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01 febbraio 2013
Dissidenti a Cuba: riforma migratoria, l'incessante intransigenza della "dissidenza"
30 novembre 2012
Cambio a Cuba: il senile e arrogante potere decadente
E’ difficile a volte continuare a credere in qualcosa che senti dentro e che intravedi all’orizzonte. Cuba è difficile. E’ contrastante il sentimento che mi impregna, le sue evidenti potenzialità che faticano a concretizzarsi. Le alternanti fasi di apertura e di contrazione, inspiegabili, incomprensibili, disarmanti. A Cuba esistono presupposti socio-politici impossibili da trovare altrove. La tenace difesa di un modello socialista ormai scomparso, o drasticamente mutato, quasi ovunque al mondo, continua a sopravvivere tra attacchi e critiche senza soluzione di continuità, anche quando è palpabile lo sforzo di rinnovarsi, di rimodernarsi, di sbocciare in un’alternativa concreta e sostenibile. Il socialismo deve cambiare i suoi dogmi. Le società cambiano, le esigenze dei popoli cambiano, le necessità sociali, le libertà individuali, le partecipazioni attive devono essere sostenute adattando le leggi, l’economia ed il funzionamento burocratico alle realtà dinamiche che evolvono ad un ritmo sempre più vertiginoso. Il rischio è quello di dissolversi, di essere assorbiti da prepotenti modelli di facile e superficiale assimilazione popolare. Di scomparire definitivamente.
23 novembre 2012
Cambio a Cuba: nuove imposte per attività in proprio, ma le restrizioni legislative frenano il decollo
Da Gennaio 2013 entreranno in vigore le nuove tasse e imposte da applicare alle persone fisiche e ai lavoratori autonomi, mirate a regolamentare le nuove iniziative private all’interno della politica fiscale per lo sviluppo di una economia interna sull’isola. L’obiettivo è quello di garantire le entrate pubbliche in modo equilibrato tenendo in considerazioni le particolarità del modello economico cubano.
19 ottobre 2012
La politica di Cuba: elezioni, imparare dal Venezuela
Quattro anni fa mi sono interessata ad un comizio per la
prima volta.
Quest’anno ho seguito il secondo processo elettorale
della mia vita. In nessuna delle due occasioni si è trattato di elezioni del
mio paese. Incoscientemente, mi ero convinta che le elezioni straniere
influenzavano la mia vita più di quelle nel mio paese.
13 ottobre 2012
La politica di Cuba: nuove regole di sicurezza negli aeroporti dell'isola
La
dogana di Cuba ha annunciato le nuove regole di sicurezza aerea che
regolamenteranno il trasporto di alcune sostanze all’interno degli aerei in
arrivo e in partenza dall’isola. Queste regole sono già adottate dalla maggior
parte degli aeroporti del mondo.
02 ottobre 2012
Economia cubana: 5000 lavoratori affittano locali statali, ma l'imprenditoria privata stenta a decollare
Tra le riforme relative alle attività in proprio,
erano state annunciate la cessione in gestione di attività statali a soggetti
privati. Più di 5000 lavoratori privati hanno optato per questa opportunità
affittando dallo Stato attività già esistenti che il governo considera “non strategiche”.
Tra le 51 attività autorizzate per la gestione da
parte di privati le più richieste sono state parrucchieri, barbieri, orologiai
e parcheggiatori.
19 settembre 2012
Vivere a Cuba: tempo di elezioni
Più
della metà degli attuali incarichi municipali saranno rimossi, ma nessuno si
aspetta sorprese, la maggioranza dei cubani sono convinti che Raul Castro sarà
rieletto come Presidente e la quasi totalità dei deputati saranno membri del
PCC.
Molta
più attenzione viene rivolta alle elezioni che si terranno in Venezuela perché
qualunque cambio politico avverrà potrebbe influenzare drammaticamente la vita dei
cubani. La principale entrata economica nazionale proviene infatti dall’interscambio
dei servizi medici cubani con il petrolio venezuelano.
Cuba e USA: gli Stati Uniti rifiutano un dialogo con Cuba sul caso Alan Gross
Gli
Usa rifiutano la proposta delle autorità cubana di aprire un dialogo per trovare una
soluzione congiunta sul caso di Alan Gross.
La
proposta del governo cubano mostra ancora una volta la volontà di aprire un
dialogo costruttivo verso una distensione dei rapporti tra i due paesi.
Il
rifiuto degli Stati Uniti al contrario conferma come la disponibilità dell’amministrazione
Obama sia ostacolata dai poteri forti delle lobby anti-cubane che condizionano
pesantemente un’apertura del dialogo.
Alan
Gross fu arrestato nel Dicembre del 2009 e condannato a 15 anni di prigione per
aver importato illegalmente a Cuba apparecchiature tecnologiche per la
diffusione di connessioni internet destinate alla dissidenza dell’isola.
Dissidenti a Cuba: il governo libererà Chaviano, è il momento di un cambio verso la libertà d'espressione sull'isola
Chaviano
fu condannato a sei mesi di reclusione per attività economica illecita. E’ in
carcere dallo scorso Marzo e la condanna è scaduta lo scorso 9 Settembre, ma le
autorità annunciarono che la liberazione sarebbe stata rimandata al prossimo
Aprile del 2013 senza fornire altre spiegazioni.
Questo
il motivo che ha scatenato la protesta dei dissidenti che il 10
Settembre iniziarono uno sciopero della fame. Il primo ad annunciare la
protesta fu Jorge Luis Garcia Perez, conosciuto come Antunez, seguito da
Martha Betariz Roque e altri oppositori che al termine dello sciopero raggiunsero
il numero di 30.
Dopo
10 giorni di protesta quindi gli oppositori hanno annunciato la loro vittoria,
terminando lo sciopero della fame.
