31 gennaio 2011

La politica di Cuba: Telecom Italia cede le azioni di Etecsa

Telecom Italia ha venduto la sua partecipazione del 27% nell'impresa di telecomunicazioni cubana Etecsa alla finanziaria cubana Rafin S.A. per 706 milioni di dollari.

500 milioni sono stati pagati, il resto verrà saldato in 36 rate mensili.
L'amministratore delegato Franco Bernabè ha dichiarato che le azioni sono state vendute in accordo con il piano dell'azienda di razionalizzare il pacchetto di Telecom.

"Si apre una diversa fase con la partecipazione di Telecom in Brasile e Argentina, dove abbiamo il controllo delle società" ha spiegato Bernabè, che ha aggiunto che la partecipazione in Etecsa era solo una mossa finanziaria. I due mercati sudamericani in prospettiva sono ritenuti in crescita.

Rafin ha la licenza dal Banco Central di Cuba per intervenire sui mercati finanziari, e non bancari, per tempo indefinito.
Tra le sue attività ci sono il finanziamento di operazioni nell'import-export, di leasing e l'amministrazione di fondi monetari in moneta convertibile corrispondente a riserve e fondi centralizzati di imprese e agenzie cubane.
Inoltre sarà attiva nei servizi di ingegneria finanziaria, rifinanziamento di debiti, intermediazione tra imprese e agenzie cubane e straniere e operazioni extra territoriali in zona franca e aree industriali.

L'operazione tra Telecom e Rafin S.A. coincide con la messa in opera di cavi a fibra ottica tra Venezuela e Cuba che moltiplicherà di 3000 volte la velocità di trasmissione di dati, immagini e audio, anche se l'Havana ha specificato che questo non implicherà un maggior accesso a internet per i Cubani.

Etecsa ha il monopolio della telefonia fissa e mobile a Cuba, così come l'accesso a internet e la trasmissione dati.

fonte Diario de Cuba

Vivere a Cuba: piccoli imprenditori, fattore chiave delle riforme economiche

Julio Cesar Hidalgo ha convertito il patio della sua casa nel quartiere centro all'Havana in una pizzeria a gestione famigliare. E' uno dei 75000 cittadini che hanno ottenuto una licenza dallo Stato per poter avviare una piccola impresa privata.

Quando lo scorso Settembre il Governo annunciò che avrebbe aperto l'economia marxista ad una quantità limitata di attività private, fù uno dei tanti che si avventurò in questa iniziativa.
"Non diventerò ricco", dice ridendo, "spero solo di poter guadagnare un pò di più dei 12 dollari mensili che mi garantiva il mio vecchio salario in una panetteria statale, quello che mi piace è che lavoro a casa mia e sono padrone del mio lavoro".

Insieme alle decine di migliaia di cubani che si sono lanciati in questa nuova avventura aspira a realizzare le sue ambizioni imprenditoriali nel 2011, anno del cambio economico a Cuba. Spera solo che questa volta la così detta "attualizzazione" dell'economia annunciata dal Governo sia reale.
Lo Stato licenzierà entro il 31 Marzo 2011 circa mezzo milione di impiegati statali, e si rilasceranno licenze per piccole attività in diversi settori, alcuni un pò sorprendenti.

Questi nuovi imprenditori dovranno affrontare enormi rischi per sviluppare le proprie attività: alte tasse, scarsezza di materie prime, clientela instabile, un labirinto burocratico e crediti limitati. Il successo o il fallimento di queste iniziative costituisce un lungo cammino che sarà determinante per il futuro della "rivoluzione".

Sull'isola lo Stato impiega l'84% della forza lavoro e controlla il 90% dell'economia, è uno degli ultimi bastioni del modello sovietico che esiste al mondo. Se l'esperienza del libero mercato funzionerà, il Governo, che sta affrontando una notevole mancanza di liquidità, potrà raccogliere milioni di dollari di nuove imposte, mentre nascerà una nuova classe di lavoratori autonomi e di consumatori. Sarà inoltre un modo per legalizzare quel mercato nero in continuo aumento nel quale si vende dalle salsicce alle antenne paraboliche per la televisione via satellite.

Se l'esperienza fallirà, in questo paese già disilluso e disfunzionale, migliaia di lavoratori statali licenziati affronteranno un futuro incerto. Tutto questo nell'anno in cui Raul Castro compirà 80 anni e spera che suo fratello Fidel rinunci ad essere il primo segretario del Partito Comunista, l'ultimo incarico che gli resta.

fonte El Nuevo Herald

30 gennaio 2011

Cambio a Cuba: manifesto civico ai comunisti cubani

di Eugenio Leal dal blog Veritas

L'annuncio informale della realizzazione del VI congresso del PCC nell'Aprile del 2011, è stato accompagnato dalla pubblicazione di un "Progetto di linee guida" nel quale si riassumono le topiche sulle quale si concentrerà la riunione dell'unico partito cubano.

