30 novembre 2008

La politica di Cuba: Raul partecipa alla beatificazione di frà Josè Olallo

La Cuba di Raul Castro tende la mano alla chiesa cattolica. Il presidente ha partecipato alla beatificazione, la prima mai effettuata a Cuba, di frà Josè Olallo (1820-1889), membro dell'ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio.

Castro era in prima fila nella piazza centrale di Camaguey, 530 km a sud-est dall'Avana, accanto al cardinale portoghese Jos Saraiva, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi che ha letto la formula di beatificazione. Frà Jose curò a Camaguey, per oltre 50 anni, molti feriti della guerra d'indipendenza dalla Spagna. La notizia della cerimonia era stata data con grande rilievo dalla stampa ufficiale: Gramma aveva dedicato una pagina intera all'avvenimento

26 novembre 2008

La politica di Cuba: Raul vuole riunirsi con Obama in un luogo neutrale

da El Nuevo Herald

Il presidente cubano Raul Castro sarebbe disposto ad incontrare Barack Obama in una località “neutra”, per iniziare a risolvere le prolungate differenze tra Washington e L’Havana, secondo quanto ha rivelato Sean Penn che ha recentemente intervistato il leader cubano.

“Potremmo incontrarci a Guantanamo”, ha affermato Raul Castro, pensando alla base navale statunitense, “dobbiamo incontrarci e iniziare a risolvere i nostri problemi, e alla fine dell’incontro potremmo darle (al presidente USA) un regalo… potrà tornare a casa con la bandiera americana che sventola sulla baia di Guantanamo.”

Castro dice che Cuba mantiene degli incontri sistematici con militari statunitensi nella base di Guantanamo, sin dal 1994, sempre con la presenza di un rappresentante del Dipartimento di Stato.

Sean Penn ha visitato l’Havana l’Ottobre scorso e ha sostenuto una conversazione di 7 ore con Raul Castro, questa è la prima intervista che il presidente concede dal giorno della sua designazione ufficiale di fronte al Consiglio di Stato, il passato 24 Febbraio.

Durante il dialogo, Raul ricorda che dalla sua ascesa al potere dopo l’infermità di Fidel, nel Luglio 2006, ha dichiarato varie volte di essere disposto a discutere le relazioni con gli Stati Uniti. […]

Alla domanda se sarebbe disposto a viaggiare a Washington per incontrare Obama, Castro risponde che “Devo pensarlo e discuterlo con i vertici del Governo. Personalmente, penso che non sarebbe giusto se io fossi il primo a visitarlo, molti presidenti latino-americani di solito lo fanno. Però sarebbe anche ingiusto aspettarsi che il presidente degli Stati Uniti venga a Cuba… Dobbiamo incontrarci un una località neutrale.”

“Le dirò anche qualcosa che non si è mai detto prima”, ha affermato Raul,”Questo è stato filtrato prima da qualcuno del Dipartimento di Stato, però rapidamente lo occultarono, a causa della preoccupazione per l’elettorato in Florida, credo che dirlo adesso qui susciterà nel Pentagono una reazione, diranno che è una mia indiscrezione.”

Inizialmente nel 1994 USA e Cuba iniziarono a discutere a causa della crisi dell’immigrazione illegale negli USA, poi nel 1995 i due governi si accordarono per incontrarsi mensilmente nella base di Guantanamo sui temi relazionati esclusivamente con Guantanamo.
“Da allora ci sono stati 157 incontri, tutti registrati, le riunioni erano fissate per il terzo venerdì di ogni mese, alternavamo il luogo degli incontri tra la base navale USA ed il territorio cubano.”

Alla domande sui diriti umani a Cuba, Raul ha detto che la stampa USA informa in modo “altamente esagerato e ipocrita”.
“Nessun paese al mondo è al 100% privo di abusi dei diritti umani.

Ecco l'articolo integrale dell'intervista di Sean Penn

23 novembre 2008

Dissidenti a Cuba: da dove vengono i soldi dell'opposizione?

di Reinaldo Escobar da Desde Cuba

Sembra quasi superfluo spiegare che qualunque attività politica genera costi, dalla imprescindibile esistenza di quadri professionali che si dedicano a tempo pieno al lavoro di partito, sino alla elaborazione e diffusione di documenti, passando per la realizzazione di viaggi, che significano trasporto, alimentazione e alloggio fuori dalla città dove si risiede; l’organizzazione di un seminario, un congresso o una conferenza stampa, o semplicemente connettersi a Internet. E’ possibile pensare di fare politica senza realizzare tutto questo?

Non esiste la benchè minima possibilità per una entità della emergente società civile cubana di poter fondare qualcosa che solo si avvicini ad una impresa lucrativa, che abbia come scopo coprire i costi del lavoro politico.
Non esiste “casa particular” che affitta abitazioni, né “paladar” o riparatore di biciclette, nemmeno un pagliaccio delle feste di compleanno (alcune delle attività “private” tollerate dal governo) che possa affrontare questi costi.

Nemmeno un solo dirigente dell’opposizione interna possiede del denaro proprio, fonte di un patrimonio di prima della rivoluzione, né possiede nulla da vendere o pensioni da sfruttare, la maggioranza di loro nemmeno riceve un salario, visto che sono disoccupati (il sistema repressivo del governo impedisce ai dissidenti di coscienza di ottenere un impiego, di nessun tipo).

Invece si dedicano alla politica professionalmente, si “trasportano” da soli, si “alloggiano”, fanno congressi, stampano documenti, ricevono e inviano e-mail.
Da dove vengono i soldi?

La risposta che il Governo cubano dà a questa domanda è che i soldi arrivano dagli Stati Uniti, dagli esiliati in Florida, da fondazioni indipendenti o dallo stesso governo nord-americano, che sembra finanzi con $ 80.000 all'anno queste attività.
Si sa che paesi dell’ Unione Europea e dell’America Latina apportano finanziamenti, però è chiaro che, secondo un’interpretazione ufficiale, questi soldi arrivano per la maggior parte dagli USA, attraverso un intenso e intrigato cammino.

Forse la domanda più interessante non è da dove vengono i soldi, ma quali sono le condizioni imposte per accettarli.

Josè Martì raccolse i soldi per la rivoluzione indipendentista tra coltivatori di tabacco, ma anche da filantropi nord-americani, messicani e cubani. […]

Molto, moltissimo fu l’aiuto ricevuto dopo la trionfante rivoluzione cubana dall’URSS e altri paesi socialisti, e non parlo solo di un corretto interscambio commerciale tra paesi poveri e paesi più sviluppati. Parlo di navi piene di armi, di propaganda universitaria, di trasferimenti di tecnologia, collaborazioni tra intelligenza politica, sino a viaggi nel cosmo, che non si sarebbero mai realizzati se Cuba non fosse stato il primo paese socialista dell’emisfero occidentale. […]

Nei primi anni della post-rivoluzione parallelamente alle sovvenzioni al nuovo governo cubano, iniziò il finanziamento ai contro-rivoluzionari. E’ documentato che tra il 1959 e il 1965 quasi la totalità delle attività d’opposizione erano direttamente sovvenzionate dalla CIA, il Pentagono e il Dipartimenti di Stato degli Stati Uniti. Gli stessi protagonisti lo hanno raccontato e tutti hanno giustificato questo finanziamento, molto condizionato dal fatto che il governo di Fidel era appoggiato dalle potenze comuniste.

Attualmente, gli oppositori cubani vengono arrestati quando si dimostra, o quando c’è la convinzione, che abbiano ricevuto denaro dagli USA. Questa è stata in tutti i casi, l' accusa più pesante per le spropositate condanne inflitte ai 75 condannati della primavera nera del 2003. Si arrivò ad accomunare nello stesso gruppo giornalisti che ricevevano un salario in moneta estera per gli articoli che scrivevano per giornali stranieri.
Questo ha portato, tra le altre conseguenze, a nuove divisioni nell’opposizione interna: quelli che non ricevono denaro e quelli che lo ricevono tramite l’ “Ufficio di Interessi Nord-americani”, quelli che lo ricevono dagli USA, oppure dalle istituzioni indipendenti europee o sud-americane.

