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01 febbraio 2013

Dissidenti a Cuba: riforma migratoria, l'incessante intransigenza della "dissidenza"

Finalmente la riforma migratoria è entrata in vigore, ora si può uscire da Cuba senza chiedere il “permesso” alle autorità, basta possedere il passaporto e richiedere un visto del paese che si vuole visitare. In sostanza le cose cambiano poco, nel senso che le garanzie richieste dai pesi più “gettonati dai cubani”, vedi Europa o Stati Uniti, sono difficili da soddisfare, a patto che non si abbiano parenti in loco o abbastanza soldi per soddisfarle. Comunque un tabù è crollato, ora l’isola non è più una “prigione cielo aperto”. 

30 novembre 2012

Cambio a Cuba: il senile e arrogante potere decadente

E’ difficile a volte continuare a credere in qualcosa che senti dentro e che intravedi all’orizzonte. Cuba è difficile. E’ contrastante il sentimento che mi impregna, le sue evidenti potenzialità che faticano a concretizzarsi. Le alternanti fasi di apertura e di contrazione, inspiegabili, incomprensibili, disarmanti. A Cuba esistono presupposti socio-politici impossibili da trovare altrove. La tenace difesa di un modello socialista ormai scomparso, o drasticamente mutato, quasi ovunque al mondo, continua a sopravvivere tra attacchi e critiche senza soluzione di continuità, anche quando è palpabile lo sforzo di rinnovarsi, di rimodernarsi, di sbocciare in un’alternativa concreta e sostenibile. Il socialismo deve cambiare i suoi dogmi. Le società cambiano, le esigenze dei popoli cambiano, le necessità sociali, le libertà individuali, le partecipazioni attive devono essere sostenute adattando le leggi, l’economia ed il funzionamento burocratico alle realtà dinamiche che evolvono ad un ritmo sempre più vertiginoso. Il rischio è quello di dissolversi, di essere assorbiti da prepotenti modelli di facile e superficiale assimilazione popolare. Di scomparire definitivamente. 

23 novembre 2012

Cambio a Cuba: nuove imposte per attività in proprio, ma le restrizioni legislative frenano il decollo

Da Gennaio 2013 entreranno in vigore le nuove tasse e imposte da applicare alle persone fisiche e ai lavoratori autonomi, mirate a regolamentare le nuove iniziative private all’interno della politica fiscale per lo sviluppo di una economia interna sull’isola. L’obiettivo è quello di garantire le entrate pubbliche in modo equilibrato tenendo in considerazioni le particolarità del modello economico cubano.


19 ottobre 2012

La politica di Cuba: elezioni, imparare dal Venezuela

Quattro anni fa mi sono interessata ad un comizio per la prima volta.
Quest’anno ho seguito il secondo processo elettorale della mia vita. In nessuna delle due occasioni si è trattato di elezioni del mio paese. Incoscientemente, mi ero convinta che le elezioni straniere influenzavano la mia vita più di quelle nel mio paese.

13 ottobre 2012

La politica di Cuba: nuove regole di sicurezza negli aeroporti dell'isola

La dogana di Cuba ha annunciato le nuove regole di sicurezza aerea che regolamenteranno il trasporto di alcune sostanze all’interno degli aerei in arrivo e in partenza dall’isola. Queste regole sono già adottate dalla maggior parte degli aeroporti del mondo.

02 ottobre 2012

Economia cubana: 5000 lavoratori affittano locali statali, ma l'imprenditoria privata stenta a decollare

Tra le riforme relative alle attività in proprio, erano state annunciate la cessione in gestione di attività statali a soggetti privati. Più di 5000 lavoratori privati hanno optato per questa opportunità affittando dallo Stato attività già esistenti che il governo considera “non strategiche”.
Tra le 51 attività autorizzate per la gestione da parte di privati le più richieste sono state parrucchieri, barbieri, orologiai e parcheggiatori.

19 settembre 2012

Vivere a Cuba: tempo di elezioni


A Cuba si stanno nominando i candidati per le elezioni generali che termineranno con le nomine dei deputati e del Presidente della Repubblica. In questa prima tappa si svolgono assemblee in tutti i quartieri e si eleggono i candidati di base tra i residenti.

Più della metà degli attuali incarichi municipali saranno rimossi, ma nessuno si aspetta sorprese, la maggioranza dei cubani sono convinti che Raul Castro sarà rieletto come Presidente e la quasi totalità dei deputati saranno membri del PCC.

Molta più attenzione viene rivolta alle elezioni che si terranno in Venezuela perché qualunque cambio politico avverrà potrebbe influenzare drammaticamente la vita dei cubani. La principale entrata economica nazionale proviene  infatti dall’interscambio dei servizi medici cubani con il petrolio venezuelano.

Cuba e USA: gli Stati Uniti rifiutano un dialogo con Cuba sul caso Alan Gross

Gli Usa rifiutano la proposta delle autorità cubana di aprire un dialogo per trovare una soluzione congiunta sul caso di Alan Gross.

La proposta del governo cubano mostra ancora una volta la volontà di aprire un dialogo costruttivo verso una distensione dei rapporti tra i due paesi. 
Il rifiuto degli Stati Uniti al contrario conferma come la disponibilità dell’amministrazione Obama sia ostacolata dai poteri forti delle lobby anti-cubane che condizionano pesantemente un’apertura del dialogo.

Alan Gross fu arrestato nel Dicembre del 2009 e condannato a 15 anni di prigione per aver importato illegalmente a Cuba apparecchiature tecnologiche per la diffusione di connessioni internet destinate alla dissidenza dell’isola.

Dissidenti a Cuba: il governo libererà Chaviano, è il momento di un cambio verso la libertà d'espressione sull'isola


La notizia è ufficiale Jorge Vazquez Chaviano sarà liberato al più presto. A dichiararlo è stata su moglie Maria del Carmen Hernandez Martinez (nella foto), convocata ieri dalle autorità per discutere sulla situazione del marito.

