31 agosto 2009

La politica di Cuba: Juventud Rebelde condanna l'eccesso di censura a Cuba

Il quotidiano Juventud Rebelde ha pubblicato domenica scorsa un articolo che critica la "malsana ossessione" e la "paranoia" di censurare e respingere le critiche che alcuni funzionari usano con la scusa di curare così l'immagine del paese o della sua identità.

L'autore della nota, José Alejandro Rodríguez, ha affermato che questi fuonzionari "riflettono una confusione diffusa che molti ritengono troppo, forse senza senso: i problemi (del paese, del ministero, degli affari o del territorio) non devono essere chiariti pubblicamente, perché sottovalutano le vere conquiste della Rivoluzione."

"La cosa più pericolosa è quella di confondere la realtà con i desideri e, attaccati ai paradigmi nobili della nostra società, non sappiamo dove, quando e quanto intensamente la realtà quotidiana nega quei desideri. Sarebbe il servizio peggiore per la rivoluzione", ha aggiunto.

[...] "Alcuni hanno percepito il sano esercizio della critica [...] come una concessione al nemico".

"La verità è che il missile più pericoloso che possiamo offrire a chi vuole smantellare un'opera di 50 anni, è il silenzio, la simulazione, la doppia morale, la conformità, la disattivazione della intransigenza per i mali che si incubano e si sviluppano davanti ai nostri occhi", dice Rodriguez.

A Cuba tutti i media sono controllati dallo Stato nel solo paese in America che si ritiene comunista.

La politica di Cuba: "Paz sin fronteras", alcune cose che Juanes deve sapere

Ecco alcune cose che Juanes dovrà considerare quando, e se, terrà il concerto all'Havana.
Da Miriam Celaya autrice del blog sinEVAsion, una visione da Cuba di quello che sarà l'evento così contraddittorio "Paz sin Fronteras", ecco un estratto dal suo post:

Quello che Juanes (e altri) deve sapere

[...] Juanes non è più un semplice "musicista" per i cubani, soprattutto per quelli in esilio, da quando ha deciso di fare un concerto sull'isola maledetta, e gli sarà assegnata niente poco di meno che il luogo più simbolico della decadente rivoluzione cubana.

Tanti toni e tante sfumature sono stati usati su questo argomento, quindi, anche se io sono una di quelle persone che approvano la sua esibizione in Cuba come un fattore positivo per rompere l'isolamento culturale e per costruire un ponte tra i cubani in clausura e il mondo esterno, mi limiterò a chiarire a Juanes alcune peculiarità che saranno usate per "adattare" il suo concerto a l'Avana, e che sicuramente non ha mai ncontrato in nessuno scenario della sua carriera artistica.
Questi aspetti sono:

- Gli spazi più vicini al palco su cui si esibirà non saranno occupati dai suoi ammiratori più caldi, ma dal contingente dei giovani dell'Università di Scienze Informatiche, i militanti comunisti di tutte le scuole, gli studenti delle scuole del Ministero dell'Interno, la Scuola Latinoamericana di Medicina, vale a dire, tutti in qualche modo coinvolti con questo governo, per impedire così qualsiasi iniziativa civica dei manifestanti ( "contro-rivoluzionari" come veniamo chiamati) che, se fossero troppo vicini allo scenario, potrebbe essere captata e diffusa attraverso i media.

- La piazza intera sarà controllata dalle forze di repressione, non per vigilare l'ordine, ma per impedire manifestazioni non autorizzate indesiderabili o slogan (alcuni semplici come "Libertà", per esempio) e di qualsiasi altra parola che esca fuori spontaneamente dalla conformità della folla.

- Sicuramente, anche se l'artista ha dichiarato che non si tratta di un atto politico, potrà vedere, oltre al volto accigliato del gigante del Che di fronte al monumento all'Apostolo, numerosi manifesti di "riaffermazione rivoluzionaria", con lodi al comandante e immagini allegoriche.
Qualcuno(i) dei suoi ospiti, previo l'orientamento guida dell'alto comando, introdurranno i canti del rituale di Castro-comunista o qualche lacrimevole snack occasionale ( "Dedico questa canzone ai cinque fratelli ingiustamente incarcerati ..." ecc.) Non c'è dubbio: politicizzeranno lo spettacolo.

In breve, è certo che l'arte può essere uno strumento efficace per la pace, per unire le menti e i sogni, rompendo steccati ideologici, per cullare una speranza.
È anche vero che i cubani, un pubblico straordinariamente caldo e affettuoso, meritano alcune attività ricreative, ma non si deve sopravvalutare l'effetto del concerto: se, infine il 20 settembre si concretizzarà l'esibizione di Juanes a l'Avana, le autorità lo useranno per "dimostrare" l'adesione dei giovani alla rivoluzione, i disobbedienti che oseranno manifestare saranno repressi, come è accaduto recentemente nel corso di una presentazione di Pablo Milanes, e tutto sarà come prima.
Resta da vedere, poi, se Juanes avrà abbastanza equilibrio e padronanza della scena per far fronte a questi demoni senza contaminarsi. Auguri a Juanes, con tutta sincerità.

Dissidenti a Cuba: il prezzo di essere un uomo libero

di Pablo Pacheco dal blog Voz tras las rejas

Il mondo in cui viviamo non può essere visto come una goccia d'acqua in un cristallo. E men che meno in bianco e nero. Se aspiriamo a essere leali con gli altri, dobbiamo necessariamente vedere le sfumature della vita. Inoltre ci dicono che l'onestà comincia da noi stessi, altrimenti non troveremo giustizia.

Il mondo di oggi è diventato globale, inevitabilmente. A mio parere personale, per il bene dell'umanità. Prima che le autorità cubane mi portassero in prigione per motivi di coscienza, mi sono chiesto più e più volte perché alcuni prigionieri politici possono lamentarsi della realtà delle carceri cubane e altri meno.

Ora che sto al loro posto, ho trovato la chiave per capire: in questi 6 anni e 4 mesi di prigionia, molti di noi denunciano sistematicamente violazioni dei diritti umani, e per quello che so oggi, due dei miei fratelli hanno potuto scrivere le loro memorie in due libri.

