18 maggio 2008

le tre fasi dell'esiliato cubano


FASE 1: L’ACCETTAZIONE

La colpa c’è l’hanno quelli che ci ricevono e che a volte non ci ricevono o che, anche se ci ricevono, non ci riceveranno mai. Dopo aver scosso i nostri meccanismi di difesa creati dal paternalismo del governo di una società anormale e sfasata con il mondo, restiamo come bambini balbettando: sapevo da sempre che sarei emigrato, il capitalismo è per me. Io mi adatto perché sono nato per questo e parlo inglese dalla seconda media… quelli arrivati prima non sanno niente…


FASE 2: L’IMPATTO

Ti assorbe confrontarti con la società del consumo. Comprare stronzate. La casa. La macchina. Le altre carte, quelle di credito. Quello imposto dallo Zio Sam. Creiamo discipline impensabili. Arriviamo quasi sempre in orario. Chiamiamo per telefono prima di andare a trovare qualcuno. Diciamo sempre grazie. Rispettiamo le file. Guardiamo alla polizia come protettori. Accettiamo la sinistra come una idiozia di loggia. Mormoriamo frasi come: Lo straniero è un comunista con i soldi, il governo ci uccide con tutte queste tasse, il castrismo mi ha condizionato tanto, adattarsi non è facile, dovevo venire prima, sono stato stupido.

FASE 3: L’ALKASELTZER

Si perde la prospettiva dell’isola. Si dimentica la paura del figlio di puttana. La grandezza della strada. Il colore del mare e l’odore degli arbusti. Come risultato sopravvalutiamo. Emergono le parabole, la nostra gioventù era bella anche se mal vestita. Le ragazze erano meno interessate. Gli amici più fedeli. Per auto-commiserarci ci creiamo un’ambiente a nostro piacimento. Sembriamo vegetali in un’orto. Chiamiamo il nostro cane come i nostri avi cubani. Compriamo uno stupido video di un imbecille, che ha registrato il suo viaggio in una macchina affittata lungo il Malecòn, il tunnel di Almendares e la Avenida 5.

Focolaio di rimorsi:
La terra straniera è densa… l’esilio è freddo… tutto è finto… la carne di maiale non è la stessa… le uova hanno steroidi… la gente diventa fredda… uno vive solo per lavorare… quelli appena arrivati non sanno un cazzo.

dal blog El Varela Blog

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