01 ottobre 2012

Riflessioni su Cuba: la via di mezzo che non c'é

La verità sta nel mezzo. Questo è un antico detto, comune a tutte le culture e nazioni. Nel caso di Cuba sembra essere ancor più veritiero e soprattutto attuale.
Nell’isola come ben noto il governo comunista detiene il potere da più di 53 anni con un ferreo controllo della popolazione, tramite i CDR (Comités de Defensa de la Revoluciòn) sparsi in tutti i quartieri di tutte le città cubane. Anche nel paesino più sperduto nella campagna esiste una sezione del CDR che controlla il modo di vivere, le idee e le abitudini dei vicini.


Non solo, ovviamente i media dell’isola, stampa, radio e televisione, sono strumenti di propaganda dove non vengono pubblicate notizie, locali o internazionali, ma vengono divulgate informazioni abilmente selezionate e censurate ad hoc, per mantenere la popolazione nell’ignoranza su quegli argomenti “caldi” che potrebbero danneggiare la stabilità del regime stesso.

Sull’isola da sempre è presente una dissidenza chiamiamola “tradizionale”, duramente repressa, soprattutto nel passato, composta da giornalisti, scrittori, intellettuali e persone comuni che si oppongono alle autorità in prima persona contestando la mancanza dei diritti umani, la repressione della polizia,  il partito unico, l’interminabile egemonia dei Castro al potere, le innumerevoli contraddizioni che non permettono all’economia e alla società di svilupparsi e che mantiene nella povertà milioni di cittadini, infine l'anacronistica difesa ad oltranza di un ideale socialista che, nonostante gli evidenti fallimenti, si rifiuta di rimodernarsi e di ammettere i propri errori.

I cubani dissidenti in esilio, soprattutto da Miami, appoggiano e finanziano anche economicamente l’opposizione sull’isola. Combattono il regime tramite quotidiani, radio, televisioni e organizzazioni politiche ben radicate sul territorio e alimentate dal denaro di potenti lobby  che negli anni si sono rafforzate sempre più, anche grazie ai discendenti dei vecchi dirigenti politici della Cuba di Batista, e che hanno proliferato in Florida.

A fianco degli oppositori storici, da alcuni anni, è sempre più presente in rete la presenza di una cyber-dissidenza che utilizza la rete direttamente dall’isola o dall’estero, Miami in testa, ma con una forte presenza anche paesi nei europei. La diaspora cubana si è organizzata utilizzando i nuovi media tecnologici e divulgando così oltre oceano quelle realtà dell’isola che sino a pochi anni fa erano del tutto sconosciute ai più.

Il recente episodio dello sciopero della fame intrapreso da Martha Beatriz Roque, Antunez e altri dissidenti dell’isola ha però messo ancor più in evidenza come le due contrapposte visioni siano paradossalmente simili nel loro modo di divulgare le notizie.
Nel caso specifico sin dall’inizio la cyber-dissidenza ha amplificato a livello internazionale il drammatico atto di protesta pubblicando quotidianamente l’evolversi della situazione riportando l’aggravarsi della salute dei partecipanti e pubblicando plateali immagini che mostravano la criticità nella quale si trovavano i maggiori rappresentanti della protesta.

Dal lato ufficiale al contrario si inneggiava al circo mediatico, all’imbroglio, alla costruzione ad hoc di un evento falso che aveva il solo scopo di attirare l’attenzione della comunità internazionale, ma che in sostanza era solo una costruzione mediatica manovrata dagli USA e organizzata dal SINA, organizzazione per gli interessi  degli Stati Uniti a Cuba.

Dopo otto giorni il governo cubano ha accettato le richieste dei dissidenti annunciando la liberazione di Chaviano, immediatamente la storica vittoria è stata divulgata con enfasi in rete. 
Allo stesso tempo però pochi giorni dopo è stato trasmesso dalla televisione cubana e subito rimbalzato in rete un video che mostrava un vicino di casa della Roque che passava del cibo dalla finestra sul retro della casa durante il digiuno forzato della dissidente.
Ovviamente se veritiero si tratta di una scottante sconfitta  della dissidenza stessa, che stranamente ha solo timidamente tacciato il video di essere un ulteriore atto di propaganda del governo cubano, ma senza sostenere con troppa veemenza la falsità delle prove filmate dal regime. Anzi già oggi non se ne parla più, volendo far cadere nel dimenticatoio una verità tanto scomoda quanto vergognosa.

Ora è davvero triste dover affermare che a Cuba la via di mezzo non esiste!
Ma se dal lato del governo è prevedibile una posizione dura nella difesa delle scelte e della linea politica del regime, da parte della dissidenza è evidente la mancanza di una volontà di lottare con argomenti concreti, leali, cercando una posizione alternativa, anche nel modo in cui viene sostenuta, rispetto a quella dei media ufficiali. Anzi l’opposizione sembra usare gli stessi strumenti di pura e semplice propaganda controrivoluzionaria, affidandosi a logori slogan contro Fidel, Raul, il partito e la dittatura.

Che la condanna di evidenti problemi concreti che i cittadini cubani devono affrontare sia giusta e lodevole, il modo e gli strumenti che vengono utilizzati sembrano ormai stantii e ripetitivi.
Soprattutto manca totalmente una posizione intermedia.
La via di mezzo. Una postura che contesti obiettivamente le contraddizioni e le mancanze che esistono a Cuba, ma che allo stesso tempo consideri quello di postivo che si è conquistato sull'isola. Che abbandoni la linea intransigente del voler abbattere il sistema, senza però saper proporre concrete alternative politiche o rifiutando un dialogo che, anche se con mille difficoltà, potrebbe aprire uno spiraglio nella muraglia ideologica che soffoca sempre più i cittadini comuni, stanchi di un governo che non risolve i loro problemi quotidiani e lontani da una dissidenza che sembra sterile e appare sempre più solo come un’appendice americana che vede negli USA gli unici salvatori della patria.

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