09 maggio 2009

Riflessioni su Cuba: Minà vs Yoani

Nel leggere il seguente articolo del "venerabile" Gianni Minà, sono colpito da varie riflessioni:
1. Poverino si sta estinguendo insieme al resto della sua specie, diamogli un pò di rispetto.
2. Ma il tipo in tutti i viaggi e le interviste e gli elogi al regime Castrista, è mai entrato in una tienda? Ha mai vissuto con il salario medio di un professionista cubano? Ha mai passato una "settimanella" in un carcere senza aver commesso alcun reato?
3. La sua testimonanianza, se mai fosse necessario, rafforza ancor di più il messaggio universale di libertà che una, cento, mille Yoani stanno diffondendo al mondo, virtuale, ma ancor di più sempre più reale, anche sull'isola.

Di seguito l'articolo, con alcuni miei commenti:


Le dimenticanze della bloggera di moda, Yoani Sanchez
Scritto da Gianni Minà dal blog giannimina.it

Non tanto per l’informazione a Cuba, ma per la disinformazione che regna in Italia, mi ha colpito il candore di un lettore del mio sito che giudica il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, scevro da ideologie o interessi poltici.

Il messaggio di Yoani è tutto fuorchè scevro e apolitico. Anzi è politicissimo.

Basterebbe, infatti, la propaganda che le viene fatta nel nostro paese per capire la portata dell’operazione che è stata messa su.

C’è un intero continente con tutti i nuovi presidenti finalmente presentabili dell’America latina che non solo chiede agli Stati uniti la cancellazione dell’embargo, ma si sta battendo anche per il rientro di Cuba in tutti gli organismi dai quali l’isola era stata prepotentemente esclusa per volere proprio degli Stati uniti.

Questi presidenti, da Lula a Chavez, a Evo Morales, a Correa, ma anche dall’argentina Kirchner alla cilena Bachelet, o all’ex vescovo Lugo, sanno perfettamente che Cuba ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport, che questi premiers ancora sognano per i loro paesi, pur essendo più ricchi e non feriti da un blocco economico insensato e ingiusto.

Già, l'avevamo dimenticato. Ma nessun vuole gettare e rinnegare le "conquiste della rivoluzione". Proprio per questo, potenzialmente Cuba ha una realtà e delle prospettive future che non si possono paragonare ai citati paesi del Sudamerica.

I ragazzi cubani che Yoani Sanchez sostiene vivono solo privazioni sanno perfettamente, infatti, che queste conquiste sociali rendono Cuba, pur con tutti i suoi errori, diversa, più libera, dai paesi che invece, negli anni, sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato, come quelli delle villas miserias delle grandi città o come i trenta milioni di bambini randagi del continente.

Il buon Minà dovrebbe proprio entare in una tienda dell'Havana, e in una di Guantanamo... (a parte l'enorme differenza nei rifornimenti alimentari tra Oriente e Occidente), è comunque offensivo dover spendere un salario mensile per comprare del sapone, del burro e alcune mutande, per le scarpe i soldi non bastano.

Yoani Sanchez, nei suoi articoli, fa finta di non saperlo.

Ma è proprio lei che l'ha divulgato al mondo, anche in quei "bei salotti intellettuali romani" che il nostro bravo giornalista frequenta con passione!!!

Forse è per ribattere questo tipo di dimenticanze che ho attraversato recentemente l’isola, da l’Avana a Guantanamo, con una mia troupe per realizzare un documentario non banale sulla Revolucion nell’era di Obama, ed ho scoperto che non solo la Sanchez è pressocchè sconosciuta, ma perfino i tanti ragazzi latinoamericani e non che studiano a Cuba (perchè nei loro paesi non potrebbero farlo) alla Scuola di medicina latinoamericana o alla Scuola d’arte di Bayamo, come alla Scuola di cinema, o nella stessa Università di Stato, non capiscono che cosa vorrebbe dimostrare questa bolggera di cui io spiegavo l’esistenza e la risonanza in Italia.

Per anni io ho sentito parlare, per esempio, da parte dei radicali italiani e di quella parte di “eredi” del nostro PC ora pentiti, di “dissidenti” come per esempio l’associazione delle “Donne in bianco”. Bene, recentemente si è saputo che la leader di questo gruppo di opposizione alla Rivoluzione, Martha Beatriz Roque, prendeva una ricca prebenda mensile da Santiago Alvarez, un terrorista al servizio della parte più retriva degli anticastristi di Miami, recentemente arrestato e condannato a quasi quattro anni (poi ridotti a due anni e mezzo) perchè scoperto con una macchina piena di esplosivo che, a suo dire, doveva servire per alcuni attentati nell’isola.

Poichè Santiago Alvarez era in carcere, nei mesi in cui era ancora presidente Bush Jr, i soldi si è offerto di anticiparli il capo dell’ufficio di interessi del governo degli Stati uniti a l’Avana, Michael Parmly.

I soldi hanno lo stesso colore quando le necessità diventano insostenibili.

Non mi sono sorpreso perchè ogni anno della sua presidenza Bush ha stanziato milioni di dollari per “un cambio rapido e drastico a Cuba” (140 milioni nel 2007, 45, data la crisi economica, nel 2008).

Molti di questi soldi venivano rubati dalle presunte organizzazioni per la democrazia a Cuba (come ha scoperto Barack Obama ordinando un’indagine), ma evidentemente buona parte è servita per “ungere” chi poteva creare malessere nella società cubana, certo non perfetta e ancora non libera da contraddizioni.

