Visualizzazione post con etichetta Internet e Cuba. Mostra tutti i post
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05 maggio 2013

Internet e Cuba: il miraggio della connessione alla rete


La popolazione cubana non può contare su internet come desidererebbe. L'installazione di un cavo sottomarino dal Venezuela che aumenterebbe di 3000 volte la capacità di banda non ha risolto il problema. L'accesso alla rete a Cuba continua ad essere il più caro del mondo. Oltre al costo del servizio (tra i 6 e i 14 dollari/ora) proibitivo per la maggioranza dei cubani, è la qualità della connessione che rende impossibile utilizzare la rete. Cuba dispone di una larghezza di banda di 320 megabits/secondo, come quella di un grande cybercaffe di una capitale europea o americana. Impossibile scaricare video e per aprire una foto occorrono 15 minuti.

18 dicembre 2012

Cambio a Cuba: la blogosfera rivoluzionaria

Sono sempre più presenti in rete, sono critici ma restano solidali agli ideali della rivoluzione. Sono giovani, laureati e consapevoli della necessità di cambiare molte cose. Alcuni sono censurati dai burocrati del governo e tacciati come “controrivoluzionari”. Non hanno gli stessi mezzi economici dei “dissidenti stipendiati” dagli USA. Pubblicano con mille difficoltà dagli atenei universitari, rischiando di essere “cancellati” da un giorno all’altro. Sono i “blogger rivoluzionari”, la vera matrice attiva capace di cambiare quello che a Cuba non funziona, di modellare un nuovo socialismo sostenibile e costruttivo, di rendere Cuba un'alternativa concreta all’imperante influenza occidentale che aspetta sull’uscio che la vergine terra cubana possa essere conquistata a suon di Mc Donald e Coca Cola. 

25 novembre 2012

Cambio a Cuba: censurare la critica interna alla "rivoluzione" significa danneggiare la rivoluzione stessa

I paradossi e le contraddizioni, nonostante il faticoso cammino delle riforme, in quel di Cuba continuano a stupirmi ed inquietarmi sempre più. Ho già parlato in diverse occasioni della contrastante presenza mediatica in rete di blog a favore e contro la “rivoluzione”. Alcuni, quelli dissidenti, sia dentro che fuori dall’isola, sparano a zero sul governo, non ammettono il dialogo, vogliono distruggere il sistema, senza sapere con cosa sostituirlo, continuando ripetutamente a diffondere sempre gli stessi slogan: “abbattere il regime”; “instaurare la democrazia”, “libertà d’espressione”. 

20 settembre 2012

Internet e Cuba: i cubani e la super-wifi


La guerra contro lo sviluppo tecnologico è persa in partenza, lo sanno bene gli operai inglesi quando tentarono di frenare la rivoluzione industriale distruggendo i nuovi macchinari con l’illusione di ridurre la perdita dei posti di lavoro.

Nel cyber-spazio le innovazioni accelerano ancora più rapidamente e chi non resterà al passo con i tempi sarà divorato da qualche buco nero o conquistato dal suo nemico. In questa epoca restare isolati dentro una bolla è utopico come lo fù distruggere le macchine.

Le autorità dell’isola hanno avuto tutto il tempo del mondo per trovare un posto nel cyber-spazio alla società cubana. Hanno avuto anche le risorse umane, materiali e l'appoggio internazionale ma inspiegabilmente il paese continua a non decollare.

25 agosto 2012

Internet e Cuba: due pesi e due misure


La presa di posizione a favore dell’asilo politico per Julian Assange da parte del governo cubano è encomiabile. 
La prepotenza dell’Inghilterra e degli Stati Uniti sono un plateale sopruso verso la libertà d’informazione. 
A questo punto però spetta a Cuba fare il prossimo passo. Non può usare due pesi e due misure.

Sull’isola come è noto solo il 10% dei cittadini hanno accesso a internet, di questi la maggioranza sono impiegati statali di rilievo o svolgono funzioni governative e sono quindi agevolati nel possedere una connessione dalla propria abitazione. 
Chi non possiede la linea telefonica a casa deve rivolgersi agli hotel o ai centri Etecsa dove un'ora di connessione costa  almeno 6 CUC. 
Inoltre la velocità è ridicola, si naviga a bassissima banda.

Ho già trattato l’argomento, il cavo di fibra ottica steso tra il Venezuela e Cuba è “fantasma”, non si sa che fine abbia fatto o per cosa sia utilizzato.
Altri tre cavi di imprese statali stanno per essere installati lungo l’isola. 
Nonostante questo internet non decolla.

