28 maggio 2009

Riflessioni su Cuba: come direbbe Engels

di Reinaldo Escobar da Desde Aqui
Anche se non posso assicurare che l'idea originale fosse di Federico Engels, ho imparato studiando la sua opera che "il diritto ha una base materiale". Ricordo di qualche professore di marxismo degli anni '70, che portava come esempio il caso di un paese senza scuole, che non si sarebbe potuto consacrare il diritto all'educazione, indipendentemente dalla volontà politica dei suoi governanti.

Ruminando sul concetto, ho introdotto nella masticazione l'evoluzione che sta avendo il diritto alla libera espressione a Cuba. Ci sono due verità difficili da negare: la prima è che nella prima decade del XXI secolo i cubani stanno esercitando il diritto a esprimersi con una intensità ed estensione inedita nei quaranta anni precedenti. La seconda verità è che questo avanzamento non concorda con la volontà politica dei governanti. Allora che è successo?

Quello che sembra dare una spiegazione a tutto è che la base materiale per esercitare questo diritto si è sviluppata ad una velocità vertiginosa. L'esistenza di una tecnologia che democratizza l'espressione, il consumo e la diffusione di idee permette oggi che un cittadino cubano non debba aspettare che gli si aprino le porte degli studi radiofonici o televisivi, nè che gli permettano di occupare uno spazio tra le pagine di una rivista o di un periodico per permettere e far arrivare a mezzo mondo informazioni e opinioni, anche quando queste non coincidano con gli stretti criteri informativi o lo spettro ideologico del Partito Comunista.

Camere digitali, registratori, computer, memorie flash, CDs, riproduttori di DVD, anche se ovviamente non sono alla portata di tutti quelli che vorrebbero ottenerli, sono più economici ed entrano nel paese da mani amiche con un flusso sempre maggiore. Internet, questo "attrezzo" quasi sconosciuto 10 anni fà, oggi si estende al nostro uso, a parte i prezzi inaccessibili e l'impossibilità che le persone comuni soffrono di avere un servizio a domicilio.

Curioso caso, direbbe Federico, questo di Cuba, nel fatto che la base materiale di un diritto anticipa la volontà dei governanti di proclamarlo.

Riflessioni di Rob: dopo l'embargo

da Algodar
Credo che la maggioranza sia d'accordo sull'abbattere l'embargo. Quelli che pensano che non andrà a benificiare il popolo cubano probabilmente hanno ragione, però neanche mantenerlo aiuta.
Mantenere l'embargo significa mantenere uno status quo, che non sembra sia migliorato negli ultimi 50 anni. Abbatterlo offre il benificio del dubbio. E' provare qualcosa di nuovo. Che possa funzionare o no.

Però difficilmente togliere l'embargo risolverà in tempi brevi i problemi del popolo o del Governo di Cuba.
La cosa importante è cosa succederà quando l'embrago verrà tolto. Perchè ci sono troppo aspettative e mi sembra che siano ingiustificate.
Diciamo che il Governo USA tolga tutte le restrizioni domani e inoltre inizi ad aiutare il Governo cubano che continuerà così a giocare al socialismo e all'economia pianificata.
Una piccola parte della popolazione, migliorerà un pò, ma la grande massa continuerà con gli stessi problemi. Nel migliore dei casi migliorando molto lentamente. O peggiorando al ritmo costante che già conosciamo.
Oppure infine trovano la formula magica per rendere l'economia pianificata altamente produttiva? Non lo credo.
O supponiamo che il Governo cubano tolga le restrizioni interne e lasci all'economia di svilupparsi senza limitazioni. Una piccola parte della popolazione, formata da piccoli impresari capaci di approfittare dell'opportunità, migliorerà rapidamente, ma la maggioranza non avrà solllievo nell'immediato e molti staranno male come oggi o anche peggio.
E non dimentichiamo che Cuba è un paese di vecchi che non possono più produrre e che i giovani vogliono volare.
In che modo si manterrà una sicurezza sociale?
Fino a che punto il Governo potrà aumentare le imposte agli impresari che iniziano a svilupparsi senza strangolarli?
Come si può spiegare ad un popolo abituato a pagare il cellulare con i soldi che arrivano dai parenti di Miami che devono scegliere tra investimento e risparmio o sfruttare i loro primi guadagni per comperarsi l'ultimo gadget?
Quanto impiegherà a tornare la disciplina e lo spirito del lavoro?
Come si affronterà la delinquenza e la frode in una società alla quale vengono tolte le stampelle troppo velocemente perchè possa muoversi in modo autonomo?
Tutto questo non migliorerà da oggi a domani.
Anche senza embargo non esiste una facile formula.

Internet e Cuba: Microsoft interrompe il servizio Windows Live Messenger a Cuba

da Repubblica.it
Microsoft ha deciso di interrompere il servizio Live Messenger per tutti i suoi utenti a Cuba, una decisione "contrastante con le ultime misure annunciate da Obama". Lo afferma il sito ufficiale Cubadebate.

I cibernauti che cercano di connettersi a questo servizio di messaggistica istantanea ricevono il messaggio di errore 810003c1, il quale, secondo quanto si legge nella pagina di supporto di Windows Live, è dovuto al fatto che "Microsoft ha cancellato il Windows Live Messenger IM per gli utenti di paesi posti sotto embargo dagli Stati Uniti, motivo per cui Microsoft non offrirà più il servizio di Windows Live nel tuo paese".

Oltre a Cuba gli altri paesi penalizzati sono Iran, Corea del Nord, Siria e Sudan. Cubadebate offre come "soluzione temporanea al problema" il cambiare l'indirizzo di residenza del conto Hotmail.

Gli Stati Uniti mantengono un embargo contro Cuba dal 1962, ma il presidente statunitense Barack Obama ha eliminato ad aprile le restrizioni ai viaggi e alle rimesse dei cubano-americani che hanno parenti a Cuba e la settimana scorsa ha proposto la ripresa degli incontri con l'isola sul tema della immigrazione, sospesi nel 2003 dalla amministrazione Bush.