Questo documento contiene aspetti positivi, specialmente quello dove si evidenzia la comprensione della profonda crisi strutturale che sta attraversando il paese e quello che indica la direzione nella quale realmente si indirizzano le soluzioni proposte, però le sue limitazioni, il suo carattere unilaterale e settario, la ingiustificabile omissione di temi di radicale importanza per il presente e il futuro della nazione, ci ha motivato a pronunciarci sui fondamenti di base che non sono stati considerati dalla massima direzione del PCC.

Alcuni di questi fondamenti basici sono:

- Il progetto è una camicia di forza, destinata a troncare il dibattito sui temi che interessano tutti i cubani. E' un'agenda che, visto l'inesistenza di libertà e diritti essenziali per una democrazia, esclude la partecipazione dei cittadini nelle sue proposte.

- E' inconcepibile che un partito politico eviti il dibattito e cerchi di mantenere sottomessa l'economia e l'ideologia, metodo che ha dimostrato la sua invalidità in più di mezzo secolo.

- La situazione attuale riflette con chiarezza due possibilità: o il modello cubano è irrealizzabile, o il governo ha agito male nella sua applicazione; per cui si impone una autocritica dove si plasmi il riconoscimento del fallimento del modello seguito sino ad oggi e la responsabilità dei governanti nella sua implementazione.

- Se il modello ha fallito, non ha senso attualizzarlo, ma cambiarlo, che implicherà sottoporre a consultazione popolare il cambio dei protagonisti.

- Le misure che il governo sta proponendo negli ultimi tempi al fine di rivedere la critica situazione socio-economica nazionale fuori dal tempo, sono anacronistiche e mancano di realismo. La crisi cubana non ri riconvertirà se non si riconosce l'incidenza che ha avuto nel fallimento del modello cubano in relazione a temi come la proprietà e di conseguenza questa non si modificherà profondamente. Mantenere un sistema che esclude i cubani lontano dal potenziare la produttività e l'avanzamento economico, costituisce un freno allo sviluppo produttivo.

- Qualnque tentativo di migliorare la situazione a Cuba passa attraverso la piena implementazione dei Diritti Umani e del loro carattere indivisibile, visto che i patti, firmati nel Febbraio del 2008, non sono stati ratificati dal Governo. Il raggiungimento di questa conquista non solo implica la liberazione di tutti i prigionieri politici, ma una profonda modificazione giuridica che includa una depenalizzazione della discrepanza politica.

- Si è già raggiunto il tempo limite per l'applicazione di riforme parziali. Nessuna riforma a Cuba può essere confinata alla sfera dell'economia nazionale in quanto la crisi si estende su tutto il sistema. Si necessita quindi di proposte a carattere integrale che non possono essere dimanate esclusivamente dal partito governante, che non ha proposto un nuovo programma per sostituire quello precedente, frutto del congresso del 1986, incompiuto e dimenticato.

- Cuba urge di superare la filosofia della sopravvivenza. I popoli aspirano a vivere e prosperare, non a resistere. I cubani hanno il diritto di prosperare con il prodotto dei loro sforzi. Si impone sradicare la demonizzazione della prosperità.

- Qualunque modello si proponga dovrebbe proclamare con enfasi la fine del così detto "periodo speciale" e l'inizio di una tappa di normalizzazione, basata su principi concordati dei quali ci si possa fidare, come parte di un nuovo patto sociale.

- Il Governo ha riconosciuto implicitamente che il paese dipende economicamente dal capitale straniero. Invece, la collaborazione con i paesi esteri deve essere condizionata solo al compimento dei principi riconosciuti internazionalmente di rispetto ai diritti e della piena partecipazione dei cittadini, della quale oggi i cubani ne sono privati. Nessun investitore può venirsi ad arricchire a causa della mancanza dei Diritti Umani a Cuba. Paradossalmente, la violazione di questi principi fanno perdere il senso alle intenzioni di instaurare una giustizia sociale a partire dal sistema socialista.

- Il nuovo modello che propone il Governo non è "un modello per l'uomo", ma "l'uomo per un modello". L'uomo è subordinato agli interessi economici e ideologici del partito governante. Se si mantiene la condizione sacrificabile degli individui è evidente che non siamo di fronte ad un modello umanista..

- Non è possibile conquistare un avanzamento economico al margine del libero accesso alle informazioni. Il monopolio governativo sulla rete delle informazioni nega le potenziaità di un popolo che ha raggiunto elevati livelli di istruzione ed è una violazione ai suoi diritti.