Quello che quasi nessuno si domanda è da dove vengono i soldi per pubblicare tutti quei periodici nazionali e provinciali del Partito Comunista, dell’Unione dei Giovani Comunisti o del Centro dei Lavoratori di Cuba. Come sono state finanziate negli anni le varie tribune aperte, marce del popolo combattente, tutte le infrastrutture per la “battaglia delle idee”, le campagne per il rilascio dei “5 eroi” combattenti del Ministero degli Interni incarcerati negli USA, i viaggi all’estero, gli stranieri invitati a eventi politici, i cartelloni, le magliette con gli slogan, le bandiere. […]

Se il partito al potere ha a disposizione la casse aperte dell’erario pubblico per sopportare i suoi costi, e l’opposizione non solo non ha riconoscimento legale, ma non ha accesso ad alcun finanziamento, cosa si può fare? Lasciar fare al Governo senza opporre la minima resistenza, o limitare le azioni ad alzare la voce, senza neanche un megafono per amplificarla?

L’unica opzione dove sono arroccati gli oppositori che vivono sull’isola, per poter esercitare la loro tendenza politica, è quella di accettare finanziamenti da chiunque li offra, a patto che si conformi con l’essere un “gruppetto famigliare” senza alcun eco nella società. Questo fa parte della deliberata intenzione del governo di rendere più costosa qualunque alternativa di cambio politico nell’isola. […]

Più è difficile dissentire, meglio sarà per il governo. Se non sono sufficienti gli ostacoli materiali e legali, se non è sufficiente la paura e il carcere, vi sono gli scrupoli etici (i pregiudizi?) che impediscono alle persone oneste di ricevere del denaro che li rende automaticamente dei mercenari dell’imperialismo. […]

L’ideale sarebbe che i media di diffusione cubani non fossero il feudo di un partito, ma uno spazio pubblico per tutte le tendenze politiche; che il presupposto dello Stato fosse quello di sovvenzionare il lavoro della società civile e dei partiti debitamente registrati di fronte alla legge.

Se lo Stato, invece di distribuire in modo equo i fondi e le ricchezze che il popolo lavoratore produce, le monopolizza solo per un partito prediletto, perde il diritto morale di chiedere da dove vengono i soldi dell’opposizione.
Ancora meno può negare a qualcuno la possibilità di essere un donatore disinteressato. Lo Stato dovrebbe proteggere, i cittadini che abbiano una proposta politica, il diritto a difenderla e a metterla in competizione pubblicamente in condizione egualitarie e senza che per poterlo fare debbano vendere l’anima al diavolo.

22 novembre 2008

La politica di Cuba: la Russia come la Cina, si rafforzano i rapporti economici

L’industria russa produttrice di veicoli per trasporti pesanti Kamaz, studia la possibilità di costruire a Cuba una fabbrica per l’assemblaggio degli autoveicoli, con una produzione prevista di 500 unità all’anno.
Kamaz prevede la costituzione di una compagnia mista russo-cubana per la vendita di servizi di mantenimento e riparazioni generali, così come una fabbrica per l’assemblaggio dei veicoli.

Il fabbricante russo intende continuare lo sviluppo del settore automobilistico sull’isola e rafforzare la sua presenza nel paese.
Kamaz ha consegnato un totale di 203 veicoli quest’anno, in virtù di un credito concesso dalla Russia.

Il vice primo ministro russo Sechin durante una recente visita a Cuba ha stabilito con Raul Castro la costituzione di società miste nel trasporto e nella produzione industriale, navale e firmò accordi per la modernizzazione della flotta dell’aviazione civile cubana.

Anche nella ricerca di giacimenti petroliferi a Cuba, la Russia si accoda ai paesi già presenti nell’esplorazione del golfo del Messico. In questa zona, in accordo con Cuba lavorano già società dalla Spagna, Norvegia, India, Canada, Vietnam, Malesia, Venezuela e Brasile.

L’ambasciatore russo a Cuba Kamynin ha confermato che ci saranno collaborazioni anche per la costruzione di depositi di greggio, così come per la modernizzazione di gasdotti.

“Speriamo che Cuba sia un ponte per la Russia per potersi affermare in altri paesi dei Caraibi e del centro America. Mosca è disposta a collaborare con il Venezuela nella raffinazione del greggio a Cienfuegos”, ha detto il diplomatico russo.

Inoltre esistono piani di collaborazione tra la compagnia russa Norniquel e Cubaniquel per la creazione di una fabbrica di ferroniquel nella provincia di Holguin. Futuri progetti sono previsti anche nell’informatica, comunicazioni e trasporti, così come nell’industria farmaceutica.

La Russia è interessata nel creare un “nodo di transito” all’Havana per distribuire in altri paesi della regione i turisti che viaggiano con la compagnia russa Aeroflot.

Govedì prossimo il presidente russo Medvedev sarà in visita a Cuba, durante un giro in America Latina che includerà Perù, Brasile e Venezuela.

Tratto da:

Riflessioni su Cuba: se Fidel volesse potrebbe tornare a lavorare

Il dottore spagnolo che due anni fa volò da Madrid alla casa di Fidel all’Havana, chiamato dal “lider maximo”, afferma che l’ex Presidente potrebbe tornare a lavorare se solo lo desiderasse, ma probabilmente non vuole.

“Credo che non voglia” dice il dott. Josè Luis Garcia (nella foto) “ha lasciato il potere ad un secondo gruppo di ufficiali nei quali crede e dei quali è molto soddisfatto.”
Il dottore afferma che Fidel oggi è in una dimensione più riflessiva.
Conferma anche che Castro non ha il cancro e che ha sofferto di serie complicazioni dopo una operazione “benigna”.



Repressione a Cuba: ecco le celle delle prigioni cubane

La CAUSA, Organizzazione Studenti Uniti per una Cuba Libera, ha presentato il 20 Novembre, una ricostruzione a grandezza naturale di una delle celle di isolamento usate nelle prigioni cubane.

La inusuale esibizione è stata realizzata nella Scuola di Comunicazione dell’Università di Miami (UM), partendo da alcune fotografie scattate di nascosto nella prigione Kilo 5 1/2 di Pinar del Rio, che ha ospitato tra gli altri il medico Oscar Elias Biscet, uno dei più conosciuti dissidenti cubani incarcerato e condannato a 25 anni di prigione durante la “primavera nera” del 2003 a Cuba.





Video della esibizione


per saperne di più:

Vivere a Cuba: l'arrivo del frigorifero

di Claudia da Octavo Cerco
Cronaca di un giorno assurdo (incompleto, ma continuerà)

Giovedì, 9 di sera:
La mia presidentessa del CDR (Comitato Difesa Rivoluzionaria), che ho già detto essere una brava persona, mi grida che i frigoriferi arrivano domani.
A che ora? Non si sa.
Scendo per verificare quello che si dice, domani lavoro alla mattina e alla sera, sino alle dieci, non mi piace mancare.

Il proprietario della casa deve essere presente, se no c’è, un’altra persona lo può acquisire e diventare così debitore verso il proprietario.

Per il governo sono una casalinga, così non posso ufficialmente andare a lavorare, il “debitore” è mia mamma che non può venire perché deve aspettare il suo frigo, almeno il proprietario della casa ci deve essere.

Per quale misteriosa ragione una casalinga non dovrebbe essere presente per ricevere il suo frigorifero, visto che sono anni che non congela in estate?

I miei vicini mi hanno consigliato di andare a lavorare la mattina, perché i frigoriferi arrivano sempre tardi, decido così di sacrificare il lavoro della sera, chiamare il capo, etc…

Claudio ha la camera digitale rotta, chiamare Orlando per vedere se mi può prestare la sua, è complicato; Lia, non comunico.; Yoani mi offre la sua però Ciro non c’è per andare a prenderla. Mi addormento.

Venerdì, 7 e un quarto della mattina:
Sto uscendo per andare a lavorare, squilla il telefono, è la presidentessa del CDR, dice che è meglio se non vado a lavorare, perchè sembra che arriveranno alle 9.
Chiamare l’altro capo, Ciro preoccupato. Due colleghe del lavoro mi dicono che sono state tre giorni aspettando il frigorifero. Metto giù il telefono. Non ho intenzione di scaldarmi con tali informazioni.

9 e 45:
Niente di niente, tutti i vicini sembrano zombie che aspettano, nessuno è andto a lavorare, Aspettativa.
Claudio arriva, dice che si può usare la camera analogica, anche se ci vuole un po’ di tempo per sviluppare le foto. Comunque non riesco a trovare la maledetta camera, cercare di convincerlo che vada a prenderla, svegliare Lia per chiedere se viene con la sua, chiamare Yoani. Aspettare.