26 maggio 2009

Internet e Cuba: il 1 Giugno tutti insieme sul web per la libertà del popolo cubano

Un commento di Blogs con Bandera al mio ultimo post mi annuncia una iniziativa importante:
Una mobilitazione generale in internet è convocata da vari blogs e siti cubani con l'obiettivo di sensibilizzare l'oinione pubblica internazionale sulla realtà cubana, e mettere sotto pressione il regime dell'Havana.
L'azione comune avverrà il prossimo lunedì 1 Giugno.
In questo giorno i blogs e siti cubani e non cubani che accettano la convocazione apriranno la loro prima pagina con lo stesso post.

Il post rimarrà come prima pagina durante tutta la giornata di lunedì.

Ecco il testo da pubblicare il 1 Giugno 2009:



Titolo:
Appello al governo cubano e al Mondo.


Testo:
Invitiamo tutte le persone e le istituzioni che difendono i diritti civili nel mondo e che vogliono contribuire, e chiediamo al governo cubano:

-Libertà per i prigionieri politici a Cuba.
-Abolizione del divieto per i cubani di uscire e rientrare nel proprio paese senza alcuna limitazione.
-Abolizione del divieto di accesso a Internet per i cubani.


In spagnolo:


Una movilización general en Internet ha sido convocada por varios blogs y webs cubanos con el objetivo de concientizar a la opinión pública internacional sobre la realidad cubana, y presionar al régimen de La Habana.
La acción común tendrá lugar el próximo lunes 1 de junio. Ese día todos los blogs y webs de cubanos y no cubanos que se sumen a la convocatoria abrirán sus páginas con un mismo post de cabecera. Dicho post permanecerá como primera entrada durante todo ese día. A continuación, el post que debe aparecer reproducido, el primero de junio de 2009, en todos los espacios que se sumen a la iniciativa:

Título:

Llamamiento al gobierno cubano y al mundo
.

Texto:

Pedimos a todas las personas e instituciones defensoras de los derechos civiles en el mundo que contribuyan, y llamamos al gobierno cubano a:

-Liberar a los presos políticos en Cuba
-Levantar las prohibiciones que impiden a los cubanos entrar (a) y salir de su país

-Levantar las prohibiciones de acceso a Internet para los cubanos


In inglese:

June, 1 we will launch the "Call of Freedom" on the Web. This general mobilization is directed to all Cubans and non-Cubans bloggers and Internet users that wish for the freedom of all Cubans living in the island, and their right to exercise all inalienable human rights. Our objective is to reach all blogs and websites from around the world to respond and support this mobilization through the Web. Our blogs and websites will be open during that specific day with the same home page and an identical anthem, the anthem of freedom.

Title:
Call of freedom
.

Text
:
On behalf of all the Cuban people, we demand these legitimate rights forsaken by the government:


-Freedom for all political prisoners
.
-Freedom to enter and leave the country.

-Freedom to access the Internet.

22 maggio 2009

Riflessioni di Rob: paura dei topi?

da Penultimos Dias
Queste fotografie (clicca per ingrandirle) fanno parte di una campagna pubblicitaria realizzata dall'agenzia Ogilvy & Mather (Francoforte, Germana), per la Società Internazionale per i Diritti umani.
Ha vinto la medaglia di bronzo del premio Clio 2009 a New York.



La politica di Cuba: petrolio vs. ideologia

da Generacion Asere
Secondo un articolo del giornalista Nick Miroff del quotidiano Washington Post, la chiave per la fine dell'embargo commerciale tra gli USA e Cuba potrebbe trovarsi nascosto nelle profondità del Golfo del Mexico.

Dichiarazioni del Governo cubano e ricerche speleologiche statunitensi hanno confermato la presenza di un enorme giacimento (tra i 20.000 e i 40.000 milioni di barili) di petrolio, situato al largo della costa nord-est dell'isola, quantità sufficiente per trasformare il piccolo paese nel Qatar dei Caraibi.

Anche se le perforazioni in acque cubane da parte di società straniere è ancora nella sua fase sperimentale e gli ostacoli (tecnologici e politici) sono significativi, i legami commerciali tra Cuba e gli USA sono passati da 7 milioni di dollari nel 2001 a $ 718 milioni nel 2008.
Quindi, alla fine la domanda che ci sovviene oggi è: Saranno i recenti avvicinamenti tra Washington e l'Havana incentivati anche da un forte odore di petrolio?

Grandi riserve al di fuori della frontiera nord-americana, così come la legge della domanda e dell'offerta (motore economico del capitalismo) inclina oggi vari analisti politici a pensare che rispetto alla controversia Cuba-Stati Uniti, oggi le attuali necessità energetiche del XXI secolo, prevalgono sopra al retaggio ideologico della "guerra fredda" del XX secolo.

18 maggio 2009

Vivere a Cuba, Yoani: pubblicato da Rizzoli "Cuba Libre"

Recentemente alla fiera del libro di Torino è stato presentato il libro di Yoani Sanchez, blogger cubana, "Cuba Libre". Lei non c'era, non le è stato permesso dal governo cubano. Ha partecipato solo telefonicamente dall'Havana. Di seguito un articolo di Gordiano Lupi, principale appassionato promotore della divulgazione del blog Generacion Y di Yoani in Italia (di cui è il traduttore).