Chaviano fu condannato a sei mesi di reclusione per attività economica illecita. E’ in carcere dallo scorso Marzo e la condanna è scaduta lo scorso 9 Settembre, ma le autorità annunciarono che la liberazione sarebbe stata rimandata al prossimo Aprile del 2013 senza fornire altre spiegazioni.

Questo il motivo che ha scatenato la protesta dei dissidenti che il 10 Settembre iniziarono uno sciopero della fame. Il primo ad annunciare la protesta fu Jorge Luis Garcia Perez, conosciuto come Antunez, seguito da Martha Betariz Roque e altri oppositori che al termine dello sciopero raggiunsero il numero di 30.

Dopo 10 giorni di protesta quindi gli oppositori hanno annunciato la loro vittoria, terminando lo sciopero della fame. 
E’ la prima volta che il governo accetta delle richieste da parte dei dissidenti, un segno che può illuminare di una luce nuova le relazioni e l’attitudine delle autorità nel considerare le richieste dell’opposizione. 
Ufficialmente i giudici non hanno dichiarato le motivazioni della decisione di scarcerare Chaviano, ma poco importa, il gesto mostrato dal governo  è significativo e dimostra come potrebbe iniziare un nuovo cammino verso una maggiore tolleranza e libertà d’espressione sull’isola.

14 settembre 2012

Cambio a Cuba: le stagnanti riforme di Raul Castro


Raul Castro nel suo ultimo discorso durante una riunione dell’Assemblea Nazionale a Luglio ha ripetuto con forza “Il cambio sarà il progresso, senza fretta, ma senza pausa”, riferendosi alle nuove misure adottate nella privatizzazione di 181 attività commerciali e professionali.

I cubani oggi possono comprare e vendere casa, automobili, 200.000 di loro sono diventati piccoli imprenditori e possono assumere del personale, i contadini possono utilizzare gratuitamente i terreni dello Stato.
Ma ci sono anche molti problemi. Si possono comperare solo auto di seconda mano, acquistare e vendere casa può essere complicato, non esistono mercati all’ingrosso per rifornire i ristoranti privati o i negozi di abbigliamento e accessori vari. Molti professionisti informatici non trovano quello che serve per la manutenzione o installazione di computer, meccanici ed elettricisti faticano a trovare i pezzi di ricambio necessari per svolgere le loro attività.

Così le “paladar” devono comprare gli alimenti al supermercato, o al mercato nero, i negozi si devono rifornire da “mulas” che importano dall’estero le merci che poi vendono nelle città, così come meccanici ed elettricisti si devono “arrangiare” per reperire quello che gli serve. Anche la produzione agricola non decolla, i contadini hanno i campi ma non trovano gli utensili basilari per coltivarli, così oggi la produzione agricola rimane al di sotto del livello che aveva nel 2007.

A peggiorare la situazione le nuove imposte doganali in vigore dal 3 Settembre scorso penalizzano le importazioni dall’estero con scopo non commerciale. Ufficialmente attuate per rendere gli aeroporti meno congestionati dai cittadini cubani con passaporto straniero che ogni settimana andavano e venivano dagli USA, Ecuador, Panama o Mexico trasportando grossi carichi di elettrodomestici, televisori o pesanti pezzi di ricambio per auto, ma anche tonnellate di vestiti, calzature, accessori o tra i più svariati generi alimentari. Così anche “las mulas” si vedono ridimensionare notevolmente la loro attività, dalle decine di dollari  che si pagavano prima per le tasse d’importazione, si è passati alle centinaia di CUC di oggi, con il conseguente aumento del prezzo delle merci e il relativo incremento della corruzione di funzionari truffaldini.

Tutto sembra sospeso tra la volontà di aprire ad un’economia di mercato privata e il persistere nel controllare burocraticamente che questa stessa economia possa svilupparsi e decollare.
Una delle teoria dietro l’incertezza delle nuove misure è che la volontà di Raul Castro, ormai 81enne, è frenata dalla sua mancanza di energia nell’affrontare le resistenze al cambio all’interno del Partito Comunista. 
Il fantasma di Fidel appesantisce la situazione. Le interminabili “riflessioni” che continuava a pubblicare anche dopo aver abbandonato la guida del paese, si sono sfoltite a pochi paragrafi, fino a scomparire del tutto lo scorso Giugno. Non appare in pubblico da Marzo.

La campagna di Raul contro la corruzione è un altro ammortizzatore. Negligenza e frodi sono state scoperte e punite duramente negli ultimi mesi. I funzionari statali hanno paura nel muoversi con imprese straniere che vorrebbero investire nel paese. 
Esistono però molte incoerenze tra le accuse rivolte ai dirigenti statali che maneggiano milioni di dollari e quello che gli incriminati sostengo in loro difesa, cioé che il loro operato è sempre monitorato e controllato accuratamente dagli alti vertici dello Stato, quindi non sono responsabili di decisioni delle quali erano tutti a conoscenza.
In questo clima di incertezze tutti “evitano problemi”, nessuno prende decisioni.
Però alimentare le speranze di un cambiamento per poi disilluderle può risultare una mossa pericolosa per il governo.

13 settembre 2012

Cambio a Cuba: perché i cubani sono divisi?


Già da decine di anni in molti paesi al mondo esiste un dialogo nazionale basato sul rispetto della diversità e delle differenti tendenze ideologiche, così si forma il pluralismo politico, suddiviso tra socialisti, popolari, di destra e di centro, conservatori, liberali, etc. la lista è lunga.
In molte nazioni cittadini si raggruppano in distinti partiti che governano sulla base del consenso, ma non per questo le loro discrepanze li allontanano dal paese, e nemmeno li dividono come cittadini.