10:00:
La mamma di Lia non vuole svegliarla, nessuno vuole andare a casa di Yoani. La pigrizia è iniziata.
Sto cercando sulla rubrica del telefono per vedere se trovo un’anima caritatevole, che viva vicino e che mi presti una camera.

12:44:
Ambiente rilassato, Claudio non sembra scherzare, adesso dice che dobbiamo prepararci psicologicamente che può essere che se siamo fortunati porteranno il frigo alle 6 del pomeriggio e l’altro alle 12 della notte.

13:06
Lia continua a dormire.

20:00:
Vado al cinema.
Quando esco vedo dei camion, corro verso casa, in effetti, stanno trasportando dei frigoriferi, però non sono i miei.
Sembra che li porteranno domani.

Sabato, 8:45:
Si dice che porteranno i frigoriferi tra le 9 e le 9 e mezza.

9:53:
Gli autisti dei camion sono dei contadini, sembra che se ne siano andati a casa loro e per oggi non torneranno. Forse verranno lunedì.

16:15:
Sospese le prove dei PPR (Porno Para Ricardo) per ovvie ragioni, e di conseguenza sopsesa anche la festa per il compleanno di Gorki.
Non ho e-mail.
Non posso pubblicare post.
Lia continua a dormire (è incredibile).
Finisco questa cronaca qui, per continuarla quando finalmente arriverà il giorno nel quale mi porteranno il frigorifero.

La politica di Cuba: aborto a Cuba, diritto e responsabilità

Nell’estate del 2007, una voce correva tra la popolazione cubana, Proibiranno l’aborto?
Legalizzato nel 1965, il diritto all’aborto, gratutito e senza restrizioni, è considerato, a ragione, una conquista sociale, soprattutto considerando che in alcuni paesi una donna può essere condannata fino a 30 anni di carcere, per interruzione della gravidanza.

Dati pubblicati dal “Fondo delle Popolazioni delle Nazioni Unite" (FNUAP), stimano che ogni anno circa 68.000 donne muoiono a causa di una interruzione di gravidanza praticata in condizioni inaccettabili.

Come è possibile che Cuba rinunci ad una conquista così grande? Sembra che due fatti concreti abbiano dato origine alle voci popolari.
La popolazione cubana diminuì nel 2006, in termini assoluti, come conseguenza del basso tasso di fecondazione e di un accelerato processo di invecchiamento, il 16,2 % dei cubani hanno più di 60 anni.

Gruppi multi disciplinari nazionali (stampa e televisione), hanno dato un particolare risalto al tema della bassa fecondità, di cui poco si parlava anteriormente.
Parallelamente, da varie decadi, la promozione di una educazione della salute, raccomanda cautela nel momento di intraprendere un aborto. In altri parole, che non sia un metodo di controllo della natalità o di contraccezione, ma una soluzione d’emergenza.

Avere accesso all’aborto gratuitamente e a facile portata di mano, per molte donne significa non pensare al costo di un’aborto, soprattutto per la propria salute, e ne abusano nella pratica.

Nell’ultimo anno statistico a disposizione, il 2004, il Ministero della salute afferma che un totale di 67.277 gravidanze sono state interrotte nelle istituzioni ufficiali. Anche se la cifra è minore rispetto agli anni precedenti, è considerata molto alta.

Nel legalizzare l’aborto e renderlo disponibile facilmente a tutte le donne che lo desiderino, Cuba ha riconosciuto un diritto femminile, e ha posto fine ad una lunga lista di decessi inutili.
E’ comunque necessario porre attenzione al fatto che l’aborto deve essere considerato una pratica medica , e come tale, deve essere considerata una eccezione non una regola.

Disinformazione, comodità, abbandono e poca sistematicità nell’uso dei contraccettivi, sono le ragioni più frequenti che giustificano un aborto.
La questione è esercitare, con responsabilità, il diritto di scegliere.

19 novembre 2008

La politica di Cuba: la Cina sempre più presente a Cuba

Il presidente cinese Hu Jintao e Raul Castro hanno affermato che sarà incrementato il commercio e la cooperazione tra i due governi.
Hu è stato ricevuto da Raul al Palazzo della Rivoluzione, di fronte 300 giovani cinesi, in rappresentanza dei 1.197 studenti che studiano all’Havana.
Hu ha incontrato anche Fidel Castro
(nella foto) con il quale ha affermato la fraterna amicizia, e la leale alleanza in questi difficili momenti del panorama internazionale.

Prima della sua visita a Cuba una commissione di ambo i governi ha sottoscritto 10 accordi per l’acquisto di zucchero e nichel cubano, la collaborazione per la riabilitazione portuale e per il sistema sismologico, e inversioni nella bio-tecnologia.

Sotto lil governo di HU, che iniziò nel 2004, si è accelerato l’incremento del commercio, l’inversione e il credito sull’isola. Nel 2007 l’interscambio ha raggiunto i 2.600 milioni di $, con i quali la Cina diventa il secondo socio di Cuba, dopo il Venezuela.

Pechino ha concesso crediti all’Havana per acquistare mezzi di trasporto come autobus, camion, auto, treni e milioni di elettrodomestici in sostituzione dei vecchi articoli sovietici, all’interno di un programma di risparmio energetico.

Hu è arrivato a Cuba con 4,5 tons. di aiuti umanitari e 2.5 milioni di $. Niente rispetto alle possibilità cinesi e alle esigenze cubane (10.000 milioni di $) dopo la devastazione dei recenti uragani. Non solo ma questo “aiuto” sembra mirato per rafforzare “un continuo e costante impegno del popolo cubano nella costruzione del socialismo”.
Impegno del popolo cubano... per costruire che?...

CHE??!! Il governo cinese non solo non è un esempio di “socialismo”, ammesso che questo termine abbia ancora significato oggi. Al contrario è il peggior esempio di capitalismo-schiavismo del 3° millennio.

I Castro’s brothers, arroccati sull’ultima, fragile, decadente protuberanza comunista non possono far altro che accettare un patetico (cosmetico) “appoggio” cinese.
Senza fermarsi a riflettere sulla difficile compatibilità tra la cultura, la società cinese e quella cubana.
Senza pensare che l’obiettivo cinese (come quello russo), è quello di avvicinarsi ai confini statunitensi, la presenza nel golfo è sempre più importante, sia politicamente che economicamente.

Comunque il governo cubano ha scartato la possibilità di seguire il modello cinese -comunista con una apertura economica-, per affermare che l’isola cerca un suo proprio modello socialista di sviluppo.

per saperne di più:
En Nuevo Herald
Granma Internacional

18 novembre 2008

Vivere a Cuba, Yoani: senza gambe e con il trofeo

di Yoani Sanchez da Generacion Y traduzione di Gordiano Lupi
Giorni fa, quando sono venuta a sapere che Generación Y era finalista nei premi del sito internet bitácoras.com (http://bitacoras.com), ho scritto una lettera agli organizzatori dell’evento. Ho saputo oggi del premio dalla giuria e le poche righe scritte quel martedì risultano adeguate per celebrare il trionfo:

Arrivi o non arrivi, vinca o non vinca, mi sento come il corridore handicappato* che riesce a raggiungere la meta, anche se lo fa dopo che tutti hanno oltrepassato lo stendardo. Nel mio caso, la spiegazione non è quella di essere andata avanti, quanto di aver vinto i miei stessi demoni che mi hanno detto tante volte “Molla la corsa”, “Non vale la pena”, “Non puoi fare niente”.

Perché sì, amici, abbiamo oltrepassato la linea. Io coinvolgendo, voi dando animo e alcuni con i loro insulti a fare da incentivo. Peccato che lo stadio sia mezzo vuoto, perché mancano coloro che dentro Cuba non possono accedere al mio sito. A loro, affinché intraprendano le loro proprie maratone, dedico questo premio.

* Chiarisco che l’handicappato non sta gareggiando nei giochi paraolimpici, ma con altri che hanno tutte le loro membra disponibili.

La politica di Cuba: Fidel riappare in pubblico dopo 10 mesi

Lo scorso 12 Novembre la AGI, ha pubblicato una foto dell'ex presidente cubano, Fidel Castro. E' riapparso in pubblico domenica 20 ottobre, in occasione della inaugurazione della cattedrale russo-ortodossa all'Avana. Il "lider maximo" e' stato fotografato insieme al "numero 2' della Chiesa Ortodossa russa, Kiril Gundajaev e l'immagine e' stata diffusa dal sito ufficiale della Chiesa: nell'immagine Fidel appare molto provato e di nuovo in tuta da ginnastica.