- L'assenza di alternanza, il nepotismo, la mancanza di un limite negli incarichi pubblici si convertono in un freno allo sviluppo. La responsabilità di fronte al fallimento e l'accumulazione d'interessi da parte di un gruppo instaurato nel perpetuare il potere, tende a sua volta a perpetuare la crisi cubana e torna irreversibile il collasso del sistema. La reltà chiede una riforma su questo piano perchè l'esistenza di altre alternative politiche forzano il Governo ad adempiere con successo la sua gestione di fronte ai destini della nazione.

Cittadini che firmano questo manifesto:

- Dimas Castellanos
- Miriam Celaya
- Reinaldo Escobar
- Rogelio Fabio Hurtado
- Eugenio Leal
- Rafael Leon
- Rosa Maria Rodriguez
- Wilfredo Valin

Riflessioni di Rob: dialogando con un mio lettore

Da molto tempo ho un assiduo frequentatore del mio blog "Nino", commenta con puntualità ed intelligenza alcuni post politici che pubblico. Da quando ho ripreso a scrivere ho piacevolmente constatato che è ancora presente tra i miei lettori. Di certo non condividiamo gli stessi punti vista su Cuba e la politica del regime, ma voglio pubblicare gli ultimi commenti che ci siamo scambiati relativi all'ultimo post da me pubblicato perchè sono puntuali e intelligenti e mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, grazie.

Nino - ripetere in continuazione che la gente di cuba può scendere in strada per protestare contro questo e quello, non serve a fare da detonatore alla protesta.Ma se anche la gente scendesse in strada, il governo cubano non invierebbe certamente l'esercito a sparar, sia perchè questo serve per la difesa del territorio dell'isola dalle eventuali ed inverosimili aggressioni esterne, sia perchè anche un solo morto a cuba da parte dell'esercito o della polizia sarebbe qualificata dalla stampa internazionale come massacro e carneficina, quando i morti in egitto, invece, vengono considerati incidenti di percorso di un regime che continua ancora ad avere l'appoggio degli usa e dell'europa, nonostante le 100 vittime. Si verificherebbe la stessa situazione del 1980 e del 1994. Si permetterebbe a qualche migliaio di persone di recarsi negli stati uniti, dove in verità con la crisi economica non si sente la necessità di attirare manodopera, con vecchi e scassati barconi.

30 gennaio 2011 10:05

Rob - Nino apprezzo sempre il tuo interesse verso i miei post e rispetto il tuo punto di vista. Non capisco però come puoi continuare a difendere, anzi enfatizzare, le deficienze, le assurdità, la totale immobilità del regime cubano. Ma tu frequenti Cuba? Sei in contatto con i cittadini comuni? sei mai entrato in una tienda per cercare latte o yogurt per bambini? sei mai stato ricoverato in un ospedale cubano? hai mai visitato una scuola, elementare o università che sia? infine, hai mai provato a vivere con 300 pesos cubano al mese, anche se con libreta? In quanto alle analogie con l'Egitto o la Tunisia la tua visione mi sembra un pò miope. Le analogie (senza tirare in ballo sempre gli USA) sono fin troppo evidenti.
Non si tratta più di schierarsi politicamente, le fazioni ideologiche, se non te ne sei accorto, non esistono più nè a Cuba nè tantomeno in Italia (Bersani e il PD dimostrano fin troppo chiaramente l'assurdità delle sinistre contemporanee). Io mi ritengo profondamente socialista, nel senso più pragmatico e profondo del termine: le nazioni e i governi al servizio del benessere dei popoli e non di meri interessi personali, siano quelli di Fidel o di Berlusconi. Grazie per stimolare un dialogo, con simpatia, Rob.

30 gennaio 2011 10:42

Nino - che a cuba ci siano molte deficienze economiche ed un partito unico che impedisce libere elezioni sono fatti acclarati.
Ma proprio perchè si sta parlando di fatti, non credo sia possibile, per capire quello che potrà accadere, fare riferimento ai propri desideri.
La situazione a cuba è anni luce differente da quella tunisina ed egiziana.
Tutto è cominciato con l'aumento dei beni di prima necessità, dovuto alle speculazioni internazionali ed al fatto che quei governi non sono intervenuti tempestivamente per impedire che il libero mercato determinasse il prezzo del cibo.
Ora, a cuba, per quante limitazioni ci possano essere, il prezzo del cibo è tenuto, per ovvii motivi, sotto costante attenzione da parte del governo.
Perciò è da escludere che la gente possa scendere in strada per questo motivo.
Ma anche ammettendo che la gente scenda in strada per protestare contro le deficienze economiche del governo e per chiedere libere elezioni, il governo cubano farà intervenire semplicemente la polizia senza armi, come è successo nel 1980 e nel 1994.
Al massimo si permetterà a 150-200 mila cubani di andare verso gli stati uniti. L'esercito cubano, infatti, sta con il governo e con il partito e non certamente con i dissidenti.Perciò, mai, si schiererà con questi ultimi. E questi non sono mie speranze, ma i crudi fatti, basta volerli vedere.
Infine, che in tunisia ed egitto le rivolte in piazza permetteranno il crollo dei regimi di ben ali e mubarak non è per nulla scontato. Anzi, in egitto è sicuro il contrario. L'esercito egiziano dal 1952 appoggia il regime e non permetterà, come in algeria nel 1992,la vittoria del partito dei fratelli musulmani.
Al posto di mubarak sarà scelto qualche altro burocrate, non da libere elezioni, ma dai generali egiziani, con grande soddisfazione degli usa i quali, chiaramente, per mezzo del premio nobel per la pace del 2009, in questo momento si dicono sia favorevoli alle riforme, che a mubarak.