I cubani sono realmente divisi?
I cubani di oggi non sono divisi per le loro “differenze ideologiche”, ma sono separati per una veemente tendenza alla mancanza di rispetto e dall’accusarsi a vicenda di chi non condivide un pensiero comune.

Pluralismo politico implica divisione?
La sfida del cubano odierno è di imparare a discutere, a dialogare e cercare la coesistenza partendo dal rispetto.
Una persona di ideologia diversa ha lo stesso diritto di esistere e stare al gioco politico, se accetta le norme e le leggi di convivenza. Le differenti idee politiche, incluso le più estreme, possono coesistere e competere per il potere, sempre su una base democratica.

In cosa dobbiamo essere d’accordo?
Da più di mezzo secolo, lo stesso governo-regime è seduto sull’isola approfittando dell’intolleranza tra i cittadini.
E’ la costituzione, la legge fondamentale del paese e non un partito, governo o agenda politica che deve garantire le libertà dei cubani, l’eguaglianza davanti alla legge, la proprietà privata, il rispetto dei diritti fondamentali, d’espressione, di associazione e di religione.

Pensare al plurale
Se non esiste il rispetto non esisterà mai il dialogo, né la concertazione di tendenze politiche, né un minimo consenso per governare. Il rispetto è la chiave della diversità.
Il pluralismo politico implica la partecipazione di vari gruppi sociali nella vita democratica. Settori con diverse ideologie devono essere parte del processo elettorale o delle decisioni di un governo.

Leggi uguali per persone differenti
Non siamo uguali, proprio per questo la nostra differenza ci obbliga ogni giorno a rispettarci di più. L’importante non è essere d'accordo, ma cominciare a dialogare accettando le nostre differenze.

Società civile virtuale
Rompiamo la spirale di intolleranza praticando le norme di un sistema di dibattito plurale in ogni rete sociale e in internet, se non abbiamo la possibilità di praticare questi diritti a Cuba, allora facciamolo in rete.

Dibattito
Per caso non essere d’accordo vuol dire essere divisi e che bisogna continuare ad essere separati?
E’ forse possibile l’unità solo quando la si impone sotto il segno di una sola idea?

Continuare la pista dell’odio
Da dove nasce l’odio?
Chi ci guadagna da questa lunga separazione tra i cubani?
Dovremo seguire la pista dell’odio, l’odio per giustificare il confronto, l’odio come strumento per la manipolazione, l’odio come esercizio a beneficio del potere politico. L’odio, ancora l’odio, sempre l’odio per continuare a separare i cubani comuni.

Rispettiamo il fatto che ogni individuo sia libero di pensare e credere in una ideologia differente, senza che questa lo trasformi in una persona indecente.

Cambio a Cuba: un passo verso la democrazia per la costruzione di un nuovo modello sociopolitico


Un gruppo di intellettuali cubani di differenti tendenze politiche si sono riuniti in un incontro chiamato “Per un consenso per la democrazia”, organizzato dalla rivista cattolica “Espacio Laical” nel Centro culturale Felix Varela, all’Havana.

Un centinaio di persone si sono riunite per dibattere sul tema della istituzionalizzazione e la democratizzazione dell’isola, dal punto di vista politico e in un ambiente di rispetto e serietà.

Tra i partecipanti erano presenti cattolici, liberali e marxisti, paradossalmente i grandi assenti sono stati rappresentanti del governo cubano e della dissidenza, che però erano presenti tra il pubblico.

Il dibattito ha affrontato temi considerati tabù fino a poco tempo fa come il pluripartitismo, la democrazia, la partecipazione dei cittadini nelle decisioni, la incostituzionalità di alcune decisioni del governo e il cambiamento politico.

Nonostante la diversa provenienza politica dei partecipanti, tutti si sono trovati d’accordo nel sostenere una democrazia che non si limiti ad essere la rappresentante del capitalismo o la partecipante al socialismo.

Entrambi i sistemi hanno fallito nella costruzione della democrazia, questo dà l’opportunità a Cuba di sollecitare una nuova proposta.
La maggioranza dei partecipanti hanno considerato che la cosa più importante è costruire una democrazia dove il cittadino discuta i suoi problemi, proponga soluzioni e controlli l’applicazione delle decisioni. Cosa che oggi è fattibile grazie alle nuove tecnologie.

Tutti si sono trovati d’accordo che qualunque soluzione ai problemi di Cuba debba garantire la sovranità nazionale, la sovranità popolare, l’equità sociale, il rispetto dei diritti dei cittadini, un’economia vitale e una democrazia politica, sociale e economica.

Roberto Veiga, editore di Espacio Laical ha dichiarato che “La costruzione dei diritti, di eguaglianze e di libertà sono relazionate e insieme contribuiscono alla costruzione della democrazia. La grande sfida che affrontiamo è quella di disegnare la struttura ed il meccanismo che deve sostenere lo Stato, quello che deve avere la società e tutte le garanzie di libertà politica affinché tutto questo sia possibile. Il dibattito a Cuba per la costruzione di un modello sociopolitico, economico e giuridico è ovvio, si devono istituzionalizzare le idee che stimolino un consenso generale nei cubani, per questo è necessario un dibattito più esteso”.

Il Centro culturale Feliza Varela, appartenente alla Chiesa Cattolica Cubana, è il centro di dialogo più pluralista della nazione, dove di confrontano accademici liberali, religiosi e marxisti. Ne restano fuori le posizioni ideologiche più estreme.

Tra il pubblico erano presenti alcuni membri dell’opposizione, tra loro il dissidente Reinaldo Escobar, il quale si lamentò perché al dibattito no sono stati invitati gli oppositori che “non vogliono modernizzare il sistema, ma lo vogliono demolire”.