E’ la prima volta che il governo accetta
delle richieste da parte dei dissidenti, un segno che può illuminare di una luce
nuova le relazioni e l’attitudine delle autorità nel considerare le richieste
dell’opposizione.
Ufficialmente i giudici non hanno dichiarato le motivazioni
della decisione di scarcerare Chaviano, ma poco importa, il gesto mostrato dal
governo è significativo e dimostra come
potrebbe iniziare un nuovo cammino verso una maggiore tolleranza e libertà d’espressione
sull’isola.
14 settembre 2012
Cambio a Cuba: le stagnanti riforme di Raul Castro
I
cubani oggi possono comprare e vendere casa, automobili, 200.000 di loro sono
diventati piccoli imprenditori e possono assumere del personale, i contadini
possono utilizzare gratuitamente i terreni dello Stato.
Ma
ci sono anche molti problemi. Si possono comperare solo auto di seconda mano,
acquistare e vendere casa può essere complicato, non esistono mercati all’ingrosso
per rifornire i ristoranti privati o i negozi di abbigliamento e accessori
vari. Molti professionisti informatici non trovano quello che serve per la
manutenzione o installazione di computer, meccanici ed elettricisti faticano a
trovare i pezzi di ricambio necessari per svolgere le loro attività.
Così
le “paladar” devono comprare gli alimenti al supermercato, o al mercato nero, i
negozi si devono rifornire da “mulas” che importano dall’estero le merci che
poi vendono nelle città, così come meccanici ed elettricisti si devono “arrangiare”
per reperire quello che gli serve. Anche la produzione agricola non decolla, i
contadini hanno i campi ma non trovano gli utensili basilari per coltivarli, così oggi la produzione agricola
rimane al di sotto del livello che aveva nel 2007.
A
peggiorare la situazione le nuove imposte doganali in vigore dal 3 Settembre
scorso penalizzano le importazioni dall’estero con scopo non commerciale.
Ufficialmente attuate per rendere gli aeroporti meno congestionati dai cittadini cubani con passaporto straniero che ogni settimana andavano e venivano dagli USA, Ecuador, Panama o Mexico trasportando
grossi carichi di elettrodomestici, televisori o pesanti pezzi di ricambio per auto,
ma anche tonnellate di vestiti, calzature, accessori o tra i più svariati
generi alimentari. Così anche “las mulas” si vedono ridimensionare notevolmente
la loro attività, dalle decine di dollari che si pagavano prima per le tasse d’importazione,
si è passati alle centinaia di CUC di oggi,
con il conseguente aumento del prezzo delle merci e il relativo
incremento della corruzione di funzionari truffaldini.
Tutto
sembra sospeso tra la volontà di aprire ad un’economia di mercato privata e il
persistere nel controllare burocraticamente che questa stessa economia possa
svilupparsi e decollare.
Una
delle teoria dietro l’incertezza delle nuove misure è che la volontà di Raul
Castro, ormai 81enne, è frenata dalla sua mancanza di energia nell’affrontare
le resistenze al cambio all’interno del Partito Comunista.
Il fantasma di Fidel
appesantisce la situazione. Le interminabili “riflessioni” che continuava a
pubblicare anche dopo aver abbandonato la guida del paese, si sono sfoltite a
pochi paragrafi, fino a scomparire del tutto lo scorso Giugno. Non appare in
pubblico da Marzo.
La
campagna di Raul contro la corruzione è un altro ammortizzatore. Negligenza e
frodi sono state scoperte e punite duramente negli ultimi mesi. I funzionari statali hanno paura nel muoversi con imprese straniere che vorrebbero investire nel
paese.
Esistono però molte incoerenze tra le accuse rivolte ai dirigenti statali che
maneggiano milioni di dollari e quello che gli incriminati sostengo in loro difesa, cioé che il loro
operato è sempre monitorato e controllato accuratamente dagli alti vertici
dello Stato, quindi non sono responsabili di decisioni delle quali erano tutti a conoscenza.
In
questo clima di incertezze tutti “evitano problemi”, nessuno prende decisioni.
Però
alimentare le speranze di un cambiamento per poi disilluderle può risultare una
mossa pericolosa per il governo.
13 settembre 2012
Cambio a Cuba: perché i cubani sono divisi?
Già
da decine di anni in molti paesi al mondo esiste un dialogo nazionale basato
sul rispetto della diversità e delle differenti tendenze ideologiche, così si
forma il pluralismo politico, suddiviso tra socialisti, popolari, di destra e
di centro, conservatori, liberali, etc. la lista è lunga.
In
molte nazioni cittadini si raggruppano in distinti partiti che governano sulla
base del consenso, ma non per questo le loro discrepanze li allontanano dal
paese, e nemmeno li dividono come cittadini.
I
cubani sono realmente divisi?
I
cubani di oggi non sono divisi per le loro “differenze ideologiche”, ma sono
separati per una veemente tendenza alla mancanza di rispetto e dall’accusarsi a
vicenda di chi non condivide un pensiero comune.
Pluralismo
politico implica divisione?
La
sfida del cubano odierno è di imparare a discutere, a dialogare e cercare la
coesistenza partendo dal rispetto.
Una
persona di ideologia diversa ha lo stesso diritto di esistere e stare al gioco
politico, se accetta le norme e le leggi di convivenza. Le differenti idee
politiche, incluso le più estreme, possono coesistere e competere per il
potere, sempre su una base democratica.
In
cosa dobbiamo essere d’accordo?
Da
più di mezzo secolo, lo stesso governo-regime è seduto sull’isola approfittando
dell’intolleranza tra i cittadini.