30 gennaio 2011 11:21

Rob - Vedi Nino la tua analisi su Egitto e Tunisia è impeccabile, ma questo NON E' IL PUNTO! dici che il prezzo del cibo è tenuto sotto controllo??? Ma che dici! a Cuba se non hai CUC il cibo non c'è proprio!!! Non solo, ma la libreta è sempre più misera e comunque per una famiglia di 4 persona basta a malapena per una settimana, senza considerare che non viene concesso olio, pomodoro passato, burro, sale, pochissimo zucchero, ora anche i vegetali scarseggiano senza parlare dei prodotti basici per l'igiene personale (per il governo dovrebbero girare pieni di croste e puzzando come capre). Vogliamo parlare dell'acqua? In alcune province orientali già da anni l'acqua si paga: a Guardalavaca in provincia di Banes (Holguin) per esempio gli edifici popolari (a poche centinaia di metri dagli hotel per turisti dove l'acqua si sperpera abbondantemente) devono comprare diariamente l'acqua dalle cisterne ad un costo di 10 PC al giorno (fatti i conti solo per l'acqua se ne va un salario mensile). Poi dici che al massimo in caso di sommossa popolare non ci sarebbe violenza da parte della polizia, il regime permetterebbe a chi vuole di andare negli USA, MA CHI CI VUOLE ANDARE!!! I cubani vogliono vivere decentemente e democraticamente nel loro paese, tu saresti felice se per sopravvivere ti permettessero di emigrare in un'altro paese? E poi facendo cosa negli USA? I miserabili? O i malviventi?

30 gennaio 2011 12:09

Nino - che il prezzo degli alimenti sia tenuto sotto controllo non lo dico io, ma sempre i fatti.
Lo stato, infatti, vende con la libreta cibo per 10 giorni a prezzi molto bassi.
Ci sono, inoltre, i mercati agropecuari statali, quelli degli appezzamenti agricoli urbani e dell'ejercito de la juventud che, pur essendo poco forniti, hanno prezzi piu' bassi rispetto a quelli particulares.
Qui sicuramente i prezzi degli alimenti sono alti, ma in casi eccezionali, come il passaggio degli uragani nell'agosto settembre 2008, vengono fissati dallo stato.
Quando parlo di prezzi bassi degli alimenti non mi riferisco, ovviamente, a quelli presenti nelle tiendas in cuc, che non sono alle stelle per un cubano che vive del magro salario statale, ma addiritttura oltre.
Tutto ciò, però, non significa che con il salario statale si riesca a far fronte alle esigenze alimentari e non, anche se sono pochi coloro che non risolvono o non hanno un altro lavoro.
Comunque, bob, non sarà difficile constatare se la rivolta del nordafrica toccherà la isla grande o meno, basterà vedere ciò che accadrà nei prossimi mesi.
Io credo che, sulla base di quanto detto, a cuba non accadrà assolutamente nulla e che gli accostamenti tra l'isola e il nordafrica sono il frutto di attese e speranze, certamente legittimi,ma non suffragate dai fatti.

Nb: meglio inviare barconi negli usa, in caso di rivolte, piuttosto che sparare sulla gente, come hanno fatto e stanno facendo gli alleati del nobel per la pace

30 gennaio 2011 12:46

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Rob Ferranti

29 gennaio 2011

Vivere a Cuba: morire di sete

Mentre Fidel Castro si distrae nel suo prezioso ritiro, all'Havana sembra che il suo sistema inutile e punitivo sembra impegnarsi nel raggiungere quello che sino ad oggi sembrava impossibile per il mite popolo cubano: che la gente scenda in piazza in un impeto di vera ribellione.

La drammatica carenza d'acqua unita alla inettitudine e indolenza dei dirigenti, minaccia di togliere il proverbiale giudizio responsabile dei cittadini.
Già si registrano manifestazioni in molte zone dove la popolazione sembra essere arrivata al limite di sopportazione, e le consuete giustificazioni del regime, come quella che da tempo non piove, non sono più sufficienti.

