuale provocazione) delle caraibiche seduce soprattutto gli europei che arrivano frequentemente sull’isola alla ricerca di piacere.

“Generalmente si sa che le cubane sono carine e sensuali, questo richiama molto l’attenzione degli uomini che arrivano a Cuba", mi disse una delle ragazze alla reception di un hotel dove lavorava, "attira molto l’attenzione vedere un gran numero di stranieri tenersi per mano con attraenti morene".

La prostituzione è la via più facile per sopravvivere, soprattutto per le donne e ancor di più per le adolescenti delle province più povere dell’isola, perché raggiungono la capitale con molte più necessità.

Alcuni dei loro compatrioti le giudicano, altri comprendono perché vendono il loro corpo per 20 o 50 CUC, o per un vestito che brilla, cosmetici o altri articoli d’uso personale.

Durante il giorno passeggiano fuori gli hotel, con abilità si insinuano tra gli uomini. Di notte le vedi in aree centrali di Miramar, la 5 Avenida o l’uscita del tunnel dell’Havana.

E’ sufficiente un segno perché la “jinetera” si avvicini al cliente e inizi a contrattare.

Anche in un nuovo sito commerciale del centro di questa città tendono ad aggirarsi.
Lì, Alina, 22 anni, ammicca al fotografo che la chiama con curiosità, lui contraccambia e iniziano a parlare.
Le disse che la tariffa è di 50 CUC, 25 per il servizio ed il resto per affittare una camera in una casa, perché negli hotel “è proibito” entrare.
“Chiamami questa sera, ti indicherò dove devi arrivare, se un poliziotto mi vede nel tuo hotel mi può arrancare e mandare in carcere”, le disse.

Con la sua apparenza di bambina con il suo viso carino e il suo modo di vestire, Alina si confonde tra le altre ragazze cubane che non si dedicano a questo lavoro.

Altre con più esperienza hanno contatti con i portieri degli hotel ed entrano senza nessun inconveniente accompagnate dai loro clienti.
Anche se la polizia le segue, loro sanno come muoversi.

Si fanno accompagnare da ragazzi chiamati “chulos” (papponi), che sembrano i loro fidanzati e contrattano con i clienti e con gli impiegati degli hotel. Alcuni di questi accompagnatori sono a loro volta “jineteros”.

“Non sono solo gli uomini a venire qui per cercare piacere. Molte donne europee arrivano cercando un ragazzo attraente”, mi disse un tassista. I tassisti sono altri contatti delle lavoratrici del sesso per trovare clienti.

Sul malecon di concentrano a partire dalle 7 della sera, quando i turisti arrivano per un rum e per ascoltare son cubano.

Questo posto si converte in una passerella di ragazze sensuali, che sopra tacchi altissimi e cortissime gonne attirano lo sguardo degli stranieri. Qui è più facile depistare la polizia, i poliziotti si piazzano soprattutto nei parchi e fuori gli hotel.

Molte delle ragazze non cercano solo denaro. La maggioranza spera di incontrare l’uomo che la faccia uscire dall’isola e le offra un futuro migliore.

I cubani definiscono “dame” quelle “jineteras” che, alla ricerca di pesos convertibili, si sono convertite in spose fiammanti di europei o “gringos” benestanti.

E’ comune vedere cubane sposate con stranieri che arrivano in questo paese. Si vede a prima vista come le native sono attente con loro e come questi si sentono compiaciuti. Per molte è una porta che si apre, se riescono a sposarsi con loro possono lasciare l’isola.

Per i caraibici, molte delle “jineteras” vengono visitate periodicamente da turisti che arrivano a Cuba solo per loro.

Secondo alcuni analisti. Durante gli anni ‘60 e ‘70 quasi tuti gli anni ‘80, la prostituzione sull’isola non esisteva. I casi erano molti isolati.

