17 febbraio 2011

Vivere a Cuba: a proposito di proteste e illusioni

Gli eventi egiziani hanno risvegliato sorprendenti aspettative tra alcuni esiliati. Da Facebook si convocano i cubani ad alzarsi e gli si segnala addirittura la data esatta nella quale deve iniziare la protesta.

Per me è difficile stabilire una relazione tra le piramidi e il malecon. Il fatto è che parliamo di nazioni con differenti abitudini, tradizioni e sistemi economici, con attori politici totalmente differenti e governi ideologicamente opposti.

Però alla fine si tratta di una pellicola già vista più di una volta da quando arrivai sull'isola.
La prima volta fù negli anni '90, quando si assicurava che con la dissoluzione dell'URSS sarebbe scomparsa automaticamente la rivoluzione cubana.

Si è ripetuta con la visita di Giovanni Paolo II nel 1998. Colleghi arrivati per coprire l'evento sostenevano che sarebbe successo come in Polonia. Il fatto che la maggioranza dei cubani non è di religione cattolica a loro sembrava un dettaglio senza importanza.

Nel 2006 con la malattia di Fidel, si scatenò un'altra volta la furia del "questo è finito". Invece, il passaggio del potere si realizzò con calma e il paese continuò a funzionare, direi che in alcuni aspetti, meglio di prima.

Oggi, come se avessero scoperto all'Havana la presenza di una marea di moschee dei "fratelli musulmani", il direttore dell'intelligence USA, James Clapper, pronostica un'onda di proteste come quelle che hanno abbattuto il loro alleato del Cairo.

Però le sue profezie non corrispondono con le analisi dei diplomatici USA. Nei loro "files segreti" riconoscono che Cuba è molto ben preparata per resistere alla crisi, più di quanto lo fosse nel '90, quando l'URSS scomparve.

Forse Clapper pensa che le rivolte popolari si producono in luoghi sbagliati e sta cercando di indirizzare le cose mediante la "co-creazione", tecnica con la quale si desidera materializzare i nostri desideri utilizzando solo il potere della mente.

Il problema è che questo porta a confondere a molti e nel passare dei giorni appaiono articoli nei periodici USA, che cercano di spiegare perchè non si realizza il così detto sollevamento a Cuba, giustificando la "immobilità dell'opposizione".

Alcuni incolpano la repressione, altri credono che i cubani soffrino di paura genetica, e i più autocritici cercano tra i propri errori. Un giornalista di Miami, nella sua pagina di Facebook, azzarda che l'esilio è parte del problema.

"Ha fatto molto danno quel messaggio che si trasmetteva per radio con il quale si assicurava che quelli che rientravano a Cuba avrebbero reclamato le loro proprietà", diceva questo collega cercando di spiegare perchè non ci sono "azioni massive di protesta" sull'isola.

Però non credo nemmeno che gli esiliati cubani, come quelli di ogni altro paese, hanno più colpa che non quella di esistere, come dire, quella di essersi convertiti in esiliati, allontanandosi dalla realtà che pretendono cambiare e perdendo così l'influenza nella trasformazione.

L'avversario politico che abbandona il "campo di battaglia" difficilmente potrà recuperare lo spazio perso. Un vecchio detto militare recita "al nemico che fugge gli si ponga un ponte d'argento".

Aspetterò la data indicata da Facebook, ma dubito che i cubani seguano le istruzioni di sollevamento che gli vengono inviate dall'estero. Come quasi sempre le agende e gli interessi delle due comunità sono molto diverse.

Qualche giorno fà ho conversato con alcuni amici sul possibile sollevamento. Abbiamo abbandonato il tema quando abbiamo verificato che nessuno di noi conosceva un cubano disposto a lanciarsi per la strada a protestare.

Invece, tutti conosciamo molte persone impegnate nell'avventura di iniziare la propria attività privata, caffetterie, allevatori di maiali, trasporti, ristoranti, studi di fotografia, parrucchieri, etc.

Hanno bisogno del denaro visto che ora posso accedere agli hotel, avere cellulari e costruirsi una casa e soprattutto perchè presto potranno comprarsi un'automobile.

L'oppositore Hector Maseda, recentemente scarcerato, crede che bisognerà aspettare alcuni anni per le proteste di massa, "fino a quando falliranno le riforme, perchè adesso i cubani seguono i canti della sirena del negozio privato".

Forse molte attività falliranno o i benefici saranno pochi, ma i nuovi imprenditori che conosco sono convinti che il piccolo banco dove vendono pizze un giorno si convertirà in un grande ristorante.

Il fatto è che, oltre alla reale efficacia che possono avere, i cambiamenti economici stanno iniziando a risvegliare i sentimenti della gente, repressi da decenni di "realismo socialista", rinascono i sogni e l'entusiasmo delle persone.

di Fernando Ravsberg da BBC Mundo

4 commenti:

nino ha detto...

mi rendo conto che il giornalista uruguayano sarà etichettato come un castrista dai vari dissidenti sparsi per il mondo. Quando i fatti non si vogliono vedere, perchè danno fastidio, allora o si è verdugos o amici della dittatura.
Ma quello che ha scritto è la verità. Non bisogna essere laureati in scienze internazionali per rendersi conto di questo.
Basta semplicemente informarsi un poco su cuba e sull'egitto.
Si consideri, inoltre, che, nonostante la cosiddetta rivoluzione egiziana, ci sono nelle carceri almeno 500 prigionieri politici in piu', arrestati dal 25 gennaio al 9 di febbraio, oltre agli arrestati di questi 30 anni, non ancora scarcerati, circa 3000.
A cuba meno di 100.

cub@dice ha detto...

Sono in parte d'accordo non si puo organizzare una cosa simile dal esterno. Penso che questi "esserci di levantamento" vanno bene per mettere in motto ai cubani residenti al estero che cominciano a collocare in rete la loro faccia e la loro protesta , lasciando in dietro le paure....Magari quando i cubani da dentro siano pronti saremo pronti anche Noi. Saluti

Roberto Ferranti ha detto...

Cara Andria, ai cubani sull'isola non interessa affatto sollevarsi contro il Governo, questo è il punto. Questo desiderio sembra essre più dei cubani all'estero, che nonostante tutto, nonostante alcuni non possano rientrare a Cuba, vivono con alcuni privilegi economici... A Cuba il popolo vorrebbe assaggiare un pò di quei privilegi e iniziare a vivere nella normalità, le ideologie degli esiliati hanno davvero poca presa sulla gente comune dell'isola.

cub@dice ha detto...

..hai ragione quando vieni espropriato per +50 anni del sentimento di libertad e non sai cosa sia,,non poi avere neanche la voglia di sollevarsi. Infatti quando i cubani comincino d'avere indipendenza economica, cominciarono a pensare con testa propria e allora alzarono la voce,,,ma la dittatura gli taglierà le ali prima di alzare il volo, lo hanno già fatto nel 94 (ne sò avevo una attività) hanno aperto per ventilare la crisi e dopo chiuso, lo hanno fatto nel +-82 quando hanno permesso il mercato libero ai contadini "Mercado Libre Campesino" , aperto dopo chiuso. A un regimen non conviene persone-cubani con una economia indipendente da loro...Tutte queste "aperture" servono solo per guadagnare tempo e seminare la illusione dal esterno.
Seguimos... Andria