Naturalmente non possiamo avere tutti la stessa capacità intellettuale. Se vogliamo essere obiettivi e pratici dobbiamo analizzare l'importanza di scrivere delle crudeltà nelle carceri di Cuba e di non essere dei tipi privilegiati che vedono la situazione dal punto di vista più realistico possibile.

Credo che per poter criticare bisogna guadagnarsene il diritto. Non tutte le prigioni sono uguali e non riesco a capire perché la comunità internazionale considerala la situazione a Cuba quasi un paradiso. Solo noi prigionieri politici, in particolare quelli della causa dei 75, sappiamo cosa vuol dire vivere, se si può chiamare vita, in celle di isolamento, sotterrati per 18 mesi, le visite ogni 3 mesi, rapporti coniugali ogni 5. Vale a dire, facciamo l'amore con nostra moglie 2 volte l'anno.

Scatole di 30 libbre. Senza telefono.
Due assistenze religiose in quasi due anni. Sopportare le urla dei condannati a morte.
A questo aggiungete che abbiamo dovuto imparare a vivere nella giungla insieme a delinquenti comuni condannati per violenza sessuale, omicidio, il peggio della società cubana.

Sono sicuro che nessuno di noi sarà più la stessa persona. E non è debolezza. È passato del tempo e siamo forti come una roccia. Ma veramente, non saremo più le stesse persone.

Ora ho il mio blog, dove racconto tutto come ho sempre detto.
Se qualcuno pensa che le carceri cubane siano un Olimpo, allora che mi perdoni: devono dare del colluttorio al loro cervello.
Ci sono giorni che ho scritto la storia di un prigioniero comune, con l'ulcera che mi scoppiava e i reni che non mi facevano alzare dal letto. Eppure continuo, in avanti. Non sapendo se lascerò questa tomba di uomini vivi.
La mia unica speranza è sapere che sono in carcere a causa delle mie idee e per voler essere un uomo libero.
Quindi ne vale la pena.

Pablo Pacheco dalla prigione di Canaleta, Cuba.

30 agosto 2009

La politica di Cuba: "Paz sin fronteras" e la vera anima dell'evento

Sembra che il concerto "Paz sin fronteras" (nella foto la prima edizione del 2008 sul ponte Simon Bolivar), organizzato per il 20 Settembre all'Havana da Juanes si terrà regolarmente.
Molte sono state le proteste da parte degli esiliati cubani in Europa e, soprattutto a Miami.
Proteste che accusano Juanes e gli artisti che vi parteciperanno di appoggiare, legittimare il regime castrista.

Certamente hanno buone ragioni per condannare l'evento, ma è esagerato dargli così tanta importanza.
Juanes lo sà bene, venendo da un mondo professionale, quello discografico, basato sulla promozione, la spettacolarità e quindi la maggior visibilità possibile.
Si può dire che il cantante colombiano abbia già raggiunto il suo obiettivo, anche nel caso in cui il concerto dovesse essere cancellato.
Se ne parla così tanto che gli stessi promotori delle proteste diventano paradossalmente anche i maggiori promotori dello stesso Juanes, e ovviamente della sua casa discografica, etc...

La valenza politica, sociale e umana di questo tipo di eventi, vedi i vari "We are the world", "USA for Africa", "Live Aid", ha certamente scopi benefici di alto valore morale e umano, ma non dimentichiamo però che gli incassi legati a questi eventi che i promotori dicono essere devoluti in beneficenza, per il 60%, 70% vengono spesi non per i reali "scopi umanitari", ma per coprire i costi dell'evento stesso e delle promozioni, gestioni dell'organizzazione e delle varie associazioni coinvolte.

Questa è la "vera anima" dell'evento.
Strumentalizzare politicamente il concerto di Juanes è molto riduttivo.
Nessun significato ideologico, così come nessun significato ideologico aveva la visita di Benicio del Toro a Cuba nell'occasione del suo ultimo film sul Che.
Anche in quel caso le proteste non mancarono, anzi, ma il significato era, allora come oggi, il maggior beneficio promozionale delle solite "Big Company" dello show business nordamericano.

Se il concerto si terrà, almeno sarà un momento di attenzione anche per la realtà di Cuba; dei dissidenti ancora in carcere, dell'assurda repressione che ancora oggi condanna Panfilo a due anni di carcere perchè da ubriaco ha urlato una verità assoluta che la maggior parte dei cubani sull'isola non hanno il coraggio neanche di sussurrare: "Jama", "Fame", dell'impossibilità di accedere a internet, dell'assurda dualità monetaria e degli enormi problemi quotidiani che si devono affrontare per sopravvivere sull'isola.

Inoltre è un momento di svago per il popolo cubano, oggi più che mai, visto che le restrizioni economiche straordinarie imposte dal governo hanno penalizzato anche il carnevale che si svolge in estate nelle varie città dell'isola.
Rara valvola di sfogo per i cittadini dell'isola, i tanto attesi concerti gratuiti dei gruppi più famosi di Cuba, tra i quali: Los Van Van, Charanga Habanera, Elio Reve, Candido Fabrè , in molte province di Cuba sono stati cancellati.

24 agosto 2009

La politica di Cuba: "Paz sin fronteras" Juanes in concerto all'Havana

Il 20 Settembre alla Plaza de la Revolucion all'Havana si dovrebbero esibire un gruppo di artisti internazionali nel concerto organizzato da Juanes.
L'autore
colombiano del famoso brano "la camisa negra" sta organizzando il 2° secondo concerto di "Paz sin fronteras" all'Havana , il primo si è svolto sul ponte Simon Bolivar, che collega la Colombia con il Venezuela.

Il 4 Agosto l'iniziativa, "Paz sin fronteras", appoggiata dal governo cubano che ha messo a disposizione la simbolica Plaza de la Revolucion, è stata annunciata dal cantante colombiano.
E' il secondo appuntamento dell'iniziativa promossa da Juanes, il primo concerto si è svolto il 16 Marzo del 2008 sul ponte Simon Bolivar che unisce Colombia e Venezuela.