Fu a partire dagli anni ’90 che si è sviluppato il turismo sessuale per convenienza, quando iniziò l’arrivo di studenti da pesi del terzo mondo che si iscrivevano nelle scuole e università cubane. In questa epoca non era ancora arrivata la “dollarizzazione” però alcune giovani stabilivano delle relazioni basate nel conseguire scopi materiali come vestiti, scarpe, elettrodomestici, o semplicemente con l’idea di avere accesso a locali speciali destinati a questi stranieri.

Il basso livello di vita prodotto dai salari poveri estesi a qualunque tipo di professione, così come l’auge del turismo, furono fattori determinanti perché a Cuba risorgesse la prostituzione.

Nonostante la promiscuità sessuale che si è generata, Cuba ha uno dei livelli più bassi di contagi da HIV, comparato con altri paesi latino-americani e nei Caraibi.
Nella XVII Conferenza Internazionale sull’AIDS celebrata a città del Messico, in Agosto, ri rilevò che il tasso di infezione è del 3%, il più basso del mondo. Uno dei grandi traguardi è che in nessun caso si registra la trasmissione del virus per uso di droghe per via endovenosa, trasfusioni di sangue o da contagio da madre a figlio durante la nascita.

La pratica dell’aborto volontario a Cuba non è illegale. E’ un servizio per la salute istituzionalizzato, così che esistono un numero importante di ospedali e di altre unità dedicate a questo problema, con personale medico altamente qualificato ed addestrato.

Il Ministero della Salute Pubblica garantisce il servizio dell’aborto con una qualità e sicurezza molto alte.

Un obiettivo principale delle autorità sanitarie è diminuire queste interruzioni di gravidanza volontarie che si potrebbero evitare, sia per decisione della donna o della coppia o mediante una contraccezione efficace.

Il profilo statistico della Donna Cubana, pubblicato nel 2000, dall’ Ufficio Nazionale di Statistiche, rivelò che tra il 1968 e il 1996, si registrarono 5,6 milioni di nati vivi e si effettuarono 2,3 milioni di aborti. Attualmente si realizzano circa 100.000 aborti annuali a Cuba.

> Degli 11,3 milioni di cubani, il 51% sono donne.
> 5,5 milioni sono donne tra 0 e 76 anni.
> Quasi 2 milioni hanno un’età tra i 16 e i 35 anni, secondo la stampa cubana.
> Una “jinetera” rischia fino a tre anni di prigione se viene fermata dalla polizia.
> Se viene trovato con una “jinetera”, il turista non subisce alcuna sanzione.

da Conexion Cubana

13 ottobre 2008

Cuba clandestina: prostituzione infantile a Cuba, ecco il documentario di Telecinco rimosso da You Tube

Pubblico il documentario, già uploadato su You Tube da Telecinco, e poi rimosso (perchè sembra che la produzione che ha realizzato il documentario, abbia utilizzato immagini da un'altro documentario...) sulla prostituzione infantile a Cuba.

Io ho tagliato, spero, tutte le immagini incriminate... forse ne ho dimenticata qualcuna... se l'autore, dell'altro documentario, che ha sollevato il problema, avesse qualcosa da recriminare... me lo segnali, provvederò a tagliarle da questa edizione.
Comunque sia...

FREE BLOGGERS! SE QUALCUNO LO PUBBLICA, IO LO DIFFONDO...


11 ottobre 2008

Vivere a Cuba: prostituzione infantile a Cuba, un commento di Christian Liffers

Di seguito un commento del regista tedesco Christian Liffers (nella foto), in merito al mio post (tratto da Baracutey Cubano) dove lo indicavo come il fautore della rimozione del documentario di Telecinco sulla prostituzione infantile a Cuba.
Come è nella mia etica, lascio spazio a dichiarazioni, critiche e precisazioni.
Grazie Christian.