Nell'occasione, Gundajaev era stato ricevuto anche dal presidente, Raul Castro, e l'incontro era stato molto pubblicizzato, ma non erano uscite foto di Fidel. L'immagine -che e' la piu' recente di Fidel dopo quella in cui apparve, a gennaio, insieme al presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula Da Silva- e' stata pubblicata martedi' da 'El nuevo Herald' di Miami.

L'immaghine non è stata diffusa a Cuba, nemmmeno da agenzie presenti stabilmente a Cuba come la Reuters e l' ANSA.

16 novembre 2008

Fuggire da Cuba: 29 cubani fermati in Mexico mentre cercavano di raggiungere la costa

da elNuevoHerald.com
29 cubani sono stati fermati il 14 Novembre dalla Marina del Mexico, mentre stavano navigando su di una fragile imbarcazione vicino le coste di Isla Mujeres, di fronte alla spiaggia di Cancun. I cubani, 24 uomini, 4 donne e 1 bambino, navigavano a bassa velocità con luci spente quando sono stati sorpresi all’alba, a 35 Km. dalla costa.

Le autorità hanno trasferito i cubani a Isla Mujeres per essere visitati da medici, che li hanno trovati in buono stato di salute, anche se alcuni presentavanoi primi segni di disidratazione.
I fuggitivi hanno affermato che avevano terminato il combustibile e stavano viaggiando con la corrente del mare.

Il passato Ottrobre, Mexico e Cuba hanno firmato un accordo secondo il quale per la prima volta il Governo cubano ha accettato di ricevere tutti gli emigranti illegali detenuti in territorio messicano, sia quelli fermati in mare che quelli entrati dal centro-america e che tentavano di entrare negli USA.

Secondo cifre ufficiali, lo scorso anno sono stati intercettati dalle autorità messicane 3.294 cubani e, nella prima metà del 2008, sono stati fermati 1.296 immigrati illegali da Cuba.

Fonti dei servizi segreti assicurano, più realisticamente, che lo scorso hanno attraversato il Golfo del Mexico circa 10.000 cubani con destinazione Stati Uniti.

La politica di Cuba: il presidente cinese Hu Jintao visiterà Cuba lunedì prossimo

di Renato Perez da Cuban Colada
Il presidente cinese Hu Jintao arriverà all‘Havana lunedì prossimo, “per promuovere lo stretto legame che esiste tra i due paesi“, come affermato dall‘agenzia di stampa Xinhua. La sua visita a Cuba sarà la seconda tappa di un giro che inizierà in Costarica e proseguirà in Perù e Grecia.

La precedente visita di Hu risale al 2004, prima che diventasse presidente. Nel 1960 Cuba fu la prima nazione dell’america latina a stabilire relazioni diplomatiche con la Cina, che si sono mantenute con attivi scambi commerciali sino ad oggi.
Negli ultimi 3 anni, la Cina è stata il secondo partner commerciale di Cuba (Venezuela è il primo), producendo un giro d’affari di 2.3 miliardi di $ nel 2007.

15 novembre 2008

Vivere a Cuba: un vento fresco si sta avvicinando

da Desde Cuba
L’elezione di Barack Obama come prossimo presidente degli Stati Uniti promuove nei cubani l’impressione ottimista che le profonde differenze tra i nostri paesi potranno appianarsi in forma civile. Mentre Obama non ha fatto promesse al rispetto nella sua campagna elettorale, non si sa nemmeno se simpatizzi per il socialismo né se conosce alcuna inclinazione con Cuba. L’ottimismo viene dal sapere che Obama è un uomo intelligente e vuole cambiare profondamente la politica della sua nazione.

Si sa che Obama non sarà il prossimo dittatore degli Stati Uniti perché dovrà governare rispettando la legge che vige in quel paese e confrontarsi con una opposizione dove prevale l’idea che la soluzione di “questo problema che si chiama Cuba”, passa necessariamente per la distruzione, a qualunque costo, del governo dell’isola. Si sa anche che tra le priorità della sua agenda il problema cubano non appare in prima pagina, perché molto prima c’è la crisi economica, la guerra in Iraq e Afghanistan, il conflitto tra israeliani e palestinesi, lo scudo anti-missili in Europa, lo sviluppo dell’energia nucleare in Iran e Corea del Nord, il problema dell’immigrazione illegale e una montagna di questioni interne.

Il problema di Cuba deve trovare una soluzione dai cittadini cubani, però mentre la nostra società civile continua ad essere così debole, mentre sono limitati i dibattiti di nuove idee, dipenderemo sempre, purtroppo, dall’influenza di fattori esterni.
Uno di questi fattori è stata la politica degli Stati Uniti verso Cuba durante gli ultimi 50 anni.
Sotto l’implacabile motto che “In una piazza assediata, la dissidenza è tradimento”, il governo cubano ha trovato in questa politica l’argomento per reprimere tutto quello che si allontana dalle linee del Partito Comunista.

Se questo “assedio” cessasse, o se qualcosa mostrasse che sta per finire, finirà la giustificazione e il Governo cubano finalmente non avrà altro modo che legittimare l’esistenza di una opposizione interna o di auto legittimarsi come una volgare dittatura. Se si affievolisce la tensione ci saranno più opportunità per depenalizzare la differenza politica, e a partire da lì, potremmo aspirare affinchè le soluzioni ai nostri problemi non siano “orientamenti arrivati dall’alto”, ma accordi presi in un parlamento dove con autentica libertà si possano polemizzare tutte le tendenze.

Eliminare le restrizioni economiche e commerciali, permettere la visita a Cuba dei cittadini statunitensi, liberalizzare le rimesse, restituire la base di Guantanamo, sarebbero alcuni punti a favore della parte cubana in un eventuale tavolo di trattative. Sarebbe assurdo aspirare che la parte nord-americana arrivasse a queste trattative senza avere pretese, come se accettassero una capitolazione incondizionata. Di fatto, riconoscere il Governo cubano come un possibile interlocutore sarebbe già, da questo punto di vista, la più grande concessione fatta in mezzo secolo e, da qualunque punto di vista, un passo di enorme trascendenza.

In situazioni disperate è tipico che il minimo segnale generi illusioni. Ci auguriamo che non si tratti di un miraggio: la finestra per tanto tempo serrata potrà aprirsi, un vento fresco si sta avvicinando.

Musica cubana: Paulito FG in visita a Miami, scatena proteste nella comunità cubana

Sulla stampa di Miami, ieri è apparsa una dichiarazione del cantante Paulito FG, in visita in questi giorni nella città della Florida:

“Credere in Fidel fino a un certo punto è stata una fortuna, noi siamo stati per tutta una vita gente che ha creduto nel Comandante e abbiamo vissuto tranquillamente, onoratamente, realizzando il nostro sogno artistico. La politica è per i politici. Il mio interesse è la musica… Se ho potuto fare la mia amusica è perché Fidel non mi ha ingannato e perché il sistema me lo ha permesso.”

Paulito ha la residenza italiana, vive tra Italia e Cuba. Vive in contrasto tra la sua difesa alla terribile situazione sull’isola, il suo sostegno a Fidel, e la sua vita privilegiata in Europa e a Cuba.

Fin qui niente di nuovo, fa una vita simile a quella di milioni di cubani nel mondo.
Il problema cha in questi giorni è a Miami, dove la comunità cubana è fortemente anti-castrista, ed ha mostrato un cinismo di cattivo gusto dichiarando pubblicamente il suo appoggio a Fidel.

Questo a Miami è stato percepito come qualcuno che si approfitta dell’ospitalità per insultare.

Paulito FG, non è il solo artista cubano ad appoggiare, direttamente o tacitamente il regime di Fidel, tra gli altri Los Van Van, Pablito Milanes, la Charanga Havanera.