Immediatamente, soprattutto dai dissidenti di Miami, le critiche e le proteste sono rimbalzate nel mondo accusando Juanes di legittimare e quindi appoggiare il regime di Cuba.

il 10 Agosto Juanes afferma che non ha intenzione di "dare fastidio ai dissidenti in esilio" ma di stimolare "l'unione dei popoli e abbattere le frontiere".
Tramite twitter ha affermato: "non guardo il passato, quella è storia, io guardo al futuro, sia di Cuba che di tutta la regione. Non dobbiamo avere paura della libertà, di cambiare le cose, la paura è il sentimento peggiore [...] la musica, l'arte, devono restare al di sopra di qualunque ideologia o condizione".

Il 13 Agosto la situazione diventa calda.
Juanes è sottoposto a una forte pressione nel portare avanti il progetto cubano.
Il suo scopo è "andare a Cuba come simbolo, è il momento di cambiare le menti", ma la contestazione anti-castrista, soprattutto da Miami, afferma invece di non poter accettare la provocazione.

Anche dall'Europa le voci degli esiliati si fanno sentire.
Zoe Valdes, scrittrice cubana residente a Parigi, su facebook ha dato vita ad un interessante dibattito sul tema, chiedendo a Miguel Bosè (suo amico) di non partecipare, i cubani in esilio continuano a contrastare ed attaccare ferocemente l'iniziativa sostenendo che "a Cuba non c'è la guerra, quello che manca è la libertà", a loro Juanes risponde: "Ok, se non hanno libertà, come possono avere la pace?".

Lo stesso giorno molti dei cantanti che avrebbero dovuto partecipare hanno declinato l'invito, così Juanes analizza la possibilità di cancellare il concerto.
Il famoso esiliato cubano Willy Chirino da Miami, uno dei più famosi salseri al mondo, ha invece riconosciuto il diritto di Juanes di esibirsi all'Havana, anche se dichiara che il concerto ovviamente assumerà connotazioni politiche, anche perchè l'organizzatore è Amaury Perez, uno degli artisti più emblematici della dittatura cubana.

Il 14 Agosto le difficoltà aumentano.
Enrique Iglesias che inizialmente aveva appoggiato l'evento e sarebbe dovuto essere presente al concerto ha rinunciato, altri musicisti preferiscono decinare l'invito.
La promozione dell'evento diventa ardita e incerta.

Il 15 Agosto, a Miami durante manifestazioni di protesta vengono spezzati in strada i cd di Juanes e bruciate simbolicamente le "camice nere".

Il 20 Agosto la polemica incalza.
Il cantante punk Gorki Aguila, ora in Messico per una visita famigliare, afferma di non aver ricevuto nessun invito per partecipare al concerto.
Gorki è un oppositore del governo cubano, il 25 Agosto 2008 è stato arrestato per 5 giorni accusato di pericolosità sociale preventiva.
Diventato un simbolo soprattutto nella dissidenza in esilio, grazie ad una mobilitazione internazionale di blogger, artisti vari, musicisti, è stato rilasciato.
Al concerto parteciperanno invece alcuni gruppi cubani, tra cui Los Van Van, notoriamente più "accondiscendenti" con il regime.

Nello stesso giorno Juanes annuncia che c'è la possibilità di "cancellare il concerto", dopo le minacce rivolte a lui e alla sua famiglia ricevute su Twitter.

La saga/soap del "concerto per una pace senza frontiere" continua, più se ne parla e più sale la tensione.
Fatto stà che sta assumendo un aspetto patetico, peggio delle polemiche di Bossi dai suoi monti padani.

Il concerto ha sicuramente un significato importante, molto più per i cittadini cubani, per quei dissidenti "tollerati" dell'isola, per il popolo che si sente così almeno un pò considerato dalla comunità internazionale.
Alla fine a Cuba si vuole star meglio, i cubani dell'isola non sono poi così coinvolti con la politica del governo, vogliono solo vivere decentemente, con un salario decente, delle condizioni di vita decenti, potendo esprimere le proprie idee e potendo lavorare per guadagnarsi onestamente una vita dignitosa.
Il concerto lo voglio considerare da questo punto di vista.

La politica di Cuba: Fidel riappare in tv dopo14 mesi

Le immagini mostrate alla televisione cubana la scorsa domenica, lo mostrano mentre riceve alcuni studenti universitari venezuelani che erano andati a visitarlo.
Il
líder maximo, 83 anni, è apparso in buone condizioni di salute.

L'ultima volta che la televisione cubana ha trasmesso un video del comandante è stato il 18 giugno 2008, quando apparve con il presidente venezuelano, il suo amico e alleato Hugo Chávez.

"Siamo di fronte a eventi molto, molto, molto gravi, direi gravissimi per la sopravvivenza,'' ha detto l'ex leader cubano, riferendosi al problema del cambiamento climatico.

Nel video con la sua barba brizzolata e un viso all'apparenza riposato, indossa il tradizionale completo sportivo.

Il sabato precedente era apparso sul quotidiano Juventud Rebelde in compagnia del Presidente ecuadoregno Rafael Correa (nella foto) durante un incontro personale durante il quale hanno avuto un "profondo scambio di idee... legate all'attualità rivoluzionaria dei due popoli nella ricerca di una maggiore eguaglianza e giustizia sociale".

19 agosto 2009

Repressione a Cuba: Panfilo più di Gorki, LIBERO SUBITO!

Pubblico un commento al mio post su l'arresto di "Panfilo". Molto più coinvolgente del mio scrivere secco, forse troppo distaccato, anche se in realtà sento nelle viscere queste assurde ingiustizie.
Ma non sono uno scrittore, sono un regista, le frasi evocano in me immagini che mi travolgono, mi fanno arrabbiare, anche se non sono nato a Cuba, le mie cellule mi spingono a fare quello che sento e a dire quello che penso.