Per favore non dite più bugie:
Io sono il regista di “Dos Patrias - Cuba y la noche“
Dos Patrias non è una co-produzione "cubano-tedesca "!
E’ una produzione totalmente tedesca, fatta circolare a Cuba senza autorizzazione da parte delle autorità cubane.
Per ulteriori dettagli sul documentario “Dos Patrias - Cuba y la noche” consultare www.DosPatrias.com

Non ho mai lavorato con CENESEX, o con altre autorità cubane.
CENESEX, scrisse in merito al film, che Dos Patrias è un'opera anti-castrista.
[...]
Sono un artista tedesco e voglio salvaguardare le mie opere e i suoi protagonisti.
Sono vittima di una grave infrazione ai miei Diritti d'Autore.
A volte la verità non è così facile...

In spagnolo:

por favor no cuenta mas mentiras:
yo soy el director de DOS PATRIAS...
¡Dos Patrias NO ES "una coproducción germano-cubana"!
Es una producción enteramente alemana, rodeada en Cuba sin autorización de las autoridades cubanas. Para más detalles sobre el documental Dos Patrias - Cuba y la Noche consulten www.DosPatrias.com

Nunca he he trabajado junto con cenesex, o otras autoridades cubanas.
CENESEX, escribó sobre mi documental que DOS PATRIAS esta una obra anticastrista. Una Cita:

" Recién concluyó en La Habana la 29 edición del Festival de Nuevo Cine Lationamericano. “Dos Patrias: Cuba y la Noche”, documental escrito, producido y dirigido por el alemán Christian Liffers, fue una de las obras presentadas que trató el tema de la diversidad sexual en Cuba.

No obstante, el documental “Dos Patrias…” es un filme engañoso y manipulador. Desde el primer plano hasta el último cada personaje lee fragmentos de la obra del escritor cubano Reinaldo Arenas (Holguín 1943-Nueva York 1990), con referencia a los momentos más oscuros de su quehacer literario. Su obra inicial, publicada en Cuba, es reconocida dentro de las letras cubanas contemporáneas de los años 60 y de comienzos de los 70 del pasado siglo y algunos especialistas la enmarcan dentro del neobarroco cubano.
La utilización de Reinaldo Arenas resulta en gancho fácil para la comercialización de este filme y remarca la asociación perniciosa y casi refleja que se tiene sobre la homosexualidad en Cuba y la figura de este personaje retorcido, inadaptado y sociópata, que se ha hecho tristemente célebre desde la publicación de su autobiografía “Antes que Anochezca”. Para muchos es conocida la versión cinematográfica de este bodrio panfletario y pseudoliterario (“Before Night Falls”, Julian Schnabel, 2000), empeño aún más fallido y mentiroso de convertir a Reinaldo Arenas en una especie de “loca mártir anticastrista”.
Por: Alberto Roque Guerra
Publicado en: www.cenesex.sld.cu/diversidad.htm

mi documental tuvo su estreno mundial el el Tower teatro en la calle ocho en Miami en el Miami International Film Festival marzo, 5. 2007. enfrente de mas de 400 Cubanos de Miami... y todos estaban agradecidos y movidos...

VARIETY escribó:
"...a more nuanced view of the Cuban character and gay life under Castro's homophobic rule"

yo soy un artista aleman que quierre guardar su obra y sus protagonistas
y estoy victima de una grave infraccion de mis derechos de autor

a veces la verdad no es tan facil....

Eccol il trailer di "Dos Patrias - Cuba y la noche"

Vivere a Cuba: prostituzione infantile a Cuba, estratti del video rimosso da YouTube

Di seguito un sevizio di TeleMundo51 che presenta un estratto di 2'47" dal documentario "incriminato" di Telecinco sulla prostituzione infantile, rimosso da YouTube nei giorni scorsi e da me pubblicato, anche se poi rimosso.
Grazie a Salva blogger di Misteri della Vita per la segnalazione.



Altri due segmenti dello stesso documentario, la prima parte di 1'54" e la seconda di 2'50" tratti dall'emittente spagnola Noticias 41.