L'artista è sbarcato all'aeroporto di Miami lo scorso 7 Novembre, con un volo proveniente dall'Italia. In questa occasione una troupe televisiva del Canale 41-AmericaTeVè era all'aeroporto per intervistarlo, però i suoi assistenti hanno impedito l'accesso al reporter Daniel Silva.
"E' stato impossibile intervistarlo, perchè l'impresario Artiles ed un gruppo di guardie del corpo mi hanno assalito e mi hanno impedito di raggiungerlo, con violenza", ha raccontato Silva. "Però è giusto dire che lui (Paulito FG) ha cercato di parlare e rispondere alle domande ed è riuscito a darmi il suo biglietto da visita personale".

Di seguito il video in due parti di GenTV, una TV di Miami sul tema di Paulito a Miami, ospite in studio il suo impresario Artiles.

Prima parte


Seconda parte


Video dell'incidente all'arrivo di Paulito FG all'aeroporto di Miami



Per saperne di più:
Refranes Cubano
El Camajan
Baracutey Cubano

14 novembre 2008

Repressione a Cuba: pena di morte Castro style

di Marc R. Masferrer da Uncommon Sense
Molti prigionieri politici cubani, inclusi tutti quelli arrestati durante la “primavera nera” del 2003, stanno scontando sentenze di una specifica durata, così hanno la speranza che forse un giorno saranno rilasciati.
Ma molti di questi prigionieri stanno, in realtà, scontando una pena di morte. Le esecuzioni nei gulag di Castro non sono effettuate con plotoni di esecuzione o iniezioni letali, ma con percosse, cibo spazzatura e più comunemente, dalla totale mancanza di cure mediche, sia per le necessità basilari, che per le malattie contratte dalla vita nelle prigioni cubani.


L’obiettivo della dittatura è la lenta, dolorosa e anonima morte di questi “nemici dello Stato”.

Un prigioniero politico è stato giustiziato in questo modo, il Dr. Josè Luìs Garcìa Paneque. Giornalista indipendente e bibliotecaio, Garcìa nel 2003 è stato condannato a 24 anni di prigione.

Nel 2005, a Garcìa è stata diagnosticata una sindrome di cattiva assunzione intestinale, una condizione causata dalla miserabile dieta del carcere che lo ha tenuto costantemente debole, continuando a fargli perdere peso.

Fino al 9 Novembre, secondo il giornalista indipendente Guillermo Farinas, quando i dottori hanno negato a Garcìa delle cure per curare una forte diarrea. Garcìa è convinto che gli ufficiali della prigione Las Mangas, nella provincia di Granma, non gli forniscano i medicamenti perché si rifiuta di collaborare con loro. Proseguendo così, la sua morte sarà inevitabile.

Il rifiuto di cure mediche è la via di Castro per condannare ad una morte lenta i suoi prigionieri.

13 novembre 2008

La politica di Cuba: e Obama che?

di Mike Miqueles da Emilio Ichikawa
Il sistema politico statunitense non può credersi veramente democratico. Gli Stati Uniti sono una invenzione massonica, sopra tutti di Paul Revere, John Paul Jones e Benjamin Franklin. Il sogno americano è stato tracciato da Illuminati New World Order per ingannare il popolo e assicurare il controllo del credito alla famiglia Rothschild.

Questo è il motivo per cui più della metà dei presidenti americani sono stati massoni (Washington, Madison, Adams, Jefferson, Monroe, Jackson, Van Buren, Tyler, Polk, Taylor, Pierce, Buchanan, Johnson, Garfield, McKinley, TR, Taft, Harding, FDR, Truman, LBJ, Ford, Reagan, Clinton ed entrambi i Bush).
Altri, come Nixon, Eisenhower e Carter erano sotto il controllo dei massoni, e quelli che massoni o no, oltrepassarono la linea furono terminati. Illuminati non solo eliminò Lincoln, Garfield, McKinley e Kennedy, ma anche Harding, FDR, Harrison e Taylor. Così avvelenarono anche Buchanan, che è sopravvissuto per miracolo.

Buchanan, Harrison e Taylor iniziarono a porre le prime pietre del cammino di Illuminati-Rothschild già dalla guerra civile (1860-1865). Il commando per liquidare i politici americani contrari al dominio della Casa Rotshchild è la “Skull & Bones” (nella foto, leggi quì per saperne di più), che sotto la guida di Caleb Cushing iniziò con l’avvelenare con arsenico Harrison (4 Aprile 1841) e Taylor (9 Luglio 1850) per essersi rifiutati di annettere il Texas e la California come stati schiavisti degli Stati Uniti.

Lincoln avrebbe ottenuto l’autorizzazione del Governo per stampare $ 450 milioni per finanziare così la guerra, invece di utilizzare i crediti della banca Rotshchild.
Skull & Bones si consolidò dopo aver eliminato McKinley e portato al potere Teddy Roosvelt, che ricevette il grado 33 della massoneria divenendo così il Re di Comus.

Lo stesso succederà con Johnson, Reagan, Bush padre e figlio e Clinton.
Non per niente le ultime tre famiglie hanno governato per quasi 30 anni gli USA.

Obama sembra avere la possibilità di governare per un solo mandato, anche se è appoggiato da fazioni del KKK, bè, cosa c’è di meglio di un presidente nero per alimentare il fuoco del razzismo?

Vivere a Cuba, Yoani: ti porti tutto?

di Yoani Sanchez da Generacion Y traduzione di Gordiano Lupi
Un secchio in una mano, il cuscino sotto un’ascella e il ventilatore appoggiato su un fianco. Entro dalla porta dell’ospedale oncologico e lo zaino che sporge sopra una spalla non fa intravedere il mio volto al custode. A lui poco importa, perché è abituato al fatto che i familiari dei pazienti si debbano portare tutto, così che la mia barocca composizione di pale (ventilatore), secchio e federe, non lo scompone. Lui non lo sa ancora, ma in una borsa che pende da qualche lato gli ho portato un panino con la frittata, perché mi consenta di restare oltre l’orario di visita.

Arrivo nella sala e Mónica sostiene la mano di sua madre, che ha il volto sempre più smunto. Ha un cancro all’esofago e ormai c’è poco da fare, pure se la signora ancora non lo sa. Non ho mai compreso perché i medici si rifiutano di informare una persona - direttamente - sul poco tempo che resta da vivere; però rispetto la decisione della famiglia, anche se non mi unisco alla menzogna che presto starà bene. La sala diffonde una luce tenue e nell’aria si intuisce il dolore. Comincio a spacchettare le cose che ho portato. Tiro fuori il sacchetto di disinfettante e l’aromatizzante che servono per pulire il bagno, il cui “aroma” pervade la stanza. Con il secchio potremo lavare la signora e scaricare la tazza, visto che la valvola dell’acqua non funziona. Per il grande lavaggio ho portato un paio di guanti gialli, perché temo i bacilli che si possono prendere in quell’ospedale.

Mónica mi esorta a continuare ad aprire pacchetti e così tiro fuori la cantina con la roba da mangiare e un purè speciale per l’ammalata. Il cuscino è venuto davvero bene e il gioco dei lenzuoli puliti riesce a coprire il materasso, sporcato da continue emanazioni. L’oggetto che viene accolto meglio è il ventilatore, che collego a due cavi malmessi che escono fuori dalla parete. Continuo a estrarre altre cose e arrivo alla cassettina con i medicinali. Ho trovato alcuni aghi adatti per il siero, perché quello che tiene al braccio è molto grosso e le provoca dolore. Ho comprato anche un po’ di garza e di cotone al mercato nero. La cosa più difficile - che mi è costata giorni di ricerche e incredibili scambi - è il filo da sutura per l’operazione che le faranno domani. Le ho portato anche una cassa di piccole siringhe usa e getta, perché mi sono meravigliata molto quando ho visto l’infermiera con una siringa di cristallo. Per farla distrarre ho lasciato una radio, mentre a una paziente vicina hanno portato un televisore. La mia amica e sua madre potranno vedere lo sceneggiato televisivo, mentre io cerco il medico e gli consegno un regalo inviato dal marito dell’ammalata. Quando viene l’ora di dormire, uno scarafaggio attraversa la parete vicina al letto e mi ricordo che ho portato anche uno spray contro gli insetti.

