23 settembre 2012

Cuba clandestina: cannibalismo all'Havana


La storia è realmente accaduta e proviene dall’archivio dell’Istituto di Medicina Legale dell’Havana. Il caso risale al 1980.

Estela era solita frequentare un locale ‘La piloto de la esquina de Toyo’, lì poteva consumare tranquillamente otto ‘pergas’ di birra, circa quattro litri, in una serata. Lei non lavorava, aveva qualche precedente penale. Non aveva un domicilio fisso, oggi passava la notte al capolinea degli autobus, domani su un treno.
Nella migliore delle ipotese dormiva con qualche ubriacone di turno che aveva conosciuto durante le serate annebbiate dall’alcol.

Roberto era un gran lavoratore, faceva sempre qualcosa, lavoretti per i vicini, riusciva a sbarcare il lunario.
Era vedovo, la moglie era morta alcuni anni prima investita da un’auto. Lui badava con difficoltà a sua figlia di sei anni con l’aiuto di sua madre. Anche lui passava il suo tempo libero nello stesso baretto che frequentava Estela, per dimenticare le sue pene con l’aiuto di qualche bicchierino, lì si conobbero.

Simpatizzarono velocemente, lei raccontando storie sulla sua infelice esistenza, lui aveva bisogna di una compagna, ormai si avvicinava ai cinquanta e lei era ancora in forma nella sua trentina. A sua figlia mancava una madre, così la invitò a stabilirsi da lui, nel piccolo appartamento dove viveva con la madre e la bambina. Senza riflettere molto Estela accettò e si trasferì da lui. Iniziarono una relazione che sembrava funzionare, anche se alla bambina non piaceva molto la presenza di Estela, lo diceva a suo papà, ma lui non le dava molto peso, era impegnato con i suoi lavoretti e sperava che la cosa potesse funzionare.

Estela si occupava della bimba, ma senza sforzarsi molto. Lei era molto instabile, le mancava la sua vita precedente. Ogni tanto si assentava per qualche giorno con la scusa di andare dalla sua famiglia in campagna e passava le giornate bevendo e lo nottate in compagnia di qualche ‘amico’ occasionale.

Anche lui ricominciò a bere, tornava a casa ubriaco e violento, litigava spesso con la compagna, i due si lanciavano di tutto e si colpivano a vicenda, una guerra senza sosta.
Lui protestava per tutto, soprattutto per il cibo, era troppo freddo, cucinato male, sempre uguale, desiderava mangiarsi una bella bistecca di carne di manzo.

Dopo un pò di tempo la situazione si calmò, la madre di lui, che in fondo accettava Estela, cercò di consigliare Roberto di calmarsi e un’amica di lei fece lo stesso, non potevano continuare così davanti alla bambina.

Un giorno senza avviso, lei disse che avrebbero dovuto mandare la bimba a vivere in campagna per un po’, dalla sua famiglia, Roberto disse che non conosceva nessuno della famiglia di lei, aveva solo intravisto qualche volta suo fratello, un camionista, ma lei alla fine lo convinse, “solo per qualche giorno, non vorresti mangiarti una bella bistecca di carne? Ci penserò io, non ti preoccupare! Porterò dalla campagna mezza vacca, ne avremo da mangiare e da vendere”.

Roberto, un po’ alticcio, a quel punto accettò volentieri.
Dopo due giorni Estela ritornò a casa “Ho lasciato la bambina con le mie sorelle, si diverte molto, gioca libera, è rimasta volentieri. Ti ho portato la carne che ti avevo promesso” e gli mostrò un sacco con dentro un pezzo di carne sanguinolente avvolta nel nailon.

Buonissima! Roberto già ubriaco si apprestò a mangiare quella bistecca invitante, poco cotta come piace a lui, guarnita con delle patatine per contorno. Il tutto annaffiato da abbondante birra. Pensò “me lo meritò no?” era un lusso mangiare carne. Era un giorno di festa.

Per una settimana soddisfò i suoi desideri, ma dopo una decina di giorni iniziava a sentire la mancanza di sua figlia. Estela evitava di parlarne “Appena finisco un lavoretto che ho per le mani la vado a riprendere. E’ lontano, non ti preoccupare, Adesso abbiamo fame, guarda il congelatore, abbiamo carne ancora per una settimana” e finiva così per convincere il suo uomo.

Una sera Roberto stava rincasando quando incontrò casualmente il fratello di Estela  e gli domandò “Hai riportato a casa mia figlia?” il tipo sorpreso gli rispose “Tua figlia, non so dove sia, non l’ho vista!”.

Roberto iniziò a correre, non ci vedeva più, era accecato. Immaginava che qualcosa andava male, ma non le passò mai per la mente la cosa peggiore: aveva involontariamente mangiato la sua stessa figlia. Arrivato a casa trovò Estela sulla soglia, sorrideva con impudenza.

A tutt’oggi è imprigionata in un ospedale psichiatrico. E’ diagnosticata come una schizofrenica paranoide. Irrecuperabile per la società.

Recuperarono le ossa della bambina, il padre scomparse senza lasciar traccia.

1 commento:

nuovacuba ha detto...

Anche Pedro Juan Gutierrez ha scritto di cannibalismo.
Duante il periodo especial .