Il fantasma di Yoani Sánchez alla fiera di Torino

Yoani Sánchez è stata una protagonista fantasma della fiera di Torino, perché ha potuto partecipare soltanto telefonicamente alla presentazione di Cuba libre - Vivere e scrivere all’Avana (Rizzoli), causa il noto diniego a viaggiare ricevuto dalle autorità cubane. La casa editrice ha predisposto un libro di firme da inviare a Raúl Castro, contenente un appello teso a modificare l’atteggiamento di chiusura nei confronti della blogger. Non sappiamo quanto servirà…

Yoani ha scritto un brano molto amaro a proposito di questo tema: Mi sono persa Madrid in pieno maggio, New York con il suo settore universitario e adesso Torino durante la fiera del libro. Se le cose continuano così, dovrò cominciare a raccontare la mia vita con il tempo verbale che indica le cose improbabili “io avrei potuto essere lì, però…”, “avrei presentato il libro, se non fosse stato per…” o “riuscirei a viaggiare se me ne stessi zitta”. Oggi ho partecipato al lancio di Cuba Libre, in maniera virtuale, come soltanto un blogger può farlo. Ho parlato per telefono con i presenti, ho risposto ad alcune domande e la linea è caduta prima di poter dire “addio”. Sono tornata a vivere una situazione conosciuta: c’erano tutti tranne me.

A Torino - in diretta telefonica da Cuba - ha risposto ad alcune domande poste da Omero Ciai (giornalista di Repubblica), da Erick De Armas (autore di Elena è rimasta e… papà tambien - Epoché) e dal sottoscritto. Un folto pubblico ha assistito alla presentazione e ha sottolineato con calorosi applausi ogni intervento della blogger.

Il tuo blog è molto seguito all’estero, ma a Cuba non è consultabile. Tu non puoi vederlo quando lo scrivi. Come aggiorni il sito e come vivi questa condizione?

Per pubblicare il blog preparo il lavoro sul computer casalingo, salvo in dischetti e chiavette di memoria, mi reco in un internet point di un albergo con una carta prepagata, mi collego e spedisco il materiale ad amici che vivono all’estero e che si occupano di pubblicare i testi. Quando mi collego a Internet non scrivo niente, ma cerco e scarico informazioni su Cuba. Adesso è tutto più difficile perché in alcuni alberghi è scattato il divieto di vendere ai cubani carte prepagate per accedere a Internet. Non sappiamo se si tratta di una disposizione governativa o se è una misura presa dalle catene alberghiere.

A Cuba esiste un movimento per facilitare un cambiamento politico?

A Cuba esistono molte voci indipendenti che invocano il cambiamento, si chiede da più parti maggior libertà, in tutte le sue forme, dalla libertà di espressione a quella associativa, per finire con la libertà economica e di movimento. Ci sono molti giovani non politicizzati che vorrebbero vivere in un paese più libero e più moderno. Purtroppo non esistono veri e propri movimenti politici organizzati perché manca la libertà di associazione.

Perché non ti hanno permesso di venire a Torino?

Nessuno ha messo per scritto il motivo. Non lo fanno mai. Si limitano a scrivere sulla richiesta: per il momento non può viaggiare. In un sistema politico privo di libertà e diritti civili, l’autorità è sovrana e non è tenuta a motivare i provvedimenti. Penso che il divieto a viaggiare sia una diretta conseguenza delle cose che scrivo, ma potrebbero sconfessarmi in qualsiasi momento, adducendo motivi burocratici. Noi cubani siamo come i bambini piccoli che per uscire di casa hanno bisogno del permesso dei genitori.

Pensi di scrivere romanzi sulla realtà cubana?

In realtà sto scrivendo un romanzo generazionale e credo di finirlo entro l’anno. Racconto la Cuba quotidiana della mia generazione, quella dei ragazzi poco più che trentenni che hanno vissuto con le bambole russe, le scuole al campo e la tessera del razionamento alimentare. Il romanzo è lontano dalle vecchie ideologie e cerca di comunicare bisogni e incertezze dei giovani cubani che vivono sognando la fuga.

La tua scrittura cita grandi autori del passato come Lezama Lima, Virgilio Piñera, Heberto Padilla e persino Cabrera Infante…

Sì, sono filologa e amo la buona scrittura. Penso che il castigliano sia una lingua che si possa utilizzare bene per creare certe atmosfere letterarie. Molti scrittori cubani che ho letto e studiato anno parte del mio bagaglio culturale. Non posso dimenticare i miei studi e il fatto di scrivere bene è un vizio professionale. Virgilio Piñera con il suo inconfondibile stile surreale è uno dei miei autori di riferimento.

Ti consideri una dissidente?

Assolutamente no. Questa parola non ha niente a che vedere con quello che sto facendo. Il problema è che a Cuba non ci sono alternative. Se non sei del tutto favorevole alle misure governative ed esprimi critiche al sistema vieni etichettata come controrivoluzionaria. In realtà sono una ragazza come tante che un giorno ha deciso di intraprendere un esorcismo personale. Scrivo in un blog ciò che non posso dire nella vita di tutti i giorni e per questo ho definito il mio lavoro come un esercizio di codardia. Siamo sempre più numerosi a usare la blogosfera per esprimere opinioni. Non ho nessuna intenzione di darmi alla politica e di fondare un partito. Non ne sarei capace. Piuttosto mi piacerebbe aprire un giornale libero.

Fino a quando continuerai a scrivere il blog?

Fino al giorno in cui sentirò di avere qualcosa da dire, raccontando i problemi della vita quotidiana, senza ideologie o retorica, senza menzogne. Per adesso questo modo di raccontare usando brevi flash e metafore mi appaga molto.

Termina qui l’incontro con Yoani, che forse avrebbe avuto molte altre cose da dire al pubblico presente che l’ha ascoltata con attenzione, ma l’interesse dei lettori potrà essere soddisfatto seguendo le future puntate di Generación Y sul sito web de La Stampa (www.lastampa.it).

Gordiano Lupi (www.infol.it/lupi)

Vivere a Cuba: il cambio che voglio

di Claudia Cadelo da Octavo Cerco
"Le cose cambieranno vedrai" mi dice un'amica. Non si riferisce alla libertà di stampa, nè d'espressione, nè d'opinione, nè di nulla relazionato ai diritti elementari; ma mi sta parlando della cipolla e della carne, di guadagnare un pò più di soldi e di aumentare il livello della vita. Per convincermi aggiunge che stanno dando il permesso per viaggiare a chiunque, io le spiego che non stanno dando il permesso a "todo el mundo" (chiunque), pochi giorni fà ho portato i documenti all'immigrazione provinciale per chiedere il così detto "vai piccolo: viaggia" per un amico.