Prima parte


Seconda parte

Vivere a Cuba: prostituzione infantile a Cuba, ecco perchè il documentario è stato rimosso da You Tube

di Wenceslao Cruz Blanco da Baracutey Cubano
In Spagna, alle prime ore della mattina del 4 Ottobre scorso, è stato trasmesso un documentario da Telecinco, che denunciava la prostituzione infantile a Cuba. Delle agenzie di stampa come Colpisa hano dato una bassa percentuale di ascolto, ma grazie alla sua diffusione su You Tube, tale percentuale è aumentata notevolmente dopo la sua pubblicazione in rete. Dopo l'impatto della denuncia, che è stato ripreso da innumerevoli blog e forum di discussione, il governo cubano (così tutto sembra indicare) ha attivato i suoi tentacoli per evitare un'ulteriore diffusione del materiale.

L'azione è partita dal regista tedesco Christian Liffers, che ha sostenuto che il documentario su You Tube rilasciato dalla rete televisiva spagnola e riprodotto in parte da due giornali digitali, ha utilizzato alcune immagini da una sua produzione. Le conseguenze (così è stato spiegato da uno dei media) non si sono fatte aspettare, You Tube ha deciso di cancellare l’acccount di un noto giornale digitale come El Diario Exterior e di rimuovere il documentario.

La che cosa più strana di tutte è che nella nota diffusa da Liffers su Noticiero Cuba, minacciando di intraprendere azioni legali contro il canale spagnolo Telecinco, non ha alcuna base reale.
Le immagini sono uniche e realizzate da Producciones Mandarin SL, ad eccezione, ovviamente, delle ipocrite dichiarazioni e delle immagini dal dittatore cubano. You Tube, che ha agito così, senza controllare la veridicità della denuncia, come è di routine dato il numero di denunce che riceve ogni giorno, alcune di queste reali e altre false ,come queste di Liffers.

Il film, segnalato come prova da parte del regista tedesco, poco conosciuto, nonostante i "premi" concessi, si intitola: "Due Patrie. Cuba e la notte "ed è stato interamente girato a Cuba.
Il supporto per la sua produzione è stato dato da parte di organizzazioni come la Fondazione Ludwig di Cuba (FLC radicata a Cuba) e che mantiene la partnership con il gruppo cubano ICAIC (uno degli istituti più coccolati dalla dittatura visto il suo profilo mediatico) per fare il film, e può chiarie ciò che è accaduto.
A rafforzare questa opinione, è il fatto che la Fondazione Ludwig è stretto collaboratore di CENESEX che dirige la figlia dell’attuale dittatore cubano Raúl Castro, Mariela Castro Espin.

I documenti rilasciati da Telecinco hanno inferto un duro colpo alla poca credibilità che restava al sistema di istruzione "socialista" a Cuba, le dichiarazioni di Castro in materia di istruzione a Cuba, riprodotta nel documentario, e la realtà rivelata con telecamera nascosta, mostra come una parte degli insegnanti e della polizia abbiano cospirato per indurre le ragazze a prostituirsi, sono in netta contraddizione.
Il regime dittatoriale dei fratelli Castro ha fatto, fa e farà tutto il possibile perché fatti così come questi continuano ad essere occultati al mondo. E non mancheranno mai i mostri servili che li aiutino nel loro compito.

04 agosto 2008

Cuba clandestina: sequestrati a Cancoun, Messico, più di 14 Kg. di cocaina su un aereo proveniente da Varadero, Cuba

da Milenio.com

Città del Messico, 3 Agosto. Il Ministero Federale della Sicurezza Pubblica messicano ha affermato che sono stati sequestrati più di 14 Kg di cocaina, la droga è stata rinvenuta durante la revisione dei bagagli del volo 330, di una compagnia aerea commerciale, proveniente da Varadero, Cuba, con destinazione Amsterdam, Paesi Bassi.