E’
la costituzione, la legge fondamentale del paese e non un partito, governo o
agenda politica che deve garantire le libertà dei cubani, l’eguaglianza davanti
alla legge, la proprietà privata, il rispetto dei diritti fondamentali, d’espressione, di associazione e di religione.
Pensare
al plurale
Se
non esiste il rispetto non esisterà mai il dialogo, né la concertazione di
tendenze politiche, né un minimo consenso per governare. Il rispetto è la
chiave della diversità.
Il
pluralismo politico implica la partecipazione di vari gruppi sociali nella vita
democratica. Settori con diverse ideologie devono essere parte del processo elettorale
o delle decisioni di un governo.
Leggi
uguali per persone differenti
Non
siamo uguali, proprio per questo la nostra differenza ci obbliga ogni giorno a
rispettarci di più. L’importante non è essere d'accordo, ma cominciare a dialogare
accettando le nostre differenze.
Società
civile virtuale
Rompiamo
la spirale di intolleranza praticando le norme di un sistema di dibattito
plurale in ogni rete sociale e in internet, se non abbiamo la possibilità di
praticare questi diritti a Cuba, allora facciamolo in rete.
Dibattito
Per
caso non essere d’accordo vuol dire essere divisi e che bisogna continuare ad essere separati?
E’
forse possibile l’unità solo quando la si impone sotto il segno di una sola idea?
Continuare la pista dell’odio
Da
dove nasce l’odio?
Chi
ci guadagna da questa lunga separazione tra i cubani?
Dovremo
seguire la pista dell’odio, l’odio per giustificare il confronto, l’odio come strumento
per la manipolazione, l’odio come esercizio a beneficio del potere politico. L’odio,
ancora l’odio, sempre l’odio per continuare a separare i cubani comuni.
Rispettiamo il fatto che ogni individuo sia libero di pensare e credere in una ideologia differente,
senza che questa lo trasformi in una persona indecente.
Cambio a Cuba: un passo verso la democrazia per la costruzione di un nuovo modello sociopolitico
Un
gruppo di intellettuali cubani di differenti tendenze politiche si sono riuniti
in un incontro chiamato “Per un consenso per la democrazia”, organizzato dalla
rivista cattolica “Espacio Laical” nel Centro culturale Felix Varela, all’Havana.
Un
centinaio di persone si sono riunite per dibattere sul tema della
istituzionalizzazione e la democratizzazione dell’isola, dal punto di vista
politico e in un ambiente di rispetto e serietà.
Tra
i partecipanti erano presenti cattolici, liberali e marxisti, paradossalmente i
grandi assenti sono stati rappresentanti del governo cubano e della dissidenza,
che però erano presenti tra il pubblico.
Il
dibattito ha affrontato temi considerati tabù fino a poco tempo fa come il pluripartitismo,
la democrazia, la partecipazione dei cittadini nelle decisioni, la
incostituzionalità di alcune decisioni del governo e il cambiamento politico.
Nonostante
la diversa provenienza politica dei partecipanti, tutti si sono trovati d’accordo
nel sostenere una democrazia che non si limiti ad essere la rappresentante del
capitalismo o la partecipante al socialismo.
Entrambi
i sistemi hanno fallito nella costruzione della democrazia, questo dà l’opportunità
a Cuba di sollecitare una nuova proposta.
La
maggioranza dei partecipanti hanno considerato che la cosa più importante è
costruire una democrazia dove il cittadino discuta i suoi problemi, proponga
soluzioni e controlli l’applicazione delle decisioni. Cosa che oggi è fattibile
grazie alle nuove tecnologie.
Tutti
si sono trovati d’accordo che qualunque soluzione ai problemi di Cuba debba garantire la sovranità nazionale, la sovranità popolare, l’equità sociale, il
rispetto dei diritti dei cittadini, un’economia vitale e una democrazia
politica, sociale e economica.
Roberto
Veiga, editore di Espacio Laical ha dichiarato che “La costruzione dei diritti,
di eguaglianze e di libertà sono relazionate e insieme contribuiscono alla
costruzione della democrazia. La grande sfida che affrontiamo è quella di
disegnare la struttura ed il meccanismo che deve sostenere lo Stato, quello che
deve avere la società e tutte le garanzie di libertà politica affinché tutto
questo sia possibile. Il dibattito a Cuba per la costruzione di un modello
sociopolitico, economico e giuridico è ovvio, si devono istituzionalizzare le
idee che stimolino un consenso generale nei cubani, per questo è necessario un
dibattito più esteso”.
Il
Centro culturale Feliza Varela, appartenente alla Chiesa Cattolica Cubana, è il
centro di dialogo più pluralista della nazione, dove di confrontano accademici
liberali, religiosi e marxisti. Ne restano fuori le posizioni ideologiche più
estreme.
Tra
il pubblico erano presenti alcuni membri dell’opposizione, tra loro il
dissidente Reinaldo Escobar, il quale si lamentò perché al dibattito no sono
stati invitati gli oppositori che “non vogliono modernizzare il sistema, ma lo
vogliono demolire”.
In
effetti nessuno dei dissidenti è stato invitato tra i partecipanti, ma erano
presenti tra il pubblico e hanno potuto intervenire in libertà.
Dal
lato ufficiale hanno assistito membri simpatizzanti del potere, ma nessun
funzionario del governo.
Ovviamente
una delle critiche maggiori emerse durante il convegno è stata la troppa
centralizzazione politica che esiste nel paese e la mancanza di presenza da
parte dei cittadini nelle decisioni su temi che condizionano direttamente le
loro vite.
06 settembre 2012
Riflessioni su Cuba: ...sulla democrazia... uno scritto di Massimo Campo e un mio commento
di Massimo Campo
Mi interesso della “questione Cuba” da circa 10 anni.