La proverbiale superbia degli amministratori secondo i quali la gente deve accettare docilmente (loro preferiscono dire con ordine e disciplina) tutte le loro deficienze, li sta portando ad una stato di irresponsabilità che potrebbe portare ad una possibile esplosione sociale, che da troppo tempo è stata rifiutata dal popolo e che sarebbe il colmo delle disgrazie che i cubani già sta stanno sopportando da molto tempo.

Non sarebbe strano, come già troppe volte la storia del mondo ci ha insegnato, che un fatto comune si converta in un detonatore di rivolta popolare, soprattutto sotto un regime che ha sempre sistemato le cose per poter continuare impunemente le più scandalose violazioni civili.

Il problema della mancanza d'acqua, anche se non è nuova nella capitale, oggi dimostra non solo l'incapacità generale del regime e della sua storica atroce maniera di amministrare una nazione di fronte ad una inevitabile necessità di sviluppo, ma conferma l'incapacità di prevedere la possibilità che il popolo possa arrivare a un limite di sopportazione e che si lanci per le strade, consapevoli che l'unica cosa che hanno da perdere ormai sono solo le loro catene.

Si comprende che molti cubani si entusiasmino a questa possibilità, così ansiosi come sono di vedere la fine di questa dittatura. La cattiva notizia potrebbe essere il fatto che una sommossa popolare in questo momento porterebbe a rischiare migliaia di vite innocenti senza che questo necessariamente porti alla fine del sistema.

Ma anche se così fosse, sarebbe da vedere in che misura la violenza potrebbe risultare garanzia di pace, armonia e prosperità.

fonte CubaNet

28 gennaio 2011

Dissidenti a Cuba: liberato Guillermo Farinas

Il dissidente Guillermo Farinas è stato liberato dopo l'arresto per alcune ore di ieri, dopo una protesta per lo sfratto coatto di una famiglia che si era stabilita in un locale abbandonato.
"Ci hanno accusato di scandalo pubblico e ci hanno notificato un avvertimento che ci siamo rifiutati di firmare", ha affermato Farinas al telefono da Santa Clara, la città dove risiede, a circa 300 km dalla capitale.

La sanzione è simbolica e non prevede la detenzione in carcere.
Farinas ha detto che insieme ad una ventina di dissidenti protestavano dal tetto di una macchina per evitare lo sfratto di una donna incinta con due figli che aveva occupato come abitazione un consultorio medico abbandonato. Ha detto che le autorità volevano che la donna tornasse nella sua vecchia casa.

Secondo il dissidente 26 persone sono state trattenute in totale, incluso alcuni vicini. Ha aggiunto che crede che siano state tutte liberate tra la notte di giovedì e l'alba di venerdì.

Le autorità non riconoscono come oppositori i dissidenti e li accusano di essere mercenari al servizio degli Stati Uniti e contrari alla rivoluzione.

Un accordo tra le autorità e la chiesa ha permesso la liberazione di 56 prigionieri lo scorso anno, alcuni dei quali accettarono di andare in esilio in Spagna insieme a circa 300 famigliari, altri sono stati scarcerati ma sono rimasti a Cuba.

La commissione per i diritti umani, presieduta da Elizardo Sanchez, ha calcolato che 105 persone accusate di reati politici o contro la sicurezza dello Stato sono ancora in carcere, la maggior parte con reati violenti come terrorismo, sequestro o omicidio.

"Si può apprezzare una netta diminuzione di casi documentati di persone accusate o processate per ragioni politiche se comparate con il Gennaio 2010 (201 persone) e Giugno 2010 (167)" ha riconosciuto.

Diciannove dei casi inclusi nella lista corrispondono a persone adottate da Amnesty International come prigionieri di coscienza pacifici, di questi 11 sono fisicamente detenuti in carcere e gli altri 8 sono agli arresti domiciliari, e possono circolare liberamente.

fonte El Nuevo Herald

Riflessioni su Cuba: Wikileaks e Cuba, le considerazioni di Michael Parmly

di Stephane Bussard da Penultimos Dias

Michael Parmly è stato capo della Sezione di Interessi Americani all'Havana ed è stato citato nei documenti diplomatici pubblicati da Julian Assange. Commenta del rischio di come la pubblicazione di questi migliaia di files su Wikileaks potrebbe influire sul lavoro dei diplomatici nell'isola caraibica.

Michael Parmly non poteva restare insensibile davanti alla pubblicazione di migliaia di documenti del Dipartimento di Stato Americano sul sito Wikileaks. Ha diretto la Sezione di Interessi Americani all'Havana da Settembre 2005 fino a Luglio 2008 e ha firmato numerosi files inviati da Cuba a Washington pubblicati poi sulla rivista "El Pais". In un caffè di Nyon, dopo qualche giorno da queste rivelazioni, Michael Parmly ci riceve. Si è appena ritirato dopo aver lavorato per la Missione Americana a Ginevra.

