31 ottobre 2009

Vivere a Cuba, Yoani: le cose giuste succedono da sole...

Il 29 Ottobre all'Havana la rivista Temas ha organizzato un dibattito su Internet.
Quello che vedete nel video è l'assurda e patetica "ostruzione", da parte degli organizzatori dell'evento, nel far accedere alla riunione quei blogger cubani che contrastando il regime, diffondendo una realtà scomoda da mostrare, disturbano la solita vuota riunione di auto-celebrazione del regime.


Nonostante questo Yoani è riuscita (indossando una parrucca bionda e mostrandosi come una delle tante ragazze che "vogliono esserci") ad entrare e a parlare.
Le cose stanno cambiando, grazie a questi pionieri cubani, coraggiosi avanguardisti di una realtà a venire, le cose si iniziano a sapere, e si diffondono, le cose stanno assumendo una coscienza propria, autonoma, giusta, le cose stanno cambiando.

29 ottobre 2009

La politica di Cuba: ok togliere l'embargo a Cuba, ma le ingiustizie sull'isola le ignoriamo?

L'assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato mercoledì scorso, per il decimo anno consecutivo, per chiedere la fine dell'embargo degli USA contro Cuba.
187 paesi del mondo hanno votato a favore della fine dell'embargo. Solo tre paesi hanno votato contro: USA, Israele e Palau. La Micronesia e le Isole Marshall si sono astenute.

E' la percentuale più alta da quando è stato richiesto per la prima volta, nel 1992, la fine dell'embargo. Allora i paesi che appoggiarono la richiesta furono 59. Nel 2008 erano 185.
Molti paesi considerano l'embargo un residuo della guerra fredda, il cancelliere cubano Bruno Rodriguez ha descritto l'embargo come una violazione sistematica dei Diritti Umani.

COSA?!? Il governo cubano ancora parla di diritti umani calpestati? Quando il regime continua costantemente a reprimere e incarcerare cittadini accusati solo di pensare, scrivere, raccontare cosa vuol dire vivere a Cuba oggi.

Le Nazioni Unite, del resto, non credo siano la giusta raprresentanza dei paesi del mondo. Hanno un peso concreto in rarissimi casi e con scarsa efficacia.
Gli Stati Uniti per primi hanno sempre ignorato, se andavano contro i loro interessi, le risoluzioni sulle varie "guerre moderne" delle Nazioni Unite.

Che l'embargo finisca è sacrosanto. Allo stesso tempo le Nazioni Unite dovrebbero con la stessa forza pretendere dal governo cubano la libertà dei prigionieri di coscienza, la libertà assoluta e illimitata di esprimere le proprie idee, di entrare e uscire dal paese, di accedere ad internet e di promuovere piccole-medie attività commerciali private.

27 ottobre 2009

Dissidenti a Cuba: libertà per Darsi Ferrer

Il caso è quello del Dr. Darsi Ferrer. Una delegazione di diplomatici europei alla fine dello scorso Agosto si è recata all'Havana per parlare con la moglie di questo medico cubano e attivista per i diritti civili, in carcere dal 9 Luglio accusato di aver comprato al mercato nero due sacchi di cemento per riparare casa sua.
“Non è in prigione per i due sacchi di cemento”, sostiene la moglie di Ferrer. “La verità è che è un normale cittadino se la sarebbe cavata con una multa. Mio marito è in prigione per aver sognato, per voler sognare”. Sta scontando 8 anni di prigione.

Di seguito una lettera della moglie del Dr. Darsi Ferrer che chiede la giusta attenzione internazionale per i casi come quello di suo marito. A Cuba oggi oltre ai prigionieri della causa dei 75 della primavera nera del 2003, si stima che siano più di duecento i cittadini arrestati arbitrariamente, senza aver commesso alcun delitto, per reati legati alla dissidenza col regime.

UNA RICHIESTA DI SOLIDARIETA' DA YUSMANI JORGE SOCA, MOGLIE DEL DR. DARSI FERRER

"Sono una giovane donna cubana, madre di un bimbo di 8 anni che ogni giorno piange per l'assenza di suo padre.
Mio marito è afro-cubano e oggi sta languendo in una prigione cubana, cercando di sopravvivere in condizioni subumane e soffrendo trattamenti crudeli e degradanti, solo per aver dedicato il suo tempo per combattere per i Diritti Civili dei suoi compatrioti.

Il Dr. Darsi Ferrer è un professionista non un criminale come viene descritto dal regime cubano, è un medico laureato, sensibile alla sofferenza degli altri, e il quale solo crimine è stato di, ispirato da Martin Luther King e Gandhi, adottare un metodo non violento per risvegliare la coscienza del popolo cubano e di richiedere le libertà fondamentali e gli stessi diritti per tutti i cittadini cubani.

[...]
Io non domando che la gente chieda la libertà di mio marito, noi affrontiamo tutti i sacrifici richiesti da questa lotta per essere certi che il nostro popolo possa godere della libertà, giustizia e democrazia.