La blogosfera cubana dovrebbe indignarsi, con la stessa forza con cui ha sostenuto Gorki, ma un ubriacone non è considerato un "artista", è solo un "borracho", anche se è uno dei pochi con il coraggio di gridare quello che non si può più ignorare: "Jama!"

Grazie Alejandro Torreguitart Ruiz e grazie Gordiano Lupi.

Un uomo di nome Panfilo

Me lo dice sempre mia madre che uno di questi giorni succederà anche a me se non la smetto con questo vizio di scrivere.

“Hanno messo dentro un ubriacone, uno che non faceva niente, non lavorava da dieci anni…” protesta mio padre.

Il vecchio è sempre pronto a difendere chi ci governa, pure se la condanna viene da un processo a porte chiuse e l’accusa non cambia mai: pericolosità sociale preventiva.

“Non capisco mica. Ti arrestano se pensano che puoi essere pericoloso?”

“No. Vuol dire che arrestano individui con caratteristiche tali da rappresentare un pericolo”.

“E io non ho detto la stessa cosa?”

Mi sa di no. Sono le sfumature che mi fregano…

Lascio stare mio padre, tanto non lo convinco. Tra me e lui sono passate troppe generazioni e io me la dico meglio con la Y, pure se porto un nome come Alejandro. Ho fatto trent’anni da poco, per me la Sierra sta sulle pagine dei libri ma la realtà brucia sulla pelle.

Il vero nome di Panfilo è Juan Carlos Gonzalez Marcos, quarantotto anni portati maluccio, ora come ora disoccupato, ex macchinista nella flotta navale di pescatori cubani e subito dopo nelle Truppe Speciali del Ministero degli Interni. Per bere beve, c’è poco da fare, ma mica fa discorsi da ubriaco, per quelli bastano Speedy Gonzales e il compare Meo Porcello. Panfilo dice quello che pensiamo tutti, ma diventa famoso per come lo dice. Interrompe il reportage sul reggaeton di America TeVe canale 41, che trasmette da Miami, non dovrebbe arrivare a Cuba, ma un sacco di gente la vede. Misteri di un’isola dove tutto è vietato ma si trova sempre il modo di fare. Panfilo grida: “Quello che manca è la roba da mangiare!”. No, non sono parole da ubriaco, pure se barcolla dalla quantità di rum che s’è bevuto, magari fatto in casa, cispes de trén, spaccabudella infame.

Panfilo diventa una star. Mi dicono gli amici che in qualche modo frequentano la rete, che il suo numero da ballerino ubriaco si trova su tutti i siti che parlano di Cuba. C’è chi ha fatto un montaggio con Raúl mentre afferma: “Quello che manca è la roba da mangiare!”, solo che dal microfono esce la voce di Panfilo. Panfilo è una star del reggaeton, balla con stile da ubriaco, ma sono le parole che contano, mica la musica e i movimenti osceni…

La televisione di Miami lo trasforma in un personaggio e questo mica lo voleva, povero Panfilo, ché subito l’accusano d’essere stato pagato e magari fosse vero, così saprebbe cosa mangiare, invece ha avuto il coraggio di dire ciò che sussurriamo tutti, il famoso coraggio da pinta di rum. Panfilo se lo sono arrestato dopo l’intervista, proprio dopo un balletto a base di reggaeton eseguito sul Malecón, ubriaco perso, mentre gridava che era in pericolo, che aveva fame, che a Cuba non c’è niente da mangiare e lui temeva l’arrivo della polizia. E la polizia è arrivata il 4 agosto, puntuale come una cambiale in scadenza, se lo sono portato in galera e l’hanno processato a porte chiuse. Due anni di prigione, s’è beccato il povero Panfilo, per pericolosità sociale preventiva, lui è meno famoso di Gorky, non se l’è cavata a buon mercato.

E io sono qui che ascolto mia madre, leggo Yoani Sánchez di nascosto, ripeto a mente frasi di Martí. Essere ubriachi per essere liberi, suonerebbe proprio bene, quasi meglio dell’originale, ma adesso forse non è così vero. Neppure la follia ti salva dalla galera.

Alejandro Torreguitart Ruiz
L’Avana, 14 agosto 2009

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

18 agosto 2009

Riflessioni di Rob: l'hacker cubano

Albert "Segvec" Gonzalez, 28 anni di origine cubana, è accusato di aver rubato e clonato, con l'aiuto di due amici russi, 130 milioni di numeri carte di credito.
Con lo slogan "get rich or die trying it", "diventa ricco o muori provandoci", ha per l'ennesima volta beffato qualunque firewall delle più importanti banche internazionali.


Il gruppo "shadow crew", dopo accurati test per perforare le difese di "Hearthland payments system", un colosso che ha in subappalto la gestione delle carte di credito di grande banche americane e del gruppo di supermercati "7-eleven", ha sferrato l'attacco.
Oltre a Gonzalez altri 2 suoi colleghi russi, non ancora identificati, hanno paartecipato alla colossale clonazione di 130 milioni di carte di credito.

Gonzalez era già in carcere per reati simili, dopo essere stato consulente per i servizi segreti americani, grazie alle sue doti di informatico. Ora rischia 35 anni di carcere.

Repressione a Cuba: Panfilo non è come Gorki?

Dal 4 Agosto scorso, "Panfilo", Juan Gonzalez Marcos, 48 anni, è in carcere. Accusato di "pericolosità sociale preventiva", la stessa accusa sollevata a Gorki Aguila, alcuni mesi fa.

Allora molti blogger, sia dentro che fuori l'isola (io tra quelli) , hanno diffuso la notizia, creando una solidarietà internazionale che, probabilmente, ha permessso a Gorki di evitare il carcere.
E' stato una grande momento, la dimostrazione che singoli individui, dentro e fuori Cuba, sanno, denunciano, sostengono chi sull'isola "parla", "grida" delle ingiustizie e delle sofferenze della vita quotidiana.

"Panfilo" è un "forte bevitore", alcoolico, borracho, 'mbriacone, ma ha detto la sola verità che oggi esiste a Cuba: "LA FAME".
Il resto: dibattiti, convegni, cambiamenti, politiche sociali, stanno a zero. "JAMA!".
Questo è l'ultimo grido di aiuto. Anche se da un borracho.