Non solo il governo continua ad aver paura dei blogger dissidenti, nonostante siano un numero relativamente basso, ma si comporta con le opposizioni in modo molto duro, censurando le informazioni su ogni tipo di manifestazione contro il governo.

E’ il momento per il governo cubano di essere coerente con le proprie scelte. 
Se si schiera a favore del più famoso blogger rivoluzionario, paladino della libertà d’informazione in rete, non può mantenere una posizione opposta all’interno dell’isola. 
Le stesse garanzie devono essere concesse anche ai blogger che dissentono, pacificamente, all’interno dell’isola. 
Internet deve diventare accessibile per chiunque, le voci pluraliste devono potersi liberare nella rete senza alcuna limitazione economica, tecnologica o politica.

E’ l’occasione buona per dimostrare la volontà di un vero cambio verso la tolleranza di chi vuole opinare, criticare e dissentire. 

24 agosto 2012

Internet e Cuba: Elaine Diaz chiude il suo blog 'Polemica Digital'


La blogger cubana Elaine Diaz, autrice di Polemica Digital, in linea con il governo, ma con una posizione personale obiettiva, a volte critica, ha deciso di chiudere il suo blog giovedì scorso. 
La blogger recentemente era sempre più polemica con alcune decisioni del governo, ultimamente aveva chiesto ai deputati dell’Assemblea Popolare di “non votare le nuove leggi doganali, del tutto ingiuste”.

Tramite twitter aveva dichiarato “Nessun parlamentare si è opposto ai nuovi prezzi della dogana, vedremo alle urne, #non le votate”. 
Come è noto le nuove leggi sono state approvate e le ultime entreranno in  vigore il prossimo 3 Settembre.

“Non ho mai visto una legge così impopolare dopo quella sull’aumento dell’elettricità”  scriveva in un altro tweet.
L’ultimo dei messaggi su twitter è stato “Oggi è un giorno molto triste. Oggi iniziano le nuove regole doganali approvate unilateralmente.”

La Diaz nel suo ultimo post scrive:
“Da Marzo 2008 ho mantenuto questo spazio come un luogo tranquillo di dialogo. Di espressione individuale e di intercambio d’esperienze. 
“La Polemica” ha superato in pochi mesi l’anonimato e la solitudine che accompagna milioni di blog nella rete, per convertirsi in un luogo di discussione sui temi più urgenti nell’agenda della cittadinanza cubana. 
Quello che un giorno era un sito di sperimentazione per ottenere il diploma in giornalismo si è trasformato in un angolo inevitabile di apprendimento. 
Oggi, dopo quasi cinque anni, lascio questo spazio.

Da questo momento dedicherò più tempo all’investigazione e alla docenza, due attività che mi appassionano e nelle quali voglio concentrarmi nei prossimi anni.

Ringrazio profondamente tutti quelli che a volte hanno lasciato qui la loro impronta, a chi, con i suoi commenti, ha arricchito il dibattito, a quelli che hanno inviato le loro impressioni per email, a quelli che sono stati testimoni silenziosi di ogni articolo e a quelli che ho potuto conoscere personalmente.

Resta questo spazio nel web, aperto per chi vuole ripassare, ancora una volta, alcuni istanti degli ultimi cinque anni della storia personale, soggettiva e non-giornalistica di una giovane cubana.”

Io seguivo Elaine e la considero imparziale ed obiettiva nella sua visione della società, della politica  e della vita quotidiana cubana. 
Mi dispiace non poterla più leggere, sicuramente sarò tra quelli che “ripasseranno” e divulgheranno alcuni dei suoi pensieri che ha condiviso con noi negli ultimi cinque anni. 
Ciao Elaine.


21 agosto 2012

Internet e Cuba: rompere il monopolio della fibra ottica

Ancora oggi non si sa bene che fine a fatto il famoso cavo di fibra ottica che collega il Venezuela a Cuba per permettere la connessione a banda larga in internet.
La rete continua ad essere inaccessibile alla maggioranza dei cubani, aggravata dai recenti aumenti delle tariffe per la connessione dagli hotel o dai centri Etecsa.

Ma il cavo sottomarino è solo uno dei problemi. Perché anche se la connessione rapida con il mondo esterno è molto difficile, nessuno impedisce di avere accessi veloci all’interno dell’isola.
Ad esempio l’impresa ferroviaria statale sta installando la propria fibra ottica lungo le linee dei treni cubani per proprio uso interno. 
Anche l’impresa elettrica ha installato la propria fibra, si sta inoltre montando lungo le coste dell’isola un’altra fibra ottica dell’Etecsa, la compagnia telefonica statale.