In molti ne sanno sicuramente più di me, ed è un piacere scoprire sempre qualcosa di nuovo relativo a ciò che si ama. Ma molti altri ne sanno meno, credono di saperne molto, e comunque sono convinti che la propria opinione su una materia così dinamica e complessa, come la Cuba attuale, sia una sorta di dogma indiscutibile.
Come spesso accade il dialogo più produttivo e profondo avviene proprio con chi la pensa diversamente, sarà per questo che i miei più cari amici hanno una visione politica completamente opposta alla mia, e non casualmente questo accade anche per la scelta, effimera ma importante, della squadra di calcio da tifare.
Nella diversità c’è maggior stimolo intellettuale, senza dubbio.
Quando ho cominciato a frequentare Cuba l’ho fatto senza particolari interessi politici. Ero e sono un moderato che non concepisce ne la destra ne la sinistra estrema, se pur questa scolastica classificazione possa avere ancora senso. Ero non proprio affascinato dalla figura di Fidel Castro, che come tutti i rivoluzionari da quando esiste la società umana, ha sulle spalle azioni straordinariamente meritevoli di lode ed altre che naturalmente si declinano nella barbarie della civiltà.
Le “rivoluzioni di velluto” sono davvero merce rara nella civiltà umana, merce rara ho detto… non impossibile da trovare: rivoluzione di velluto.
Malgrado la mia imparzialità di vedute ero incuriosito intellettualmente da un personaggio realmente storico come Fidel Castro. Chi, in un senso o nell’altro, potrebbe non esserlo?
Ho amici cubani in Italia, quindi la prima volta vado a Cuba affittando una casa particular di fianco alla famiglia di questi miei conoscenti.
Comincio a frequentare la meravigliosa Avana. Città affascinante in ogni suo aspetto, e detto da una persona che abita nel centro storico di Roma questa affermazione ha un peso.
Scopro una città a tratti restaurata, pulita, piacevole. In gran parte decadente, ferita, trascurata. Mi spiegano che è dura curare una città di questo tipo, ci vogliono interventi molto costosi e Cuba è un paese dalla economia abbastanza semplice che ha sicuramente bisogno di svilupparsi.
Poi scopro altri quartieri, più eleganti, protetti da molta polizia malgrado ci siano poche persone in strada. Mi spiegano essere le zone bene della città. In genere, ma non sempre ed esclusivamente, riservate alle alte sfere delle Forze Armate.
Il secondo giorno accade una cosa incredibile, per un occidentale come me.
Vedo un cittadino fermare una automobile, evidentemente di qualche organizzazione statale, l’esercito se ben ricordo, ed ottenere un passaggio.
Sbarro gli occhi e chiedo un chiarimento.
Mi viene detto dai miei amici cubani che l’automobile è dello stato, ma lo stato non sono i cittadini? Quindi perché non avere diritto a chiedere un passaggio se c’è spazio disponibile sul mezzo?
Sorrido intellettualmente umiliato dalla bellezza e dalla semplicità di questo ragionamento politico.
Cuba è un luogo diverso, comincio a comprenderlo.
E comincio a fare qualcosa di importante, metto da parte le mie regole occidentali, europee, cattoliche, capitaliste, per cercare di comprendere la diversità di questo meraviglioso spicchio di mondo.
Lo faccio con pudore. Lo so che capire non sarà semplice, mi basterebbe avvertire il senso profondo di quella diversità.
Con la mia ingenuità delle cose cubane mi presto ad aiutare un amico per organizzare una festa, non sapendo che organizzare una festa in un appartamento significa togliere i mobili per creare lo spazio dove ballare. Scopro così cosa significa fare un minitrasloco (e poi riportare tutto il giorno dopo) ai Caraibi, in agosto. Ma yo estoy gordo, così faccio ginnastica, penso.
Yohander, nome strano anche a Cuba mi dicono, mi accompagna da una sorridente ed arzilla vecchina al piano terra. Parla in cubano veloce e sincopato e capisco che la informa della festa. Penso è persona educata e l’avvisa del possibile rumore.
Poi sempre Yohander mi indica e capisco che sta spiegando che sono italiano. La vecchina mi guarda perplessa, ma il mio amico subito interviene spiegando che sono un collega di ufficio, a Roma, di un suo cugino. E mi fa indicandomi “Dille che conosci Jose”. Io mi avventuro nel mio spagnolo scolastico e dico che sì lo conosco da anni a Roma e che sono a Cuba in vacanza. La cosa continua su questo tenore per qualche minuto, non di più.
Poi comprendo chiaramente che la signora chiede due cose.
Due bottiglie e di avvisare un ufficio, una stazione, sulle prime ho dei dubbi.
Il mio amico dice che certo, che lo avrebbe fatto, che è giusto, che è corretto e così via. Io non parlo.
Salutiamo, usciamo. La signora esce nel pianerottolo e dalla scala all’aperto urla il nome di una persona. Chiamandola, evidentemente.
Scopro così l’stituzione del Comités de Defensa de la Revolución.
Poco dopo la sfacchinata del ministrasloco vedo Yohander che prende 2 bottiglie di rum, quello buono (pagato da me), e le porta al piano terra.
Dopo il trasloco mi faccio una doccia, Yohander mi presta una sua camicia che la mia era zuppa dall’inaspettata fatica… ed andiamo alla stazione di polizia. A poche centinaia di metri dall’appartamento.
Mi dice “Massimo, aspetta fuori. Ma dammi il passaporto. Io avviso il poliziotto di turno che ho parlato con la delegata del CDR e che ci sei tu come ospite. Probabilmente non ci sarà bisogno di entrare, ma se vengo a chiamarti tu devi dire che non ti interessa nulla la politica e che sei qui per il mare. E che conosci Jose T. R. che lavora legalmente in Italia. Massimo, non devi dire altro che esattamente la verità”.