Ora, mi chiedo perchè la notizia dell'arresto di "Panfilo" e la sua condanna a due anni di carcere accusato di "pericolosità sociale preventiva", non sia così interessante per la blogosfera cubana come quella di Gorki.

Sono poche le notizie, e soprattutto, le manifestazioni di solidarietà, che molti artisti e intellettuali (cubani e non) residenti fuori dall'isola hanno dimostrato per Gorki (senza tra l'altro avere i molti casi la minima conoscienza di chi fosse), che divulgano e denunciano l'arbitrario arresto di Panfilo.

Forse Gorki è considerato un artista perchè grida in un microfono quello che Panfilo dice in strada?
Oppure Gorki è un "bravo ragazzo", non beve, non fa uso di droghe, non trasgredisce?

Cos'è l'arte se non la forza, con ogni mezzo possibile, di denunciare ingiustizie, esaltare equità, anticipare e stimolare un cambiamento là dove non c'è giustizia sociale!

Panfilo, è un artista, diretto, vero, che dà un pugno nello stomaco allo "status quo", alla normalità, soggiogata dal potere, della maggioranza del popolo cubano.
E' un ubriacone? Si!
Dice la verità? Si!
Allora non si deve ignorare ipocritamente, non si può liquidare con la frase: "è un borracho", "è un alcolizzato!"
Per chi con onestà si ribella a qualunque forma di arbitraria repressione, dobbiamo avere la coerenza di gridare:
PANFILO LIBERO!

16 agosto 2009

Repressione a Cuba: "in vino veritas", hanno arrestato "Panfilo"

"Panfilo", al secolo Juan Gonzalez Marcos, 48 anni, è un uomo cubano, gli piace bere, molto (in altri tempi i forti bevitori, erano coccolati dal regime, soporattutto se il bevitore del momento era americano e si chiamava Hemingway), comunque "Panfilo" era presente mentre una troupe di America TeVe canale 41, una televisione di Miami, stava realizzando un reportage sul reggaeton di Cuba.








Panfilo si è intromesso durante le riprese gridando, in evidente stato di "ebbrezza alcolica":
"Quello che abbiamo è fame! fame!..."



Il video è stato un successo in rete, remixato e rimbalzato ovunque, con 400.000 contatti in tre mesi. Sono molti i video musicali che lo stanno utilizzando per sottolineare la crisi cubana.





Dopo questo primo intervento spontaneo la televisione di Miami lo ha intervistato una seconda volta, questa volta lucido, preoccupato anche se tranquillo, ha cercato di giustificare le sue dichiarazioni precedenti, dicendo che la polizia lo aveva interrogato molte volte sull'intervista alla tv di Miami, era "en candela".

Infine per la terza volta ha esternato i suoi pensieri, questa volta si trovava "bolao, pasao!" cioè "bello fuori!", come dire, evidentemente "alticcio", manifestando la sua paura della polizia politica sul malecon dell'Havana, dice che la polizia "se lo va a llevar", che lo arresterà.

"Panfilo" è stato arrestato il 4 Agosto, condannato a 2 anni di carcere per "pericolosità sociale preventiva".

L'attivista avanero di diritti umani Elizardo Sanchez, ha affermato che il processo si è svolto a porte chiuse e che la condanna ufficialmente è dovuta al fatto che "Panfilo" non lavora da dieci anni.

Per 15 anni "Panfilo" ha lavorato come macchinista nella flotta navale di pescatori cubani, in seguito nelle Truppe Speciali del Ministero degli Interni.

E' un'attitudine coerente con la politica del Governo cubano reprimere le manifestazioni critiche al regime in strada, magari "tollerando" quelle forme di dissidenza in rete, che invece lo mostrano come tollerante agli occhi della comunità internazionale.

Ecco il reportage finale di Canale 41

14 agosto 2009

Internet e Cuba: Bloggando a Cuba, Palma de Mallorca

Oggi si apre a Palma de Mallorca il primo incontro tra blogger cubani: Blogueando a Cuba.
Per tre giorni incontri e dibattiti sulla blogosfera cubana.
Si potrà seguire in Twitter e ci sarà una video-conferenza on-line.
All'evento sarà presente anche Current TV (Canale 130 Sky) per coprire con interviste e reportage i giorni dell'evento.
Avrei voluto esserci anche io, ma eventi improvvisi mi impediscono di essere presente.
Questo è un primo passo verso una più concreta diffusione della realtà cubana fuori dall'isola, per continuare a spingere per un cambiamento sempre più di vitale necessità per il futuro di Cuba .
Auguri e complimenti!!!

06 agosto 2009

Vivere a Cuba: El Maleconazo

Ieri 5 Agosto, si è celebrato il 15° anniversario dell'unica vera e decisa rivolta popolare contro il regime di Fidel Castro, conosciuta al mondo come "El Maleconazo". Quel giorno, 5 Agosto 1994, decine di migliaia di persone scesero in strada lungo il Malecon dell'Havana per gridare la voglia di libertà. Moltissime di quelle persone lasciarono in massa le coste cubane a bordo di mezzi di fortuna, molti di loro raggiunsero l'agognata "libertà americana".

Ovviamente la repressione fu violenta e migliaia furono incarcerati, molti di loro stanno ancora scontando pesanti condanne in prigione.
Aguaya Berlin, autrice tra altri blog di Desarraigos Provocados, pubblica alcune foto inedite di quel giorno, scattate da Karel Poort, suo amico olandese.
In quel giorno del '94 Karel era in vacanza a Cuba, soggiornava all'hotel Lincoln, nella "calle Galiano", uno dei vortici della protesta.
Nel 1998 visitò nuovamente Cuba e realizzò un documentario per la televisione olandese "Tres Verdades". E' utore inoltre di vari articoli e di due libri.

Karel ha aperto il baule dei ricordi, tirando fuori queste inedite e drammatiche foto di quel triste momento.
Grazie Aguaya e grazie Karel per queste preziose tesimonianze.

