In effetti nessuno dei dissidenti è stato invitato tra i partecipanti, ma erano presenti tra il pubblico e hanno potuto intervenire in libertà.
Dal lato ufficiale hanno assistito membri simpatizzanti del potere, ma nessun funzionario del governo.

Ovviamente una delle critiche maggiori emerse durante il convegno è stata la troppa centralizzazione politica che esiste nel paese e la mancanza di presenza da parte dei cittadini nelle decisioni su temi che condizionano direttamente le loro vite.

06 settembre 2012

Riflessioni su Cuba: ...sulla democrazia... uno scritto di Massimo Campo e un mio commento



UN DEMONE DI NOME DEMOCRAZIA
di Massimo Campo

Mi interesso della “questione Cuba” da circa 10 anni.
In molti ne sanno sicuramente più di me, ed è un piacere scoprire sempre qualcosa di nuovo relativo a ciò che si ama. Ma molti altri ne sanno meno, credono di saperne molto, e comunque sono convinti che la propria opinione su una materia così dinamica e complessa, come la Cuba attuale, sia una sorta di dogma indiscutibile.
Come spesso accade il dialogo più produttivo e profondo avviene proprio con chi la pensa diversamente, sarà per questo che i miei più cari amici hanno una visione politica completamente opposta alla mia, e non casualmente questo accade anche per la scelta, effimera ma importante, della squadra di calcio da tifare.
Nella diversità c’è maggior stimolo intellettuale, senza dubbio.
Quando ho cominciato a frequentare Cuba l’ho fatto senza particolari interessi politici. Ero e sono un moderato che non concepisce ne la destra ne la sinistra estrema, se pur questa scolastica classificazione possa avere ancora senso. Ero non proprio affascinato dalla figura di Fidel Castro, che come tutti i rivoluzionari da quando esiste la società umana, ha sulle spalle azioni straordinariamente meritevoli di lode ed altre che naturalmente si declinano nella barbarie della civiltà.
Le “rivoluzioni di velluto” sono davvero merce rara nella civiltà umana, merce rara ho detto… non impossibile da trovare: rivoluzione di velluto.
Malgrado la mia imparzialità di vedute ero incuriosito intellettualmente da un personaggio realmente storico come Fidel Castro. Chi, in un senso o nell’altro, potrebbe non esserlo?
Ho amici cubani in Italia, quindi la prima volta vado a Cuba affittando una casa particular di fianco alla famiglia di questi miei conoscenti.
Comincio a frequentare la meravigliosa Avana. Città affascinante in ogni suo aspetto, e detto da una persona che abita nel centro storico di Roma questa affermazione ha un peso.
Scopro una città a tratti restaurata, pulita, piacevole. In gran parte decadente, ferita, trascurata. Mi spiegano che è dura curare una città di questo tipo, ci vogliono interventi molto costosi e Cuba è un paese dalla economia abbastanza semplice che ha sicuramente bisogno di svilupparsi.
Poi scopro altri quartieri, più eleganti, protetti da molta polizia malgrado ci siano poche persone in strada. Mi spiegano essere le zone bene della città. In genere, ma non sempre ed esclusivamente, riservate alle alte sfere delle Forze Armate.
Il secondo giorno accade una cosa incredibile, per un occidentale come me.
Vedo un cittadino fermare una automobile, evidentemente di qualche organizzazione statale, l’esercito se ben ricordo, ed ottenere un passaggio.
Sbarro gli occhi e chiedo un chiarimento.
Mi viene detto dai miei amici cubani che l’automobile è dello stato, ma lo stato non sono i cittadini? Quindi perché non avere diritto a chiedere un passaggio se c’è spazio disponibile sul mezzo?
Sorrido intellettualmente umiliato dalla bellezza e dalla semplicità di questo ragionamento politico.
Cuba è un luogo diverso, comincio a comprenderlo.
E comincio a fare qualcosa di importante, metto da parte le mie regole occidentali, europee, cattoliche, capitaliste, per cercare di comprendere la diversità di questo meraviglioso spicchio di mondo.
Lo faccio con pudore. Lo so che capire non sarà semplice, mi basterebbe avvertire il senso profondo di quella diversità.
Con la mia ingenuità delle cose cubane mi presto ad aiutare un amico per organizzare una festa, non sapendo che organizzare una festa in un appartamento significa togliere i mobili per creare lo spazio dove ballare. Scopro così cosa significa fare un minitrasloco (e poi riportare tutto il giorno dopo) ai Caraibi, in agosto. Ma yo estoy gordo, così faccio ginnastica, penso.
Yohander, nome strano anche a Cuba mi dicono, mi accompagna da una sorridente ed arzilla vecchina al piano terra. Parla in cubano veloce e sincopato e capisco che la informa della festa. Penso è persona educata e l’avvisa del possibile rumore.
Poi sempre Yohander mi indica e capisco che sta spiegando che sono italiano. La vecchina mi guarda perplessa, ma il mio amico subito interviene spiegando che sono un collega di ufficio, a Roma, di un suo cugino. E mi fa indicandomi “Dille che conosci Jose”. Io mi avventuro nel mio spagnolo scolastico e dico che sì lo conosco da anni a Roma e che sono a Cuba in vacanza. La cosa continua su questo tenore per qualche minuto, non di più.
Poi comprendo chiaramente che la signora chiede due cose.
Due bottiglie e di avvisare un ufficio, una stazione, sulle prime ho dei dubbi.
Il mio amico dice che certo, che lo avrebbe fatto, che è giusto, che è corretto e così via. Io non parlo.
Salutiamo, usciamo. La signora esce nel pianerottolo e dalla scala all’aperto urla il nome di una persona. Chiamandola, evidentemente.
Scopro così l’stituzione del  Comités de Defensa de la Revolución.
Poco dopo la sfacchinata del ministrasloco vedo Yohander che prende 2 bottiglie di rum, quello buono (pagato da me), e le porta al piano terra.
Dopo il trasloco mi faccio una doccia, Yohander mi presta una sua camicia che la mia era zuppa dall’inaspettata fatica… ed andiamo alla stazione di polizia. A poche centinaia di metri dall’appartamento.
Mi dice “Massimo, aspetta fuori. Ma dammi il passaporto. Io avviso il poliziotto di turno che ho parlato con la delegata del CDR e che ci sei tu come ospite. Probabilmente non ci sarà bisogno di entrare, ma se vengo a chiamarti tu devi dire che non ti interessa nulla la politica e che sei qui per il mare. E che conosci Jose T. R. che lavora legalmente in Italia. Massimo, non devi dire altro che esattamente la verità”.
Non nego che ho avuto un certo timore. Io non volevo neanche che ci fosse la possibilità di dover parlare con la polizia. Lui mi ha rassicurato. In effetti non sono dovuto entrare. Quella ostentazione delle regole formali è stata sufficiente.
“Ma scusa, dovete dire tutto alla polizia e a quella signora del primo piano?”.
“Massimo, il marito di mia sorella lavora in un Ministero. Ha anche un buon livello di importanza. Lui viaggia spesso in Europa per lavoro. In famiglia abbiamo un modo di vedere le cose, dobbiamo essere precisi e rispettare le regole. Hai visto la Fiat UNO con cui ci muoviamo? Non è mia, è del marito di mia sorella. Io ho la patente ma lo stato non mi ha ancora concesso il diritto alla guida. Questo è un brutto quartiere, ma mia sorella vive in una casa molto bella che poi ti farò vedere. Domenica siamo a pranzo da loro”.
Stavo entrando nella diversità cubana, lentamente. Ma poi neanche così lentamente.
La mia ingenuità cominciava a sconfinare nella stupidità quando ad un certo punto della festa, bevendo con delle persone sconosciute, me ne sono uscito con qualcosa che poteva essere del tipo “ma certo che ‘sto Castro comanda tutto lui” e come un fesso (ora lo so) ho iniziato a fare domande politiche.
Gran parte di quei ragazzi erano appena laureati, o stavano per farlo, in facoltà inerenti le discipline economiche. Molti stavano svolgendo degli stage in ministeri o comunque in aziende dai nomi più svariati che poi ho saputo essere di proprietà delle Forze Armate.
Insomma, erano ragazzi abbastanza in carriera, se vogliamo usare questo termine occidentale. E lo erano in contesti davvero statali. Non stavano facendo carriera in qualche ristorante, ma volevano farla nei principali ministeri dello stato.
Yohander, con calma certosina, mi ha spiegato in maniera simpatica che a Cuba puoi chiedere ad una persona che hai appena conosciuto quali sono le sue preferenze sessuali con la moglie o l’amante. Ma che parlare di politica con uno sconosciuto, che ero io, ed in pubblico… non era davvero il massimo della vita.
Questa mia educazione spirituale, ancor più che politica, è proseguita per 5 anni.
In questi 5 anni ne ho passato più di uno intero all’Avana. Con la fortuna di poter gestire il mio lavoro italiano da remoto.
In questi anni ho scoperto una Cuba che non viene raccontata in Italia.
Una Cuba fatta di prostituzione di massa, ho pubblicato un libro per raccontare la storia di diverse jineteras. Fatta di mercato nero e miseria. Fatta di vergognosi privilegi per i turisti a scapito dei liberi cittadini cubani. Una Cuba dal partito unico dove non si deve parlare in pubblico, perchè almeno una piccola percentuale di persone che sono sedute nel locale in quel momento stanno lavorando per la polizia politica. Una Cuba dove una ragazza non può parlare in pubblico con un turista, ma se offri da bere alla polizia il problema si supera. Una Cuba dove il CDR è una forma di spionaggio paramafioso istituita a livello condominiale. Una Cuba dove il libero pensare è semplicemente anticostituzionale.
Io non prendo soldi da nessuno. Rubo molto del mio tempo personale per scrivere e ricercare di Cuba. Non ho interessi nel parlare male di nessuno, di Castro, del castrismo, del regime, del governo. Non ho interessi a farlo, ho solo l’obbligo morale di farlo. Perché Cuba è una dittatura. La si potrà chiamare dittatura soft, dittatura sociale, dittatura solidale. Ma è e resta una dittatura a tutti gli effetti.
Io spero solo in una Cuba democratica.