Non nego che ho avuto un certo timore. Io non volevo neanche che ci fosse la possibilità di dover parlare con la polizia. Lui mi ha rassicurato. In effetti non sono dovuto entrare. Quella ostentazione delle regole formali è stata sufficiente.
“Ma scusa, dovete dire tutto alla polizia e a quella signora del primo piano?”.
“Massimo, il marito di mia sorella lavora in un Ministero. Ha anche un buon livello di importanza. Lui viaggia spesso in Europa per lavoro. In famiglia abbiamo un modo di vedere le cose, dobbiamo essere precisi e rispettare le regole. Hai visto la Fiat UNO con cui ci muoviamo? Non è mia, è del marito di mia sorella. Io ho la patente ma lo stato non mi ha ancora concesso il diritto alla guida. Questo è un brutto quartiere, ma mia sorella vive in una casa molto bella che poi ti farò vedere. Domenica siamo a pranzo da loro”.
Stavo entrando nella diversità cubana, lentamente. Ma poi neanche così lentamente.
La mia ingenuità cominciava a sconfinare nella stupidità quando ad un certo punto della festa, bevendo con delle persone sconosciute, me ne sono uscito con qualcosa che poteva essere del tipo “ma certo che ‘sto Castro comanda tutto lui” e come un fesso (ora lo so) ho iniziato a fare domande politiche.
Gran parte di quei ragazzi erano appena laureati, o stavano per farlo, in facoltà inerenti le discipline economiche. Molti stavano svolgendo degli stage in ministeri o comunque in aziende dai nomi più svariati che poi ho saputo essere di proprietà delle Forze Armate.
Insomma, erano ragazzi abbastanza in carriera, se vogliamo usare questo termine occidentale. E lo erano in contesti davvero statali. Non stavano facendo carriera in qualche ristorante, ma volevano farla nei principali ministeri dello stato.
Yohander, con calma certosina, mi ha spiegato in maniera simpatica che a Cuba puoi chiedere ad una persona che hai appena conosciuto quali sono le sue preferenze sessuali con la moglie o l’amante. Ma che parlare di politica con uno sconosciuto, che ero io, ed in pubblico… non era davvero il massimo della vita.
Questa mia educazione spirituale, ancor più che politica, è proseguita per 5 anni.
In questi 5 anni ne ho passato più di uno intero all’Avana. Con la fortuna di poter gestire il mio lavoro italiano da remoto.
In questi anni ho scoperto una Cuba che non viene raccontata in Italia.
Una Cuba fatta di prostituzione di massa, ho pubblicato un libro per raccontare la storia di diverse jineteras. Fatta di mercato nero e miseria. Fatta di vergognosi privilegi per i turisti a scapito dei liberi cittadini cubani. Una Cuba dal partito unico dove non si deve parlare in pubblico, perchè almeno una piccola percentuale di persone che sono sedute nel locale in quel momento stanno lavorando per la polizia politica. Una Cuba dove una ragazza non può parlare in pubblico con un turista, ma se offri da bere alla polizia il problema si supera. Una Cuba dove il CDR è una forma di spionaggio paramafioso istituita a livello condominiale. Una Cuba dove il libero pensare è semplicemente anticostituzionale.
Io non prendo soldi da nessuno. Rubo molto del mio tempo personale per scrivere e ricercare di Cuba. Non ho interessi nel parlare male di nessuno, di Castro, del castrismo, del regime, del governo. Non ho interessi a farlo, ho solo l’obbligo morale di farlo. Perché Cuba è una dittatura. La si potrà chiamare dittatura soft, dittatura sociale, dittatura solidale. Ma è e resta una dittatura a tutti gli effetti.
Io spero solo in una Cuba democratica.
da NuovaCuba
Interessante questo tuo pensiero Massimo, all'inizio precisi di non essere né di destra né di sinistra, assolutamente giusto, non ha alcun senso oggi definirsi in questi termini. Ma andrei oltre, anche definire uno stato democratico oggi è un azzardo. Nei paesi occidentali siamo in democrazia? Possiamo decidere come governare un paese e intervenire in modo concreto nelle decisoni che vengono prese dai vertici politci, ma soprattutto finanziari globali? Certo non abbiamo un CDR, abbiamo molti partiti (di fatto senza alcuna differenza sostanziale), la polizia non ci ferma se parliamo con i turisti (questo oggi non accade nemmeno a Cuba), poi la prostituzione... Non mi sembra che nelle realtà occidentali sia assente, anzi! Infine il libero pensare, non c'é nulla di peggio che illudersi di essere "liberi" di parlare, dissentire, protestare, quando le nostre parole si perdono in una fitta nebbia di disinteresse sociale. Certo è nostro dovere spirituale continuare a esprimere idee e progetti, ma cercare di concretizzarli (con i mezzi che abbiamo a disposizione) è infinitamente più importante. In conclusione credo superficiale continuare a focalizzarsi su una Cuba "democratica", la democrazia è defunta come il modello capitalista o quello socialista (così come li conosciamo oggi), Ma credo soprattutto che Cuba oggi abbia una peculiarità: essere ancora fuori il sistema liberista-finaziario globale gestito dalle famiglie-dinastie finanziarie anglosassoni che sono di fatto delle "potenze dittatoriali crudeli" che hanno causato nel mondo infinitamente maggior dolore, ingiustizie, soprusi, guerre, carestie e che stanno cancellando il concetto stesso di "democrazia". Amo Cuba, ho una moglie cubana e due bimbe italo-cubane. Conoscono in prima persona le sofferenze, i problemi, le ingiustizie che si devono sopportare sull'isola. Ma sono anche "disturbato" dal leggere in continuazione di quanto sia cattivo Fidel e di come abbia fallito la rivoluzione. L'opposizione interna si dovrebbe focalizzare su due cose fondamentali: creare una proposta politica ed economica concreta e diffondere, legalmente, in modo autonomo e autoctono le proprie idee tra i cittadini comuni e non solo cercare un supporto internazionale in rete o accettare ambigui finanziamenti americani.