Qui tutte le foto dal blog Desarraigos Provocados

Dissidenti a Cuba: l'appuntamento rimandato

di Ivan Garcia da Desde la Habana

Pioveva a catinelle la mattina del 23 Febbraio 2003. Il giornalista indipendente Pablo Pacheco ed io ci eravamo accordati per incontrarci al Parque Central all'Havana.

Pacheco era residente nella provincia di Ciego de Avila, a più di 400 km dalla capitale, era di passaggio quì in città. La pioggia ci ha impedito di conoscerci.

Giorni dopo, parlando con lui al telefono, le dissi: "Nella prossima visita all'Havana ci conosceremo". Non è potuto accadere. La mattina del 18 Marzo 2003, Pablo Pacheco è stato arrestato dalla polizia politica e condannato a 20 anni di reclusione. E' uno dei 75 dissidenti di coscienza arrestati durante la "primavera nera".
Il mondo conosce già le assurdità giuridiche di questi casi. Sono uomini pacifici che usavano come arma la penna e la parola.
Ci sono ancora 57 di loro dietro le sbarre. Sono moneta preziosa di scambio per il governo dei Castro.

La sera di sabato 21 Febbraio 2009, quasi nove anni dopo, squilla il telefono. Sorpresa. Era Pablo Pacheco dalla prigione di Canaleta a Ciego de Avila.
Con un animo positivo, come se non fossero passati 6 lungi anni, sopretatutto per Pacheco, che dorme tutte le notti dietro le sbarre di una cella. Mi parlò di sua moglie, mi lesse due suoi poemi, uno dedicato a suo figlio e uno sulla società civile a Cuba.

Quella sera piansi, le lagrime mi uscirono di nuovo dal lontano 25 Novembre 2003, quando mia madre Tania Quintero, giornalista indipendente, mia sorella e mia nipote andarono in esilio in Svizzera.
Piangevo perchè sapevo che non avrei più rivisto mia madre viva, aveva 61 anni quando se ne andò da Cuba, piangevo perchè sapevo che quello sarebbe stato un viaggio di sola andata.

Ora, dopo aver parlato al telefono con Pablo, piango per un uomo di 39 anni che non può vedere suo figlio crescere per colpa di un regime totalitario e intollerante.
E per mia sfortuna quella mattina del 23 Febbraio 2003 la piogga mi impedì di conoscere personalmene Pablo Pacheco Avila.

Le riforme di Raul Castro: tre anni di Raulismo, analisi storica della "era di Raul Castro"

Per fare una seria analisi dei tre anni trascorsi dal proclama di Fidel Castro del 31 Luglio 2006, bisogna capire prima cosa è successo e cosa è cambiato nel mondo, soprattutto nell'emisfero latino-americano, in questo lasso di tempo.

La giocata magistrale di Fidel Castro nel coprire le spalle dal 1994 a Hugo Chavez, all'epoca un tenente colonnello golpista "acciaccato" e proiettarlo all'opinione pubblica come un leader popolare, ha avuto conseguenze politiche favorevoli per le sue ambizione ambizioni espansioniste, frenate dalla scomparsa dell'Unione Sovietica.

L'elezione di Chavez alla presidenza del Venezuela del Dicembre 1998 ha rappresentato una vera ancora di salvezza per il regime castrista, che ha iniziato a lasciarsi dietro i peggiori momenti del "periodo speciale" [dal 1990 quando sono cessati gli aiuti dell'URSS, è iniziato un grave periodo di crisi economica denominato "periodo speciale" n.d.t.].
Le relazioni tra Chavez e Fidel si solidificano nel 2000, con la firma del Convegno Integrale di Cooperazione Cuba-Venezuela, e acquista forza dopo il ritorno al potere di Chavez nel 2002. Due anni dopo si è costituita la Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA) tra i due paesi.

I nuevi alleati hanno concepito un nuovo modo per acquisire potere nelle sinistre anti-USA della regione. Questo neo-espansionismo prevede l'acquisizione del potere tramite elezioni legali, una volta vinte le elezioni si convocheranno assemblee costituenti per garantirsi una nuova rielezione e poteri per governare per decreto.

La vittoria di Evo Morales in Bolivia nel 2006 metteva in pratica la nuova strategia rivoluzionaria in America Latina. Nell'Aprile dello stesso anno , si riunirono all'Havana, Chavez, Castro e Morales, si accordarono perchè la Bolivia potesse entrare nell'ALBA.
Il progetto di nuovi alleati si concentrò su Perù e Ecuador e contava con la vittoria di partiti moderati di sinistra in Messico e in Cile. Il 2006 ebbi alti e bassi: iniziò con la vittoria della socialista Michel Bachelet in Cile, ma in Maggio di segno contrario fu rieletto in Colombia Alvaro Uribe.

Un'altro fattore che minacciava l'orizzonte dal 2006 fu la crisi immobiliare in quasi tutti i paesi indusrializzati. Il calo dell Borsa di New York del 40% dell'indice delle aziende legate alle costruzioni negli USA. Era il preambolo della crisi finanziaria globale che stiamo vivendo.

Il 21 Luglio 2006 il presidente Nestor Kirchner inaugura in Argentina il XXX Vertice del Mercosur invitando Bolivia, Messico e il resto dei paesi Latino Americani per unirsi a questo blocco sudamericano. Oltre a Evo Morales erano presenti Chavez e Fidel Castro.
Fidel svilluppò numerose attività politiche e discorsi in quello che sarà il suo ultimo viaggio all'estero sino ad oggi, 10 giorni più tardi delegava a suo fratello Raul le sue principali funzioni a Cuba.

Quì si aprì un grande interrogativo in rispetto al progetto continentale di Fidel e Chavez: se l'uscita dal potere del "comandante" era definitiva, per gravità o morte, che posizione occuperebbe il suo successore in questi piani?

Il lungo periodo di recupero di Fidel ha messo in evidenza l'intento di Chavez a succedergli come leader della sinistra radicale nella regione. Così inizia la nuova strategia di Fidel, Raul per la successione a Cuba e Chavez per quella sud-americana.