Agenti federali hanno sequestrato più di 14 chilogrammi di cocaina in una operazione condotta presso l'aeroporto internazionale di Cancun, Quintana Roo.
In un comunicato, l'unità ha specificato che la cocaina è stata scoperta durante la revisione dei bagagli del volo 330, di una compagnia aerea commerciale, proveniente da Varadero, Cuba, con destinazione Amsterdam, Paesi Bassi.
Ispezionando l'aeromobile, i funzionari trovato un contenitore per l'immondizia nella parte posteriore del aereo, in cui vi erano 13 pacchetti contenenti 14 chili 324 grammi di una polvere bianca che, all'analisi chimica è risultata positiva per cocaina.
In questa operazione nessuno è stato arrestato.

29 giugno 2008

Cuba clandestina: sondaggio clandestino a Cuba tra la popolazione dell'isola

dal blog Il vecchio e il mare

Tra il 14 di Marzo e il 12 di Aprile l'Istituto Internazionale Repubblicano, legato al Partito Repubblicano statunitense, ha effettuato un sondaggio clandestino tra la popolazione cubana. L'indagine è stata effettuata nelle 14 province dell'Isola Grande escludendo, quindi, l'Isola della Gioventù che peraltro è un "Municipio Speciale" e non Provincia. Sono stati interpellati 587 adulti di ambo i sessi, maggiorenni, su un totale di circa 11 milioni e mezzo di abitanti (minori inclusi), pertanto agli esperti di sondaggi giudicare se il campione è sufficientemente rappresentativo. Il periodo indicato è quello in cui si sono date ufficialmente le prime "aperture" agli elettrodomestici, cellulari e computers.

La maggior preoccupazione è data dai salari bassi e il costo della vita elevato (43%) seguono: l'embargo economico (8,5) , la mancanza di libertà politica (8.9), i trasporti (4.1) la casa (4.1).

Il 70,5% non crede che il Governo di Raul Castro possa risolvere i grandi problemi del Paese nei prossimi 5 anni. Il 29,6 lo crede possibile e il 2,6 non lo sa.

Secondo il 53,8% i problemi potrebbero essere risolti da un Governo eletto liberamente, il 42,6 è di parere opposto e il 3,6 non ha dato risposta.

Per fasce di età il 68,8% fra i 18 e 29 anni e il 69,4 fra i 30 e i 39 sarebbero favorevoli a un sistema multipartitico, mentre il 47% degli "over" 60 sarebbero contrari.

Alla domanda se voterebbero per Raul Castro o per un leader oppositore il 69,6% tra i 18 e i 29 anni e il 75,7 fra i 30 e i 39 hanno detto che voterebbero per l'opposizione, mentre il 48,3% dei maggiori di 50 anni e il 60% dei maggiori delle 60 primavere voterebbero per Raul.

Alla domanda se in un'ipotetica elezione multipartitica voterebbero un candidato del Partito Comunista, il 61,3% ha detto di no e il 36,1 sarebbe favorevole. Il rimanente 2,6 non sa.

(Fonte: El Nuevo Herald - Miami).

28 giugno 2008

Cuba clandestina: corruzione a Cuba, la sicurezza che costa

Coraggiosa e sconcertante intervista fatta all'Habana ad un poliziotto, che conferma con quanta facilità sia possibile comprare l'uscita da un fermo di polizia (senza arrivare all'arresto vero e proprio), con un tariffario per ogni reato.

dal blog Rumor de Cuba

Abbiamo vari dubbi sulla sicurezza (abbiamo tanti dubbi tutti i giorni, perché vivere qui è vivere con dubbi), e parliamo tanto dei nostri dubbi, che il vicino “D” (lo chiamiamo così per non “bruciarlo”) ci ha chiesto se avessimo voluto intervistarlo con un suo amico, poliziotto in servizio alla stazione di polizia “L e Malecon“, all’Habana.

-Non beve rum, solo birra Hatuey.-ci avvisò il vicino “D”.

L’appuntamento avvenne nel piccolo appartamento di “M” perché più discreto.
Corridoio, in fondo, a destra, prima della fine, la porta bianca con riga caramello, dove c’è il cane (che non morde).