Presto esisteranno tre differenti cavi che potrebbero ampliare la connessione a banda larga ai cittadini comuni senza il rischio di saturarli.
Quindi già esiste la possibilità di rompere il monopolio del cavo fantasma e offrire un servizio concorrenziale per la connettività digitale su tutto il territorio cubano.
Si potrebbe già offrire un servizio ai cittadini comuni, il personale qualificato esiste e si potrebbe trovare un accordo con i tre proprietari delle fibre ottiche esistenti per rendere accessibili le tariffe per la connessione.

Esiste inoltre un’altra opzione alternativa. 
Lo scrittore cubano Raul Capote, che ha collaborato sia con la CIA che con il controspionaggio cubano, afferma in una sua biografia che esisteva un progetto nordamericano per installare delle potenti reti wifi in punti strategici dell’Havana. 
Non sarebbe possibile fare qualcosa di simile senza “l’aiuto” della CIA? 
Sicuramente i cinesi possiedono tecnologie tali per permettere l’installazione di simili connessioni wireless, chissà forse anche le reti wifi della CIA hanno la scritta “Made in China”.


07 luglio 2012

Internet e Cuba: la collina da espugnare


Se gli americani credono che internet sarà il buco che farà affondare la nave comunista, perché continuano a bloccarlo sempre di più? Se i cubani credono che il cambio sia la via per rompere il blocco mediatico, perché non iniziano ad utilizzare il cavo sottomarino?

Internet sembra essere la collina che tutti vogliono espugnare, la posizione da conquistare.
Chi attacca il governo cubano continua a incolparlo a causa delle limitazioni per l’accesso alla rete.
L’opinione ufficiale dell’uso di internet è legata ad un utilizzo per ragioni scientifiche, tecnologiche, mediatiche e di qualunque altro interesse professionale, perché con l’accesso satellitare, unico disponibile a Cuba a causa dell’assenza di una fibra ottica attiva, limita la banda e le prestazioni sono molto scarse.

Sicuramente per molti funzionari è meglio non parlare di internet a causa delle infinite regolamentazioni che lo limitano. Violare qualcuna di queste gli può costare il posto.
In quelle istituzioni dove si può accedere a full-internet, le persone lo usano per comunicare con la famiglia all’estero, scaricare l’ultimo episodio della telenovela o curiosare nei pettegolezzi del Miami Herald.

Altra evidente contraddizione del governo cubano è la recente censura ad una intera facoltà dell’Havana, dove gli studenti usavano internet per collegarsi a Facebook, mentre da un altro lato vengono organizzati convegni per l’utilizzo delle reti sociali e dello sviluppo dei blog sull’isola.
Per il governo è altrettanto controproducente mantenere limitato l’uso della rete ai cittadini comuni, perché le istituzioni americane a causa dell’embargo limitano a loro volta l’uso di internet a Cuba, escluso per quei cittadini cubani che contestano il governo, ai quali viene data la possibilità di accesso tramite istituzioni filo-americane dove l’uso di internet è garantito, oppure finanziando le comunicazioni con cellulari dall’isola ai cyber-dissidenti.

Sulle strade dell’Havana le gente mormora che presto internet sarà aperto a tutti, ma ad un prezzo così alto che solo pochi potranno permetterselo.
La logica degli amministratori è che grazie al guadagno sulle concessioni per l’uso di internet potranno favorire con agevolazioni gli usuari meno facoltosi. Di sicuro il costo dell’ideologia socialista è molto alto, se confermato l’ventuale costo di 60 CUC al mese per accedere alla rete, quasi nessuno potrà sostenerlo, se non con aiuti dall’estero, considerando che equivarrebbe a 3 mesi di un salario medio.
Anche con i cellulari però si verificò la stessa cosa. Inizialmente il loro costo, così come le tariffe per chiamare, era così alto da limitarne l’uso, oggi la situazione è cambiata,è  un po’ più accessibile, anche se ancora proibitiva per molti.

Tutto questo genera tensione tra chi sostiene il governo cubano e chi lo vorrebbe abbattere. Se guardiamo i passati cinquanta anni di resistenza nei confronti di Washington, la spunterà sicuramente il governo.
La condizione è che le istituzioni cubane siano disposte a muovere le loro pedine per allinearsi con i tempi moderni, correndo il rischio di aprire la porta al mondo di internet. 

