31 luglio 2008

La polticia di Cuba: Fidel chiede che non rientrino mai a Cuba gli sportivi in esilio

blog Papas x Malangas

In una “nuova riflessione” l’ex comandante in Capo (Fidel) difende i giocatori della squadra cubana di baseball dalle critiche (tra cui quella di Randy Alonso, presentatore del programma della televisione cubana "Mesa redonda" ) dopo la sconfitta da parte della nazionale degli Stati Uniti nella finale del torneo di Harlem, in Olanda. La perla finale della riflessione viene alla fine: “Non permettiamo a quei traditori di tornare poi nel paese (Cuba) per esibire i lussi ottenuti con l’infamia”.

Poi che succederà? Non potranno rientrare i professionisti, gli intellettuali e tutti quelli che presero la decisione di non rientrare a Cuba nel giorno previsto, alla ricerca di una vita migliore? Sono per caso un traditore della patria io? L’unica cosa che posso dire è che amo Cuba, non sono un traditore nemmeno dei “suoi ideali” (quelli del governo cubano), perché non li ho mai appoggiati, e tantomeno possiedo “lussi”.

Internet e Cuba: La TV digitale si sta concretizzando

Martedì 29 Luglio si è svolta la seconda videoconferenza-chat del gruppo di bloggers dell’evento Bloggando a Cuba, impegnati insieme a me nella realizzazione di una Blog TV dedicata a quei temi della Blogsfera cubana e della realtà dell’isola, che tutti noi affrontiamo quotidianamente nei nostri blogs personali. Di seguito pubblico la relazione della conferenza, come sempre redatta in maniera eccellente da Aguaya Berlin, già ideatrice e coordinatrice di Bloggers por un sueno, che vede nell’evento Bloggando a Cuba, la sua materializzazione, grazie ancora Aguaya.

In una chat room eravamo presenti:

Acrey (Papelbit)
Aguaya (Desarraigos Pvocados)
Betty (El Blog de Betty)
El Yoyo (Jinetero,… y que?)
Gaviota (Cubadice)
P X M (Papas x Malangas)
Rob Ferranti (La Isla Grande)

E’ ancora difficile “parlare” tra di noi, ancora di più “vederci”! l’audio era di cattiva qualità e quasi non si capiva nulla, più persone erano collegate e peggio si sentiva. Alla fine abbiamo scelto la chat.

Abbiamo iniziato poco dopo le 22:00 (Berlino) e il dibattito "vero e proprio" ha avuto inizio 42 minuti più tardi. 4 temi chiave sono stati discussi:

Voce 1: Digital TV, canale televisivo digitale

Questo tema abbiamo già cominciato a discuterlo nella video-chat precedente, la quale aveva lasciato un paio di punti in sospeso. Quello discusso questa volta è stato:

-- Nome della TV digitale: Cuba Blog TV sarà il nome della nostra televisione digitale.

-- Dominio della televisione digitale: Abbiamo già affittato 2 domini:
http://www.cubablogtv.org/
http://www.cubablogtv.net/

-- Pagamento dei domini in affitto

-- Design, "volto" della TV digitale

-- Hosting per la TV digitale

-- Video tutorial in Inglese (2 versioni con sottotitoli in Spagnolo e Italiano) per filmare / editare video, di Rob Ferranti, e comprendente i seguenti argomenti:

1.Set up della videocamera
2.Luce esterna / interna
3.Come Filmare / come non filmare
4.Principi di base per l'acquisizione su PC, editing
5.Inserire un commento audio, musica e titoli
6.Finalizzare e comprimere i filmati per WEB
7.Caricare filmati su YouTube o altri host simili

Voce 2: La rete di collegamenti tra i blog

L'importanza dei blogrolls è indiscutibile nella blogsfera, è di fondamentale importanza. Un blogroll è una delle caratteristiche fondamentali che identificano un blog. Non solo è un modo per pubblicizzare il lavoro di altri blogger, ma è un percorso diretto per il rapporto Blogger - Blogger per la creazione di comunità con interessi simili. Non dobbiamo aspettare che "altri" ci inseriscano prima nei loro blogroll. Possiamo anche noi fare il primo passo.