Quello che io chiedo è che tutte le organizzazioni di diritti umani vogliano supportare la causa che promuoveva il Dr. Darsi Ferrer, che stendano le loro mani al popolo cubano e che con il loro supporto e solidarietà fortifichino le nostre speranze per una Cuba libera e democratica."

Yusnaimi Jorge Soca
Havana, Cuba
21 Ottobre 2009

da The Real Cuba

26 ottobre 2009

Riflessioni su Cuba: da Current TV il documentario "I segreti di Cuba"

Il 13 Ottobre è andato in onda su Current TV (canale 130 di Sky) il documentario "I segreti di Cuba".
L'inchiesta curata da Valerio Bergesio, oltre a indagare a Cuba sulla realtà dell'isola, nella parte finale documenta l'evento dello scorso Agosto "Blogueando a Cuba", organizzato da Aguaya Berlin e Ivis Acosta, che si è tenuto a Palma de Mallorca.

Riflessioni su Cuba: Juanita Castro, sorella di Fidel, pubblica un controverso libro sulla sua famiglia negli anni della rivoluzione

Juanita Castro, sorella di Fidel e Raul oltre che di Ramon, Angelita, Emma e Agustina (una famiglia numerosa, 3 figli e 4 figlie), vive in esilio a Miami dal 1964, da quando, intollerante alle prepotenze di Fidel nel governare Cuba, raggiunse gli Stati Uniti passando dal Mexico.

Da allora ha gestito una farmacia a Miami, oggi ritiratasi all'età di 76 anni, ha scritto un libro sulla sua famiglia e sui retroscena dell'avvento di Fidel alla guida di Cuba.

Un documentario di Univision-Noticias 23, ha svelato tra le altre cose che la stessa Juanita ha collaborato con la CIA nella decade degli anni '60. Nel libro che sta uscendo in Sudamerica "Fidel e Raul, i miei fratelli" rivela aspetti finora sconosciuti della sua famiglia e dei tetroscena che portarono al trionfo della rivoluzione e della figura di Fidel.

Durante i primi anni '60 la CIA pianificò numerosi tentativi di assassinare Fidel Castro, decapitare il suo governo e sabotare l'economia dell'isola.
Fidel sostiene, come afferma nel documentario di Oliver Stone "Looking for Fidel", di aver subito 674 attentati alla sua persona.

Juanita ha criticato pubblicamente il governo di suo fratello da quando scappò da Cuba nel 1964. Nell'intervista a Univision afferma che la sua famglia era una delle tante di Cuba sino a quando Fidel e Raul decisero di attaccare la caserma Moncada a Santiago de Cuba nel 1953, battaglia che ancora oggi è celebrata dal regime come l'inizio della rivoluzione.

Dopo il rovesciamento della dittatura di Batista nel '59, Juanita si occupò di costruire cliniche e ospedali da campo.
Però presto la rivoluzione iniziò a uccidere e incarcere i suoi oppositori e a confiscare proprietà private.

"Io iniziai a disincantarmi quando vidi tanta ingiustizia e mi dissi: questo non è possibile, si stanno sbagliando, qualcuno quì sta facendo la cosa sbagliata", afferma nel programma televisivo, "avevamo la tendenza di incolpare sempre qualcun altro, ma gli ordini arrivavano da Fidel, il Che e Raul".

Juanita ha parlato l'ultima volta con Raul il giorno prima della sua fuga in Mexico, il 18 Giugno 1964. Dieci giorni dopo denunciò il regime di suo fratello in una conferenza stampa: "La persona che vi sta parlando è Juanita Castro Ruz, sorella del primo ministro della Cuba comunista, Fidel Castro."

25 ottobre 2009

Musica cubana: concerto per la libertà totale di Cuba

A tutti i cubani e non, che credono che per Cuba è arrivata l'ora della libertà totale:
E non si tratta di politca, ma di ragione.

Un fatto dimenticato dai cubani, dovuto alla pestilenza ed al terrore castrista, è che sono esistite epoche nella nostra storia nelle quali il cubano ha trionfato. Non è stato sempre tutto oscurità, sconforto e repressione, altrimenti non saremo quì adesso, nemmeno così poveramente come stiamo. Molti cubani hanno vissuto per scrivere musica che ha raggiunto gli Dei, frasi che hanno fatto sospirare gli angeli e piangere i diavoli.

E' arrivato il momento che il popolo cubano, massivamente ovunque sia, si alzi e trionfi di nuovo. E' arrivato il momento che il popolo cubano si svegli e alzi la voce con forza per realizzare, una volta per tutte, il suo desiderio di raggiungere la completa libertà. È giunto il momento che ogni essere umano nel mondo concordi sul fatto che è l'ora di una totale libertà per il nostro popolo, che metta il suo granello di sabbia in quella direzione.

Per questo oggi chiediamo il tuo aiuto, non importa la tua nazionalità, quello che conta è che gli artisi cubani e non, siano d'accordo che per Cuba è giunta l'ora della libertà totale, che si uniscano per realizzare un Grande Concerto per la Libertà Totale di Cuba.