Con simpatia,Roberto Ferranti
02 settembre 2012
Cuba e USA: il conflitto tra Cuba e USA, rimasugli della guerra fredda
Vanni Pettinà è un
ricercatore di storia politica latinoamericana, in paritcolare sulle
relazioni tra Stati Uniti e America Latina. Ha pubblicato un libro che ipotizza
un possibile drastico cambiamento nella politica di Cuba solo quando gli Stati
Uniti cancelleranno l’embargo che grava sull’isola.
“Cuba e Stati Uniti 1933-1959. Dal compromesso nazionalista al conflitto”, offre una visione diversa sui rapporti controversi
tra i due paesi, partendo dall’analisi della prima rivoluzione cubana del 1933.
Quella rivoluzione fù il germe di una modernizzazione del
paese, che sostituì il sistema oligarchico imperante ma che alla fine non si è mai
concretizzato. Questa ha portato prima alla dittatura di Fulgencio Batista ed
in seguito all’insurrezione castrista.
“Non fù un insuccesso della rivoluzione del 1933, ma del
sistema politico che nacque a partire da quella rivoluzione e che creò le
condizioni per la successiva del 1959”, che a sua volta fù “una risposta al
vuoto che si era formato prima di questo
precesso democratico degli anni ‘40”, spiega Pettinà.
“Si è sempre detto che la politica estera nordamericana
frustrò qualunque tentativo di sviluppo a Cuba, ma non è stato così”.
Dopo il 1933, continua “ci fù una covergenza tra il
nazionalismo cubano e la politica estera degli Stati Uniti, che non si è ripetuto, in
quanto nel 1959 la guerra fredda aveva cambiato la percezione nordamericana del
nazionalismo radicale cubano, a causa anche di quello che stava succedendo in
altri parti del mondo”.
Alla fine degli anni ’50 esisteva una differenza tra la
visione che avevano i funzionari del Dipartimento di Stato americano, i quali credevano che se 20 anni prima era stato possibile trovare una convergenza con
Cuba, questo poteva accadere di nuovo, e la visione degli ambasciatori politici
nominati dal presidente Dwight Eisenhower che al contrario riflettevano la
mentalità della guerra fredda.
Vinsero quest’ultimi nel definire le relazioni con
Cuba, visto anche la grande coalizione nazionale esistente sull’isola con Fidel
Castro.
“Questo conflitto tra il Dipartimento di Stato e
gli ambasciatori sarebbe diventato determinante al momento di fissare una
posizione di intransigenza verso la Cuba di Castro. In ogni caso, nonostante
quello che si disse dopo, le consequenze furono traumatiche per entrambi i paesi.
Tale attitudine si è radicalizzata fino al tentativo di invasione della ‘Baia
dei porci’ e prosegue tutt’oggi”.
“Le relazioni tra USA e Cuba sono congelate in un
epoca nella quale predominava questa guerra fredda. E’ come un racconto di spie
di Graham Greene o John Le Carre, Washington non ha mai agito così con nessun
altro paese al mondo, nemmeno con la Corea del Nord. Anche se sembra assurdo,
mostra più comprensione verso il regime di Pyongyang che verso la Cuba
castrista”.
Pettinà vede una facile uscita da questo conflitto con un cambiamento della politica degli Usa piuttosto che all’interno di Cuba
stessa.
“Chissà se un’eventuale secondo mandato di Obama a
Washington potrà migliorare le cose” prevede il ricercatore.
Ma il passo determinante sarebbe il ritiro dell’embargo
statunitense nei confronti di Cuba.
“Allora sparirebbe una delle maggiori
giustificazioni che ha il regime castrista per non cambiare nulla.
Cambierebbero completamente le carte che adesso sono sul tavolo”.
27 agosto 2012
Cambio a Cuba: dopo Raul chi sarà il successore dei Castro?
Le
incerte condizioni di salute di Fidel, l’età avanzata dello stesso Raul e la
sua decisione di limitare a due mandati di 5 anni la presidenza del governo
cubano, rendono questa domanda d’obbligo.
Un’inchiesta
tra 18 persone, ben informate per aver accesso a internet e alle informazioni dall’estero tramite parabola, considerano che se la vita sull’isola continua
con il cammino presente il successore alla guida del paese lo nominerà lo
stesso Raul.
Chi
potrebbe essere?
Sette
di loro credono che un candidato potrebbe essere Alejandro Castro, coordinatore dei servizi segreti, unico
figlio di Raul, è giovane e continuerebbe la dinastia.
Quattro vedono qualcuno
della vecchia guardia raulista, tipo Leopoldo Diaz Frias, ministro delle Forze
Armate.
Due pensano che a Cuba in futuro governerà una giunta militare.
Infine
cinque considerano che Mariela Castro Lazaro Esposito, Marino Murillo, Luis
Alberto Lopez-Callejas o Miguel Diaz Canel potrebbero essere tra i candidati,
visto i loro legami famigliari o le affinità politiche con Raul Castro.
Quale
potrebbe essere il progetto politico?
Difficile
da prevedere. Per nove di loro il successore opterebbe per un’economia di
mercato e un governo forte, con figure che si alternano alla guida.
Poterebbe
esse disegnato un governo sul tipo di quello russo.
Se gli Stati Uniti fossero
disposti a negoziare, dialogare e accettassero qualunque successore a Raul,
giustificandosi con ragioni come l’emigrazione illegale, il terrorismo, la
lotta alla droga, potrebbero accettare un governo autoritario,
senza dare molta importanza alle libertà individuali, basta che garantisca però le
sue frontiere.