Vogliamo rafforzare la nostra rete di collegamenti tra i blog come segue:
-- Dal nostro blog personale
-- Dal blog dell’evento Bloggando a Cuba

Guadagno diretto: il link sarebbe utile per tutti i blogger circa il posizionamento su WEB aumenterebbe il Page Rank, per rafforzare la blogsfera cubana.

Voce 3: Come attirare i blogger che vivono a Cuba?

Vogliamo discutere della blogsfera cubana. Dobbiamo pensare a "qualcosa" che "uno" di più, il che non significa che tutti dobbiamo pensare la stessa cosa su di uno specifico tema, ma possiamo almeno promuovere la partecipazione. Lanceremo una nuova sezione, il nome è Desde la Isla.

Punto 4: Negozio virtuale

Di questo tema abbiamo discusso alcune idee, ma preferiamo approfondirlo per la prossima cha, per non rubare troppo tempo a quelli che dovevano lavorare poche ore dopo ... Inoltre, la questione merita una riflessione più accurata.

Abbiamo finito alle 00:35 del giorno successivo. Più di due ore di fruttuosa e utile chat ci ha dato un forte incoraggiamento a tutti noi!

Saluti bloggers,
Aguaya e Rob

Dissidenti a Cuba: il carnevale acquatico di Santiago super blindato dalla polizia

di Juan Carlos Hernandez Aplo Press

Il carnevale acquatico santiaghero, è stato celebrato la scorsa domenica 13 Luglio, sotto ferre restrizioni e eccessive misure di sicurezza. Il governo della provincia ha sospeso la tradizionale sfilata di barche, decorate dai loro proprietari, che ogni anno percorre la baia Santiaguera tra Socapa, Ciudamar e Punta Gorda, e così dà il via alle prossime festività del carnevale di Santiago de Cuba.


La celebrazione è stata limitata a un piccolo spettacolo di fronte all'unità della “Guardia di frontiera” Santiaguera situata nella baia stessa, sotto un massiccio spiegamento di polizia e agenti della Sicurezza di Stato.

Le speculazioni sono molte, ma la verità è che le autorità temevano che la manifestazione avrebbe consentito di sfruttare le attività per la commemorazione del naufragio del rimorchiatore "13 Marzo", avvenuto il 13 Luglio 1994 (quando un rimorchiatore con a bordo un gruppo di cubani decisi a raggiungere Miami, fu intercettato ed attaccato dalla marina cubana, causando la morte di 37 persone tra cui donne e ebambni, r.f.). Paradossalmente queste misure di sicurezza hanno causato disordini tra la popolazione e hanno suscitato la curiosità della gente di sapere più di quanto non sia la fede e il loro rapporto con le vittime, cosa successe quel fatidico giorno del naufragio del rimorchiatore, che ha ucciso molte persone innocenti.

Come misura preventiva e di intimidazione sono stati trattenuti la Domenica alle ore 8 presso l'Unità di confronto di fronte al Capitano "Eriko" della sicurezza di Stato.

1 .- Eugenio Chércoles Franco. Coordinatore provinciale del progetto Biblioteche indipendenti.

2 .- Rene Dominguez Palmero. Il presidente del Movimento per il 30 novembre.

3 .- Meinardo Calderín Fonseca. Attivista del Partito Popolare

4 .- Guillermo Rodriguez Espino. Giornalista indipendente.

Quando attivisti presenti alla manifestazione, era detenuto dalle 8 di mattina alle 7 e 25 della sera, quando sono stati liberati minacciati e hanno ricevuto una denuncia ufficiale.

Dissidenti a Cuba: sbattere le pentole a sostegno dei prigionieri politici in sciopero della fame

di Juan Carlos Hernandez
giornalista inidpendente di Aplo Press
Tel. 53 22 624773
maikel@infomeil.com


Santiago de Cuba, 30 Luglio 2008. “sbattere le pentole”, come abbiamo chiamato l’iniziativa, ha avuto luogo in varie località nella regione orientale, a sostegno dello sciopero della fame che diversi prigionieri politici stanno fermamente portando avanti nella prigione provinciale di Holguin. L’invito fatto da Jose Ramon Hernandez Herrera, a nome “dell’Unione Orientale Alleanza Democratica” è stato accolto con entusiasmo da parte degli oppositori e attivisti dei diritti umani che, alle 8 di sera di martedi 28 Luglio, dalle loro case, hanno sbattuto le pentole in segno di protesta e solidarietà con i auettro prigionieri politici che attualmente fannop lo sciopero della fame nella prigione di Holguin.