da NuovaCuba

Interessante questo tuo pensiero Massimo, all'inizio precisi di non essere né di destra né di sinistra, assolutamente giusto, non ha alcun senso oggi definirsi in questi termini. Ma andrei oltre, anche definire uno stato democratico oggi è un azzardo. Nei paesi occidentali siamo in democrazia? Possiamo decidere come governare un paese e intervenire in modo concreto nelle decisoni che vengono prese dai vertici politci, ma soprattutto finanziari globali? Certo non abbiamo un CDR, abbiamo molti partiti (di fatto senza alcuna differenza sostanziale), la polizia non ci ferma se parliamo con i turisti (questo oggi non accade nemmeno a Cuba), poi la prostituzione... Non mi sembra che nelle realtà occidentali sia assente, anzi! Infine il libero pensare, non c'é nulla di peggio che illudersi di essere "liberi" di parlare, dissentire, protestare, quando le nostre parole si perdono in una fitta nebbia di disinteresse sociale. Certo è nostro dovere spirituale continuare a esprimere idee e progetti, ma cercare di concretizzarli (con i mezzi che abbiamo a disposizione) è infinitamente più importante. In conclusione credo superficiale continuare a focalizzarsi su una Cuba "democratica", la democrazia è defunta come il modello capitalista o quello socialista (così come li conosciamo oggi),  Ma credo soprattutto che Cuba oggi abbia una peculiarità: essere ancora fuori il sistema liberista-finaziario globale gestito dalle famiglie-dinastie finanziarie anglosassoni che sono di fatto delle "potenze  dittatoriali crudeli" che hanno causato nel mondo infinitamente maggior dolore, ingiustizie, soprusi, guerre, carestie e che stanno cancellando il concetto stesso di "democrazia".  Amo Cuba, ho una moglie cubana e due bimbe italo-cubane. Conoscono in prima persona le sofferenze, i problemi, le ingiustizie che si devono sopportare sull'isola. Ma sono anche "disturbato" dal leggere in continuazione di quanto sia cattivo Fidel e di come abbia fallito la rivoluzione. L'opposizione interna si dovrebbe focalizzare su due cose fondamentali: creare una proposta politica ed economica concreta e diffondere, legalmente, in modo autonomo e autoctono le proprie idee tra i cittadini comuni e non solo cercare un supporto internazionale in rete o accettare ambigui finanziamenti americani.
Con simpatia,
Roberto Ferranti