E' indubbio che la reticenza di Fidel Castro nello smantellare il suo irripetibile stile di gestione totalitaria caotica, abbia frenato la decentralizzazione, abbia limitato il fratello Raul nel succederlo, a volte ostacolando il miglioramento dell'economia.

Raul, nel Marzo 2009, attuò una ristrutturazione nel governo con la destituzione di decine di alti funzionari, nella maggior parte perchè inefficienti nel loro lavoro, però ne approfittò per sbarazzarsi di alcuni dirigenti scomodi nell'attuale gruppo di potere, provenienti dall'era di Fidel, tra loro il vicepresidente Carlos Lage, il cancelliere Felipe Perez Roque, il responsabile delle relazioni internazionali del Partito Fernando Ramirez de Estenoz, e il vice presidente del Consiglio dei Ministri Otto Rivero.

La caduta in disgrazia di Lage e Perez Roque è il segno della volontà di voler proseguire con i personaggi storici della rivoluzione, piuttosto che aprire a nuove visioni di giovani che, anche se da valutare nell'essenza, per la prima volta sono presenti nella cupola di potere cubana.
Quindi potranno governare a Cuba nel nome "della rivoluzione" i dirigenti storici, specialmente se maggiori di 70 o 80 anni, sporavvissuti alla generazione storica del Moncada di Santiago e della Sierra Maestra.

L'attuale elite di potere in questo momento non è unita nè per la ideologia marxista nè per il nazionalismo anti-imperialista, ma solo per volersi mantenere ad ogni costo al potere. La "Rivoluzione", è sempre di più qualcosa di astratto e impreciso, più nella memoria che nelle strade, più nella leggenda che nella società.

Per questo, un cambio nell'orientamento politico internazionale in questo momento teso ad un avvicinamento agli USA non avrebbe ripercussioni negative negli alti livelli del potere, anzi il contrario, sempre che restasse chiaro per l'elite che questo potere non fosse pericoloso.

Lo scorso sabato Raul lo ha fatto intendere quando ha affermato: "Non mi hanno eletto per restaurare il capitalismo, nè per consegnare la rivoluzione. Sono stato eletto per difendere, mantenere e continuare perfezionando il socialismo, non per distruggerlo".
"Approfitto dell'occasione per riaffermare la disponibilità di Cuba per sostenere con gli Stati Uniti un dialogo rispettoso, tra egualli, senza ombre per la nostra indipendenza, sovranità e autodeterminazione. Siamo pronti per parlare di tutto, ripeto, di tutto, però da quì, da Cuba, e da là, dagli Stati Uniti, non a negoziare il nostro sistema politico e sociale. Non chiediamo agli USA di farlo. Dobbiamo rispettare mutuamente le nostre differenze. Non riconosciamo al governo di questo paese e a nessuno Stato a loro legato (riferendosi alla Unione Europea) nessuna giurisdizione sulla nostra sovranità."

La bandiera anti-nordamericana è un disegno di Fidel Castro, come strategia per guadagnare la simpatia di paesi in America Latina e Medio Oriente, ma non ha alcun significato per il popolo cubano, il più interessato affinchè si normalizzino le relazioni con gli Stati Uniti.

Le recenti misure di Obama per permettere le rimesse di denaro e i viaggi a Cuba senza limiti sembrano accendere speranze sul tema dell'immigrazione.
La reazione negativa di Fidel verso un dialogo a certe condizioni, però, dimostra quanto ancora influenzi direttamente il cammino politico di Cuba. Questa sua ostinazione affligge direttamente i rapporti commerciali tra USA e Cuba in merito a forniture alimentari e medicine.
Non si può sperare che Fidel dia l'autorizzazione per introdurre misure di liberalizzazione nell'economia e nella società cubana al fine di eliminare l'embargo, perchè nella sua concezione politica, vorrebbe dire lasciare la porta aperta ad un processo incontrollabile all'interno dell'isola, come successe con l'Unione Sovietica, il chè è tabù per la sua visione dell'esercizio del potere.

Il regime pretende di mantenere permanentemente il paese isolato dall'informazione internazionale e dalle nuove tecnologie per accedere a tale informazione, cercando di impedire l'accesso a referenti che possano minare la visione unilaterale della stampa ufficiale.

Riassumendo, tre anni dopo l'avvento di Raul, il paese è diretto da un duo dove la voce cantante dipende dall'altalenante salute del "comandante".

Tratto da una approfondita analisi di Lazaro Gonzales dal blog Cuba Independiente

05 agosto 2009

Internet e Cuba: Bloggando a Cuba, Palma de Mallorca

Dal 14 al 16 Agosto 2009, si terrà a Palma de Mallorca il primo incontro di blogger cubani. Ecco il programma dell'evento:




Programma ufficiale di Bloggando a Cuba

Venerdi 14 Agosto 2009

15:00 Escursione a "Il Casco Antico di Mallorca"
21:00 Cena di benvenuto al Ristorante "Pepe Pintos Cocinero"
Al termine sosta serale al bar sul mare "La bodeguita del medio" per bere un buon mojito

Sabato 15 Agosto 2009

09:30 Brindisi di benvenuto e apertura dell'evento presso l'hotel "Amic Horizonte Palma"

10:00
12:00 Sessione blogger

12:00
12:30 Pausa spuntino

12:30
14:30 Sessione blogger

15:00 Pranzo all "Cuban bar Mallorca" (Playa de Ca'n Pastilla)

21:00 Festa cubana al "Arca" con cena

Domenica 16 Agosto 2009

09:30
11:30 Sessione blogger

11:30
12:00 Pausa spuntino

12:00
14:00 Sessione blogger e chiusura evento

14:00 Escursione con pranzo sulla costa di Mallorca (Calledemossa, Deia, Soller) e brindisi di chiusura

Questa è la sede dell'evento:

Hotel Amic Horizonte de Palma
C/ Vista Alegre, 1
07015 La Bonanova (Palma de Mallorca)
Islas Baleares – España
Tel.: (+34) 902 400 661
Fax: (+34) 902 888 769
E-Mail: horizonte@amic-hotels.com
Web: http://www.amic-hotels-mallorca.com/
Blog: http://bloghorizonte.com/

Per i partecipanti all'evento il prezzo è di 35€/giorno

03 agosto 2009

La politica di Cuba: "No, we can't"

Il recente discorso del 26 Luglio, giorno dell'anniversario dell'attacco alla caserma Moncada di Santiago di Cuba nel 1953, è stato tenuto da Raul Castro a Holguin. Oramai Fidel dà sempre più sporadiche notizie, non si sa nulla della sua salute, l'ultima "riflessione" sul quotidiano cubano "Granma" risale al 24 Luglio, tra l'altro sembra che scrivano le "riflessioni" per lui, non appare in persona da molto tempo.