Una relazione parziale, relativa alla sola città di Santiago, annota che parteciparono alla protesta delle pentole:
Gerardo Sánchez Ortega, Rodolfo Mariño Cala, Felipe Soto Rojas, Yusell González Mejías, Katia Martínez Peña, Rubén Sánchez Vega, Juan Carmelo, Handel Grabiera González, Reida Grabiera González, Michel Hechavarría González, Moisés Domingo Valera, René Domínguez, Tatiana López Blanco y Juan Carlos Hernández Hernández.

Il giornalista indipendente “Carità Cavaliere Batista”, tramite una telefonata mi ha informato che la madre di Orlando Zapata Tamayo, Regina Louise Tamayo pericolo, insieme a Melba Ariz. Santana, moglie di Rodolfo Alfredo Dominguez Batista e altre Dame di Bianco hanno partecipato alla protesta.

Il prigioniero politico cubano Juan Carlos Herrera Acosta ha iniziato uno sciopero della fame il18 luglio 2008 e precisa che è disposto a morire, pur di ottenere il trasferimento in uno delle carceri di Guantánamo, confermare le loro famiglie.

Juan Carlos Herrera Acosta, è accompagnato nello sciopero della fame da: Alfredo Rodolfo Dominguez Batista, Orlando Zapata Tamayo e Luis Mariano dela Utria.



29 luglio 2008

Riflessioni su Cuba: benvenuta a Marga Code

Ho appena conosciuto in rete una blogger cubana, il suo blog di Marga Code. Giornalista laureata all'Habana, residente in Francia. Poeta, giornalista, pittrice, grafica e illustratrice. Pubblico queste magnifiche opere che sono una poesia visiva. Ricordando che fanno parte del suo ultimo "Libro Imposible", anche se non ancora pubblicato gira in rete da diverso tempo.
Grazie Marga.




























27 luglio 2008

Dissidenti a Cuba: prigionieri di coscienza e politici iniziano sciopero della fame

da Payo Libre

Holguin, Cuba, 26 luglio 2008. Tre prigionieri di coscienza dell'ondata repressiva del 2003 e uno politico, iniziano uno sciopero della fame nel carcere Provinciale di Holguin.


A causa delle disumane condizioni in cui i prigionieri sono costretti a vivere,
Juan Carlos Herrera Acosta, la mattina del 18 luglio ha preso la decisione di rifiutare il cibo fino a quando le autorità non abbiano tenuto conto delle loro richieste.

Il giorno dopo, il 19, hanno aderito alla protesta i fratelli di causa Alfredo Dominguez Batista e Orlando Zapata Tamayo, così come il prigioniero politico Luis Mariano Delize Utria.

Quando i militari hanno ignorato le richieste, il passato 21 Herrera Acosta si è cucito la bocca.

In conversazione telefonica a Mercoledì 23, Alfredo ha detto la moglie, Melba Ariz. Santana, che continueranno saldi nella loro posizione e non desisteranno fino ad arrivare fino alle estreme conseguenze, dato che sono ingiustamente incarcerati, in quanto non hanno commesso alcun reato .

Durante l'ondata di repressione del 2003, Alfredo Domenica Batista è stato condannato a 12 anni, Juan Carlos Herrera Acosta a 20 e Orlando Zapata Tamayo ha cominciato a ricevere una pena di 3 anni, ma attraverso il tempo è stato condannato per altri "crimini" e ha raggiunto una condanna pari a 14 anni. Da parte sua, Luis Mariano Delize Utria è stato condannato nel 1999 a 13 anni di carcere.