02 settembre 2012

Cuba e USA: il conflitto tra Cuba e USA, rimasugli della guerra fredda


Vanni Pettinà  è un ricercatore di storia politica latinoamericana, in paritcolare sulle relazioni tra Stati Uniti e America Latina. Ha pubblicato un libro che ipotizza un possibile drastico cambiamento nella politica di Cuba solo quando gli Stati Uniti cancelleranno l’embargo che grava sull’isola.

“Cuba e Stati Uniti 1933-1959. Dal compromesso nazionalista al conflitto”, offre una visione diversa sui rapporti controversi tra i due paesi, partendo dall’analisi della prima rivoluzione cubana del 1933.

Quella rivoluzione fù il germe di una modernizzazione del paese, che sostituì il sistema oligarchico imperante ma che alla fine non si è mai concretizzato. Questa ha portato prima alla dittatura di Fulgencio Batista ed in seguito all’insurrezione castrista.

“Non fù un insuccesso della rivoluzione del 1933, ma del sistema politico che nacque a partire da quella rivoluzione e che creò le condizioni per la successiva del 1959”, che a sua volta fù “una risposta al vuoto che si era formato prima di questo precesso democratico degli anni ‘40”, spiega Pettinà.

“Si è sempre detto che la politica estera nordamericana frustrò qualunque tentativo di sviluppo a Cuba, ma non è stato così”.
Dopo il 1933, continua “ci fù una covergenza tra il nazionalismo cubano e la politica estera degli Stati Uniti, che non si è ripetuto, in quanto nel 1959 la guerra fredda aveva cambiato la percezione nordamericana del nazionalismo radicale cubano, a causa anche di quello che stava succedendo in altri parti del mondo”.

Alla fine degli anni ’50 esisteva una differenza tra la visione che avevano i funzionari del Dipartimento di Stato americano, i quali credevano che se 20 anni prima era stato possibile trovare una convergenza con Cuba, questo poteva accadere di nuovo, e la visione degli ambasciatori politici nominati dal presidente Dwight Eisenhower che al contrario riflettevano la mentalità della guerra fredda.

Vinsero quest’ultimi nel definire le relazioni con Cuba, visto anche la grande coalizione nazionale esistente sull’isola con Fidel Castro.
“Questo conflitto tra il Dipartimento di Stato e gli ambasciatori sarebbe diventato determinante al momento di fissare una posizione di intransigenza verso la Cuba di Castro. In ogni caso, nonostante quello che si disse dopo, le consequenze furono traumatiche per entrambi i paesi. Tale attitudine si è radicalizzata fino al tentativo di invasione della ‘Baia dei porci’ e prosegue tutt’oggi”.

“Le relazioni tra USA e Cuba sono congelate in un epoca nella quale predominava questa guerra fredda. E’ come un racconto di spie di Graham Greene o John Le Carre, Washington non ha mai agito così con nessun altro paese al mondo, nemmeno con la Corea del Nord. Anche se sembra assurdo, mostra più comprensione verso il regime di Pyongyang che verso la Cuba castrista”.

Pettinà vede una facile uscita da questo conflitto con un cambiamento della politica degli Usa piuttosto che all’interno di Cuba stessa.
“Chissà se un’eventuale secondo mandato di Obama a Washington potrà migliorare le cose” prevede il ricercatore.
Ma il passo determinante sarebbe il ritiro dell’embargo statunitense nei confronti di Cuba. 
“Allora sparirebbe una delle maggiori giustificazioni che ha il regime castrista per non cambiare nulla. Cambierebbero completamente le carte che adesso sono sul tavolo”.


27 agosto 2012

Cambio a Cuba: dopo Raul chi sarà il successore dei Castro?


Le incerte condizioni di salute di Fidel, l’età avanzata dello stesso Raul e la sua decisione di limitare a due mandati di 5 anni la presidenza del governo cubano, rendono questa domanda d’obbligo.

Un’inchiesta tra 18 persone, ben informate per aver accesso a internet e alle informazioni dall’estero tramite parabola, considerano che se la vita sull’isola continua con il cammino presente il successore alla guida del paese lo nominerà lo stesso Raul.

Chi potrebbe essere?
Sette di loro credono che un candidato potrebbe essere Alejandro Castro, coordinatore dei servizi segreti, unico figlio di Raul, è giovane e continuerebbe la dinastia. 
Quattro vedono qualcuno della vecchia guardia raulista, tipo Leopoldo Diaz Frias, ministro delle Forze Armate. 
Due pensano che a Cuba in futuro governerà una giunta militare. 
Infine cinque considerano che Mariela Castro Lazaro Esposito, Marino Murillo, Luis Alberto Lopez-Callejas o Miguel Diaz Canel potrebbero essere tra i candidati, visto i loro legami famigliari o le affinità politiche con Raul Castro.