E' estremamente necessario che gli artisti partecipino attivamente per raggiungere questa meta. Essi sono, inevitabilmente e invaribilmente, i veri ribelli contro lo status quo. Loro, giorno per giorno, enunciando le nuove realtà del futuro, sono quelli che possono conquistare una vera evoluzione pacifica che posssa stimolare il risveglio del popolo cubano effinchè si alzi di nuovo dalle rovine e dalle ombre e raggiunga la libertà totale.

Quello che ti chiediamo è di firmare questa petizione e inviarla insieme al video a tutte le persone che credi possano aiutare gli artisti cubani e non, che credono nella libertà totale del nostro popolo ad unirsi.
Ti chiediamo di pubblicare questa Petizione nel tuo sito web o blog e che possa arrivare ai media con i quali sei in contatto.

"Una cultura è grande come i suoi sogni, e i suoi sogni son sognati dagli artisti".

Il tuo aiuto è il benvenuto.

(Non stiamo annunciando un concerto. Vogliamo sensibilizzare tutti gli artisti cubani, dentro e fuori l'isola; gli artisti non cubani; i produttori e gli impresari che credono nella libertà totale di Cuba perchè si possa realizzare un Grande Concerto, e che migliaia, milioni chiedano che si faccia.)

FIRMA LA PETIZIONE

24 ottobre 2009

Dissidenti a Cuba: ma allora non è così terribile!

L'oppositore cubano Nelson Aguiar, uno della causa dei 75, fù arrestato durante la primavera nera del 2003 e condannato a 14 anni di reclusione. E' stato appena rilasciato grazie alla mediazione del cancelliere spagnolo Miguel Angel Moratinos, sta aspettando di poter andare in Spagna per potersi curare.

Prima del 1959 fù membro del "movimento clandestino", dopo il trionfo della rivoluzione diventò un "soldato ribelle", nel 1993 iniziò a militare nell'opposizione.

Solo un'ora dopo la sua liberazione ha rilasciato questa intervista a Fernando Ravsberg di BBC Mundo.

Come è stata la detenzione?
Vennero a casa mia alle 5 di mattina, volevano abbattere la porta, ma poi hanno aspettato che andassi con loro.

Ha avuto una buona difesa durante il processo?
Non sapevo di avere un avvocato sino a 3 giorni prima del processo. Alla fine un oppositore ne trovò uno che ci difese con coraggio, ma fu inutile e mi condannarono.

Si parla molto del carcere Villa Marista, come è stato trattato?
Con noi sono stati corretti, erano più "leggeri" che con i narcotrafficanti e ci parlavano con educazione. Se dicessi di essere stato torturato o maltrattato mentirei.

Quando fù trasferito alla prigione di Santiago de Cuba, come fù il suo arrivo?
Nemmeno quì ci maltrattarono nè torturarono, però era molto differente, il comportamento delle guardie era più repressivo e irrispettoso. Anche se mi portavano all'ospedale della prigione, venivo incatenato mani e piedi.
Il cibo era cattivo, la colazione un miscuglio di farina, il pranzo e la cena riso e fagioli con i resti della carne di manzo: orecchie, tendini, etc.
All'inizio compensavamo con il cibo che ci portavano le nostre mogli, poi limitarono anche quello a 14 Kg. ogni tre mesi.

Potevate leggere e lavorare?
Sì, potevamo leggere, però i libri passavano prima per una censura. Non lavoravo, in generale i prigionieri poliici cubani non possono per norma lavorare per lo Stato.

Come passava le ore in cella?
Sono cristiano e mi sono rifugiato nel Signore.
Iniziai a leggere letteratura e ricordare la mia giovinezza, tornai a scrivere poesie come facevo allora. Questo evitò che perdessi la ragione.

Come viveva le visite sua moglie?
Solo lei può raccontare la difficoltà di andare dall'Havana a Guantanamo (1000 Km di distanza) per vedermi qualche ora. Per me era doloroso e contraddittorio, perchè uno desidera sempre vedere la proria famiglia, poi quando se ne vanno resta vuoto.

Lei è stato ammalato, la curarono?
In oriente non mi curarono, iniziarono ad ocuparsi delle mie malattie quando fui trasferito all'Havana. Era il Novembre del 2004, riunirono tutti gli oppositori del gruppo dei 75 e ci fecero un check-up medico. Io avevo l'ernia e fui operato due volte nell'ospedale militare Finlay, dove sono ostato curato, non mi posso lamentare: avevo una stanza separata, TV, mia moglie stava tutto il tempo con me e mi portarono a casa per vedere mia madre.

Cosa ha sentito quando le comunicarono che sarebbe stato liberato?
Successe poco a poco, perchè sono iperteso. Prima mi hanno detto che mi avrebbero trasferito in un'altra prigione migliore e dopo, quando ho visto mia moglie sulla porta, mi dissero che ero libero. Non mi vergogno a dire che inizia a piangere.