Sarebbe per loro preferibile ad una democrazia debole e corrotta, che convertirebbe
s’isola in una grande zattera o un terreno fertile per il narcotraffico
internazionale.
Gli
intervistati credono che chiunque sia il successore abbandonerebbe la linea da
guerra fredda di Fidel.
Pensano che gli Stati Uniti non potrebbero tollerare
una versione “Castro light” e in quel caso continuerebbero a pronunciarsi per una democrazia
reale con la partecipazione di tutti gli attori politici.
E
quale potrebbe essere un leader dell’opposizione disposto a governare?
Alcuni
credono che Oswaldo Payà sarebbe stato un possibile candidato, ma dopo la sua
scomparsa pensano a Oscar Elias Biscet.
Altri accennano a Manuel Cuesta
Morua, con una maggiore esperienza e un buon curriculum.
Anche
se sconosciuta alla popolazione uno di loro ha segnalato Yoani Sanchez, che
però già nel 2009 non si considerava né all’opposizione né una dissidente e che non
prevedeva un suo ruolo politico, perché la politica la “ripugnava”.
Tutti
e 18 gli intervistati comunque sono convinti che l’opposizione deve consolidare
e tracciare un percorso politico plausibile, concreto e coerente.
Il
futuro presidente potrebbe anche essere un cittadino comune che in un
determinato momento potrebbe balzare alla ribalta improvvisamente.
Oppure
un esiliato politico con buoni agganci negli Stati Uniti e nel mondo della
finanza. Qualcuno cresciuto in un sistema democratico e trasparente.
Chiunque
sia la variante di una Cuba dopo i Castro tutti concordano che i cubani in
esilio assumerebbero un ruolo fondamentale nella transizione.
fonte Desde la Habana
fonte Desde la Habana
Riflessioni di Rob: Cuba, culla del "nuovo mondo"
Rileggendo
i post dei primi anni di vita di questo blog mi sono domandato: perché ho
cambiato così tanto il mio punto di vista su Cuba?
Già,
non nascondo che questo blog, nato nel 2008, l’ho creato dopo aver visto un’intervista
di Yoani Sanchez nel programma televisivo ‘Le Iene’ di Italia 1.
Sentire
la blogger che parlava di una realtà di Cuba che conoscevo in prima persona da
diversi anni, frequento l’isola dal 1998, suscitò in me il desiderio di appoggiare
incondizionatamente la “dissidenza cubana”.
Per
diversi anni ho letto, tradotto e scritto articoli con tono molto critico verso
il governo dell’isola, schierandomi apertamente all’opposizione del regime.
Allora
cosa è cambiato in me?
Sono
diventato più obiettivo.
Credo
che Cuba abbia conservato alcune caratteristiche sociali che vanno comprese e
difese.
Credo
che nonostante i problemi, le mancanze, la miseria, siano evidenti, non sia
coerente criticare e denunciare a priori il governo e la politica di Cuba.
Devo
premettere che sono ideologicamente un uomo di sinistra.
Credo
fermamente nei principi “socialisti”, oggi come allora.
Per
me il “Che”, la rivoluzione, Fidel sono da sempre un punto di riferimento.
Hanno
ispirato la mia giovinezza e ampliato la mia visione sul mondo, sulle ingiustizie,
sui soprusi.
Sono
anche fermamente anti-americano.
Considero
gli USA, l’idea del capital-liberismo, la globalizzazione, l’egemonia delle
multinazionali, la finanza di quel paese l’origine della crisi spirituale ed
economica che sta flagellando il mondo.
E’
vero Cuba è un paese autoritario, ma siamo sicuri che in Europa, o meglio, nel “mondo
occidentale” esista una democrazia reale?
La
“libertà” nei paesi del “primo mondo” esiste davvero?
Certo
sull’isola esistono evidenti contraddizioni e la vita quotidiana dei cittadini
è sempre più messa a dura prova da un’economia al collasso, che stenta a
trovare un cammino di sviluppo concreto.
Ma
la critica fine a se stessa che senso ha?
Così
veniamo ad oggi.
Credo
che sia più costruttivo analizzare la realtà cubana oltre una visione “critica”
a priori.
Credo
che si debbano mantenere alcune conquiste sociali tangibili e spingere per un cambiamento
politico ed economico che possa sviluppare un’alternativa plausibile al
fallimentare “modello” occidentale.
Credo
inoltre che a Cuba, e fuori, siano in maggioranza quelli che appoggiano l’ideale
della “rivoluzione”.
Credo
che a Cuba, come in altri paesi sudamericani, si possa costruire una nuova
società slegata dall’egemonia globale della finanza anglosassone, che si possa
trovare il modo di sviluppare un “nuovo modello” socio-politico-economico più
giusto, equo, armonico e moderno.
Credo
insomma che esiste un’alternativa al decadente “modello capitalista”.
E
Cuba potrebbe essere la culla di un “nuovo mondo”.
25 agosto 2012
Internet e Cuba: due pesi e due misure
La
presa di posizione a favore dell’asilo politico per Julian Assange da parte del governo
cubano è encomiabile.
La prepotenza dell’Inghilterra e degli Stati Uniti sono
un plateale sopruso verso la libertà d’informazione.
A questo punto però spetta
a Cuba fare il prossimo passo. Non può usare due pesi e due misure.
Sull’isola
come è noto solo il 10% dei cittadini hanno accesso a internet, di questi la
maggioranza sono impiegati statali di rilievo o svolgono funzioni governative e sono quindi agevolati nel possedere
una connessione dalla propria abitazione.
