28 gennaio 2009

Dissidenti a Cuba: l'altro lato di Guantanamo

da CADAL (Centro Apertura y Desarollo America Latina)
E' certa la decisione del fiammante Barack Obama, di risolvere la chiusura del carce ubicato nella base navale USA di Guantanamo e sospendere i processi in corso. Questo si deve alla mancanza di garanzie per pocessi equi e per la vulnerabilità del principio di presunta innocenza per i detenuti della base sospettati di terrorismo, per i quali la condanna fu generalizzata.

Però è chiaro molti critici della base di Guantanamo erano spinti più da un'anti-americanismo che dalla difesa di Diritti Umani. Il fatto è che dentro il territorio cubano si violano sistematicamente i Diritti Umani e si condannano a pene lunghissime persone innocenti accusate di delitti che in qualunque paese civilizzato sono Diritti basici.

Invece, la comunità internazionale non reaziona di fronte a queste violazioni di Diritti Umani così come ha fatto invece di fronte agli abusi commessi dall'amministrazione Bush attaccata anche da prestigiose organizzazioni all'interno del suo stesso paese.

Così una dittatura a partito unico risulta più rispettata di una democrazia con uno Stato di Diritto, la quale mette in dubbio oggi, il rispetto dei Diritti Umani nella prigione della base come molti critici avevano denunciato.

Ad esempio, quanti sono a conoscenza dell'esistenza della prigione castrista di Guantanamo? Lì fu incarcerato il giornalista indipendente Jorge Olivera Castillo, condannato dopo un giudizio sommario durante l'ondata repressiva del 2003 e uno dei pochi liberato il 6 Dicembre 2004 per gravi problemi di salute.
Il padre di Olivera Castillo era comunista e fu imprigionato per 10 anni a partire dal 1968 perchè considerato "pro-sovietico" dalla rivoluzione. Ha raccontato dettagliatamente le condizioni nella ignorata prigione di Guantanamo in una intervista concessa al quotidiano "El Mundo":

"Il sovraffollamento di prigionieri nel carcere di Guantanamo fu la prima amarezza che sperimentai. Vivevevamo in 18 in una cella e la maggior parte dei detenuti erano persone condannate per omicidio e altri delitti gravi. C'era un solo servizio sanitario, un buco nel pavimento, di fianco al dormitorio. La piaga delle zanzare era così grande che mi obbligava a rifugiarmi nel letto, sotto la zanzariera, dalla sera fino a quando arrivava la colazione, alle 6 di mattina. Una specie di cereali e un pezzo di pane. L'acqua da bere era fangosa. Ho sofferto due volte di "amebiasi", che ha aggravato la malattia di irritatezza del colon di cui già soffrivo. Il pranzo era costituito da riso o farina di mais, fagioli neri addensati con farina di pane, eufisticamente chiama "pasta alimenticia". Era una pasta di farina mischiata con qualcosa di sconosicuto che a volte era putrefatto, aveva un odore terribile. Due venerdì al mese ci davano il piatto forte, pollo bollito."
La prigione di Guantanamo è a più di 900 km. dall'Havana, luogo di residenza di Olivera Castillo. Un ulteriore castigo per la sua famiglia, visto la scarsità dei trasporti inter-provinciali che esiste nel paese e lo sforzo economico che richiede.

Olivera ricordava anche che "Dopo 8 mesi di isolamento, ho passato due mesi con prigionieri comuni. Vivevo legato a persone con gravi problemi psichici e persone potenzialmente pericolose. era una realtà molto ostile. C'era traffico di droga, soprattutto pastiglie. Mi sembrava di vivere un film dell'orrore."

Questo film dell'orrore continuano a viverlo più di 200 detenuti politici e di coscienza a Cuba per i quali la comunità democratica non reclama con la stessa enfasi con la quale lo ha fatto contro la base navale di Guantanamo.

E' vero che gli Stati Uniti dell'era Bush avevano perso l'autorità morale per denunciare le violazioni dei Dirittti Umani in altri paesi del mondo. E' altrettanto vero però che la maggior parte della comunità internazionale, tra cui molte democrazie, non denunciano le violazioni di Diritti Umani che commette la dittatura cubana, dimostrando così la stessa carenza di autorità morale.

Gabriel C. Salvia Presidente del Centro per l' Apertura e lo Sviluppo dell' América Latina (CADAL).

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