Cosa pensa della politica spagnola a Cuba?
Si dice che siamo cambiati, io non sento di essere cambiato per niente. Questo è un governo molto orgoglioso e Madrid ha deciso di cambiare la sua politica, visto che con la fermezza e durezza non si era ottenuto nulla.
Chi meglio della Spagna può avvicinarsi al governo cubano?

Dove sta andano Cuba?
Fidel Castro ha convertito le nuove generazioni in una mandria che va al macello con il sorriso sulla bocca. Hanno paura di protestare. Con un popolo così ci possono essere delle sorprese, oppure no. Anche quando nel '94 ci fù una grande protesta, il popolo ha preferito lasciare il paese piuttosto che affrontare il governo.

Quindi non ci saranno cambiamenti?
Devono esserci. Credo che il cambio che sta attuando l'attuale presidente Raul favorisca un futuro cambiamento politico, perchè sta lavorando sull'economia del paese e spero che quando "l'ombra" scomparirà, Cuba potrà aprirsi al mondo.

Dopo aver letto questa intervista i miei dubbi sono aumentati.
Ma allora non è così terribile, disumano, crudele il trattamento dei prigionieri di coscienza a Cuba?!?
Ma allora quello che dice Pablo Pacheco è esagerato!




Ma allora quello che succede a Juan Carlos Herrera Acosta è falso!






Ma allora Biscet?!?






Certo Aguiar è ancora a Cuba.
Certo la diplomazia, per il momento, esige delle dichiarazioni moderate.
Certo denunciare le ingiustizie (prima tra tutte quella di inprigionare chi non ha commesso alcun reato) ora sarebbe pericoloso.

Non credo che tutto quello che afferma Aguiar in questa intervista sia esattamente quello che succede nelle carceri cubane.
Ma credo anche che la diplomazia con la quale ha risposto alle domande possa essere un modo per cercare una nuova via.
La liberazione dei prgionieri di coscienza viene prima di tutto.
Trovare il modo, con diplomazia, di farli uscire di prigione è una priorità assoluta.
Approfittare di questa apertura, della liberazione di un prigioniero dei 75, può stimolare azione silmili per cercare la definitiva liberazione di tutti i perseguitati politici.
Ora è il momento di gridare ancora più forte: BASTA YA!

Riflessioni su Cuba: 1952-1959 i retroscena della conquista del potere di Fidel

Questo libro di Manuel Marquez Sterling rivela, una volta per tutte, gli eventi critici che si sono verificati tra 1952 e il 1959 e che hanno portato alla conquista di Cuba da parte di Fidel Castro.
L'autore, Manuel Márquez Sterling scrive su Fidel Castro e sulla sua rivoluzione per esperienza personale diretta, come uno storico con una conoscenza ampia e profonda della Cuba degli anni '50.

L'autore conosceva e aveva contatti con molti dei personaggi storici decritti nelle pagine del libro. La sua penetrante analisi del pubblico e del dietro le quinte degli eventi dirada la nebbia e frantuma i miti per rivelare la vera storia della Rivoluzione cubana.

Il libro spiega come Castro giunse al potere attraverso la convergenza di una partigianeria rabbiosa, la politica degli studenti radicali, la parzialità dei media e dei politici corrotti che hanno posto l'interesse personale davanti al preservare della democrazia.

Di fronte a una crisi costituzionale, questi partiti hanno sposato la tesi "il fine giustifica i mezzi", che abbraccia il gangsterismo politico e rifugge i negoziati con gli avversari politici con il conseguente vuoto di potere che Castro ha sfruttato per prendere il potere.
La massiccia propaganda di Castro come pro-eroe della democrazia, servì per evitare il controllo dei suoi piani per uno stato totalitario sotto il suo controllo.

Tratto da Cubanology

23 ottobre 2009

La politica di Cuba: Juventud Rebelde e l'informazione sequestrata

Juventud Rebelde è l'organo ufficiale dei giovani rivoluzionari cubani. Un quotidiano che dal 1965 divulga le stesse menate rivoluzionarie degli altri media ufficiali ogni giorno, però dal punto di vista dei giovani.
Il 16 Ottobre ha pubblicato un articolo davvero "dissidente" di Josè Alejandro Rodriguez: "Contro i demoni dell'informazione sequestrata".
Solo un'ora dopo l'articolo è stato ritirato dal sito del "quotidiano della gioventù cubana".


Di seguito traduco un estratto dell'articolo, pubblicato integralmente da Jorge Ferrer del blog El Tono de la Voz, per il suo straordinario significato politico, proveniente proprio dall'interno dell'intelligenzia del regime.

José Alejandro Rodríguez
pepe@juventudrebelde.cu

16 de Octubre del 2009 20:19:38 CDT


[...]
La missione di un giornalista è informare, ovviamente anche opinionare, ricreare la realtà, descrivere, narrare... però prima di tutto informare.


[...]

L'informazione è un dovere del giornalista e un diritto del cittadino, di questo soggetto storico che ha sostenuto la rivoluzione, e che mai come oggi necessita conoscere il terreno che calpesta.


[...]