La polticia di Cuba: che cos'è la Rivoluzione?

di Eva Gonzàlez blog sinEVAsiòn

Un giovane collega brasiliano mi ha domandato che cos’è per me la rivoluzione, e ho scoperto attontita che potevo appena rispondere. Balbuziai alcune parole quasi vuote, termini che si usano per definire il significato grammaticale del termine: rivoluzione sociale è un cambio violento, rottura, sostituzione del potere di una classe per un’altra, trasformazione… Però mi sono bloccata pensando a quello che “rivoluzione” significa per i cubani: praticamente indefinibile, la rivoluzione cubana ha smesso da molto tempo di esserla.

Quì le cose hanno smesso di cambiare da decenni, e per decadi il potere dello Stato è sempre stato in mano della stessa classe: la nuova borghesia socialista formata da alcuni degli stessi borghesi appoggiati da un nutrito gruppo di mediocri, rappresentanti della meritorcrazia “proletaria”.

La più significativa trasformazione che continua a verificarsi, è l’aumento dei diseredati, che oggi non solo si trovano in questo stato per la mancanza di ogni bene, ma anche per la mancanza di ogni diritto.

Il mio collega mi incalzò: le persone come te respingono il termine rivoluzione a priori in modo condizionato, siamo arrivati a percepire “rivoluzione” come sinonimo di “involuzione”. Dall’altra parte a livello inconscio rinunciamo da tempo a cercare di definirla.

Come spiegare a parole un fenomeno che in 50 anni ha assorbito le nostre vite, segnato il nostro destino come individui, popolo e nazione? Come concettualizzare mezzo secolo di dittatura, menzogne, distruzione, falsa ideologia, di un mito costruito sul sacrificio di varie generazioni di cubani? Come si può spiegare a parole la generalizzazione della povertà e della corruzione, l’isitituzionalizzazione della menzogna, la paura, la delazione, il deterioramento morale e materiale, la perdita dei valori, la fine della speranza?

Rivoluzione è una vecchia malata, magra, pallida e fredda. Uno spettro triste che annuncia la premonizione di un holocausto. Nessuno la vede ancora, pochi la ascoltano, alcuni opportunisti prosperano alla sua ombra, e molti attendono ansiosi, perché, infine, l’anziana Riposi in pace, per sempre.

La polticia di Cuba: il 26 Luglio, secondo Raul Castro

da Penùltimos Dias

Il discorso di Raul Castro in occasione del 55° anniversario dell’attacco alla caserma Moncada del 26 Luglio 1953.


Le ripercussioni sono piuttosto pessimiste. “Raul Castro dipinge un futuro a tinte fosche che colpirà il popolo cubano”, dice El Mundo. “Raul offre poche promesse per il futuro”, El Nuevo Herald. “Raul Castro mette in guardia i cubani sui momenti difficili dell’aggiustamento economico”, titola AFP.
Per Soitu.es “Raul toglie decibel al volume delle riforme”.
Di seguito una sintesi del discorso tratta dal El Pais.


Il presidente cubano Raul Casto, ieri Sabato 26 Luglio 2008, ha affermato nel discorso di apertura del “Giorno della ribellione nazionale, tenutosi di fronte alla caserma Moncada di Santiago di Cuba, davanti a circa 10000 persone, che “Cuba non trascurerà mai la sua difesa, qualunque sia il risultato delle elezioni negli Stati Uniti“.

La celebrazione, alla quale hanno assistito le massime cariche dello Stato cubano, è stata presieduta da un grande crtello con una foto di Fidel e lo slogan: “vittoria delle idee”.La giornata della Ribellione Nazionale, commemora il 55° anniversario del fallito attacco alla caserma Moncada di Santiago di Cuba, da dove il giovane Fidel e un gruppo di giovani iniziarono una rivolta per rovesciare il dittatore Fulgencio Batista. Il tentativo fallì, ma ispirò la fondazione del “Movimento 26 di Luglio”, che anni più tardi conquistò il potere sotto la guida di Fidel Castro.

Nel suo discorso di Sabato, che non durò un’ora, Raul, ha esaminato alcune delle riforme attuate negli ultimi mesi in vari settori, come l’uso per gli agricoltori di parte delle campagne, le modifiche all’assistenza sociale che aumenterà in cinque l’età minima di pensionamento.

Un ufficiale ha inoltre affermato che la rivoluzione continuerà a garantire il minimo indispensabile per la popolazione, nonostante la crisi internazionale, ma bisogna aspettarsi anche cattive notizie per il futuro.