Denunciare le continue violazioni ai dirittti umani, la necessità di potersi nutrire civilmente, la libertà di esprimersi (nella blogosfera o per strada) significa "creare malessere nella società"?

Non siamo più nell’epoca in cui veniva messa in piedi contro la Rivoluzione, come nel 2003, una vera e propria “strategia della tensione” con dirottamenti di aerei e sequestri del ferry boat di Regla, ma c’è ancora uno sforzo palese per controbbatere il vento di simpatia, nei riguardi di Cuba, che attualmente spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati uniti.

Quello stesso 2003 della primavera nera. Ancora oggi molti dei 75 dissidenti continuano a vivere in condizioni disumane nelle carceri cubane in carcere per le loro idee, non per atti terroristici.

Dispiace che tutto questo non lo abbia considerato anche l’Unità che, avendo fra i collaboratori un grande conoscitore delle nazioni a Sud del Texas come Maurizio Chierici, questa realtà la avrebbe potuta approfondire facilmente anche se, erroneamente, il giornale cita spesso Freedom House, un’agenzia sovvenzionata dai governi di Washington, come riferimento indiscutibile per dare le pagelle sulla libertà di stampa. E lo fa perfino con paesi, in questo settore più che carenti, come il Messico e la Colombia.

Perchè se a Cuba c’è la bloggera, in Messico o in Colombia, nazioni allineate sulle vecchie poltiche degli Stati uniti e dei farisei europei, l’eliminazione dei giornalisti non graditi ai regimi di Uribe e di Calderon che li governano, è uno sport ancora molto praticato e che, ogni anno, fa registrare una trentina di cronisti ammazzati (record mondiale).

Ma cosa si sta chiedendo, la stessa punizione per tutte le "voci contro" dell'isola? Ma quest'uomo è impazzito, fuori controllo, ma, per fortuna sempre più solo.

A loro mai nessuno, però, ha chiesto di tenere una rubrica su Internazionale.

A te, carò Minà, purtroppo qualcuno ancora te chiede...

4 commenti:

avana ha detto...

Il mitico Gianni Minà, preistorico giornalista veterocomunista, ha eseguito gli ordini del vecchio amico di merende (e suo notorio finanziatore) Fidel Castro Ruiz.
In suo farneticante articolo ha attaccato le attività di Yoani Sanchez. Tramite una prosa danzante nell’ambiguità il nostro caro Minà ci disegna una Yoani bugiarda, poco informata, probabilmente inebriata dalla potenza economica di qualche oscura associazione statunitense. Una Yoani sconosciuta a Cuba perché Cuba è felice così. Felice del suo Comandante, del suo regime, della sua proverbiale efficienza socialistocaraibica.
Naturalmente i migliaia di lettori che ogni giorno, da ogni continente di questo piccolo pianeta, leggono il blog di Yoani… non sono altro che agenti controrivoluzionari al soldo dell’Impero. Naturalmente tutti coloro che stanno acquistando Cuba Libre (tradotto in Italia da Gordiano Lupi) non sono altro che fomentatori e reazionari fascisti. Naturalmente le istituzioni pubbliche e private che in Spagna, in Italia, in Germania, negli USA, hanno tentato d’invitare Yoani non sono altro che strumenti di un piano mondiale di denigrazione degli straordinari successi economici e sociali dell’avvocato caribeño. E poi udite, la novità presentata da Minà: a Cuba si studia gratuitamente.
E che palle Gianni! E sono quarant’anni che ci propini questa ragione per una dittatura semplice e chiara come quella cubana. E fai un minimo sforzo… non ripetere sempre le medesime battute.
In questo scenario postatomico, in cui colpite sono state le menti, Minà si muove col garbo e l’eleganza del dinosauro, rasentando ormai una ulteriore incolpevole comicità quando afferma che a Cuba nessuno conosce Yoani. Dimenticando però che il suo padrone in persona, l’amato Fidelito, ha parlato di “giovani cubani che minano il sistema”, riferendosi proprio alla graziosa e coraggiosa Sanchez. E perché mai impedire per diverse volte il visto per raggiungere l’Europa a tale sconosciuta signorina?
Caro Minà… non è tempo della pensione? O meglio, e questo si addice ad ogni vecchio, non è il tempo della dignità e della verità?

Roberto Ferranti ha detto...

Grazie Massimo, che dire... ottime osservazioni, non si può aggiungere altro, a presto

Anonimo ha detto...

Insomma, preferite l'inferno di Haiti al purgatorio di Cuba? O forse che New Orleans è stata lasciata distruggere dall'uragano nel tempio del neoliberalismo? Forse che da quando comandano i massoni in Italia non si sta peggio? Insomma, se il comunismo non ride, il neoliberismo fa piangere. Soluzione? Ridare potere ai cattolici.

Anonimo ha detto...

"Ma cosa si sta chiedendo, la stessa punizione per tutte le "voci contro" dell'isola? Ma quest'uomo è impazzito, fuori controllo, ma, per fortuna sempre più solo."

Non si sta chiedendo la stessa punizione, si sta decidendo che nei Paesi "amici" degli USA, il problema dei diritti umani come per magia scompare.Anche se ci sono palesi violazioni (da Pinochet alla Turchia) La storia dei diritti umani è una delle motivazioni più populiste che si possano usare per attaccare il nemico. Prima con l'opinione pubblica e poi casomani con le armi. In situazioni drammatiche, come quelle dell'embargo, è impossbile amministrare con la "democrazia" che vi descrivono i pubblicitari di Obama.

Saluti Francesco