Nello zaino mi restano ancora alcune medicine e un regalino per la ragazza del laboratorio. Il denaro è in tasca, perché le ambulanze sono riservate ai casi molto critici e quando la manderanno - sfrattata - a casa dovremo prendere un Panataxi. Di fronte al nostro letto c’è una vecchietta che mangia la minestra annacquata servita dal personale dell’ospedale. Attorno al suo letto non c’è nessuna borsa portata dalla famiglia e non ha neppure un cuscino per appoggiare la testa. Posiziono il ventilatore in modo tale che anche lei riceva il fresco e le parlo dell’arrivo di un altro uragano. Senza che se ne accorga tocco il legno (per scaramanzia) del telaio della porta, non so bene se per scacciare la paura della malattia o lo spavento davanti alle condizioni dell’ospedale. Una donna passa gridando che vende panini al prosciutto per i visitatori e io mi rinchiudo nel bagno, che dopo la mia pulizia profuma di gelsomini.

La politica di Cuba: Lula chiede a Obama di togliere il "bloqueo" a Cuba

da La Repubblica
"Quindici giorni fa - dice il presidente brasiliano Lula - all'assemblea generale dell'Onu 185 nazioni su 192 hanno votato una risoluzione che chiede la fine dell'embargo americano a Cuba. Solo tre paesi hanno votato contro: gli Stati Uniti, Israele e le isole Palau; altri due, le isole Marshall e la Micronesia, si sono astenuti. Non è la prima volta che questo accade ma questa volta sono certo che il nuovo presidente americano ascolterà questo appello e farà un gesto importante. Obama ha la forza e l'autorità politica per cambiare le relazioni fra Cuba e gli Stati Uniti".

Tra i timori per le conseguenze della crisi finanziaria, il prossimo G20 di Washington, l'incontro di oggi in Vaticano con il Papa, il presidente Lula da Silva non dimentica - in questa intervista concessa ad alcuni giornali italiani nella sede dell'ambasciata brasiliana a Roma - di lanciare un messaggio a Barack Obama con il quale ha avuto martedì un colloquio telefonico: "Togliere un bloqueo che non ha più senso - dice Lula - è anche il primo passo per favorire l'avvio di una transizione sull'isola".

10 novembre 2008

Uragani: l'uragano Paloma è passato, lascia danni nella provincia di Camaguey

di
Notizia ricevuta via e-mail.

Camaguey, 9 Novembre. Buon giorno, sono le 08:44 am, quì è già passato tutto e non è stato drammatico, abbiamo passato la notte in bianco nel caso la cosa peggiorasse, invece no, solo un pò di vento, ma nemmeno molta pioggia.




Comunque ancora non abbiamo l'elettricità , verso mezzogiorno la attiveranno, non avendo avuto problemi elettrici. A Camaguey è stata colpita pesantemente solo Santa Cruz del Sur dove ci sono state onde alte 3 e 4 metri, il mare è penetrato nell'entroterra, sembra che siano state abbattute molte case sul litorale, ma non ci sono molte notizie perchè non abbiamo comunicazione. A presto Ciao.




Video del passaggio di Paloma

09 novembre 2008

La politica di Cuba: Obama e Cuba

di Rafael Rojas (storico cubano, in esilio in México) da El Pais
L’ex comandante in capo e primo segretario del PCC (Partito Comunista Cubano), Fidel Castro srisse che Barack Obama e John McCain erano la stessa cosa, solo che Obama non sarebbe stato eletto per il profondo razzismo che esiste in USA. Il segretario culturale del PCC Eliades Acosta Matos disse che Obama è come Colin Powell e Condoleezza Rice, un prodotto del neo-censervatorismo nord-americano, più pericoloso di qualunque repubblicano.

Entrambi si sono sbagliati.Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti con un programma molto diverso da quello del suo rivale: politica fiscale distribuita differentemente, aumento della copertura sanitaria sociale, promozione di fonti alternative di energia, ritiro delle truppe dall’Iraq, diplomazia multilaterale, legislazione morale avanzata. L’errore dei politici cubani, come di quelli di altri paesi sudamericani, è stato quello di non riconoscere al loro vicino, che oltre alla sua egemonia globale, è una democrazia che oggi ha un patto giuridico per raggiunge la convivenza tra le diverse culture.

Dove questo patto non è stato raggiunto è Cuba. Lì la percentuale di neri e mulatti è del 60% dei cubani che vivono sull’isola, negli USA gli afro-americano raggiungono a malapena il 15% della popolazione.
Il potere cubano non riflette la differenza razziale, religiosa, generica e sessuale dell’isola né l’esistenza di una opposizione e di un esilio che pacificamente difende un’altra idea di governo.

Obama vince le elezioni come un politico oppositore, giovane, meticcio e riformista, mentre a Cuba il regime è in mano di un gruppetto di bianchi anziani e conservatori. Il contrasto non potrebbe essere maggiore. [...]

Obama arriva alla presidenza senza un’agenda latino-americana. La dovranno concepire. In alcuni paesi della nuova area democratica “neo-socialista” l’insicurezza sociale, il narco traffico e la corruzione sono solo alcuni dei problemi che minacciano la loro stessa democrazia. Alcune politiche del governo Bush come il libero commercio, la lotta al narco traffico, la riforma migratoria, non devono essere scartate a priori, ma inserirsi in una strategia regionale più ampia.
Una buona diplomazia di Washington aiuterebbe molto a rafforzare la componente democratica delle nuove sinistre e contrasterebbe la tendenza autoritaria, che nella prima metà di questa decade, ha promosso Cuba e il Venezuela come argine agli eccessi di Bush.

Se le misure promesse da Obama, come l’eliminazione delle restrizioni di viaggio e delle rimesse imposte da Bush, saranno onorate, unite ad una strategia di eliminazione dell’embargo commerciale in cambio di passi concreti a favore della democrazia, come lo scarceramento immediato di tutti i prigionieri politici e la concessione di garanzie per una attività di opposizione, potrebbe essere un punto di partenza per una distensione nelle relazione tra i due paesi. […]

Quello che può fare la nuova amministrazione USA è concentrare la sua politica multilateralmente fino all’isola, con alleati europei e latino americani, pretendendo sempre che qualunque negoziazione con l’Havana includa misure tangibili a favore delle libertà sull’isola. L’autoritarismo del governo cubano non solo fa soffrire il popolo, ansioso di entrare nel XXI, ma crea una causa di conflitto in una regione fragilmente democratica. […]

Gli Stati Uniti di Obama possono aiutare, se lo vogliono, per far sì che la democrazia cubana non sia solo un desiderio per migliaia di oppositori sull’isola e milioni in esilio esclusi dalla vita politica del proprio paese, ma sia anche l’interesse della maggioranza democratica del mondo. Per questo Washington dovrà considerare la questione cubana come un problema domestico, relazionato con i voti del sud della Florida.

Cuba continua ad essere la più chiara alternativa autoritaria di sinistra attuale. Il Venezuela di Chavez ha un maggiore potere economico, ma non è riuscito a smantellare un pluralismo politico, né un’economia di mercato, nemmeno una sfera pubblica. Il problema cubano ha a che vedere, quindi, con il consolidamento e perfezionamento della democrazia in questo emisfero. Se, come sembra, il governo di Raul Castro vuole relazionarsi con tutte le democrazie del mondo, siano esse di destra o di sinistra, niente è più logico che queste democrazie spingano alla democratizzazione il loro interlocutore caraibico.

I protagonisti di questa transizione non saranno, come sappiamo, Washington, Bruxelles, Madrid o Brasilia: saranno i democratici cubani del XXI secolo, provengano dall’opposizione, dal governo o dall’esilio. Mentre un maggiore consenso internazionale genera un cambio pacifico del regime, sull’isola potranno avanzare più rapidamente i suoi fautori.
L’opportunità che si apre con il nuovo governo USA non deve essere ostacolata dalla tipica intransigenza di chi, da l’Havana a Miami, vedono minacciati i loro interessi e, come tante volte in passato, si preparano per demolire qualsiasi piattaforma di distensione.
Mezzo secolo è stato sufficiente per vivere il dramma di un paese diviso e paralizzato.

Dissidenti a Cuba: il decalogo del buon oppositore

di Patria da Hasta la Derrota Siempre
Quest’uomo è un grandissimo esempio. “Libertà per il dr. Oscar Elias Biscet e per tutti i cubani imprigionati per la loro coscienza, per le loro idee e per il diritto di essere autentici padroni di sè stessi.”

1. Amerai la tua patria sopra ogni cosa, anche quando la patria non ne abbia bisogno, non ti stimi e abbia poco da darti a tuo beneficio.