“Non importa quanto grande sia il nostro desiderio di risolvere ogni problema, non possiamo spendere più di quanto abbiamo, per ottenere il massimo beneficio, è essenziale risparmiare innanzitutto il carburante”.

Tuttavia ha evidenziato alcuni risultati economici, primo fra tutti la ripresa del turismo, che negli ultimi anno aveva perso peso tra le entrate di Cuba. Nei primi sei mesi sono venuti sull’isola più di 1,3 milioni di turisti, che rappresenta un aumento del 14,8% rispetto allo scorso anno.

Vivere a Cuba: l'autocensura

di Reinaldo Escobar blog Desde Aquì

Recentemente ho avuto l’occasione di essere invitato ad una festa dove si riunivano un gruppo di giovani giornalisti recentemente graduati. C’era un’animata discussione con Frida Kahlo (era una celebrazione di costumi), che sosteneva che il problema principale della stampa cubana non fosse la censura, ma l’auto censura.

Frida mi ha assicurato che nel “media” in cui lavorava da quasi due anni, non ha conosciuto nessun giornalista al quale sia stato rifiutato un articolo per censura, il problema è che la gente non ha il coraggio di andare oltre.

Io sono stato tentato di raccontarle la mia storia personale, e di convincerla che l’auto censura non è altro che il riflesso condizionato generato dall’esercizio continuato della censura. Però non volevo peccare di vanità e mi sono limitato a domandarle: Così la soluzione sarebbe quella di sottoporre a terapia quie giornalisti che stanno soffrendo questa inspiegabile patologia?

Frida ha preferito non rispondere alla mia provocazione ed è andata a salutare Trostky che arrivò in quel momento accompagnato da John Lennon.

Vivere a Cuba, Yoani: Cibermutilati

di Yoani Sanchez blog Generaciòn Y
traduzione di Gordiano Lupi www.infol.it/lupi
amministrazione tecnica di Sacha Naspini www.sachanaspini.eu


La questione della cittadinanza rappresentata su Internet che sviluppa progetti per conto proprio, risulta eccessiva per noi cubani. Senza essere riusciti a diventare cittadini nella realtà, è difficile comportarci come tali nella rete. In questo caso non serve il fatto di saltare le tappe, come è successo con le videocassette (che non sono mai state vendute nei negozi cubani), i registratori di pellicole e praticamente i floppy da 5¼, ma soprattutto dovremo laurearci in civismo, prima, nella realtà.

Vediamo se riesco a comprendere la logica contorta del nostro spazio virtuale: “un cittadino cubano non può comprare il suo dominio web e alloggiarlo in un server locale, ma è accusato quando riesce a far ospitare il suo sito in un altro paese”; “i blogger ufficiali riflettono la realtà, mentre noi alternativi siamo marionette al servizio di qualche potere straniero…”; “Internet è un terreno per una così detta battaglia di idee, della quale nessuno può enumerare almeno un principio che non sia l’intolleranza…”; alla fine, oltre ai mutilati nella nostra società, abbiamo avuto accesso a Internet con vari pezzi in meno.

Di questo passo, sulla rete accadrà la stessa cosa che mostrano le nostre strade: persone che in un primo momento - davanti alle telecamere e ai microfoni - esibiscono un entusiasmo e una fedeltà ideologica che è pura. “schiuma”. Per questo su Internet diventiamo folcloristici ed ecologisti; ci serve per gli uffici di collocamento, gli avvisi pubblicitari o la musica gratuita, però attenzione a esprimere opinioni. Nella rete dobbiamo avere le stesse maschere che portiamo addosso nella nostra vita. I ciber - diritti dovranno attendere, ma per prima cosa dobbiamo cominciare a esigere di essere trattati, almeno, come cittadini.