Però lei ignora i miei argomenti... Se a te non interessa fare politica perchè vuoi un "cambio" di presidente? Se smettessimo di essere poveri e potessimo comprarci un'automobile e vivere bene? Che importa chi è al potere? A fatica le rispondo che non voglio un "cambio di presidente" ma voglio un "CAMBIO di governo" dal primo all'ultimo, ma non mi capisce.

Mi fa tenerezza quando pensa che un giorno si potrà comperare un'auto con Raul Castro o chiunque altro del partito comunista al potere.
Non ho molta voglia di discutere quando arrivo a questo punto: non so come spiegare a una persona che quello che loro giustamente vogliono evitare è una società civile economicamente indipendente, un paese prospero dove la gente abbia tempo per pensare invece di cercare da mangiare, un paese dove un pezzo di carne sulla tavola non sia l'obiettivo principale del progetto di vita di un popolo e che raggiungerlo non significhi chiudere la bocca per mantenerlo.

Come spiegarle che se un giorno tutti ottenessimo il permesso per viaggiare, se potessimo vivere del nostro salario, se potessimo comprarci un'auto, anche se domani mattina liberassero tutti i prigionieri politici, io continuerei a chiedere CAMBIO.
La fila e il sovraffollamento degli autobus, il salario da miseria, il permesso di viaggiare sono solo conseguenze... e voglio che cambino le conseguenze... però soprattutto voglio che cambi la CAUSA, perchè non ci siano più rischi, perchè domani quando andrò comodamente in autobus, o possa mangiare con il mio salario, o possa guidare un'auto, o possa uscire dal paese quando mi và; non debba chiudere la bocca e gli occhi, vivere con paura, leggere assurdità con pseudonimo di notizia, idolatrare un bugiardo con una lista di morti caricati sulle spalle.

Dissidenti a Cuba: un nuovo blog da un carcere cubano

Pablo Pacheco Avila è un dissidente di coscienza imprigionato durante la primavera nera del 2003, condannato a 20 anni di prigione, oggi è recluso nel carcere di Canaleta, Ciego de Ávila, e da lì detta i testi dei suoi post.

da Voz de tra las rejas

Curiosamente, nel mondo contemporaneo l'individuo condannato alla prigione per saldare il suo debito con la giustizia, dovrebbe teoricamente rieducarsi. Ma le notizie dentro e fuori da Cuba dimostrano che il carcere è il luogo più idoneo per specializzarsi in delinquere.

In questi sei anno di cattività, ho visto quasi tutto. E dico quasi perchè non posso essere assoluto. Il Governo dell'Havana spaccia le carceri di Cuba come scuole. Se il tema non fosse così serio, ci si ammazzerebbe dalle risate. E' difficile che qualche prigione non sia sovrappopolata. Da dove scriviamo possiamo dire che tre galere (edifici della prigione n.d.t) sono lunghe 16,68 metri e larghe 4,94, cioè meno di 83 metri quadrati.

Lì ci vivono 66 reclusi, in alcune occasioni anche di più. Alcuni devono dormire perterra, specialmente quando arriva qualche nuovo detenuto trasferito da un'altra prigione. Sono esattamente 1,2676 metri quadrati per persona.

Ci sono altre quattro galere, un pò più piccole, con lo stesso spazio durante tutto l'anno. Inoltre per le necessità fisiologiche di queste 66 persone, esistono solo 2 bagni turchi, e per lavarsi si dispone di un piccolo quadrato, di 2x1 metro con un continuo odore di orina e feci umane.

A tuttto questo sommiamo che i materassi sono vecchissimi e fatti di sacco. Che l'alimentazione è di pessima qualità, quasi tutti i giorni è composta da gambe e panza di vacca.

E' vero che nelle carceri cubane ci si può diplomare o imparare un lavoro, ma è fittizzio, al massimo un alunno conosce il maestro il giorno dell'esame, e quasi sempre passa gli esami fino al diploma, senza aver impararto nulla.

Altro grande problema è l'assistenza medica, per la mancanza di medicamenti, arriva a provocare autolesioni tra i detenuti.

Molto delicata è la dipendenza da farmaci psichiatrici di molti detenuti. Non mancano nemmeno gli alcolici, come entrino nella prigione è un mistero.

L'omosessualità recidiva è un'altro grande problema, è molto diffusa. E' molto triste vedere i giovani della nazione, avvolti in questo oscuro mondo, vero sepolcro di uomini liberi.

La cosa peggiore nelle carceri è che i detenuti vengo picchiati in gruppo dai militari che li sorvegliano se sono indisciplinati. Così si accumula odio e rancore, violenza genera violenza.

[...]

Sarebbe speciale per qualunque paese se le sue prigioni si convertissero in scuole. Fino ad ora nel nostro paese continua ad essere un sogno stravagante e ridicolo.

Felix Navarro Rodriguez e Pablo Pacheco Avila, Prigionieri di coscienza.
Carcere penale di Canaleta, Ciego de Avila, Cuba.

15 maggio 2009

Riflessioni su Cuba: nessuna patria per i vecchi

da Papas x Malangas

"Questa rivoluzione è fortunatamente una rivoluzione di uomini giovani. E faccciamo voto perchè sia sempre una rivoluzione di uomini giovani; facciamo voto perchè tutti noi rivoluzionari, nella misura in cui iniziamo biologicamente ad invecchiare, saremo capaci di comprendere che stiamo, purtroppo, invecchiando; facciamo voto perchè mai questo metodo di monarchia assoluta si instauri nel nostro paese e che si dimostri con i fatti questa verità marxista, che non sono gli uomini ma il popolo a scrivere la storia.