Quale potrebbe essere il progetto politico?
Difficile da prevedere. Per nove di loro il successore opterebbe per un’economia di mercato e un governo forte, con figure che si alternano alla guida.

Poterebbe esse disegnato un governo sul tipo di quello russo. 
Se gli Stati Uniti fossero disposti a negoziare, dialogare e accettassero qualunque successore a Raul, giustificandosi con ragioni come l’emigrazione illegale, il terrorismo, la lotta alla droga, potrebbero accettare un governo autoritario, senza dare molta importanza alle libertà individuali, basta che garantisca però le sue frontiere. 
Sarebbe per loro preferibile ad una democrazia debole e corrotta, che convertirebbe s’isola in una grande zattera o un terreno fertile per il narcotraffico internazionale.

Gli intervistati credono che chiunque sia il successore abbandonerebbe la linea da guerra fredda di Fidel. 
Pensano che gli Stati Uniti non potrebbero tollerare una versione “Castro light” e  in quel caso continuerebbero a pronunciarsi per una democrazia reale con la partecipazione di tutti gli attori politici.

E quale potrebbe essere un leader dell’opposizione disposto a governare?
Alcuni credono che Oswaldo Payà sarebbe stato un possibile candidato, ma dopo la sua scomparsa pensano a Oscar Elias Biscet. 
Altri accennano a Manuel Cuesta Morua, con una maggiore esperienza e un buon curriculum.

Anche se sconosciuta alla popolazione uno di loro ha segnalato Yoani Sanchez, che però già nel 2009 non si considerava né all’opposizione né una dissidente e che non prevedeva un suo ruolo politico, perché la politica la “ripugnava”.

Tutti e 18 gli intervistati comunque sono convinti che l’opposizione deve consolidare e tracciare un percorso politico plausibile, concreto e coerente.
Il futuro presidente potrebbe anche essere un cittadino comune che in un determinato momento potrebbe balzare alla ribalta improvvisamente.
Oppure un esiliato politico con buoni agganci negli Stati Uniti e nel mondo della finanza. Qualcuno cresciuto in un sistema democratico e trasparente.
Chiunque sia la variante di una Cuba dopo i Castro tutti concordano che i cubani in esilio assumerebbero un ruolo fondamentale nella transizione.

fonte Desde la Habana

Riflessioni di Rob: Cuba, culla del "nuovo mondo"


Rileggendo i post dei primi anni di vita di questo blog mi sono domandato: perché ho cambiato così tanto il mio punto di vista su Cuba?

Già, non nascondo che questo blog, nato nel 2008, l’ho creato dopo aver visto un’intervista di Yoani Sanchez nel programma televisivo ‘Le Iene’ di Italia 1.
Sentire la blogger che parlava di una realtà di Cuba che conoscevo in prima persona da diversi anni, frequento l’isola dal 1998, suscitò in me il desiderio di appoggiare incondizionatamente la “dissidenza cubana”.

Per diversi anni ho letto, tradotto e scritto articoli con tono molto critico verso il governo dell’isola, schierandomi apertamente all’opposizione del regime.

Allora cosa è cambiato in me?
Sono diventato più obiettivo.
Credo che Cuba abbia conservato alcune caratteristiche sociali che vanno comprese e difese.
Credo che nonostante i problemi, le mancanze, la miseria, siano evidenti, non sia coerente criticare e denunciare a priori il governo e la politica di Cuba.

Devo premettere che sono ideologicamente un uomo di sinistra.
Credo fermamente nei principi “socialisti”, oggi come allora.
Per me il “Che”, la rivoluzione, Fidel sono da sempre un punto di riferimento.
Hanno ispirato la mia giovinezza e ampliato la mia visione sul mondo, sulle ingiustizie, sui soprusi.

Sono anche fermamente anti-americano.
Considero gli USA, l’idea del capital-liberismo, la globalizzazione, l’egemonia delle multinazionali, la finanza di quel paese l’origine della crisi spirituale ed economica che sta flagellando il mondo.

E’ vero Cuba è un paese autoritario, ma siamo sicuri che in Europa, o meglio, nel “mondo occidentale” esista una democrazia reale?
La “libertà” nei paesi del “primo mondo” esiste davvero?

Certo sull’isola esistono evidenti contraddizioni e la vita quotidiana dei cittadini è sempre più messa a dura prova da un’economia al collasso, che stenta a trovare un cammino di sviluppo concreto.

Ma la critica fine a se stessa che senso ha?
Così veniamo ad oggi.
Credo che sia più costruttivo analizzare la realtà cubana oltre una visione “critica” a priori.
Credo che si debbano mantenere alcune conquiste sociali tangibili e spingere per un cambiamento politico ed economico che possa sviluppare un’alternativa plausibile al fallimentare “modello” occidentale.
Credo inoltre che a Cuba, e fuori, siano in maggioranza quelli che appoggiano l’ideale della “rivoluzione”.

Credo che a Cuba, come in altri paesi sudamericani, si possa costruire una nuova società slegata dall’egemonia globale della finanza anglosassone, che si possa trovare il modo di sviluppare un “nuovo modello” socio-politico-economico più giusto, equo, armonico e moderno.

Credo insomma che esiste un’alternativa al decadente “modello capitalista”.
E Cuba potrebbe essere la culla di un “nuovo mondo”.

25 agosto 2012

Internet e Cuba: due pesi e due misure


La presa di posizione a favore dell’asilo politico per Julian Assange da parte del governo cubano è encomiabile. 
La prepotenza dell’Inghilterra e degli Stati Uniti sono un plateale sopruso verso la libertà d’informazione. 
A questo punto però spetta a Cuba fare il prossimo passo. Non può usare due pesi e due misure.