"I documenti provano che abbiamo principi, un'etica", rivela il diplomatico, nipote di una cubana che lasciò l'isola nel 1920 sposata con un generale americano. "Però Julian Assange ha violato la legge nel pubblicare telegrammi confidenziali. Tutte le imprese hanno le loro regole e il diritto di mantenere segreti. Altrimenti sarebbe anarchia o spionaggio."

Un file del 16 Marzo 2006, firmato da Parmly, racconta come Fidel Castro si ammalò gravemente a bordo di un aeroplano in volo verso Holguin a est di Cuba, poco prima di cconsegnare il potere al fratello Raul. Vittima di una diverticolite e di una perforazione all'intestino crasso è costretto ad atterrare con urgenza. Il suo medico di famiglia lo sottomette ad un intervento, ma non riesce. Il colon è infetto e Fidel viene operato di nuovo, durante questa operazione gli trovano una fistola che gli farà perdere 18 kili.

L'ex capo della Sezione di Interessi Americani, situata di fronte al lungomare avanero, aveva come pratica corrente coinvolgere una cinquantina di americani residenti a Cuba nella ricompilazione di informazioni destinate al Dipartimento di Stato. Ora teme che alcuni di loro possano essere identificati: "Contrariamente a quello che è stato pubblicato, io ho redatto non più dell'1 o 2 % dei files. Per me era importante che i collaboratori scrivessero. Era una forma di apprendimento. Io non ho redatto personalmente il file relativo alla salute di Fidel. Non ho fatto altro che convalidarlo. E' opera di una persona che aveva contatti negli ospedali e con i medici. Spero che non venga identificata."

Michael Parmly ritiene che Wikileaks minaccia la qualità del lavoro che i diplomatici svolgono sull'isola. "Per noi l'opinione di 11,2 milioni di persone di cubani è importante. E per me è importante anche il minimo dettaglio. "I diplomatici della Sezione di Interessi Americani hanno mantenuto molteplici contatti con la popolazione, dissidenti e non.
" Nella sua residenza, Parmly, chiamato invano "paria" dalle autorità cubane con lo scopo di allontanarlo dalla gente, ricevette più di 800 persone, dissidenti e rappresentanti del Governo, anche sporadicamente.

Per i cubani iscritti nella Sezione di Interessi Americani, esisteva una sala equipaggiata con 40 computer circa. Per non soddisfare le condizioni per l'utilizzazione di questa "biblioteca" elettronica fù sospeso l'accesso ad una decina di utilizzatori.
Questo fatto provocò l'ira di alcuni dissidenti, come Vladimiro Roca e Elizardo Sanchez. I due furono a parlare con Parmly. Queste conversazioni sono state pubblicate da Wikileaks.
"Sono due personalità note a livello internazionale. Le consequenze sono limitate. Se al contrario fosse stato un padre di famiglia, poco conosciuto, ad apparire su di una nota, avrebbe potuto soffrirne le consequenze per tutta la vita.
Sarei egualmente molto triste se tutte le conversazioni che ho avuto con la blogger Yoani Sanchez fossero pubblicate", spiega Parmly.
Un diplomatico fù invitato dal Comitato di Difesa della Rivoluzione (CDR), "mi domandò se poteva andare, io non ebbi alcuna obiezione. Dobbiamo restare all'ascolto del popolo cubano" continua Parmly, che contava sull'appoggio di Condoleezza Rice e che suscitò l'interesse di George W. Bush durante un incontro alla sala ovale.

"La pubblicazione dei documenti su Wikileaks mette a rischio la possibilità che i cubani ci parlino. Le capitali potrebbero essere meno informate. I diplomatici minacciati potrebbero auto censurarsi. Se avessi previsto Wikileaks, avrei ridotto la produzione di documenti alla metà. Si sarebbe previsto un abbassamento del livello di classificazione, ora il segreto va a rinforzarsi di nuovo."

Quando i cubani lessero per la prima volta i files americani, ne pubblicarono alcuni sul sito Cubadebate. L'Havana considera che questi provano la politica "imperialista" di Washington. Però il potere cubano censura i files su Fidel, e sulla richiesta di Raul Castro alla Casa Bianca per creare un canale speciale di comunicazione.
In questo momento Michael Parmly si domanda: "Julian Assange pubblicherà i documenti diplomatici dell'Iran o della Corea del Nord o ha una agenda occulta?"

Vivere a Cuba: rivoluzioni

di Claudia Cadelo dal blog Octavo Cerco
foto di Penultimo Dias


Ho tradotto da poco (sopra il post tradotto in italiano) un' intervista fatta a Michael Palmy nella rivista "Le Temps". Mi interessava, soprattutto, promuovere l'opinione dell'uomo che ha firmato quasi tutti i files inviati dall'Ufficio di Interessi degli Stati Uniti all'Havana filtrati da Wikileaks. Tutti corriamo dietro questi files anche la "Mesa Redonda" (programma politico della televisione cubana n.d.t.) ha trasmesso un documentario su Julian Assange e il fenomeno Wikileaks. La polemica è grande e confesso, a malincuore, che la mia visione sul tema è in piena combustione. Per questo non avevo scritto in merito, però vedendo che il tempo passa e non riesco a farmi un'idea precisa, allora mi lancio, come si dice quì, dall'autobus in corsa e scrivo questo post pieno di dubbi, e anche speranze, ovviamente.