[...]

Chi si crede indispensabile per il suo popolo pensa con la stessa mentalità di coloro che credono che uccidendo i dirigenti della Rivoluzione si uccide la Rivoluzione. Il giorno in cui chiunque di noi si crederà indispensabile, starà pensando come i terroristi; non saremo più marxisti-leninisti.

Le monarchie assolute, oltre ai suoi immensi svantaggi, avevano almeno il vantaggio di lasciare un erede al potere. Accettare questo metodo e il sistema delle monarchie assolute nel socialismo è il peggiore degli assurdi, perchè poi inizia la lotta degli aspiranti monarchi-assoluti. A che serve un partito dove tutto gira intorno ad un uomo?

[...]

E tornando , per ultimare questa parte, all'idea che stavo esprimendo, al voto che ho fatto perchè tutti noi uomini di questa rivolzione, quando per una legge biologica iniziamo ad essere incapaci di dirigere questo paese, sapremo lasciare questo posto ad altri uomini capaci di farlo meglio. Sarebbe meglio un Consiglio degli Anziani dove si ascoltano gli anziani per le loro esperienze acquisite, li si ascolti, però in nessun modo si può permettere che portini avanti i loro capricci quando la chocheria (Chocheria e un aggettivo/verbo un pò irrispettoso per riferirsi alle persone molto anziane quando parlano senza sapere quello che dicono o quando parlano a vuoto. Potrebbe essere sinonimo di DIVAGARE. n.d.t.) si sia impossessata di loro."

Fidel Castro Ruz
13 Marzo 1966


12 maggio 2009

Internet e Cuba: "opzione zero" per l'accesso a internet dall'isola

da Generacion Asere

Ora che sull'isola si è decretata l' "opzione zero" di accesso a Internet per i cubani e soprattutto, ora che hanno chiuso centinaia di account di posta elettronica (email) di Aziende di Stato, è evidente quanta paura ha il Governo della Blogoestroika.

Blogoestroika è un termine usato per descrivere la lotta di migliaia di persone, nella rete, con lo stesso obiettivo di democratizzare il loro diritto di espressione, in opposizione al controllo delle informazioni esercitato da regimi dittatoriali in tutto il mondo.
Nel contesto cubano, la blogoestroika pretende l'accesso a internet, negato sistematicamente dal governo totalitario, ai suoi cittadini.

Il tempo della cortina di ferro è passato. Oggi è sempre più difficile mantenere isolato qualsiasi paese nel mondo e il governo che intende abbassare il sipario, l'unica cosa che può trovare è un panno pieno di buchi in cui le persone interagiscono e comunicano le loro idee. "Dal monologo al dialogo, dall'azione all'interazione".

In questa era digitale le persone -da dentro e da fuori (dell'isola)- finiscono sempre col sapere ciò che è accaduto, perché l'informazione è come l'acqua che scorre fino a trovare un'uscita, le notizie si propagano immediatamente, oltrepassano le serrature e si adattano a qualsiasi scenario .
- Per caso il governo vorrebbe sequestrare le telecamere ai turisti?
- Alla fine proibiranno l'uso di telefoni cellulari per i cittadini cubani?
- Comunque sia vogliono limitare i voli a L'Avana da Miami, a solo poche settimane dalla loro restabilizzazione del Presidente Obama?
Risvegliatevi dinosauri, che il tempo del messaggio nella bottiglia è finito!

10 maggio 2009

La politica di Cuba: per gli USA Cuba meglio del Brasile?

Intelligente analisi sul perchè l'attenzione degli Stati Uniti, e non solo del governo, ma soprattutto delle "teste pensanti" di Washington, è sempre più rivolta verso Cuba, forse più per un significato simbolico che effettivamente politico o economico.

di Moises Naim da L'Espresso
traduzione di Elisabetta Horvat

Meglio Cuba del Brasile?

Il Paese di Lula suscita negli Stati Uniti meno interesse della disastrata isola dei Caraibi.

Non molto tempo fa uno dei più prestigiosi think tank di Washington, la Brookings Institution, ha convocato una riunione sui cambiamenti in atto a Cuba. L'affluenza è stata tale che la sessione ha dovuto essere trasferita in una sala più capiente: tra ricercatori di altri think tank, docenti universitari, militari, giornalisti, parlamentari, funzionari del Dipartimento di Stato e del Tesoro, ambasciatori, la folla era enorme. Pochi giorni dopo lo stesso Istituto ha organizzato un'altra riunione, che al contrario ha destato scarsissimo interesse: i presenti non erano più di una ventina. Su quale tema? Il Brasile.

La conduttrice di uno dei principali telegiornali della sera ha annunciato recentemente un servizio con queste parole: "E ora, per le ultime su Cuba ci trasferiamo a Trinidad". Ma guarda caso, le notizie non riguardavano affatto Cuba, dove non era accaduto nulla di particolare, bensì il 5 Vertice delle Americhe, svoltosi a Trinidad alla presenza di 34 capi di Stato, riuniti per discutere su come mitigare l'impatto della crisi economica sulla regione. L'attenzione era tutta centrata su Barack Obama, Hugo Chávez e. Cuba, unico Paese della regione a essere escluso da questi incontri al vertice, che prevedono solo la partecipazione dei paesi democratici dell'area. Nei loro discorsi, vari presidenti hanno denunciato la lunga serie degli interventi di Washington e gli abusi commessi dagli Stati Uniti in America Latina e nei Caraibi, chiedendo la fine dell'embargo decretato dagli Usa contro Cuba. E postulando inoltre l'ammissione dell'Avana all'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), e la sua partecipazione ai Vertici delle Americhe, allo stesso titolo degli altri paesi latinoamericani.

