18 ottobre 2012

Cambio a Cuba: le nuove libertà, volendo fare l'avvocato del diavolo...

Le nuove leggi migratorie che permettono ai cittadini cubani di viaggiare liberamente senza chiedere il permesso di uscita alle autorità, stanno alimentando molte polemiche a favore e contro le nuove misure.
La prima osservazione positiva è ovviamente la tanto reclamata fine di una “reclusione forzata” come da anni la dissidenza denuncia, la possibilità di rivolgersi ad una ambasciata con il passaporto e richiedere un visto senza dover sottostare all’approvazione del governo.


E’ anche vero che, come nel resto dei paesi al mondo, il rilascio del passaporto è a discrezione della prefettura, che può negarne il rilascio per svariati motivi. Non solo, dalle nuove leggi sono escluse alcune categorie professionali come ad esempio gli sportivi, i dottori e i militari, almeno per un certo periodo di tempo.

Ma l’osservazione che voglio fare è di carattere prettamente politico ed economico.
Da qualche anno è indubbio che Raul Castro ha concesso nuove e rivoluzionarie aperture sociali atte a cambiare e modernizzare il futuro della “rivoluzione” socialista.

La prima cosa fu la concessione di possedere un telefono cellulare, che ha immediatamente sopperito alle limitazioni delle linee telefoniche fisse private. Fu un immediato successo, oggi la maggioranza dei cittadini possiede un telefonino e ogni anno i nuovi utenti aumentano sensibilmente.

La seconda fu la libertà per i cittadini cubani di accedere agli hotel turistici per stranieri, dove si paga in pesos convertibili (CUC). Oggi il secondo gruppo per nazionalità che frequenta hotel a 5 e 4 stelle, dopo i canadesi, è proprio composto dai cubani stessi.

Recentemente l’apertura alle attività professionali e commerciali private ha permesso a molti cittadini, siamo vicini alle 400.000 unità, di poter svolgere un’attività in proprio, nonostante le restrizioni e difficoltà che ne limitano uno sviluppo rilevante.
Anche la compra vendita di case e automobili segnano un passo in avanti nella modernizzazione della società.
Infine oggi le nuovi leggi migratorie cancellano il divieto di uscire e rientrare dall’isola liberamente.

La prima osservazione è che comunque la richiesta e relativa concessione del visto di uscita è comunque sempre dipendente dall’ambasciata del paese che si intende visitare. La maggior parte di questi, come l’Europa o gli Stati Uniti, hanno delle restrizioni notevoli nel concedere i visti.
Quindi potrebbe sembrare una scusa del governo cubano che ora può lavarsi le mani dicendo ”ecco, vedete che sono gli altri paesi a non concedere i visti? Noi non vi impediamo di viaggiare”.

Un’altra importante analisi sta nel fatto che politicamente tali concessioni non danneggiano gravemente il governo, anzi.
I cellulari dovendo essere ricaricati in CUC sono una fonte di entrata di moneta forte notevole, stesso discorso per l’accesso per gli hotel, anche questi in valuta.
Idem per le attività commerciali private che permettono uno sviluppo, anche se limitato, di un’economia interna, con un conseguente guadagno per lo stato dovuto alle licenze e alle tasse applicate a queste nuove imprese.
Stesso discorso per le case e le auto, visto la povertà dei residenti, nella maggioranza dei casi l’acquisto di questi beni avviene grazie al denaro dei cubani residenti all’estero e quindi altra fonte di dollari.

Ma l’aspetto più interessante potrebbe essere il fatto che il governo dimostrando queste importanti aperture, svierebbe l’attenzione da quei problemi molto più importanti che affliggono il popolo e l’economia: 
salari insufficienti per una sopravvivenza dignitosa, molto lontani dalla media degli altri paesi latinoamericani e al di sotto della soglia di povertà; 
una produttività interna inesistente, con la conseguente assenza di esportazioni e quindi l’impossibilità di entrate di valuta internazionale forte; 
fonti di investimenti stranieri a tutt’oggi molto limitate, anche a causa della mancanza di tangibili agevolazioni per promuoverne lo sviluppo; 
la doppia moneta che obbliga i lavoratori statali a percepire un salario in pesos cubano, ma a dover obbligatoriamente acquistare molti beni di prima necessità in CUC, con un cambio di 25 a 1.

Infine un’ultima analisi in merito alla liberalizzazione dei viaggi all’estero. 
Per il governo permettere il libero espatrio sarà un nuovo modo di far entrare nelle casse dello stato moneta forte dall’estero. Grazie a quei cittadini che potrebbero lavorare in altri paesi, le rimesse di denaro per le famiglie residenti e i periodi di vacanza che trascorrerebbero sull’isola sarebbero una notevole risorsa economica.
Bisogna considerare che oggi le nuove leggi migratorie permettono un soggiorno all’estero di 24 mesi, nel caso di un viaggio negli Stati Uniti un cittadino cubano potrebbe, dopo un anno di residenza negli USA, chiedere il soggiorno permanente che gli permetterebbe così di lavorare legalmente e rientrare a Cuba a suo piacimento.
Anche se l'incremento dell'emigrazione di forza lavoro all'estero, alla lunga provocherebbe una carenza di individui produttivi all'interno di Cuba, soprattutto di quei professionisti qualificati che potrebbero cercare in altri paesi gratificazioni, anche economiche, che oggi non possono trovare sull'isola.

In conclusione bisogna considerare tutti gli aspetti delle aperture del governo che, pur dimostrando un segno importante di modernizzazione e  una chiara volontà di procedere verso uno sviluppo più democratico della società, sono anche mirate alla ricerca di nuovi modi alternativi per rimpinguare le esigue casse dello stato con moneta forte, unica maniera per sviluppare un incremento dell’economia interna del paese. 

2 commenti:

Riccardo Tonna ha detto...

Poi rimane la tassa da pagare allo stato cubano di 40 euro ogni mese di residenza all'estero, ora per 24 mesi ..... Quindi Cuba si dimostra ancora una volta uno stato che sulle libertà vuole farci cassa in maniera esagerata....

Roberto Ferranti ha detto...

No Riccardo, i 40€ non si pagano più fino a 24 mesi di permanenza, se si chiede una proroga si pagherà, non è ancora deciso quanto, ma solo dopo 24 mesi.