Mai come oggi l'informazione deve interagire con la società e partecipare con essa, come soggetto attivo e non come un "pichon" (piccione n.d.t.), frase molto in voga oggi, che aspetta che le somministrino la sua giusta dose di informazioni dall'alto.

Il problema, e lo stiamo vivendo a Juventud Rebelde, è che l'informazione non sfugge alla centralizzazione della nostra economia e della società in generale, qualcosa che non deve essere per forza un fatidico componente genetico del socialismo, come alcuni credono, ma al contrario lo intorpedisce molto nelle sue potenzialità democratiche.
Molto in alto si decide cosa dire o non dire sui grandi temi della società, anche se la vita laggiù prosegue testarda con la sua complessità.

[...]

E' certo che l'informazione è un'arma a doppio taglio, perchè rivela le luci, però anche gli occhi scuri della realtà. Però l'informazione è un bene pubblico e non possiamo sostituirla con l'opportuna informazione permessa, con l'informazione virtuale, con l'informazione-propaganda o l'informazione conveniente, l'informazione con le pinze, o come la si vuole chiamare. L'informazione è informazione.

[...]
Il cubano deve partecipare attivamente, proporre ed essere considerato, soppesare il bene e il male, per rafforzare la rivoluzione.
Di sicuro non parlerò dei giornalisti, alcuni che osano di più, altri più stanchi e conformisti. Nella misura in cui esiste questo modello di politica informativa restrittiva e controllata, aumenterà di più il disincanto e l'ibernazione dei nostri professionisti. E senza informazione, senza partecipazione del soggetto storico, è impossibile cementare coscientemente un socialismo più pieno e democratico.
Dopo tutto questo, non tagliamoci le vene. Il giornalista rivoluzionario deve continuare le sue battaglie quì e là. Se ti chiudono una porta, quella può essere la notizia.
Un approccio alternativo ai fenomeni di chiusura viene da altre fonti non istituzionali, non viene dall'alto, ma dalle persone, che sono il fondamento di questa rivoluzione. E bisogna farlo con impegno e serietà.

Juventud Rebelde ha raggiunto una buona reputazione nella lotta dei cubani contro i demoni dell'informazione sequestrata. Dobbiamo tornare indietro?
Questa è la sfida per la nuova gestione di questo quotidiano, che anche se non si sà, siamo tutti noi.


Davvero stupefacente! Se giornalisti ufficiali si spingono così oltre nel recriminare più libertà d'informazione i casi sono:
o Rodriguez è un contro-rivoluzionario infiltrato nel giornale al servizio degli USA;
o si prevedono cambi macroscopici all'interno della stampa ufficiale;
o siamo davvero alla goccia che farà traboccare presto il vaso dell' "Assenzio del regime".

Riflessioni su Cuba: cosa farei del mio tempo con un microfono nel giorno della Cultura Nazionale

di Reinaldo Escobar dal blog Desde Aqui





(nella foto il muro esterno della prigione Canaleta di Ciego de Avila)


Se avessi solo cinque secondi chiederei LIBERTA'.
Se fossero tre: LIBERTA'.
Due: LIBERTA'.
LIBERTA'.

Dissidenti a Cuba: la telefonata di sabato

da Octavo Cerco

Il dr. José Luis García Paneque è un giornalista indipendente della causa dei 75, condannato a 24 anni di reclusione, al momento è detenuto nella prigione Las Mangas, Bayamo. Può fare solo una telefonata alla settimana di 25 minuti, il sabato.

A volte utilizza questo tempo per chiamarmi, per salutarmi e dettarmi i suoi post che pubblichiamo nel blog Voz tras las rejas di Pablo Pacheco , che condivide il suo spazio con i suoi compagni di causa e che si è convertito nella Voce di alcuni dei prigionieri di coscienza.

Sabato 17 Ottobre mi ha chiamato Paneque, era un pò triste perchè non aveva visite, la prigione è in quarantena: un'epidemia di congiuntivite di cui anche lui soffre in questi giorni. La sua telefonata era soprattutto per dettarmi un testo di felicitazione al Presidente Barack Obama per il suo recente premio Nobel per la Pace.

Purtroppo non ha potuto parlare con me a lungo: una persona, che ha la sola funzione di ascoltare quello che dice, è intervenuta perchè ha ritenuto che la conversazione era contro-rivoluzionaria.

Ecco la registrazione del nostro dialogo ostacolato.

Riflessioni su Cuba: "Sons of Cuba" il docu-film di Andrew Lang presentato al festival del cinema di Roma

Con il solito velo di retorica rivoluzionaria che piace molto ad alcuni cineasti , è stato presentato a Roma nella sezione "L'Altro Cinema", il docu-film di Andrew Lang "Sons of Cuba", ambientato all’Havana Boxing Academy, la scuola dove, se ammessi, giovani campioni crescono, con pochi mezzi ma nel mito del riscatto sociale e (ovviamente) della rivoluzione.

Andrew Lang è un regista di 27 anni. Negli ultimi tre anni, ha lavorato al suo primo lungometraggio, Sons of Cuba. La sua carriera di cineasta ha inizio con i corsi frequentati nel 2003 presso l'Universidad Catolica in Cile e, nel 2005, presso l'EICTV a Cuba.

