15 settembre 2012

Vivere a Cuba: l'ingegno dei giovani cubani nell'era dell'iPhone


Quando il mio iphone è scivolato nel water, l’ho recuperato velocemente. Credevo che si fosse salvato, ma improvvisamente si è spento senza dare alcun segno di vita. 
“Si è bruciato” è stato il verdetto di Grant, un genio dell’Apple store. “Non conviene ripararlo o cambiare i componenti, meglio buttarlo via e comprarne uno nuovo”.
Mi disse che con $649 ne potevo avere uno nuovo, ma il giorno dopo sarei dovuto partire per Cuba, dove il mio iphone non funziona comunque, così ho ringraziato e me ne sono andato.

Al mio secondo giorno all’Havana ho trovato un piccolo negozio di elettronica su di una scalinata nel Vedado e mi sono fermato. Ho tirato fuori il mio inservibile iphone e ho domandato “c’è qualcuno che potrebbe aggiustarlo?” La donna è andata nel retro del negozio ed è ritornata con un fogliettino con sopra un indirizzo di Miramar.

Un ragazzo con Rayban all’ultima moda mi ha risposto quando ho bussato alla sua porta. Si chiama Andy ed era sicuro di poter aggiustare il mio telefono. Ha rimosso le piccole viti e lo ha smontato velocemente. Devo ammettere che Andy era impressionato dal mio telefono alla moda come mi aspettavo.
“Quante volte hai riparato un iphone?” gli ho domandato.
“Tutti i giorni” mi risponde.

Da quando i cellulari sono legali sull’isola, la presenza di iphone, tra le altre marche, è esplosa trasportati a Cuba dagli USA e rivenduti al mercato nero.

Andy ha estratto la scheda madre con uno spazzolino da denti, lo ha messo in un contenitore verde, ha aggiunto alcol e una polvere. Subito la reazione ha fatto schiumare il contenuto. Abelito, il socio di Andy, mi ha detto che hanno imparato da internet. Dopo venti minuti di un cauto “scecheraggio”, Andy miracolosamente ha resuscitato il mio iphone. La batteria era quasi scarica, ho chiesto quanto dovevo pagare, ma si è rifiutato.
“Noi accettiamo il pagamento solo se lo ripariamo”, “ma è quello che hai fatto!” ho replicato, ma non ha accettato comunque.

Il giorno dopo all’hotel Saratoga nella vecchia Havana, ho notato che il portiere maneggiava un iphone3, gli ho parlato della mia batteria e lui mi ha segnalato un elegante signore seduto al bar.
Dieci minuti dopo, camminavo con Roberto in una piccola strada dietro il Campidoglio. Ci siamo fermati davanti ad un buio corridoio. Roberto mi ha detto di aspettare, pochi minuti dopo è tornato con una batteria nuova ancora imballata nella sua plastica originale.
Come pagamento ha accettato una flash-drive da 8 giga che avevo con me. Roberto, uno studente di architettura, mi ha detto che hanno un buon valore a Cuba.

Così come i loro padri hanno imparato ad aggiustare vecchie automobili made in Detroit, i loro figli hanno una grande maestria con le tecnologie di Palo Alto alle quali non hanno un accesso ufficiale.
E’ un piccolo esempio dell’ingegno dei giovani cubani che riflette l’ultima tendenza dell’arte di “sopravvivere”.

Due mesi dopo il mio iphone funziona perfettamente, La prossima volta che un genio dell’Apple store ti dice che non c’è speranza, considera l’ipotesi di un viaggetto all’Havana.


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