Capisco bene l'apprensione di Michael Palmy, all'ex capo di sezione preoccupa che le fonti siano identificate. Anche a me inquieta molto. Quando lessi i files sulla dissidenza interna e potei identificare, nonostante le X sopra i presunti nomi propri, seppi che anche la Sicurezza di Stato li avrebbe riconosciuti.
Purtroppo questi non sono nomi di funzionari del Governo cubano nè di militari di rango, ma di semplici cittadini che provano a sfiduciare un regime che non accetta critiche nè opposizione. Senza dubbio i files dove rappresentanti della società civlie possono essere riconosciuti presuppongono un rischio per la libertà e il lavoro di queste persone. Da parte mia nego di qualificare questo rischio come "il danno minore" -così lo chiamano alcuni amici-. Penso che Wikileaks ha il dovere di perfezionare il suo lavoro di edizione per garantire alle fonti la protezione che meritano.

Invece, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Quando altri amici mi assicurano che Julian Assange e il suo gruppo non sono giornalisti, manifesto che il concetto di "giornalista" sta diventando obsoleto di fronte alle nuove tecnologie. Wikileaks arrivò per provarci che il diritto all'informazione non è una mera utopia e senza dubbio stabilisce nuovi standard sia per la diplomazia che per i media tradizionali. Mi sembra che non ha molto senso negare la realtà: Wikileaks è. Con lui dovremo vivere e da lui dobbiamo imparare. E', giustamente questo, il potere dei cittadini al quale aspiro: io ho il diritto di sapere quello che i politici pianificano di fare con il mio futuro.

Repressione a Cuba: decisioni

di Pedro Arguelles Moran dal blog Voces tras las Rejas
foto di Raúl García

Lo scorso 18 Gennaio, noi 8 integranti del gruppo dei 75 (prigionieri di coscienza n.d.t.) che continuamo ad essere incarcerati come ostaggi dal regime totalitario cubano, abbiamo compiuto 7 anni e 10 mesi dall'essere stati sequestrati dalla polizia comunista.
Due giorni dopo, alle 7 pm circa mi hanno portato nell'ufficio del direttore della prigione di Canaleta dove sono confinato. Lì si trovavano il direttore della prigione e una giovane e bella psicologa del Ministero degli Interni. Lì hanno cercato di farmi capire che visto la mia età e il mio stato di salute, sarebbe stato meglio per me se fossi andato in esilio.

Casualmente giorni prima una dottoressa mi ha visitato e mi ha informato che ho il fegato infiammato e che quindi non posso digiunare. Io gli ho risposto che dalla mia patria non voglio andarmene, perchè quì sono nato e quì voglio morire ed essere sepolto.

Mentre discutevamo, il capo della prigione mi ha detto che mi aveva convocato perchè potessi chiamare al telefono il cardinale Jaime Ortega, così che lui potesse parlarmi. Dissi che non avevo niente da dire a sua Eminenza, perchè il 10 Luglio dello scorso anno gli manifestai, tramite telefono, che non me ne sarei andato dalla mia patria.

La psicologa ha cercato di convincermi dicendo che le persone cambiano opinione e le ho risposto che aveva ragione, visto che nel 1961 a soli 13 anni d'età io andai ad alfabetizzare (il paese n.d.t.) con la brigata Conrado Benitez, anche io ero un miliziano, infatti dopo qualche anno mi iscrissi per il servizio militare dichiarando di avere un'età maggiore a quella reale, appartenevo alla Associazione dei Giovani Ribelli e mi consideravo un rivoluzionario "Patria o Morte". Oggi invece sono anticomunista e anticastrista convinto e impegnato nella lotta civile per conquistare la tanto desiderata transizione democratica.