Sull’isola come è noto solo il 10% dei cittadini hanno accesso a internet, di questi la maggioranza sono impiegati statali di rilievo o svolgono funzioni governative e sono quindi agevolati nel possedere una connessione dalla propria abitazione. 
Chi non possiede la linea telefonica a casa deve rivolgersi agli hotel o ai centri Etecsa dove un'ora di connessione costa  almeno 6 CUC. 
Inoltre la velocità è ridicola, si naviga a bassissima banda.

Ho già trattato l’argomento, il cavo di fibra ottica steso tra il Venezuela e Cuba è “fantasma”, non si sa che fine abbia fatto o per cosa sia utilizzato.
Altri tre cavi di imprese statali stanno per essere installati lungo l’isola. 
Nonostante questo internet non decolla.

Non solo il governo continua ad aver paura dei blogger dissidenti, nonostante siano un numero relativamente basso, ma si comporta con le opposizioni in modo molto duro, censurando le informazioni su ogni tipo di manifestazione contro il governo.

E’ il momento per il governo cubano di essere coerente con le proprie scelte. 
Se si schiera a favore del più famoso blogger rivoluzionario, paladino della libertà d’informazione in rete, non può mantenere una posizione opposta all’interno dell’isola. 
Le stesse garanzie devono essere concesse anche ai blogger che dissentono, pacificamente, all’interno dell’isola. 
Internet deve diventare accessibile per chiunque, le voci pluraliste devono potersi liberare nella rete senza alcuna limitazione economica, tecnologica o politica.

E’ l’occasione buona per dimostrare la volontà di un vero cambio verso la tolleranza di chi vuole opinare, criticare e dissentire. 

24 agosto 2012

Cambio a Cuba: domanda pubblica di un'altra Cuba


Ho sempre sostenuto che il cambio a Cuba deve essere stimolato e promosso agendo all’interno della costituzione e dialogando con il governo. 
Per questo motivo pubblico “Por otra Cuba” (Di un'altra Cuba).








DOMANDA PUBBLICA DI UN'ALTRA CUBA

Come cubani, figli legittimi di questa terra e parte essenziale della nostra nazione,sentiamo il profondo peso per la prolungata crisi che viviamo e la dimostrata incapacità dell’attuale governo nel realizzare profondi cambiamenti. 
Questo ci obbliga, dalla società civile, a ricercare e chiedere le nostre personali soluzioni.

I guadagni miserabili, la scarsità di alimenti, l’emigrazione di massa per la mancanza di opportunità, la discriminazione di chi pensa differentemente, l’assenza di uno spazio di dibattito pubblico, gli arresti arbitrari, la mancanza di garanzie per i cittadini, la corruzione e l’immobilità dell’elite governante sono alcuni sintomi della difficile realtà che affrontiamo.

Vogliamo dibattere pubblicamente in merito alla doppia moneta, le restrizioni migratorie, i diritti dei lavoratori ad un salario dignitoso, il diritto di qualunque cubano, ovunque viva, a stimolare iniziative economiche nel proprio paese, la crisi demografica, il libero accesso ad internet e alle nuove tecnologie. 
Vogliamo dibattere sull’esercizio della democrazia.

Sulla base che la Costituzione della Repubblica di Cuba stabilisce:

Nel suo articolo3: nella Repubblica di Cuba la sovranità risiede nel popolo dal quale deriva tutto il potere dello Stato.

Nel suo articolo 63: tutti i cittadini hanno il diritto di presentare denunce e petizioni alle autorità e a ricevere l’attenzione o le risposte pertinenti in un termine adeguato, conforme alla legge.

DOMANDIAMO AL GOVERNO CUBANO

Che metta in pratica immediatamente le imprescindibili garanzie legali e politiche concepite dalla Dichiarazione dei Diritti Umani e che ratifichi il Patto dei Diritti Politici e Civili e il Patto dei Diritti Economici Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, firmati dal Governo cubano il 28 Febbraio  2008 a New York. 
Questo garantirebbe il pieno rispetto ai cittadini indipendentemente dalle loro idee o azioni politico-sociali e sarebbero restaurati i diritti a tutti quelli che per le loro idee, fossero in disaccordo con il governo. 
Consideriamo questi diritti essenziali nella formazione di una Cuba moderna, libera e pluralista, che ci accolga tutti in modo uguale e inserisca la nostra sovranità in un mondo dinamico e ogni volta più globale.

Ci sentiamo compromessi con una trasformazione democratica, dove tutti possano apportare la loro visione e contribuire alla sua materializzazione. 
Invitiamo tutti i cubani dentro e fuori l’isola che si identificano con questa richiesta a unirsi a questo reclamo giusto e necessario. 
La nostra speranza di essere ascoltati dal governo è quasi esausta, comunque decidiamo di fare arrivare alle autorità questa richiesta, come un ricorso  urgente per conquistare una comprensione efficace. 
Siamo decisi a non accettare il silenzio istituzionale considerando come risposta a questa domanda la ratifica dei patti menzionati.

23 agosto 2012

La politica di Cuba: Bielorussia e Cuba insieme per produrre un 'drone'


La Bielorussia costituirà un’impresa con il governo cubano per l’assemblaggio di un 'drone', velivolo senza pilota.
L’industria aeronautica Bielorussa UAV inizierà l’assemblaggio a Cuba a partire dal 2013.

Lo Sterkh-BM pesa 65 Kg e monta un propulsore a benzina, ha un’apertura alare di 3,8 mt, una velocità di crociera di 120 Km/ora e massima di 200 Km/ora. Può coprire un raggio di 240 Km di distanza a 3 Km d’altezza. 
Presentato il 9 Agosto, il drone è progettato per il monitoraggio di aree terrestri e superfici d’acqua, così come per intercettare bersagli aerei.

Ci vorranno sei mesi per il primo esemplare definitivo, l’obiettivo è di iniziare la commercializzazione nel 2013, la produzione del drone sarà destinata ai paesi latinoamericani e in Africa.