Il film racconta la vita di alcuni bambini dell'Accademia il cui accesso è riservato ai bambini di nove anni ospitati dal centro per tutto il periodo della loro formazione atletica.
La boxe è uno dei modi per uscire da una situazione di povertà e indigenza "normalmente diffusa" su tutta l'isola, ma paradossalmente, per questi bambini ancora troppo ingenui per conoscere la loro vera realtà, è anche un modo per onorare nel mondo la forza della rivoluzione cubana e insieme una delle tradizioni pugilistiche più prestigiose e medagliate al mondo.

Alla maniera del film di Wenders "Buena Vista Social Club", "Sons of Cuba" racconta storie di vita e di speranze, come quella del dodicenne Cristian soprannominato "el viejo" dal suo allenatore perché "ha la testa di un uomo di 70 anni".
Cristian è figlio d’arte e vuole onorare la discendenza: "Voglio diventare come mio padre, più forte di mio padre", olimpionico a Montreal nel '76.

Entrare all’Academy, nonostante la vita non sia facile, con un mix di stile monastico e marziale dei templi shaolin, per i figli dei cubani significa avere più occasioni che altrove nell’isola.
Da lì sono usciti grandi campioni, oltre a Stevenson anche Mario Kindelan, oro ad Atene, nonostante i mezzi spartani a disposizione: come sacco una pila di copertoni di ruote e un ring, a livello del pavimento, cinto da corde allentate.


Vivere a Cuba: jineterismo universitario

di Laritza Diversent da Desde la Habana

Quando nel 2000 iniziò il terzo millennio, la situazione economica vissuta negli anni '90 era cambiata.
Le rimesse di denaro dall'estero furono determinanti per questo cambiamento. La presupposta uguaglianza sociale scomparì. Nonostante questo continuava il periodo speciale. Ora più sottile e crudele.

La moneta si svalutò e con essa i salari.
Riusciva vagamente a sopravvivere chi aveva un famigliare all'estero. Però non era il mio caso. Con questo svantaggio i miei studi all'università furono ancora più dolorosi.
Aver avuto un figlio a soli 19 anni, necessitava più sacrificio e accettazione da parte mia. Grazie all'aiuto di mia madre ho potuto continuare gli studi e laurearmi in scienze giuridiche.

Non fu facile conquistare la meta che mi ero prefissa. Arrivai al termine degli studi perchè avevo il sogno di diventare una professionista e una donna indipendente. In quei cinque anni ho avuto due grandi amiche, la speranza e la pazienza. Oltre, ovviamente, alla frustrazione.

La prima cosa che mi colpì furono le differenze economiche e sociali. Alle otto di mattina, le studentesse della mia facoltà erano vestite da cabaret. Era più di uno spettacolo, di una "especulacion", come diciamo a Cuba. Era un modo di competere, di elevarsi, di utilizzare l'immagine per affermarsi.

Questa attitudine, questo esibizionismo, si riassume in due parole "jineterismo universitario" (Jinetera si può tradurre in "prostituta" n.d.t.).
L'Università dell'Havana, molto vicina agli hotel del Vedado, era un luogo propizio per i magnaccia travestiti da studenti. Le condizioni esistevano già: molte giovani, attraenti, intelligenti ed educate, si convertivano in un centro di attrazione per i turisti stranieri.

Un'altra delusione. Immaginate un futuro giudice, pubblico ministero o avvocato prostituta. O a futuri giuristi che vivono di traffici loschi. Sì, perchè molte facoltà erano sede di compra vendita illegale. Si trovava di tutto, da un'opera d'arte fino a vestiti e scarpe di marca.

Tutto era una grande ipocrisia. Perchè i direttori e i professori ci ricordavano continuamente che dovevamo essere "il principale bastione nella lotta contro l'illegalità". Che la nostra professione era applicare la legge, senza pensare alla giustizia.

Nel frattempo, tutti i giorni andavo in classe con i miei jeans smunti e scarpe rattoppate, nascosta in un angolo per non richiamare l'attenzione. Lo confesso: quegli stracci mi facevano vergognare.
Volero apparire come tutte le ragazze. Sentirmi bella, ben vestita, ma non sapevo come. La mia ferma decisione nell'andare avanti mi fece superare il mio complesso.

Io non ero l'unica povera. C'erano altre ragazze nella stessa, se non peggiore, condizione. Sognavamo che dopo esserci laureate, la situazione sarebbe cambiata. Invece, nell'avanzare dei semestri, ci andavamo svegliando da quella fantasia. Sino alla fine del quinto anno, solo allora eravamo convinte che saremmo continuate ad essere delle morte di fame. Con la differenza che ora avevamo una laurea appesa al muro.

Fu la peggiore delle delusioni. E il mio inizio come dissidente. Avevo seguito i consigli dei miei genitori. Avevo studiato per essere qualcuno. Mi sono sacrificata per riuscirci. E dopo tutto questo, la mia vita è continuata restando la stessa.