Nota del traduttore: In questo brano di Yoani una parte presenta difficoltà di resa nella nostra lingua. Si tratta della frase finale: Lo de tener ciber-derechos tendrá que esperar, a ver si va y un día nos da por empezar a hacernos, al menos, ciudadanos. Ho tradotto in modo molto libero: I ciber - diritti dovranno attendere, ma per prima cosa dobbiamo cominciare a esigere di essere trattati, almeno, come cittadini. Ringrazio Carlos Carralero, scrittore cubano esiliato in Italia, che mi ha aiutato a interpretare il senso aggiungendo il suo pensiero che riporto fedelmente. “L’idea o il messaggio non va indirizzato solo al governo, ma anche ai cittadini, perche capiscano che devono lottare per far valere il diritto a essere, un giorno, trattati come cittadini. Vale a dire: il cubano deve guadagnarsi il diritto a diventare cittadino. Fino a oggi non è un cittadino, ma parte della massa” (Carlos Carralero).

19 luglio 2008

Internet e Cuba: la Blogsfera cubana: Intranet contro Internet

da La Nueva Cuba
di Armado Anel Diario Las Americas


Lo scorso venerdi 4 Luglio nella sua residenza all’Habana, il direttore della sezione di interesse degli USA a Cuba, Michael Parmly ha dichiarato: “Le compagnie tecnologiche statunitensi sono disposte a connettere Cuba alla rete internet, il nostro governo non si opporrà […] l’unica cosa che manca è che il governo cubano tolga le restrizioni, perda il suo timore e cominci a fidarsi del suo popolo.

Un giorno prima della dichiarazione di Parmly, che strana coincidenza, durante la Settima Conferenza dei Ministri dell’informazione dei Paesi non allineati, in Venezuela, l’ineffabile cancelliere Felipe Perez Roque (non si capisce che ci faceva lì, visto che oggi è ministro degli Esteri, non dell’informazione) affermava: “Risulta imperativo mettere internet sotto il governo di una istituzione multilaterale e democratica, che promuova la cooperazione internazionale e l’equità di accesso alla tecnologia per tutte le nazioni.”

Riferendosi, tra altre cose, a internet, Perez Roque dichiarò che si tratta di un veicolo di terrorismo mediatico, l’anima più efficace del XXI secolo in mano dei potenti.

Quindi l’idea del regime è che la rete deve essere governata da “un’istituzione multilaterale” che promuova la “cooperazione internazionale”, e, mentre questo governo negozia, organizza e implementa, la vecchia guardia castrista passa a miglior vita, i “talebani” instaurano il loro particolare capitalismo di Stato e la popolazione cubana, tra circa 5 o 6 anni accede massivamente a INTRANET. Di INTERNET neanche a parlarne. Come può essere altrimenti se il regime precisa che la Rete delle Reti deve avere un governo che la controlli?

Solo 6 mesi fa il ministro cubano di Comunicazione e Informatica, Ramino Valdes, che gli Stati Uniti erano la principale causa dell’’uso ristretto di Internet all’isola? Gli è stata tolta la parola, smascherato pubblicamente, internazionalmente. Le scuse sono finite. E’ INTRANET contro INTERNET. Il passato contro il futuro.

18 luglio 2008

Vivere a Cuba, Yoani: intervista a canale 51, televisione di Miami

Yoani Sanchez (Generacion Y) fa eco alla Blogoestroika, di cui Generaciona Asere ne è fautore e promotore. Nell'intervista soprattutto si domanda perchè non è posssibile accedere al suo blog da casa, ma deve recarsi in un interne cafè, negli hotel, (al costo di 6 CUC l'ora).
Dal post di Generacion Asere: dobbiamo parlare adesso, "con tutti e per il bene di tutti", per riempire i buchi vuoti della nostra nazione, per saltare le nostre differenze e infine poterci riconciliare. Per questo la blogoestroika, l'opportunità di ponte che ci dà Internet, è qualcosa di necessario.


Ecco il video di canale 51, Miami

Internet e Cuba: un'altra menzione all'evento

Anche la giornalista Rosa Jiménez Cano ha dato eco al nostro evento Bloggando a Cuba, nel suo blog personale.

Grazie, Rosa! Ti aspettiamo!

Internet e Cuba: bloggando a Cuba in onda su RTVE "camara abierta 2.0"

Lo scorso martedì 8 Luglio, l'evento Bloggando a Cuba è stato divulgato nel programma televisivo "Cámara Abierta 2.0" di RTVE, Radio Televisión Española.

Il riferimento esatto in cui si cita l'evento è al minuto 11 e dura circa 10 secondi (per una durata totale di 14m12s, anche se poco è un segno importante).