06 luglio 2012

Internet e Cuba: ONU afferma libertà d'espressione in rete, Cuba acconsente


Il consiglio dei diritti umani dell’ONU ha affermato per la prima volta nella sua storia che l’usuario di internet ha il diritto alla libertà di espressione in rete.
Nonostante Cuba e Cina abbiano espresso alcune riserve, ambo i paesi si sono uniti al consenso dei 47 Stati membri che compongono l’organo dell’ONU e che hanno approvato questa risoluzione proposta dalla Svezia.

E’ la prima volta che i diritti umani vengono estesi in ambito digitale nella stessa misura in cui si applicano nel mondo fisico.
L’inviato cinese Xia Jingge ha appoggiato la mozione affermando però che “gli internauti devono essere altrettanto protetti dai siti web dannosi, perché il libero flusso delle informazioni in rete e la sicurezza delle stesse sono mutuamente dipendenti” riferendosi alla promozione della pornografia, della violenza, della frode on-line e della pirateria informatica.

da rtve.es

02 luglio 2012

Cuba e USA: le acque turbolente nello stretto della Florida


Gli Stati Uniti si lamentano perché il sistema bancario di Cuba non è trasparente e questo avrebbe permesso ad alcuni cubani “rifugiati dalla persecuzione comunista”  di truffare il sistema sanitario e di prelevare denaro tramite una banca che opera sull’isola.
E’ sorprendente che Washington chieda trasparenza bancaria a Cuba dopo pochi giorni aver sanzionato una banca olandese per fare affari a Cuba. Prima la stessa sorte era toccata ad  una banca svizzera e ad una australiana.


Sembra però che continuare a punire gli affari sull’isola in giro per il mondo sia troppo faticoso e così vogliono semplificarsi le cose: la Banca centrale di Cuba deve essere trasparente così che agli USA risulti più semplice castigare i soci finanziari dell’isola.
Da un punto di vista negativo la proposta di trasparenza sembra quasi stupida, vista con ottimismo potrebbe sembrare il primo passo verso un accordo di collaborazione bilaterale nella lotta contro il riciclaggio di denaro.
Se le autorità statunitensi sono così interessate nel reprimere questi delitti hanno l’opzione di cessare la persecuzione finanziaria mondiale di Cuba e, quindi, sollecitare questo paese affinché segua le norme internazionali di trasparenza bancaria.

Sicuramente l’Havana lo penserà con attenzione, per evitare che accada come quando comunicarono all'FBI di certi complotti violenti organizzati da alcuni  esiliati di Miami e che alla fine ottennero come risultato che la stessa FBI arrestò gli agenti cubani che ottennero quelle informazioni.
I loro giudici furono così viziati che Gabriela Knaul, relatore dell’ ONU sull’indipendenza di giudici e avvocati, espresse a Washington la sua preoccupazione in merito al processo contri i 5 cubani incarcerati negli USA per spionaggio.
L’ingenuità di Cuba verso l’FBI li ha portati in carcere. Quattro di loro continuano ad essere imprigionati, il quinto è in libertà vigilata a Miami.

E sembra che la situazione legale non cambierà, la Casa Bianca rifiuta l’offerta cubana di liberare i 5 in cambio di Alan Gross.
Washington assicura che sono spie e che Alan è un innocente “contractor”. E’ vero che lavorava con un contratto però al servizio degli USA e contrabbandando a Cuba apparecchiature molto sofisticate, alcune delle quali vengono usate solo dalla CIA e dal Pentagono.
Il segretario di Stato Hilary Clinton, ha annunciato che intensificherà lo sviluppo delle comunicazioni clandestine a Cuba, il che avrebbe come risultato  un duro colpo per il desiderio della liberazione per ragioni umanitarie per Gross.

Per evitare che altri americani vengano arrestati a Cuba, ora gli USA cercheranno estendere internet a partire dalle apparecchiature che si vendono nei negozi cubani, difficile che questo tentativo abbia successo a meno che il loro vero obiettivo non sia quello di limitare ulteriormente l’uso delle nuove tecnologie e la repressione verso la cyber –opposizione.
C’è una evidente contraddizione tra la Clinton che vuole promuovere lo sviluppo di internet sull’isola e i suoi colleghi del dipartimento del Tesoro, che impediscono di usare Google nei paesi sottoposti ad embargo.

