15 ottobre 2012

Economia cubana: lavoratori privati e mercato nero

Quando due anni fa furono approvate molte attività private, lo scopo del Governo era, tra le altre motivazioni, quello di creare impiego per  più di un milione di lavoratori statali che sarebbero stati licenziati. Inoltre si voleva combattere più efficacemente il mercato nero, legalizzando quelle attività che si svolgevano comunemente in modo illegale e esentasse.


Ma il risultato delle riforma non è stato quello sperato. Nel Luglio di quest’anno i lavoratori in proprio (cuentapropistas) erano stimati in 387.275, dei quali il 68% prima non aveva un impiego abituale, il 16% lavora per altri “cuentapropistas” e il 15% sono in pensione.

Nonostante il numero dei lavoratori privati siano aumentati significativamente, il costo delle licenze, delle tasse e le “mance” devolute a funzionari corrotti, hanno generato un notevole numero di lavoratori che preferiscono continuare a muoversi nell’illegalità.

Il periodico ufficiale Trabajadores afferma che questi lavoratori illegali sono una minaccia reale, denunciando alcuni casi, come quello dei tassisti,  che “rubano” clienti a quelli ufficiali e si comportano in modo scorretto non facendo le code ai parcheggi, violando le regole di transito e ovviamente evadendo le imposte.

Anche le case private sprovviste di licenza affittano in nero le loro abitazioni a stranieri, offrendo prezzi più bassi di quelle legali, ma per poterlo fare si avvalgono di funzionari pubblici corrotti, come suggerisce il periodico governativo, sia dell’ufficio tributario che controlla le abitazioni che dell’immigrazione stessa dove uno straniero deve dichiarare il suo domicilio a Cuba.

Inoltre il mercato nero continua a proliferare impunemente. Innanzitutto perché la mancanza di magazzini all’ingrosso non permette, ad esempio,  ai gestori di negozi di abbigliamento o a meccanici, il rifornimento della merce o di pezzi di ricambio. 
L’unico modo per rifornirsi è comprando da “las mulas” che introducono illegalmente quei prodotti introvabili sull’isola.

Anche i proprietari di ristoranti o caffetterie preferiscono comprare gli alimenti già preparati  da lavoratori illegali piuttosto che processarli personalmente. 
Inoltre l’approvvigionamento degli alimenti basici passa dal mercato nero,  chi prima delle licenze vendeva alcuni prodotti al minuto, ora preferisce venderli in quantità ai gestori di attività private legali. Questo causa una diminuzione di alimenti come la farina che hanno subito un aumento significativo dei prezzi, dai 1, 4 pesos agli attuali 8. Anche in questo caso il proprietario dell’esercizio commerciale si deve avvalere di funzionari corrotti che falsificano i libri dove devono essere registrati i prodotti acquistati e i servizi offerti.

Il caso dei tassisti registra un altro fenomeno preoccupante. Il giornale Trabajadores lamenta la presenza di autisti di taxi che non possiedono il mezzo, ma lo affittano da terze persone pagando una tariffa giornaliera e guidando il veicolo illegalmente. Il prezzo per “noleggiare” l’auto da chi possiede la licenza va dai 550 pesos per un’auto da cinque posti, fino ai 1000 pesos per una jeep da 10 posti. Il proprietario paga la benzina e la manutenzione e l’autista illegale a fine giornata può guadagnare fino a 600 pesos.

Altro fenomeno bizzarro è dato da quelle persone che rivendono merci che si vendono nei supermercati in CUC e che a volte scarseggiano. Prodotti come: detersivi, lampadari, neon, ferramenta, articoli sanitari, tuberie, etc. si torvano più facilmente per strada che nelle "tiendas", ci si domanda da dove provengono tali prodotti!

In conclusione la lotta dei “cuentapropistas” per riuscire a sopravvivere è sempre più serrata, perché alla base delle merci che vengono vendute c’è sempre lo Stato che è l’unico che può fornire a prezzi imposti e regolamentati dalle autorità i prodotti commercializzati. 
Alla fine chi dovrebbe beneficiare delle attività private non ne sente la reale utilità, i prezzi sono alti e la mancanza di una concorrenza leale rende queste nuove realtà inaccessibili al cittadino comune.

La corruzione aggrava ancor di più la situazione. Se prima era già una piaga tra gli impiegati statali, oggi è ancora più estesa, ma ora si maschera e si camuffa dietro rivenditori ufficiali che sono obbligati a rifornirsi al mercato nero con l’ausilio di funzionari compiacenti.

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