Internet e Cuba: inziano le trasmissioni!

di Aguaya Berlin blog Bloggers por un Sueno

Questo non si trattiene… Il movimento generato dalla convocazione del nostro Evento Bloggero Cubano del 2009 coinvolge nuove iniziative, come il lancio del Canale TV digitale, con la collaborazione di Roberto Ferranti, regista televisivo, cameraman e editor, con una lunga esperienza in compagnie nazionali e internazionali di produzione televisiva.

Il canale rifletterà i preparativi di Bloggando a Cuba, si pubblicheranno materiali video realizzato da cubani, dentro e fuori l’isola: notizie, informazioni, vita quotidiana, arte, musica, folklore, etc.

Per il momento l’idea è solo un progetto, però prende corpo e struttura giorno per giorno, sulla base di iniziativa tecnologica, creativa e d’impegno di molta gente. Il nome stesso del canale è da votare tra una lista dei nomi proposti dai bloggers che appoggiano l’iniziativa:

Free Cuba TV
Cuba Blog TV
CubaVe
CubanBroadcasting TV
CDTV-W (Cuban Television broadcasting on the Web)
Cuban VTV (Cuban Virtual Television)
Telematraca
Teletoque Cubano
Tele-Caìman-Internacional
TVA (Television Antimatraca)

Vuoi partecipare con il tuo nome? Partecipa a questo post, commenta e suggerisci un nome.

Sono benvenuti anche materiali già esistenti (previa approvazione dei responsabili del canale), si possono cercare e proporre video pubblicati su portali come YouTube, sempre con lo sfondo del tema cubano, reportage dalla tua città, le tue esperienze. Un piccolo esempio lo trovate nel log La Isla Gande con Cuba Free Net television.

L’indirizzo del contatto e:

contacto@bloggerdecuba.com

Senza dubbio, avremo un canal che cambierà la presenza nel Web di materiale multimediale con “tocco cubano”, Seguiamo aggiungendo idee. E a buon ritmo

12 luglio 2008

Dissidenti a Cuba: Juan Carlos mi ringrazia per una mia donazione

L'articolo che pubblico di seguito è di Juan Carlos Hernandez, tratto dalla rivista AploPress Agencia de Prensa Libre Oriental, di Santiago de Cuba. Ho già pubblicato in passato dei miei rapporti diretti con alcuni giornalisti indipendenti, attivisti per la libertà dei prigionieri politici e d'opinione, tra questi, con Juan Carlos ho una intensa corrispondenza. Nel mio ultimo viaggio a Cuba avrei dovuto incontrarlo, per conoscerlo personalmente e per donargli alcuni supporti tecnologici introvabili sull'isola (usb drive, programmi vari, etc.) Purtoroppo non siamo riusciti a conoscerci, però ho potuto donare alcuni semplicissimi oggetti per il prigioniero Jaun Carlos Herrera Acosta, nella foto, (una paio di scarpe e alcuni beni di prima necessità). Nell'articolo si riferisce a me come un turista italiano, per non coinvolgermi personalmente (per i miei rapporti con degli attivisti cubani), io sono commosso dalla sua sensibilissima, leale discrezione, ma se c'è una cosa che, vivendo in Europa, posso fare a testa alta è mostrare a tutti il mio nome e il mio volto. Grazie Hermano!
Di seguito l'articolo originale in spagnolo e la mia traduzione in italiano.