Chi non possiede la linea telefonica
a casa deve rivolgersi agli hotel o ai centri Etecsa dove un'ora di
connessione costa almeno 6 CUC.
Inoltre
la velocità è ridicola, si naviga a bassissima banda.
Ho già trattato l’argomento, il cavo di fibra ottica steso tra il Venezuela e Cuba
è “fantasma”, non si sa che fine abbia fatto o per cosa sia utilizzato.
Altri
tre cavi di imprese statali stanno per essere installati lungo l’isola.
Nonostante questo internet non decolla.
Non
solo il governo continua ad aver paura dei blogger dissidenti, nonostante siano
un numero relativamente basso, ma si comporta con le opposizioni in modo molto
duro, censurando le informazioni su ogni tipo di manifestazione contro il
governo.
E’
il momento per il governo cubano di essere coerente con le proprie scelte.
Se
si schiera a favore del più famoso blogger rivoluzionario, paladino della
libertà d’informazione in rete, non può mantenere una posizione opposta all’interno
dell’isola.
Le stesse garanzie devono essere concesse anche ai blogger che
dissentono, pacificamente, all’interno dell’isola.
Internet deve diventare
accessibile per chiunque, le voci pluraliste devono potersi liberare nella rete
senza alcuna limitazione economica, tecnologica o politica.
E’
l’occasione buona per dimostrare la volontà di un vero cambio verso la
tolleranza di chi vuole opinare, criticare e dissentire.
24 agosto 2012
Cambio a Cuba: domanda pubblica di un'altra Cuba
Ho
sempre sostenuto che il cambio a Cuba deve essere stimolato e promosso agendo
all’interno della costituzione e dialogando con il governo.
Per questo motivo
pubblico “Por otra Cuba” (Di un'altra Cuba).
DOMANDA PUBBLICA DI UN'ALTRA CUBA
Come
cubani, figli legittimi di questa terra e parte essenziale della nostra
nazione,sentiamo il profondo peso per la prolungata crisi che viviamo e la
dimostrata incapacità dell’attuale governo nel realizzare profondi cambiamenti.
Questo ci obbliga, dalla società civile, a ricercare e chiedere le nostre personali
soluzioni.
I
guadagni miserabili, la scarsità di alimenti, l’emigrazione di massa per la
mancanza di opportunità, la discriminazione di chi pensa differentemente, l’assenza
di uno spazio di dibattito pubblico, gli arresti arbitrari, la mancanza di garanzie
per i cittadini, la corruzione e l’immobilità dell’elite governante sono alcuni
sintomi della difficile realtà che affrontiamo.
Vogliamo
dibattere pubblicamente in merito alla doppia moneta, le restrizioni
migratorie, i diritti dei lavoratori ad un salario dignitoso, il diritto di
qualunque cubano, ovunque viva, a stimolare iniziative economiche nel proprio
paese, la crisi demografica, il libero accesso ad internet e alle nuove
tecnologie.
Vogliamo dibattere sull’esercizio della democrazia.
Sulla
base che la Costituzione della Repubblica di Cuba stabilisce:
Nel
suo articolo3: nella Repubblica di Cuba la sovranità risiede nel popolo dal
quale deriva tutto il potere dello Stato.
Nel
suo articolo 63: tutti i cittadini hanno il diritto di presentare denunce e
petizioni alle autorità e a ricevere l’attenzione o le risposte pertinenti in
un termine adeguato, conforme alla legge.
DOMANDIAMO
AL GOVERNO CUBANO
Che
metta in pratica immediatamente le imprescindibili garanzie legali e politiche
concepite dalla Dichiarazione dei Diritti Umani e che ratifichi il Patto dei
Diritti Politici e Civili e il Patto dei Diritti Economici Sociali e Culturali
delle Nazioni Unite, firmati dal Governo cubano il 28 Febbraio 2008 a New York.
Questo garantirebbe il pieno
rispetto ai cittadini indipendentemente dalle loro idee o azioni politico-sociali
e sarebbero restaurati i diritti a tutti quelli che per le loro idee, fossero in
disaccordo con il governo.
Consideriamo questi diritti essenziali nella
formazione di una Cuba moderna, libera e pluralista, che ci accolga tutti in
modo uguale e inserisca la nostra sovranità in un mondo dinamico e ogni volta
più globale.
Ci
sentiamo compromessi con una trasformazione democratica, dove tutti possano
apportare la loro visione e contribuire alla sua materializzazione.
Invitiamo tutti i cubani dentro e fuori l’isola che si identificano con questa richiesta
a unirsi a questo reclamo giusto e necessario.
La nostra speranza di essere
ascoltati dal governo è quasi esausta, comunque decidiamo di fare arrivare
alle autorità questa richiesta, come un ricorso urgente per conquistare una comprensione
efficace.
Siamo decisi a non accettare il silenzio istituzionale considerando
come risposta a questa domanda la ratifica dei patti menzionati.
23 agosto 2012
La politica di Cuba: Bielorussia e Cuba insieme per produrre un 'drone'
L’industria
aeronautica Bielorussa UAV inizierà l’assemblaggio a Cuba a partire dal 2013.
Lo
Sterkh-BM pesa 65 Kg e monta un propulsore a benzina, ha un’apertura alare di
3,8 mt, una velocità di crociera di 120 Km/ora e massima di 200 Km/ora. Può
coprire un raggio di 240 Km di distanza a 3 Km d’altezza.
Presentato il 9
Agosto, il drone è progettato per il monitoraggio di aree terrestri e superfici d’acqua,
così come per intercettare bersagli aerei.
Ci
vorranno sei mesi per il primo esemplare definitivo, l’obiettivo è di iniziare la
commercializzazione nel 2013, la produzione del drone sarà destinata ai paesi
latinoamericani e in Africa.
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