2. Non nominare il nome del popolo invano, tu sei un individuo e non puoi parlare a nome di un intero popolo. I tuoi interessi entrano in contraddizione diretta con quelli degli altri cubani. Le tue opinioni, con quelle di altri tuoi compatrioti.
Quando sarai capace di ammettere, permettere e tollerare questo, alla fine servirai a qualche cosa.

3. Sentire come il tuo, il sentiero (ed eventualmente il naufragio) del popolo di Cuba, anche se non condividi le decisioni del timoniere. Fallo almeno per la misericordia verso i galeotti.

4. Onora la storia del tuo paese e farai tua la grandezza e la miseria, perché quest’ultima ti definisce tanto quanta la prima.

5. Non uccidere l’illusione che altri compatrioti possano avere nei loro progetti, perché sino a quando non diverranno pratica tutti valgono allo stesso modo o nessuno vale nulla. La politica, piaccia o no, è empirica. Dai suoi frutti si conosce l’albero.

6. Non commettere atti che possano peggiorare la situazione dei cubani, o finirai condividendo il pensiero del “Che” con la formula “quanto peggiore, meglio è”?

7. Non rubare il nome di Cuba, non devi vivere sulle spalle della sua situazione né devi eleggerti a portavoce di quella opposizione che fa dei suoi piani un modo di guadagnarsi da vivere.

8. Non smentire né falsificare la situazione a Cuba, così che aumentando il dramma la tua denuncia sembri fuori questione. La situazione è già sufficientemente penosa e da denunciare. Il solo riflesso della realtà cubana basta e avanza.

9. Non avere oscuri pensieri di potere per un futuro post-rivoluzionario.

10. Non codificare il potere dei Castro, in quanto si suppone che tu non sia un arrivista né un semplice invidioso che denuncia lo status quo per sentirsi estraneo alla distribuzione del potere politico. Varrà di più per te essere un buon maestro per un popolo che non ha la più minima sensibilità democratica. Insegnalo e torna a casa con la tua famiglia, e con i tuoi cari.

Vivere a Cuba, Yoani: coltivazioni di breve periodo

di Yoani Sanchez da Generacion Y traduzione di Gordiano Lupi
Le soluzioni illusorie che una volta venivano chiamate “zafra dei dieci milioni”, “cordone dell’Avana” o “Piano alimentare” sono state modificate oggi in altre utopie come Rivoluzione Energetica, perfezionamento imprenditoriale, petrolio nelle acque del Golfo o esportazione di capitale umano. Tutte queste idee sono caratterizzate dallo stesso infantile delirio di voler curare con una sola medicina la salute agonizzante dell’economia cubana.

Ricordo parecchie fallite chimere, ma quella che ho vissuto con particolare intensità è stata l’idea di eliminare la fame nera coltivando banane micro jet. A quel tempo frequentavo il liceo in un campo chiamato Repubblica Popolare di Romania, anche se nel 1991 Ceausescu ed Elena erano già stati giustiziati. Lavoravo nei campi di banane circostanti, che servivano anche come motel per fare l’amore e come bagno più pulito di quello che avevamo nel nostro albergo. Nei solchi, migliaia di piccole pompe per annaffiare - da lì il nome micro jet - atomizzavano acqua tutto il tempo. Le piante producevano alcuni frutti enormi e insipidi, le cui bucce scoppiavano per la crescita sproporzionata della polpa. Nei nostri piatti, quel manicaretto annacquato non riusciva a placare la fame, così come non è riuscito a togliere il paese dalla crisi.

Dopo gli uragani, è comparso un nuovo miraggio sullo stile delle banane bagnate della mia adolescenza. Lo chiamano con l’eufemismo di “coltivazioni di breve periodo”. E propone di rendere prioritaria la semina di cipolline, porri e bietole rispetto alle altre coltivazioni che richiedono più tempo e cure. Con questa strategia si pretende di riempire in fretta i desolati scaffali dei mercati e tranquillizzare l’irritata popolazione cubana. Persino coloro che preferirebbero addentare una yucca al posto di una foglia di origano, dovranno adattarsi a questi frutti della immediatezza.

Temo che questa misura temporanea diventerà cronica e il capriccioso ananas - che richiede mesi tra la semina e il momento di consumarla - sarà sostituito da tre cicli di cavolo cinese. Scusatemi la diffidenza, ma l’ampio catalogo dei disastri economici e agricoli non mi permette di credere che questa volta i nostri governanti coglieranno nel segno.

Uragani: è arrivato l'uragano Paloma, tocca il suolo di Cuba a forza 1

da Adelante.cu

L’Havana, 9 Novembre. Ore 05:00.
L’uragano Paloma è entrato a Cuba tra le 7 e le 8 di sabato notte, debilitato a categoria 1.
A Santa Cruz del Sur si è riportata una calma per 45 minuti, preceduta da forti venti. In questo momento si sta spostando verso la provincia di Camaguey.

Nonostante questo, si raccomanda di continuare a monitorare l’evoluzione e la traiettoria di Paloma e seguire le indicazioni della Difesa Civile nelle province di Camaguey, Las Tunas, Granma e Holguin, fino a quando la tormenta lascerà l’isola.

I venti continueranno con un’intensità alta nelle zone in prossimità del centro dell’uragano e soffieranno con intensità di tormenta tropicale nelle zone di Camaguey e Las Tunas.
Anche la pioggia interesserà le stesse zone oltre ad Holguin.

Si manterranno forti mareggiate sulla costa sud di Camaguey, fino a Guantanamo, con inondazioni costiere nelle zone basse del litorale. Un ulteriore pericolo è costituito dal blocco della foce di Cauto a causa del vento, che unito alla pioggia e all’aumento del flusso del fiume può occasionalmente inondare le zone ai suoi bordi.

A mezzanotte Paloma è stato stimato a 21.1 gradi latitudine nord e 77.3 longitudine ovest, situato a 10 Km a nord di Guaimaro e a 60 Km a sud-est di Puerto Manatì a nord di Las Tunas. Si sta muovendo ad una velocità di 15 Km/ora.

Si pronostica che durante la mattinata continuerà muovendosi nella stessa zona, con la stessa velocità, fino a diminuire d’intensità, per uscire poi dall’isola in prossimità di Puerto Manatì.

Uragani: in arrivo l'uragano Paloma di forza 4, potrebbe raggiungere Cuba domenica

da El Universal

L'Havana, 8 Novembre 2008. Ore 20:00.
L’uragano Paloma ha accelerato il suo movimento e potrebbe arriva sull’isola prima del previsto con una categoria di 3 o 4, ha avvisato l’Istituto di Meteorologia di Cuba (INSMET).


Per il momento Paloma mantiene venti di 230 Km/ora, anche se si notano segni di indebolimento, manterrà una forza tra 3 e 5 sulla scala Saffir-Simpson.

Inizialmente l’arrivo di Paloma era previsto per la mezzanotte (ora cubana) di oggi.

Più di 9000 persone sono state evacuate dalla località di SantaCruz del Sur, da dove si prevede che l’uragano entrerà sull’isola.
Gli abitanti di questa località ancora ricordano la tragedia del 1932 quando una inondazione dell’oceano causò la morte di più di 3000 residenti.

La Insmet ha avvisato che uno dei “pericoli chiave” di Paloma potrebbe essere l’aumento delle acque del mare sino ad una altezza di 4,5 metri.
Le autorità della difesa civile delle province centro-orientali, dove vige lo stato di massima allerta ciclonica, assicurano di avere la capacità di evacuare nei rifugi ½ milione di persone.

Ci si aspetta che Paloma entri nella zona di Camaguey le prima ore di domenica mattina.

da Reuters

L’Havana, 8 Novembre 2008. Ore 12:19.
Il potente uragano Paloma si sta avvicinando alle coste di Cuba. Si è raffforzato sino a raggiungere la dimensione di “estremamente pericoloso” di categoria 4 (su un massimo di 5), con venti fino a 230 Km/ora.


Secondo il “National Hurrican Centre” (CNH) degli Stati Uniti, potrebbe generare un aumento del livello delle acque di 6, 7 metri.

Meteorologi americani sostengo che potrebbe abbassarsi di intensità a categoria 3 prima di toccare il suolo dell’isola.