Washington così facendo carica l’arma degli irriducibili cubani. La censura di Google e i milioni di dollari che Hilary regala alla cyber-dissidenza sono la giustificazione per qualcuno per poter inasprire le restrizioni così che “permetta di contrastare la nuova aggressione imperialista”.
Ora è molto più facile giustificare la censura e l'esistenza stessa del Ministero del Silenzio, limitando l'accesso dei cittadini cubani a Internet, di tenere segreto il destino del cavo sottomarino (steso un anno fa dal Venezuela a Cuba n.d.t. ) e dichiarare ostile a chiunque non voglia essere condizionato nella rete.

Quando arrivai a Cuba, un amico cubano mi diede un saggio consiglio: se vuoi capire cosa succede a Cuba studia le sue relazioni con gli USA, perché  quasi  nulla di quello che succede qui è estraneo a questo centenario conflitto.

di Fernando Ravsberg da Cartas desde Cuba

26 marzo 2011

Internet e Cuba: las razones de Cuba

Cosa significa "ciberguerra"? Ultimamente questo termine è utilizzato sempre più spesso nei vari blog che in rete esprimono questo o quel punto di vista.
E' innanzitutto un nuovo modo, sviluppato dagli USA, di attaccare quei paesi che vengono considerati scomodi dal governo americano. E' stata utilizzata per scopi bellici sia in Yugoslavia che in Iran, e viene quotidianamente sviluppata e finanziata per destabilizzare quei paesi "scomodi" come ad esempio Cuba, Venezuela e Iran.

Ecco un documentario trasmesso dalla televisione cubana "Las razones de Cuba", fatto molto bene, che descrive questo nuovo modo di combattere i "nemici" degli USA, come viene sviluppato e come incide nella realtà virtuale cubana.



25 marzo 2011

Internet e Cuba: i blogger in bianco e nero

La cyberguerra cubana sta prendendo sempre più spazio in rete, sia dall'isola che da fuori.
La tv cubana ha recentemente mostrato diversi documentari in merito alla dissidenza in rete.
I tecnici informatici ufficiali insegnano ai membri del Partito cosa è e come combattere la cyberguerra.

A Cuba esistono praticamente solo due tipi di blogger: quelli che criticano qualunque cosa il Governo cubano faccia, incluso i tentativi di dar forma ad una nuova realtà socio-economica, ad esempio con l'apertura alle piccole imprese private o con la liberazione di tutti i dissidenti politici in carcere da anni; e quelli che difendono la rivoluzione a spada tratta, ignorando i problemi concreti che affligono l'isola.

Yoani Sanchez è senza dubbio la più famosa blogger dissidente di Cuba. Vive all'Havana e guida un gruppo di bloggers molto critici verso il regime, organizza corsi per educare giovani a pubblicare in rete e continua a vincere premi internazionali come scrittrice e giornalista, al suo confronto Gabriel Garcia Marquez in quanto a premi vinti sembra un dilettante.

Chi critica Yoani afferma che questi premi, che ad oggi sembrano ammontare a 500.000$, sono una copertura per i finanziamenti che gli USA devolvono ai cyber-dissidenti per destabilizzare il Governo cubano.
Il recente arresto di Alan Gross, che introduceva clandestinamente a Cuba equipaggiamenti tecnici de devolvere ai cyber-dissidenti, sembrano confermare questa tesi.

Gli USA in effetti credono che i giovani blogger siano la migliore via per stimolare un cambio a Cuba, in quanto la dissidenza tradizionale, oltre che essere quasi sconosciuta al mondo, è più isolata e divisa da differenti personalità.

La quasi totalità dei blog cubani sono "politici", sia pro che contro il Governo, raccontano però un'aspetto di Cuba in bianco o in nero, lontano dalla reale ecletticità del popolo cubano, ricco al contrario di mille sfaccettature e colori differenti.

In entrambi i casi sono ragazzi ben preparati, ma troppo radicali nelle loro convinzioni.
Da una parte i rivoluzionari non vedono i problemi concreti che bisogna affrontare per sollevare Cuba dalle difficoltà che aggravano la sua società e l'economia, dall'altra parte non si vogliono vedere gli sforzi e i cambiamenti, anche se lenti, che il Governo sta affrontando per dare una forma concreta alla modernizzazione e ad un cambio sull'isola.

A tutto questo il cubano della strada ne è indifferente, la maggior parte non ha internet, e collegarsi dai cybercafè è troppo caro.
Inoltre i problemi reali che bisogna affrontare quotidianamente per vivere dignitosamente a Cuba tolgono tutto il tempo a loro disposizione.

Chissà che il nuovo "cavo" dal Venezuela possa cambiare questa attitudine, serebbe bello se la rete fosse utilizzata dai cubani non solo per criticare o per elogiare la rivoluzione "a prescindere", ma anche per entrare con diritto nella realtà virtuale anche per scopi educativi, professionali e perchè no anche un pò ludici.