Nel discorso è apparsa ancora più profonda la vuotezza del presente regime cubano. Nessun piano a medio o lungo termine, nessuna proposta per rispondere alla drammatica situazione economica dell'isola.
A Cuba mancano sia luce che acqua, i salari mensili, pagati in pesos cubani, sono fermi nel migliore dei casi a circa 400 pesos , equivalenti a 20 dollari convertibili, CUC.
Soldi che si spendono in un attimo solo per comprare beni di prima necessità nei supermercati dove si può acquistare solo in CUC.
Quello che il governo passa alle famiglie con la cosiddetta "libreta", consiste in pane, riso, zucchero, uova, fagioli, raramente pesce, pollo o carne di manzo, che sono sufficienti a mala pena per una settimana.

Di seguito traduco un estratto dal post relativo al discorso di Raul di una blogger cubana, Miriam Celaya, autrice del blog SinEVAsion che insieme ad altri blogger dell'isola, tra i quali Yoani Sanchez, pubblica periodicamente "racconti quotidiani" dall'isola.
Il link del post è: http://www.desdecuba.com/sin_evasion/?p=385

Raul: Yes, we can?

Forse perchè abituta al consueto mutismo del presidente cubano, Raul Castro, e dato che non ho sacrificato il mio sonno per ascoltarlo la mattina del 26 Luglio, lunedì 27 h appena ricevuto il quotidiano Granma, ho cercato senza troppe aspettative il suo discorso del giorno prima, sperando di trovare qualche informazione ufficiale sullo stato dell'economia, qualche indizio delle prospettive a medio e lungo termine o semplicemente un compromesso o qualche novità, per quanto banale potesse essere.
Cinquantacinue paragrafi di parole che non hanno detto assolutamente nulla, riassumono la realtà inconfutabile: il Governo cubano non ha niente da dire. La buona notizia è che almeno non si preoccupa più di fingere.

Così per essere conforme con le nuove forze politiche internazionali, il generale dichiara "Sì, se puede!", però non specifica che cosa, come, quando e dove.
Sembra che a Cuba sia la politica che l'economia siano segreti di Stato, questioni che si risolgono tra i sommi sacerdoti del culto comunista e a quelli ai quali permettono di accedere.
Il Consiglio dei Ministri "analizzerà il secondo piano che prevede una serie di costi che si dovranno affrontare nel piano di quest'anno"; anche se nessun cubano comune conosce le cifre del piano originale e quale è stato l'esito del "primo piano"; La cupola del Comitato Centrale sarà impegnata ad "approfondire" in tempo record (un giorno) le "questioni di vitale importanza relazionate alla situazione nazionale e internazionale"; mentre da pate sua, l'Assemblea Nazionale discuterà il progetto di legge del Controllore Generale della Repubblica, altro prospetto di controllare l'incontrollabile.

Forse la novità di questo discorso è stata quella di astenersi dal citare "l'impero e il suo governo" [gli USA n.d.t], un vero mistero, tenendo conto della affermata tradizione di incolparlo per ogni nostro male passato, presente e futuro, così come l'intenzione dei media di considerarlo parte di un complotto negli eventi dell'Honduras. Tale silenzio si può interpretare in due cose contrapposte: accettazione o cospirazione.

Apparentemente, la cosa più importante della giornata, almeno per l'oratore, è stato lo zelo di un organizzatore Holguinero nel "sistemare il sole" dietro le spalle del generale e davanti agli occhi del pubblico, motivo per cui il popolo non "poteva vedere" che l'ombra del presidente.
Come se qualche volta avesse smesso di essere preciamente questo: un' ombra.

Personalmente non perdono gli organizzatori dell'evento, che avendo il potere di sistemare il sole in qualunque posizione a loro piaccia, non applichino lo stesso dono per risolvere problemi che affliggono l'isola, mettere le cose giuste al posto giusto.

Senza il motto "Patria o Morte" di un tempo, senza il "Socialismo o Morte" introdotto dal fratello maggiore nella retorica rivoluzionaria dell'ultimo decennio del secolo scorso, il presidente Raul ha concluso il discorso, lasciandoci ancora una volta immersi nella massima incertezza.
Sicuramente lo slogan per Cuba, oggi come ieri, continua ad essere "No, non possiamo".

01 agosto 2009

La politica di Cuba: nuove misure per affrontare la crisi economica

Lo scorso giovedì durante la riunione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, Raul Castro ha annunciato nuove misure per contrastare la crisi economica globale, che, anche a causa dell'embargo, afferma sia la responsabile dell'emergenza economica sull'isola.

Per questo motivo ha deciso di posticipare il VI congresso del Partito, convocato già da qualche mese, sino a quando non migliorino le condizioni materiali e la vita della nazione cubana.

La decisione di postporre il congresso, aprirà un processo di consultazioni popolari.
"...Il tema principale è l'economia, quello che abbiamo fatto e quello che dobbiamo perfezionare e altro da eliminare, cercando soluzioni ai problemi e guardando al futuro" ha affermato Raul.

In questo piano si riduce a 1,7% la prospettiva di crescita dell'economia nazionale nel 2009.
Alcune delle misure da intraprendere saranno "la decentralizzazione del sostentamento alle produzioni e servizi che portano più entrate al paese" e ha aggiunto ci saranno "nuove formule che possano liberare potenzialità produttive" nel paese".