Ma il presidente degli Usa ha giocato d'anticipo, e ha annunciato dieci giorni prima di aver disposto l'eliminazione di una serie di restrizioni, consentendo ai cubani residenti negli Stati Uniti di recarsi in visita a Cuba o di inviare denaro ai propri familiari. Peraltro, già nel corso della sua campagna elettorale Obama aveva promesso di muoversi in direzione dell'eliminazione dell'embargo, e di ristabilire con Cuba relazioni normali - a condizione che anche l'Avana compisse passi concreti per allentare la ferrea repressione tuttora in atto contro gli oppositori.


Anche stavolta, nelle notizie come nei commenti sul Vertice di Trinidad non si è parlato del Brasile. Eppure questo Paese ha un'estensione 80 volte maggiore di Cuba, una piccola isola i cui abitanti sono poco più di un ventesimo di quelli del Brasile, che ne ha ben 200 milioni. L'economia brasiliana, una delle più importanti e dinamiche del mondo, è 31 volte quella cubana. Nel campo del commercio internazionale i dati dello scorso anno indicano 15 miliardi di dollari per Cuba contro 376 miliardi per il Brasile. Infine, quest'ultimo Paese ha un esercito di quasi 400 mila effettivi, contro i 46 mila cubani.

Ovviamente, la spiegazione sta nel fatto che Cuba ha un significato simbolico molto maggiore del Brasile. Fu quella piccola isola, patria della favolosa musica dei Caraibi, ad affrontare l''Impero yankee'. E può vantare leader carismatici come Fidel Castro e il Che Guevara, simbolo della lotta dell'umanesimo socialista contro il materialismo capitalista. In passato ha inviato le sue truppe in altri paesi latinoamericani e in Africa per contribuire alla lotta in favore dei più poveri (oltre che agli interessi del Cremlino - ma questa è un'altra storia). Infine, è il Paese che ha compiuto progressi leggendari nel campo dell'assistenza sanitaria e dell'istruzione estese alla maggioranza. Peccato che molti cubani non hanno esitato a rischiare la vita in mare pur di sfuggire alle privazioni materiali e all'asfissia politica. E che vi si pratichi una sorta di apartheid, vietando alla popolazione di accedere a determinati luoghi riservati agli stranieri, o ai cubani privilegiati.

Frattanto in Brasile è al governo un presidente di sinistra, con un passato di leader sindacale, eletto democraticamente per due mandati, che gode di un livello di popolarità tra i più alti del mondo. Un Paese che ha compiuto i maggiori progressi per ridurre le disuguaglianze. E ha inoltre migliorato la qualità della vita, aprendo a milioni di poveri l'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria. È uno dei modelli da emulare per i successi conseguiti nella lotta contro l'Aids e l'analfabetismo. Ma evidentemente suscita meno interesse della disastrata isola dei Caraibi.

09 maggio 2009

Riflessioni su Cuba: Minà vs Yoani

Nel leggere il seguente articolo del "venerabile" Gianni Minà, sono colpito da varie riflessioni:
1. Poverino si sta estinguendo insieme al resto della sua specie, diamogli un pò di rispetto.
2. Ma il tipo in tutti i viaggi e le interviste e gli elogi al regime Castrista, è mai entrato in una tienda? Ha mai vissuto con il salario medio di un professionista cubano? Ha mai passato una "settimanella" in un carcere senza aver commesso alcun reato?
3. La sua testimonanianza, se mai fosse necessario, rafforza ancor di più il messaggio universale di libertà che una, cento, mille Yoani stanno diffondendo al mondo, virtuale, ma ancor di più sempre più reale, anche sull'isola.

Di seguito l'articolo, con alcuni miei commenti:


Le dimenticanze della bloggera di moda, Yoani Sanchez
Scritto da Gianni Minà dal blog giannimina.it

Non tanto per l’informazione a Cuba, ma per la disinformazione che regna in Italia, mi ha colpito il candore di un lettore del mio sito che giudica il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, scevro da ideologie o interessi poltici.

Il messaggio di Yoani è tutto fuorchè scevro e apolitico. Anzi è politicissimo.

Basterebbe, infatti, la propaganda che le viene fatta nel nostro paese per capire la portata dell’operazione che è stata messa su.

C’è un intero continente con tutti i nuovi presidenti finalmente presentabili dell’America latina che non solo chiede agli Stati uniti la cancellazione dell’embargo, ma si sta battendo anche per il rientro di Cuba in tutti gli organismi dai quali l’isola era stata prepotentemente esclusa per volere proprio degli Stati uniti.

Questi presidenti, da Lula a Chavez, a Evo Morales, a Correa, ma anche dall’argentina Kirchner alla cilena Bachelet, o all’ex vescovo Lugo, sanno perfettamente che Cuba ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport, che questi premiers ancora sognano per i loro paesi, pur essendo più ricchi e non feriti da un blocco economico insensato e ingiusto.

Già, l'avevamo dimenticato. Ma nessun vuole gettare e rinnegare le "conquiste della rivoluzione". Proprio per questo, potenzialmente Cuba ha una realtà e delle prospettive future che non si possono paragonare ai citati paesi del Sudamerica.

I ragazzi cubani che Yoani Sanchez sostiene vivono solo privazioni sanno perfettamente, infatti, che queste conquiste sociali rendono Cuba, pur con tutti i suoi errori, diversa, più libera, dai paesi che invece, negli anni, sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato, come quelli delle villas miserias delle grandi città o come i trenta milioni di bambini randagi del continente.

Il buon Minà dovrebbe proprio entare in una tienda dell'Havana, e in una di Guantanamo... (a parte l'enorme differenza nei rifornimenti alimentari tra Oriente e Occidente), è comunque offensivo dover spendere un salario mensile per comprare del sapone, del burro e alcune mutande, per le scarpe i soldi non bastano.

Yoani Sanchez, nei suoi articoli, fa finta di non saperlo.

Ma è proprio lei che l'ha divulgato al mondo, anche in quei "bei salotti intellettuali romani" che il nostro bravo giornalista frequenta con passione!!!