17 marzo 2011

Internet e Cuba: la luna di miele, la guerra virtuale e la vita reale

Senza dubbio a Cuba deve esserci stato un matrimonio al quale non sono stato invitato, per questo non capisco quando si ripete, con insistenza, che il caso di Alan Gross pone fine alla "luna di miele" che vivevano Washington e l'Havana.

Una storia d'amore dove di persueguono le società che vendono attrezzature mediche a Cuba che spendono 20.000.000$ per appoggiare i movimenti di opposizione interna con il fine di destabilizzare il Governo.

Si può pensare che sia una "intromissione nelle questioni interne di un altro paese" o che si tratta di "solidarietà con chi lotta per la democrazia", però classificare queste attività "luna di miele" suona molto lontano dalla realtà.

Incluso i due "gesti" più importanti che gli USA hanno fatto verso Cuba, una maggior flessibilità nei viaggi verso l'isola e il permesso di inviare denaro utilizzando Western Union, che sono posteriori all'arresto di Gross.
E' davvero cusrioso che Washington abbia deciso di cedere su questi temi così delicati, ancor di più se sono "indignati" per l'arresto di Gross. A prima vista sembra contraddittorio.

I nemici di Obama sono implacabili, ma bisogna riconoscere che hanno ragione quando affermano che non è logico ampliare i viaggi e facilitare le rimesse di denaro ad un paese accusato di terrorismo.
La contaddizione tra i discorsi e la pratica sono evidenti, ma non è certo una novitèà tra i politici del mondo intero. Però per il presidente USA è più difficile perchè Cuba è un paese in "libertà vigilata".

Inoltre per il presidente afro-americano la televisione cubana produce video che, oltre ad essere noiosi, non producono materiale compromettente nè per gli oppositori nè per Washington.
Il fatto è che mostrare agenti del contro-spionaggio cubano che parlano male dei dissidenti o delle dame di bianco e degli USA, ha la stessa credibilità di ufficiali della CIA che accusano Cuba di essere una dittatura.

Oltretutto sono stati presentati già tre programmi sul tema della "guerra cibernetica" contro Cuba e non è apparsa nemmeno una immagine di Gross nè delle sue attività.
Su questo tema hanno abbastanza poco, una antenna parabolica cammuffata da tavola di surf inviata dal capo di informatica della Freedom House che dava anche lezioni su come scrivere mesaggi segreti.

I blogger cubani si difendono affermando che a Cuba non si rispetta la privacy e per questo si criticano i "messaggi criptati". Può essere, però messaggi segreti di questi tempi insospettiscono anche le nazioni democratiche del mondo.
Può essere che conosco poca gente, però non c'è nemmeno un mio amico che utilizzi chiavi segrete per scrivere su internet. Ci sarà chi le usa ma le sole che io consco sono quelle dei film di spionaggio.

Tutto questo rumore dall'estero però non ha molta ripercussione a Cuba. Per il cittadino comune non sono una notizia "le perverse intenzioni dell'impero" nè l'esistenza di infiltrati nell'opposizione.
I problemi della gente comune continuano ad essere: capire le regole del lavoro in proprio, speculare sulle leggi che si annunciano ma non si approvano e quanto li condizionerà la svalutazione del pesos.
La maggioranza dei cubani che conosco non si preoccupano dei temi della guerra cibernetica, sono così immersi nella propria guerra che non gli resta molto per guerre virtuali.

di Fernando Ravsberg da BBC Mundo

14 febbraio 2011

Cambio a Cuba: è arrivata a Cuba la fibra ottica dal Venezuela, moltiplica per 3000 la velocità di connessione a internet

Il 2 Febbario il cavo a fibra ottica sottomarino teso tra Venezuela e Cuba ha raggiunto una spiaggia orientale dell'isola, nella provincia di Santiago de Cuba, sarà in funzione entro Luglio di quest'anno e permetterà una connessione internet che moltiplica per 3000 la velocità di trasmissione dati.

Inizialmente sarà utilizzato per le istituzioni governative, le scuole e per aumentare gli internet point sull'isola, ma in un secondo momento il suo utilizzo sarà esteso, anche se controllato, alle abitazioni private e a quelle piccole imprese cha da Ottobre del 2010 possono operare privatamente in diversi settori commerciali e professionali.