Dissidenti a Cuba: arrestati cubano-americani in visita a Cuba

Da una lettera di Dr. Darsi Ferrer Ramirez, prigioniero di coscienza, Havana, Cuba, 10 Ottobre 2009.

Le visite famigliari sull'isola da parte di cubano-americani che, approfittando delle nuove leggi, visitano più frequentemente Cuba, possono tramutarsi in un drammatico viaggio nell'ingiustizia del regime e nelle carceri dell'isola.

Questo è accaduto al giovane Vilier Noveiro Guel, cubano residente negli USA.
Lo scorso mese di Agosto ha lasciato la moglie e i tre figli negli Stati Uniti per visitare la sua famiglia a Cuba.
Al suo ritorno è stato arrestato all'aeroporto dell'Havana, accusato del reato di "attività economica illegale", in relazione con il supposto contrabbando di un codice di utente per poter vedere il segnale di DirectTV.
Le autorità sostengo l'accusa nonostante non abbiano prove, esite solo un testimone a suo carico.
Al momento il giovane si trova nel carcere Valle Grande, sarà sottoposto ad un processo penale dove rischia da 1 a 3 anni di reclusione.

Un precedente rende ancor più grave la situazione.
Nel mese di Luglio Jesus Alexis Gomez Marquez, un giovane residente negli USA, si recò a Cuba e denunciò di essere stato truffato dai funzionari doganali per la compilazione dei documenti necessari all'ingresso sull'isola.
Si rivolse alle autorità doganali cubane che si scusarono e risolsero il problema in una settimana, dopo la quale Jesus Alexis è potuto rientrare negli USA.

Un mese dopo, il 5 Agosto, Jesus Alexis viaggiò nuovamente a Cuba d'urgenza, per assistere la madre malata.
All'aeroporto dell'Havana ebbe lo stesso problema, l'impiegata di turno gli ricordò che il mese prima aveva denunciato i funzionari suoi colleghi e lo trattò molto bruscamente.
A quel punto Jesus Alexis si rivolse nuovamente alle autorità aeroportuali e minacciò di rivolgersi ai media internazionali per denunciare questa assurdità.

Due giorni dopo il suo arrivo a Cuba, Jesus ha ricevuto una telefonata a casa della sua famiglia, un tale di nome Comas, supervisore della dogana, lo invitò a presentarsi nel suo uffico per poterlo risarcire dei danni subiti.
Appena arrivato nell'ufficio della dogana, invece, è stato arrestato dalla Sicurezza di Stato e accusato di corruzione per aver offerto dei regali ai funzionari doganali.
Al momento Jesus Alexis Gomez è rinchiuso nella prigione di Villa Grande, in attesa di giudizio, rischia da 2 a 5 anni di carcere.

Entrambi i giovani si trovano, come tutti gli atri prigionieri di coscienza, in condizioni disumane, insieme a criminali pericolosi, con una pessima alimentazione e trattati crudelmente dalle guardie.

Tutto questo proprio quando il governo Obama ha facilitato i viaggi a Cuba, mentre allo stesso tempo il regime cubano ha inasprito i controlli solo per ostacolare proprio quei viaggi sull'isola da parte di cubano-americani.

Logo di De Guillemaro, dal blog Asere cubano

22 ottobre 2009

Vivere a Cuba, Yoani: la "rete" del regime

Di seguito un articolo di Gordiano Lupi sull'ultima preoccupante avventura di Yoani Sanchez. La blogger cubana ormai da diversi mesi sostiene il progetto "Itinerario Blogger", che si propone di portare nelle province di Cuba dei seminari per diffondere e stimolare la conoscenza e l'uso di internet. Il regime ha così risposto con gli stessi mezzi, pubblicando su YouTube dei video che criticano aspramente Yoani, accusandola (che novità!) di essere solo una contro rivoluzionaria al soldo degli USA. Gordiano, che traduce il suo blog Generacion Y e che la promuove in Italia, descrive così il nuovo episodio della "lotta per libertà della rete a Cuba".

La reazione del regime. Yoani Sánchez accusata su youtube
Studenti cubani affermano che avrebbe fatto politica controrivoluzionaria