Alle 16:00 ora locale (le 22:00 ora italiana), non c’erano segnali di un indebolimento dell’uragano che si trova a 120 Km a sud-est di Camaguey procedendo a 17 Km/ora.

da El Nuevo Diario.com

L’Havana, 7 Novembre 2008. Ore 10:27.
Oggi Cuba ha dichiarato lo stato d’allerta per le regioni centrali e orientali dell’isola, per la minaccia dell’uragano Paloma, che si trova ora al largo delle isole Caiman e secondo i pronostici attraverserà il territorio cubano domenica 9.


Le province centrali di Sancti Spiritus, Ciego de Avila e quelle orientali di Camaguey, Las Tunas, Holguin. Granma, Santiago de Cuba e Guantanamo devono adottare le misure di protezione, prestando la massima attenzione agli effetti delle inetns piogge nelle zone a rischio inondazione”, ha indicato la Difesa Civile.

08 novembre 2008

Vivere a Cuba: educazione scolastica, ogni maestro avrà 45 alunni per classe, contro i 20 di oggi

di Yoel Espinosa Medrano (Cubanacan Press) da Payo Libre
Santa Clara. I professori della scuola media di Santa Clara nei giorni passati hanno espresso un disaccordo sui nuovi orientamenti dettati dal Ministro dell’ Educazione Ena Elsa Velasquez Cobiello .

In particolare contestano la nuova risoluzione con la quale si specifica che ogni maestro dovrà accudire 45 alunni per ogni aula, visto la mancanza di educatori nella maggioranza delle scuole di questo grado.

“Sino ad oggi abbiamo difficoltà nell’impartire un insegnamento completo e adeguato a 20 studenti, seguire con più alunni obbligherà gli studenti ad apprendere di meno e a stressare di più i maestri, inoltre ci sarà un sovraffollamento, visto che le aule sono organizzate per 20 alunni.” così ha affermato un professore della scuola secondaria (media) “Gerardo Abreu Fontan”, che ha preferito restare anonimo.

“Io insegnando a 18 alunni, non riesco a dominare tutte le materie che dovrei, però riesco a mantenere una certa disciplina, se mi obbligano a lavorare con 45 studenti, mi licenzio anche se dovessero sanzionarmi”, dice una professoressa della stessa scuola “Gerardo Abreu Fontan”, che ha preferito restare anonima.

Il sistema di educazione cubano da diversi anni ha iniziato un programma di rimodernamento delle scuole, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’insegnamento. Adolescenti e persone non proprio preparate assunsero il ruolo di “maestro emergente”. In seguito a questa demotivazione, male preparazione, esigenze continue e salario basso, molti hanno abbandonato le aule.

La politica di Cuba: "Solidaridad Espanola con Cuba” ritiene che Josè Blanco non ha fatto un "buon viaggio" a Cuba

di Maria Angeles Altozano da Miscelaneas de Cuba
La ONG spagnola “Solidaridad Espanola con Cuba”, SEC, si lamenta del fatto che il vice segretario socialista spagnolo Josè Blanco, non approfitti dell’opportunità di solidarizzare personalmente con l’opposizione cubana e di non esigere dal regime cubano il rispetto dei diritti umani.

Lo scorso martedì Josè Blanco (nella foto) è giunto all’Havana su invito degli impresari spagnoli che rappresentano le compagnie iberiche nei rapporti commerciali con Cuba, ma anche per dialogare con dirigenti cubani e forse incontrare Raul Castro. Blanco non ha in programma un incontro con organizzazioni che si oppongono alla dittatura dei fratelli Castro perché, spiegò, “il suo obiettivo principale a Cuba, è rispondere all’invito che gli ha fatto la Associazione degli Impresari.

La SEC interpreta questo gesto del rappresentante del governo spagnolo come una mancanza di “solidarietà con le persone coraggiose che appoggiano la democrazia a Cuba e con più di 300 prigionieri di coscienza che esistono sull’isola," affermò Ricardo Carreras Lario, presidente della SEC. “Noi diciamo a tutti quelli che vanno a Cuba: se andate a Cuba fate un buon viaggio, solidarizzate con i democratici e le loro famiglie, per questo pensiamo che Josè Blanco non ha fatto un buon viaggio a Cuba.

Così come, la ONG spagnola considera che il governo iberico debba esigere dalla dittatura richieste concrete e conprovate in materia di democrazia e diritti umani. “La normalizzazione completa delle relazioni deve prodursi quando sull’isola si inizerà una transizione pacifica verso la democrazia”, assicurò Carreras Lario.

Solidaridad Espanola con Cuba è una ONG indipendente, senza scopo di lucro, fondata nell’Aprile del 2006 da un gruppo di giovani spagnoli, desiderosi di esprimere la loro solidarietà con il popolo cubano, specialmente con i famigliari dei prigionieri di coscienza e degli attivisti a favore della democrazia e dei diritti umani nel loro paese.

07 novembre 2008

Vivere a Cuba: l'affronto del governo

di Claudia da Octavo Cerco
Il governo lancia di nuovo una campagna per far sì che il popolo si faccia giustizia da solo e che assuma una condotta predeterminata per terminare con quello che a loro sembra incorretto.
Una volta in più alimentare l’odio tra di noi, perché così ci mangiamo come cannibali mentre loro si lavano le mani da tutta la responsabilità. Non si tratta più del mercato nero, l’illegalità e la delinquenza, che a Cuba hanno raggiunto livelli astronomici, se non finirla con tutto questo. Chi deve finirla con tutto questo? Noi.
Una campagna delle più assurde in un paese dove nessuno vive del suo salario statale, dico statale perché sia chiaro che molta gente lavora duramente e vive, del suo lavoro illegale.


Però dietro una campagna c’è quello di sempre, la vecchia tattica di metterci uno contro l’altro, di mettere una vicina di casa sotto l’enorme responsabilità di decidere chi è politicamente corretto, chi vive del suo salario, chi è integrato nella società e, più in là ancora, decidere tutto questo per lei significa domandarsi quali potrebbero essere in futuro le misure che si debbano applicare a lei stessa nel caso in cui non compia la sua missione.

Di vivere nel dolore di sapere che un giorno qualsiasi la presidentessa del CDR (Comitato di Difesa Rivoluzionaria), che mi è simpatica, busserà alla mia porta leggendomi la carta o che il consiglio dei vicini, con i quali mi trovo bene, debba essere obbligato a chiedermi i dati di Ciro Diaz, del perché vive a casa mia.
L’infermità dell’odiare la “vigilanza”, la paranoia di vedere qualcuno della “Sicurezza di Stato” in ogni angolo e per la sicurezza di vedere un terrorista in ogni civile, la terribile perversione di vivere nella clandestinità per poter mangiare, di fomentare odio tra gli avaneri e tra quelli delle altre province tramite la PNR (Polizia Nazionale Rivoluzionaria), piena di orientali costretti, a causa della campagna migratoria, a obbligare i loro concittadini a rientrare nella loro provincia d’origine. Una società basata sulla menzogna del governo, che non ha fatto altro che istituzionalizzare i pettegolezzi, l’abuso del potere, l’odio e la demoralizzazione.

Sono stanca di sentire parlare della costruzione di una società perfetta, io NON voglio nessuna società perfetta. Di vedere alla televisione come arbitrariamente si accusa il nostro popolo di tutti i mali e ci si responsabilizza e ci si ordina di fare o disfare contro i nostri simili. Di sopportare il sentirsi dire che i vampiri dell’illegalità devono essere distrutti, e che si faccia impunemente un richiamo alla segregazione civile.

Che nel mio paese le elezioni americane siano più interessanti delle proprie… Scusa che elezioni? Che per quello che chiamano voto si facciano 4 riunioni da un mese prima per spiegare che il voto è volontario però… e che dovete stare attenti a quello che mettete sulla scheda… così che nessuno si bagli è meglio che… bussate alla porta del tipo che non è sceso… non la smette di fare così, tanto lo sa che lo andremo a prendere… dover stargli dietro, non è facile, non ci piace farlo…

Voglio un governo che sia responsabile dei suoi atti e che non consideri i suoi cittadini come peoni negri contro bianchi a mangiarsi a vicenda, voglio che l’orizzonte della mia libertà non si fermi alla punta del naso, che i dirigenti non decidano da dove devo leggere fino a quando devo cambiare il frigorifero, o quante libbre di riso al mese devo mangiare, e che inoltre esiga un ringraziamento eterno, senza condizioni.

Voglio che finisca una volta per tutte la caccia alle streghe e che a Cuba non debba vivere più una notte dei lunghi coltelli guidata dal popolo e manipolata dal governo.