Il vice ministro di informatica e comunicazione ha spiegato che non esistono ostacoli politici per allargare l'utilizzo della rete alla popolazione, il Governo ha la volontà di continuare il processo di sviluppo economico nel paese, in linea con le recenti privatizzazioni di 178 attività produttive. Il Governo sta studiando una legge per regolamentare in maniera ordinata l'utilizzo della rete ai privati cittadini.

Oggi la conessione internet avviene con un satellite e ha una velocità molto bassa, che rende il suo utilizzo molto costoso. Inoltre è ancora proibito potersi connettere dalla propria abitazione, ma solo utilizzando gli internet point o le postazioni negli hotel per turisti.

Risulta così sempre più concreta un'apertura del Governo verso nuove misure tese ad aprire moderatamente il paese ad un cambio economico e sociale che fa ben sperare in un futuro che possa davvero portare Cuba verso un cambio positivo per uno sviluppo concreto ed una normalizzaione della vita sull'isola.

31 gennaio 2011

La politica di Cuba: Telecom Italia cede le azioni di Etecsa

Telecom Italia ha venduto la sua partecipazione del 27% nell'impresa di telecomunicazioni cubana Etecsa alla finanziaria cubana Rafin S.A. per 706 milioni di dollari.

500 milioni sono stati pagati, il resto verrà saldato in 36 rate mensili.
L'amministratore delegato Franco Bernabè ha dichiarato che le azioni sono state vendute in accordo con il piano dell'azienda di razionalizzare il pacchetto di Telecom.

"Si apre una diversa fase con la partecipazione di Telecom in Brasile e Argentina, dove abbiamo il controllo delle società" ha spiegato Bernabè, che ha aggiunto che la partecipazione in Etecsa era solo una mossa finanziaria. I due mercati sudamericani in prospettiva sono ritenuti in crescita.

Rafin ha la licenza dal Banco Central di Cuba per intervenire sui mercati finanziari, e non bancari, per tempo indefinito.
Tra le sue attività ci sono il finanziamento di operazioni nell'import-export, di leasing e l'amministrazione di fondi monetari in moneta convertibile corrispondente a riserve e fondi centralizzati di imprese e agenzie cubane.
Inoltre sarà attiva nei servizi di ingegneria finanziaria, rifinanziamento di debiti, intermediazione tra imprese e agenzie cubane e straniere e operazioni extra territoriali in zona franca e aree industriali.

L'operazione tra Telecom e Rafin S.A. coincide con la messa in opera di cavi a fibra ottica tra Venezuela e Cuba che moltiplicherà di 3000 volte la velocità di trasmissione di dati, immagini e audio, anche se l'Havana ha specificato che questo non implicherà un maggior accesso a internet per i Cubani.

Etecsa ha il monopolio della telefonia fissa e mobile a Cuba, così come l'accesso a internet e la trasmissione dati.

fonte Diario de Cuba

28 novembre 2009

Internet e Cuba: Obama "apre" alle parole, ma "chiude" ai fatti

Gli scambi di cortesie verbali tra Yoani Sanchez, leader della blogosfera alternativa cubana, e Barack Obama, molto disponibile nel rispondere alle domande della blogger nella sua recente intervista, facevano auspicare un appoggio concreto degli USA alla libertà d'espressione dei giornalisti indipendenti, dei blogger, dei cittadini comuni cubani.

Di concreto invece c'è la chiusura del centro internet del SINA, Sezione di Interessi degli Stati Uniti all'Havana (nella foto), da parte dell'amministrazione Obama, che riduce della metà la possibilità per quei blogger e giornalisti indipendenti di comunicare con l'estero e diffondere le loro notizie dall'isola. L'unica alternativa restano gli hotel e i cybercafè, con le censure e limitazioni che si conoscono, al costo di 10 CUC/ora.

Obama fortunatamente per il mondo intero non è Bush, ma gli Stati Uniti non hanno ancora cambiato pelle, continuano ad essere lo strumento politico globale per difendere e diffondere gli interessi economici delle lobby economiche del "Distretto di Washington".
NON DIMENTICHIAMOLO!

31 ottobre 2009

Vivere a Cuba, Yoani: le cose giuste succedono da sole...

Il 29 Ottobre all'Havana la rivista Temas ha organizzato un dibattito su Internet.
Quello che vedete nel video è l'assurda e patetica "ostruzione", da parte degli organizzatori dell'evento, nel far accedere alla riunione quei blogger cubani che contrastando il regime, diffondendo una realtà scomoda da mostrare, disturbano la solita vuota riunione di auto-celebrazione del regime.