Il governo cubano comincia ad apprezzare le potenzialità di Youtube e la tecnologia moderna che ha sempre osteggiato. Certo, non utilizza i ritrovati scientifici per agevolare la vita della popolazione, ma lo fa per tarpare le ali alle speranze di libertà, per diffamare chi cerca di portare conoscenze nuove tra le gente. In questi giorni è comparso un nuovo canale su Youtube, denominato Islamiacu. Non è difficile capire a chi possa servire una simile operazione di controinformazione. Il gestore del canale ha pubblicato alcuni video girati a Camajuani, che riprendono le opinioni della direttrice di una scuola e di alcuni studenti della primaria e della secondaria. Un’intervista stalinista che serve ad accusare Yoani Sánchez di attività controrivoluzionaria. Le voci degli intervistati affermano che la giornalista indipendente - con la scusa dell’Itinerario Blogger - si presenterebbe nelle scuole per fare proseliti e per diffamare il governo cubano. La direttrice ha il coraggio di asserire che «a Cuba esiste la democrazia e c’è piena libertà di parola, ogni cittadino può esprimere la sua opinione e viene sempre ascoltato dalle autorità». La sua accusa nei confronti di Yoani è decisa: «Non fa lezioni di Internet ma si dedica alla propaganda politica di tipo controrivoluzionario. Noi sappiamo che la responsabilità della nostra situazione ricade sugli Stati Uniti, mentre lei vuol convincere i ragazzi che il solo colpevole è il governo cubano». I ragazzini rincarano la dose e dicono che Yoani ha parlato di cose che non volevano ascoltare, perché loro volevano apprendere i segreti di Internet, non sentire discorsi politici. Pare evidente che si tratta di confessioni estorte, costruite dalle autorità cubane, preoccupate di screditare il lavoro di Yoani agli occhi del mondo. Certo, dispiace che per il governo sia così facile trovare collaborazione proprio tra la stessa gente che la blogger cerca di emancipare, ma la situazione è questa. Una domanda viene spontanea: perché questa offensiva governativa? Qualcuno vuole costruire prove per un’eventuale incriminazione? L’esperienza di Panfilo insegna. A Cuba per andare in galera basta essere accusati di pericolosità sociale e di potenzialità controrivoluzionarie.
Non resta che attendere gli sviluppi.

Gordiano Lupi

la "rete" del regime 1


la "rete" del regime 2


la "rete" del regime 3

18 ottobre 2009

Dissidenti a Cuba: Libertà per Cuba

A Cuba le persone sono proprietà dello Stato, il solo che ha il diritto di decidere chi può entrare o uscire dall'isola, questo grande carcere a cielo aperto.








In questo video di Yoani Sanchez voglio dare una ragione a chi non la trova ancora, per appoggiare l'iniziativa Libertà per Cuba.



Questa campagna reclama cose normali in un mondo democratico, ma impossibili sotto una dittatura come quella cubana.

Si chiede:
Libertà d'opinione.
Libertà di accesso a internet.
Libertà di entrare e uscire da Cuba.
Libertà per i prigionieri di coscienza.
Infine una sola richiesta: LIBERTA'!

Per unirsi alla campagna basta postare un articolo sul tuo blog dedicato a questo tema, o unirti su Facebook (Libertad de Movimiento para los Cubanos), Twitter.
Comunque sia una cosa la possiamo fare tutti:
Spiega ad un bimbo cosa significa essere liberi, perchè esiste un paese che l'ha dimenticato.

Tratto da Cubadice logo di El Platano Alegre

09 ottobre 2009

Riflessioni di Rob: una terribile eredità

Ho appena finito di leggere (anzi ho divorato) l'ultimo libro di Gordiano Lupi: Una terribile eredità.
"Sono un uomo che ha mangiato i compagni nella guerra d'Angola, ma sono anche quello che la stampa ha chiamato il cannibale di Casablanca. Uno che mangiava bambini per le strade dell'Avana."
Questo è il libro, un perfetto equilibrio di vera reltà cubana, una profonda e obiettiva conoscenza della guerra che Cuba ha sostenuto in Angola al fianco dell'ex URSS, ma soprattutto un thriller accativante, forte ma mai gratuitamente "splatter", duro ma mai volgare.

Dal più importante conoscitore di Cuba, della sua vera realtà, obiettivo e diretto, Gordiano Lupi è un giornalista e scrittore. Ha pubblicato già diversi libri ed è oggi molto conosciuto per essere il traduttore in italiano del blog Generacion Y di Yoani Sanchez, pubblicato su La Stampa, e del suo ultimo libro Cuba libre, pubblicato da Rizzoli, oltre che traduttore e rappresentante in Europa di un'altro autore cubano molto bravo: Alejandro Torreguitart Ruiz, del quale ha appena tradotto un'altro affascinante libro: Mister Hyde all'Avana.

Una terribile eredità è un romanzo accattivante che affronta la dura e tragica esperienza della guerra in Angola, comune a tutte le guerre del mondo, di un uomo spedito in Africa senza sapere perchè, senza provare alcun orgoglio patriottico. Un uomo strappato dalla moglie incinta e proiettato in un terrore che per cinque anni lo tiene lontato dalla sua Avana:

"Un soldato cubano in Angola vive un incubo di cinque anni che lo porterà a conoscere orrore su orrore, fino all'esperienza indicibile del cannibalismo. Da reduce quel ricordo diventerà per lui insopportabile, un peso destinato a trasformarsi in brama di carne. Metodico come il più inumano degli assassini, sceglierà allora le strade povere dell'Avana per dare la caccia alle sue vittime innocenti ."

Io conosco Gordiano personalmente, posso aggiungere che una è persona squisita, sempre diponibile e davvero un profondo conoscitore di Cuba e della sua realtà senza propagandare alcun ideale pro o contro il regime dell'isola, ma raccontando la vera realtà del paese più controverso dei nostri giorni. Complimenti Gordiano!