Il poliziotto arrivò, con uniforme e tutto l’equipaggiamento, perché aveva appena finito di lavorare qui vicino dalla una della mattina. Il vicino “D” gli disse amichevolmente: ”Sono come fratelli, non c’è nessun conflitto”. Lui sospirò e disse;
- Si, perché vi immaginate cosa può succedere se mi trovano a fare questo?? No?- e aprì la sua bottiglia di Hatuey (la prima delle quattro che avevamo, e un panino al prosciutto e formaggio spettacolare).

Abbiamo parlato di tutto per circa due ore, riassumo la conversazione.

D- Se una pattuglia ti arresta e ti portano a “L e Malecon”, quanto costa uscire?

R- Se il problema non è politico né di commercio di carne di vacca e ti hanno arrestato per pericolosità solamente, con 20 si risolve. (la moneta che si cita è il CUC). Se hai con te qualche tipo di mercanzia che non sia droga, tra 50 e 150 CUC, dipende da quello che hai con te.

D- E se trasporto carne di vacca non si può fare niente?

R- Sì, c’è sempre la maniera, però è più caro perché bisogna toccare più persone. Puoi uscire con 300 fino a 500 se è carne di manzo. Droga, dipende da chi ti ha arrestato, ad esempio ieri, un tipo di Pinar del Rio, lo abbiamo fermato con 5 gr. di coca, è uscito per 900 CUC.

D- E per problemi politici?

R- Niente di niente. Non si può perché bisogna trasportarlo alla sicurezza interna… e lì muore…

D- Comprare una pistola?

R- Artigianale?

D- Come sia…

R- Fatta a casa si compra con 50 CUC. Come la mia ti costa 100.

D- Se c’è un omicidio… Quanto costa nascondersi?

R- Non so, però penso che non ti possa salvare nessuno, non ho mai visto nessuno che ti possa fare uscire, però non so.

D- Gestire qualcosa? Tipo un ristorantino, una pensioncina, una casa per scopare?

R- Dipende molto dal tipo di attività, se guadagni molto ti costa molto. Minimo 100 al mese, però c’è il caso di un ristorante importante, dove la pattuglia che vigila, per evitare delinquenti e non fare ispezioni, prendono fino a 500.

D- Per ognuna delle cose?

R- No per tutte e due,. Si paga 500 al mese, e questo include, se si esce la sera con molti soldi addosso, una scorta perché non ti succeda niente.

D- Se picchi qualcuno?

R- Se è del quartiere con 20 te la cavi, se è di un altro quartiere fino a 50.

D- Uccidere qualcuno?

R- Ooohhh… non so, se qualcuno lo ha fatto non mi ha toccato, però deve essere caro.

D- Ma si può fare?

R- Certo, amico. Con i soldi si può tutto… almeno quasi tutto.

D- Uscire dal paese?

R- Non lo so, non lavoro in questo tipo ambiente. Però c’è chi lo fa? Vuoi il contatto?

D- Dopo ti faccio sapere, Pulire precedenti penali?

R- Ho il contatto, ci vogliono 300 CUC. Lo stesso per cambiarti la professione, cioè se un medico vuole diventare architetto o qualunque altra cosa per poter uscire dal paese. Però questo è caro… come 1500 CUC.

D- Grazie fratello, ci hai aggiornati, siamo persi…

R- No, ci siamo per questo. Si può tutto, ma avvisatemi sempre con il giusto tempo, quando c’è qualche conflitto muovetevi rapidi. Già lo sapete, qui avete un amico. Sto a “L e Malecon”, però “D” sa come trovarmi, e se quel giorno non lavoro, ho chi vi può attendere.

D- Grazie.

Quarta birra, abbracci e addio.
Non potevamo credere a quello che avevamo ascoltato come “rumore”.
Dopo questa conversazione non è più un rumore.
Gridatelo, non smettete mai, perché non è mai tardi se il rumore è certo