La bella prefessoressa ha enfatizzato che molte persone avrebbero pianto per avere l'opportunità che io stavo rifiutando, alla quale affermazione io ho risposto che in realtà avrei pianto se mi avessero sradicato dalla maggiore delle Antille. Alla fine ho detto al capo che volevo tornare al distaccamento dove sono confinato e se il Cardinale Ortega avesse chiamato le potevano dire da parte mia che "non voglio lasciare la mia patria".
Decisone che ho preso da tempo, sin dall'anno 1993 da quando cioè mi coinvolsi in un tentativo per uscire illegalmente dal paese dall'Havana e compresi nel mezzo dei preparativi che il mio destino sarebbe stato invece quello di restare per lottare pacificamente per il rispetto dei diritti umani e la libertà inerente alla dignità umana. Decisione che manterrò fino all'ultima consequenza perchè la mia alternativa di vita è stata ed è quella di continuare ad andare avanti e soddisfare la massima di Josè Marti: "il dovere di un uomo è lì dove è più utile". Amen

Pedro Arguelles Moran
prigoniero di coscienza
Prigione provinciale di Canaleta

27 gennaio 2011

Repressione a Cuba: arrestato Gulliermo Farinas e altri 22 dissidenti

Ieri sera alle 23 ora italiana è stato arrestato a Santa Clara Gulliermo Farinas, insignito del premio Sakharov lo scorso Ottobre, insieme ad altri 22 dissidenti, stavano protestando contro lo sgombero di un'abitazione dove abitava una giovane donna incinta già madre di due figli.

I dissidenti sono stati fermati e portati in commissariato, ma sicuramente saranno liberati nelle prossime ore, ha affermato Elizardo Sanchez della commissione cubana dei diritti umani.
Al telefono la madre di Gulliermo Alicia Hernandez ha affermato: "Gli ho parlato e mi ha detto che si trova agli arresti nei locali della terza unità di polizia di Santa Clara, poi ha riattaccato. Era assieme ad altri dissidenti che con lui si occupavano di una famiglia che sarebbe stata sfrattata, e per ora non è stato liberato".

Farinas mise in atto 23 scioperi della fame, l'ultimo dei quali durato 135 giorni, per protesta contro la morte di Orlando Zapata morto il 23 Febbraio del 2010 dopo uno sciopero della fame durato 85 giorni, che terminò solo quando fù alimentato forzatamente per via endovenosa dalle autorità mediche del regime.
L'arresto di Farinas appare in forte controtendenza con le ultime mosse del governo castrista, che in virtù di un accordo con le gerarchie ecclesiastiche locali, aveva deciso e parzialmente attuato il rilascio di 52 prigionieri politici.

L'interpretazione di questa nuova mossa repressiva è per me molto esplicativa.
Il regime castrista è consapevole che le recenti rivolte popolari che si stanno sviluppando in Tunisia, Egitto e da oggi anche nello Yemen e che si stanno diffondendo in molti altri paesi della stessa area, dove i cittadini si stanno opponendo a quei regimi che da decenni governano in modo autoritario anche se teoricamente democratico, che impongono una qualità della vita ormai insopportabile, hanno molto in comune con la realtà cubana: un regime dittatoriale che da 50 anni governa un paese ormai al limite del collasso economico e sociale.
Una manovra preventiva dei Castro, che sono ormai consapevoli di essere vicini ad una rivolta popolare.

Se questo non è ancora avvenuto è in parte dovuto al tradizionale temperamento mite del popolo cubano, in parte dalla capillare rete di controllo e di repressione che il regime attua sui propri cittadini, ma soprattutto all'assoluta mancanza di connessione internet per la popolazione, (che è così inconsapevole di cosa realmente sta succedendo sull'isola) se si escludono pochi valorosi blogger come Yoani Sanchez, che tra mille difficoltà cercano di diffondere notizie e informazioni indipendenti dall'isola.
Sono stati proprio i social network come Facebook e Twitter a permettere l'organizzazione delle proteste che stanno infiammando l'area mediorientale del pianeta.

C'è forse da aspettarsi il peggio anche per il movimento blogger cubano, in prima linea sull'isola nella dissidenza verso il governo?
Dobbiamo cercare di aiutare e difendere questi cyber-rivoluzionari affinchè non venga spenta ancora una volta la debole fiamma di un cambiamento che sembrava si stesse lentamente accendendo sulla realtà cubana.

26 gennaio 2011

Riflessioni di Rob: è il momento di ricominciare a scrivere

Da quasi due anni non pubblico sul blog. Non perchè il mio amore per Cuba e l'appoggio per un cambiamento sull'isola non mi interessino più, è più complicato.
Sono stati due anni per me difficili; spiritualmente, economicamente e soprattutto mi sono perso in troppe inutili presunzioni egoistiche.
Sono stato una brutta persona.
Eventi recenti, riflessioni sulla mia missione in questa vita, una ritrovata passione in quello in cui credo e che amo profondamente mi ha riacceso un entusiasmo nel proseguire il mio impegno per divulgare informazioni e notizie dalla Isla Grande.
Ricomincierò quindi ad aggiornare costantemente questo blog, ricercando, traducendo, pubblicando informazioni e contributi video dall'isola con l'obiettivo di sempre: BASTA YA! E' ORA DI CAMBIARE, il momento di spingere verso un cambio democratico e pacifico è arrivato. Recenti avvenimenti in molti paesi nel mondo dimostrano che bisogna spingere ancora più forte! Il cambio è vicino!