Forse è per ribattere questo tipo di dimenticanze che ho attraversato recentemente l’isola, da l’Avana a Guantanamo, con una mia troupe per realizzare un documentario non banale sulla Revolucion nell’era di Obama, ed ho scoperto che non solo la Sanchez è pressocchè sconosciuta, ma perfino i tanti ragazzi latinoamericani e non che studiano a Cuba (perchè nei loro paesi non potrebbero farlo) alla Scuola di medicina latinoamericana o alla Scuola d’arte di Bayamo, come alla Scuola di cinema, o nella stessa Università di Stato, non capiscono che cosa vorrebbe dimostrare questa bolggera di cui io spiegavo l’esistenza e la risonanza in Italia.

Per anni io ho sentito parlare, per esempio, da parte dei radicali italiani e di quella parte di “eredi” del nostro PC ora pentiti, di “dissidenti” come per esempio l’associazione delle “Donne in bianco”. Bene, recentemente si è saputo che la leader di questo gruppo di opposizione alla Rivoluzione, Martha Beatriz Roque, prendeva una ricca prebenda mensile da Santiago Alvarez, un terrorista al servizio della parte più retriva degli anticastristi di Miami, recentemente arrestato e condannato a quasi quattro anni (poi ridotti a due anni e mezzo) perchè scoperto con una macchina piena di esplosivo che, a suo dire, doveva servire per alcuni attentati nell’isola.

Poichè Santiago Alvarez era in carcere, nei mesi in cui era ancora presidente Bush Jr, i soldi si è offerto di anticiparli il capo dell’ufficio di interessi del governo degli Stati uniti a l’Avana, Michael Parmly.

I soldi hanno lo stesso colore quando le necessità diventano insostenibili.

Non mi sono sorpreso perchè ogni anno della sua presidenza Bush ha stanziato milioni di dollari per “un cambio rapido e drastico a Cuba” (140 milioni nel 2007, 45, data la crisi economica, nel 2008).

Molti di questi soldi venivano rubati dalle presunte organizzazioni per la democrazia a Cuba (come ha scoperto Barack Obama ordinando un’indagine), ma evidentemente buona parte è servita per “ungere” chi poteva creare malessere nella società cubana, certo non perfetta e ancora non libera da contraddizioni.

Denunciare le continue violazioni ai dirittti umani, la necessità di potersi nutrire civilmente, la libertà di esprimersi (nella blogosfera o per strada) significa "creare malessere nella società"?

Non siamo più nell’epoca in cui veniva messa in piedi contro la Rivoluzione, come nel 2003, una vera e propria “strategia della tensione” con dirottamenti di aerei e sequestri del ferry boat di Regla, ma c’è ancora uno sforzo palese per controbbatere il vento di simpatia, nei riguardi di Cuba, che attualmente spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati uniti.

Quello stesso 2003 della primavera nera. Ancora oggi molti dei 75 dissidenti continuano a vivere in condizioni disumane nelle carceri cubane in carcere per le loro idee, non per atti terroristici.

Dispiace che tutto questo non lo abbia considerato anche l’Unità che, avendo fra i collaboratori un grande conoscitore delle nazioni a Sud del Texas come Maurizio Chierici, questa realtà la avrebbe potuta approfondire facilmente anche se, erroneamente, il giornale cita spesso Freedom House, un’agenzia sovvenzionata dai governi di Washington, come riferimento indiscutibile per dare le pagelle sulla libertà di stampa. E lo fa perfino con paesi, in questo settore più che carenti, come il Messico e la Colombia.

Perchè se a Cuba c’è la bloggera, in Messico o in Colombia, nazioni allineate sulle vecchie poltiche degli Stati uniti e dei farisei europei, l’eliminazione dei giornalisti non graditi ai regimi di Uribe e di Calderon che li governano, è uno sport ancora molto praticato e che, ogni anno, fa registrare una trentina di cronisti ammazzati (record mondiale).

Ma cosa si sta chiedendo, la stessa punizione per tutte le "voci contro" dell'isola? Ma quest'uomo è impazzito, fuori controllo, ma, per fortuna sempre più solo.

A loro mai nessuno, però, ha chiesto di tenere una rubrica su Internazionale.

A te, carò Minà, purtroppo qualcuno ancora te chiede...

05 maggio 2009

Riflessioni su Cuba: il sabotaggio di Kennedy all'invasione della Baia dei Porci

L'invasione della Baia dei porci fù sabotata intenzionalmente dall'amministrazione Kennedy. Uno sguardo ai dati.

da Conexion Cubana

GLI USA:

- Tardarono nel reclutare gli uomini perchè correva l'anno elettorale.

- Non volevano uomini con esperienza militare, solo 50 su quasi 3000 erano uomini con esperienza militare.

- Posticiparono l'invasione dal 10 Marzo al 17 Aprile, perchè il presidente Kennedy la voleva sospendere.

- Hanno cambiato il luogo dell'invasione da Trinidad (un luogo ideale) alla Baia dei porci (una palude dietro la barriera corallina).

- Insistettero perchè l'invasione avvenisse di notte, anche se mai prima (neanche durante la II° guerra mondiale) avevano effettuato una invasione notturna.

- Sospesero tutti i voli dei 22 aeroplani prestati agli esiliati cubani perchè non volevano che l'aiuto statunitense fosse visibile.

- Dissero che avrebbero mandato gli aerei se gli esiliati avessero costruito una pista d'atterraggio su territorio cubano, cosa che avvenne in 8 ore, gli aerei non arrivarono mai.

- Gli esiliati invasero con 6 navi cubane. C'erano 22 navi statunitensi all'orizzonte che osservavano lo spettacolo.

- [...]

- L'esercito cubano inviò in due ondate 15.000 miliziani per fronteggiare gli invasori. Nella prima ondata ci furono più del 50% di diserzioni, durante la seconda lo 0%, perchè oramai (anche i cubani) avevano capito che gli statunitensi non sarebbero mai arrivati.