Nonostante questo Yoani è riuscita (indossando una parrucca bionda e mostrandosi come una delle tante ragazze che "vogliono esserci") ad entrare e a parlare.
Le cose stanno cambiando, grazie a questi pionieri cubani, coraggiosi avanguardisti di una realtà a venire, le cose si iniziano a sapere, e si diffondono, le cose stanno assumendo una coscienza propria, autonoma, giusta, le cose stanno cambiando.

20 settembre 2009

Vivere a Cuba, Yoani: intervista a Y. Havana, Agosto 2009

Intervista a Yoani Sanchez realizzata da me insieme ad Aguaya Berlin e filmata dalla stessa Yoani all'Havana, in Agosto 2009.
Questo è solo un estratto dell'intervista completa che sarà inserita in un documentario realizzato da Current TV (canale 130 di Sky) che sarà trasmesso il 13 Ottobre prossimo, sulla Blogosfera cubana e l'evento Bolgueando a Cuba, che si è tenuto in Agosto 2009 a Palma de Majorca.
Grazie Yoani, FREE INTERNET!



Questa è la versione con sottotitoli in italiano, tradotta da Gordiano Lupi.

Repressione a Cuba: arrestati due blogger!

Un'operazione di polizia mirata a reprimere i blogger cubani, ha portato all'arresto lo scorso 10 Settembre di Luis Felipe Gonzalez Rojas, autore del blog "Animal de Alcantarilla" e Yosvani Anzardo Hernandez autore dell'unica rivista di opposizione cubana "Candonga" e collaboratore del sito "Payo Libre" di Miami. Gonzalez Rojas è stato rilasciato dopo 4 ore, ma Anzardo Hernandez è ancora recluso e i suoi famigliari non hanno sue notizie.

"E' ora che le cancellerie straniere ricordino al governo cubano l'obbligo, che hanno accettato e firmato nel passato Febbraio, del "Patto Internazionale delle Nazioni Unite in merito ai Diritti Umani a Cuba." così segnala Reporter senza frontiere (RSF).

Invece sull'isola il governo affoga qualunque manifestazione in internet, reprimendo la società civile che si sta delineando a Cuba. La censura mostra la negazione da parte del governo di fronte a quei cambiamenti, presenti e futuri, che sfuggono al suo controllo.

Cuba è oggi il terzo paese al mondo, insieme al'Iran, con il maggior numero di giornallisti incarcerati e occupa il 169° posto, su 173 paesi, nella classifica mondiale della libertà di stampa.

Il Comitato per la Protezione ai Giornalisti (CPJ) giudica sorprendente l'attività dei blogger cubani che aumentano a livello esponenziale, nonostante gli ostacoli del governo e l'alto costo per la connessione a internet.

"I blogger, principalmente giovani adulti di diverse professioni, hanno creato un nuovo spazio per la libertà d'espressione a Cuba, offrendo così una nuova speranza per la rinascita di idee indipendenti nell'ermetico sistema cubano." Conclude RFS.

11 settembre 2009

Internet e Cuba: primo concorso di blogger cubani, ecco i premi

Ieri sono stati assegnati i premi del primo concorso di blogger cubani Una Isla Virtual. 66 i blog indipendenti che hanno partecipato.
Con tutte le restrizioni e le incredibili difficoltà che devono superare i blogger dell'isola, nell' ultimo anno la blogosfera cubana è aumentata notevolmente, sia in numero, che in qualità.


L'echo internazionale che molti blog in Europa e Stati Uniti diffondono, continua ad essere sempre più forte, oggi si sà molto di più su Cuba, anche semplicemente rispetto a due anni fa.
Grazie a tutti voi, coraggiosi avanguardisti virtuali dell'Isla Grande!

Qui un elenco dei blog che hanno partecipato.

Qui i vincitori dei premi:

> Premio al miglior blog: Octavo Cerco di Claudia Cadelo.

> Premio per la popolarità assegnato degli internauti: Octavo Cerco di Claudia Cadelo.

> Premio al miglior blog design: Boring Home Utopics di Orlando Luis Pardo Lazo.

> Premio al miglior blog giornalistico: Sin Evasion di Miriam Celaya e il blog Asociacion Pro Libertad de Prensa, realizzato da un gruppo di giornalisti indipendenti.

> Premio al miglior blog fotografico: Boring Home Utopics di Orlando Luis Pardo Lazo.

> Menzione al blog in situazioni difficili: Voz tras las rejas di Pablo Pacheco.

> Menzione per il contributo al dibattito al blog: La Polemica digital di Elaine Diaz

> Menzione speciale per il contributo al dibattito al blog: Puentear di Enrique Pineda Barnet.