- Mesi dopo (31 Gennaio 1962), durante la riunione degli Stati Americani a Punta dell'Est, Uruguay; Che Guevara ringraziò l'ambasciatore degli Stati Uniti per "l'aiuto statunitense" agli esiliati cubani.

Informazioni ottenute da tutti i libri scritti sull' invasione della Baia dei porci.

Frank Resillez

03 maggio 2009

La politica di Cuba: gli USA considerano Cuba uno stato terrorista

Nonostante le supposte attese "nuove relazioni" che gli Stati Uniti sembrano voler allacciare con Cuba, l'isola è stata inserita nella lista nera dei paesi che appoggiano i terroristi, insieme a Siria, Sudan e Iran. Inizia così la "novela" dei caraibi.
Da una parte gli USA tendono una mano allo storico nemico comunista: parlano di disgelo, concedono misure importanti come la fine delle restrizioni nei viaggi a Cuba e la concessione di rimesse in denaro più ampie, si dialoga su un possibile imminente incontro tra Obama e Raul a Guantanamo; dall'altra Cuba è considerato ancora un "paese canaglia"...
La novela è appenza iniziata...


da Corriere.it

WASHINGTON - Non è piaciuta al Líder máximo Fidel Castro la decisione degli Stati Uniti di lasciare Cuba nella «lista nera» dei Paesi che gli Stati Uniti considerano sostenitori del terrorismo internazionale. Nonostante la mano tesa ai fratelli Castro (soprattutto a Raul), l'amministrazione Obama ha infatti reso pubblico l'elenco in cui L'Avana si trova accanto a Siria, Iran e Sudan. In un commento pubblicato sul sito cubadebate.cu, Fidel Castro ha scritto che il presidente Obama dovrebbe «vergognarsi» di tenere Cuba nella lista nera dei Paesi considerati terroristi dopo i «50 anni terrorismo» orchestrati proprio da Washington contro l'isola comunista. Secondo il leader cubano, gli Stati Uniti «si sono talmente invischiati nei propri crimini e menzogne che anche Obama non ha potuto liberarsi da questo groviglio. Un uomo di cui nessuno nega il talento dovrebbe vergognarsi di questo culto della menzogna».

IL RAPPORTO - Nel commento pubblicato col titolo «Riflessioni del compagno Fidel: Cuba "Paese terrorista?"», Castro si riferisce al rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano sugli Stati che sostengono il terrorismo: pubblicato giovedì scorso, il dossier pone di nuovo Cuba ancora nella «lista nera» accanto a Iran, Siria e Sudan. Il Dipartimento di Stato riconosce i passi avanti fatti dal regime comunista anche in questo campo, come ad esempio quando si lamentò dei rapimenti di politici messi in atto dalle Farc colombiane, ma mantiene nel mirino le relazioni dell'Avana con l'Eta, le stesse Farc e con i membri di organizzazioni violente che agiscono sul suolo statunitense, come l'Esercito nero di liberazione. Anche se«da tempo sostiene attivamente» la lotta armata, si legge nel rapporto, «il governo cubano continua a fornire un rifugio sicuro ai diversi terroristi».

01 maggio 2009

Riflessioni di Rob: La Isla Grande compie 1 anno!

Oggi 1 Maggio, questo blog compie 1 anno. L'idea di un Bridge Blog con Cuba è nata dalla mia necessità di condividere informazioni, conoscenze, esperienze personali legate a Cuba. Ma soprattutto per la voglia di divulgare in italiano notizie, informazioni, curiosità dall'isola. Le mie aspettative erano modeste, ancora oggi non ho un traffico pazzesco, però ho dei fedeli seguitori, che hanno mostrato il loro interesse, la loro condivisione e i loro desideri, in sintonia con le mie stesse idee.

In un anno molto è cambiato a Cuba.
Oggi la situazione "politica" sull'isola è molto diversa, almeno potenzialmente, ma i problemi quotidiani dei cittadini sono ancora gli stessi. Poche misure veramente innovative e tese ad una nuova visione democratica, sono state concretamente adottate.
Molto è merito di quei bloggers cubani che, seppur in numero limitato, con coraggio encomiabile e costanza invidiabile, hanno contribuito alla divulgazione di una realtà sino a qualche anno fa ignorata dai più, e non solo al mondo ma anche dentro l'isola.
Oggi alcuni piccoli passi verso una "tolleranza" da parte del governo per la blogosfera cubana, sembrano accennare a una lenta "transizione" verso un possibile/indispensabile cambiamento.
Ancora oggi però, nonostante l'apertura degli USA di Obama, le relazioni con l'UE, e generalmente un'apertura verso la comunità economica e politica internazionale, NELLE PRIGIONI DI CUBA ANCORA RESTANO INCARCERATI DECINE DI DISSIDENTI POLITICI E DI COSCIENZA.
Solo quando questa grande vergogna e sopraffazione dei diritti umani (ai quali anche il governo dell'isola dice di condividere) cesserà, si potrà iniziare una vera discussione pluralista all'interno dell'isola.
Il mio obiettivo, come quello dei bloggers che con me lo condividono, continua ad essere, ancor di più, quello di stimolare, denunciare e promuovere una transizione PACIFICA verso una nuova società cubana, che possa essere d'esempio per un futuro cambiamento, soprattutto nel mondo occidentale capitalista (che in questi mesi sta mostrando tutta la sua debolezza e inadeguatezza) per un mondo finalmente più equo e umano, dove la tolleranza, la democrazia, la fine dell'egemonia delle "famiglie padrone", l'equità, il pluralismo, il rispetto per l'ambiente, la pace e la vera "multi cultura" siano la base per un "mondo nuovo", unica altenativa per la sopravvivenza del genere umano.
Grazie a tutti i miei amici e lettori per seguirmi e appoggiarmi.
Dopo questo lungo periodo di inattività del blog, riprenderò gradualmente a pubblicare quello che continuo a sentire nel cuore, VIVA CUBA LIBRE!