Ciudadano italiano realiza importante donación a preso político cubano

Juan Carlos Hernández, Periodista Independiente. SANTIAGO DE CUBA, 30 de junio (www.aplopress.com) Un turista italiano que visitó nuestra ciudad unos días atrás, se interesó por las necesidades de nuestra agencia de prensa independiente Aplopress. Todos sus integrantes coincidimos, que aunque carecemos de todo, preferíamos que su ayuda la enviara para Juan Carlos Herrera Acosta, un periodista de nuestra agencia encarcelado desde el 2003, en la mundialmente conocida causa de los 75. Al llegar a su país nos hizo llegar la importante donación, que incluía un par de zapatos tenis, que llevábamos desde el mes de marzo solicitándolos a diferentes lugares. Los zapatos tenis son importantes para Juan Carlos a la hora de salir a coger sol en la prisión. El caritativo señor también nos hizo llegar una buena cantidad de cosas necesarias para la prisión, por tal razón, el pasado sábado me trasladé a la provincia de Guantánamo para entregarle a su esposa Ileana Danger Hardy, la importante donación. Durante mi visita conversé muchísimo con la esposa de Juan Carlos Herrera, quien dijo sentirse muy agradecida al reconocer mi gesto, porque es muy difícil enfrentar la situación de mantener la familia con un preso político en las prisiones cubanas. Hoy mismo pude comprobar esa realidad, cuando la señora Teresa Alvarez Sierra, madre del preso político Erick Jesús Valdez Alvarez, se personó en mi casa pidiendo un poquito de detergente para llevarle a su hijo en su próxima visita en la prisión de Aguadores, pero con tan mala suerte, que ni jabón teníamos para bañarnos. SANTIAGO DE CUBA, 30 de junio (www.aplopress.com) Un turista italiano que visitó nuestra ciudad unos días atrás, se interesó por las necesidades de nuestra agencia de prensa independiente Aplopress. Todos sus integrantes coincidimos, que aunque carecemos de todo, preferíamos que su ayuda la enviara para Juan Carlos Herrera Acosta, un periodista de nuestra agencia encarcelado desde el 2003, en la mundialmente conocida causa de los 75. Al llegar a su país nos hizo llegar la importante donación, que incluía un par de zapatos tenis, que llevábamos desde el mes de marzo solicitándolos a diferentes lugares. Los zapatos tenis son importantes para Juan Carlos a la hora de salir a coger sol en la prisión. El caritativo señor también nos hizo llegar una buena cantidad de cosas necesarias para la prisión, por tal razón, el pasado sábado me trasladé a la provincia de Guantánamo para entregarle a su esposa Ileana Danger Hardy, la importante donación. Durante mi visita conversé muchísimo con la esposa de Juan Carlos Herrera, quien dijo sentirse muy agradecida al reconocer mi gesto, porque es muy difícil enfrentar la situación de mantener la familia con un preso político en las prisiones cubanas. Hoy mismo pude comprobar esa realidad, cuando la señora Teresa Alvarez Sierra, madre del preso político Erick Jesús Valdez Alvarez, se personó en mi casa pidiendo un poquito de detergente para llevarle a su hijo en su próxima visita en la prisión de Aguadores, pero con tan mala suerte, que ni jabón teníamos para bañarnos.

Cittadino italiano fa un’importante donazione ad un prigioniero politico cubano.

di Juan Carlos Hernandez

Santiago de Cuba, 30 Giugno (www.aplopress.com).
Un turista italiano che giorni fa visitò la nostra città, si è interessato per le necessità della nostra agenzia indipendente Apolo Press. Tutti i componenti abbiamo deciso inviare il suo aiuto a Juan Carlos Herrera Acosta, un giornalista indipendente della nostra agenzia arrestato dal 2003, nella causa conosciuta al mondo come “la causa dei 75”.

Tornato in Italia ci ha donato un paio di scarpe da tennis, che chiedevamo dal mese di Marzo in diversi posti. Le scarpe permettono a Juan Carlos di poter prendere l’ora d’aria all’aperte per prendere un po’ di sole.

Il caritatevole signore ci ha mandato anche beni di prima necessità per la prigione, per questa ragione lo scorso sabato sono andato a Guantanamo per consegnare queste cose alla sposa di Juan Carlos, Lleana Dannger Hardy.

Durante la visita ho conversato a lungo con la sposa di Juan Carlos, che ha gradito molto il mio gesto, perché è difficile mantenere la famiglia con un prigioniero politico in prigione. Proprio oggi ho avuto la conferma di questo, quando la signora Teresa Alvarez Sierra (di cui ho pubblicato in passato, f.r.), madre del prigioniero politico Erick Jesus Valdez Alvarez, mi è venuta a trovare chiedendo un po’ di sapone da portare a suo figlio Erick alla sua prossima visita nella prigione di Aguadores, però sfortunatamente non abbiamo neanche noi il sapone per lavarci.

Dissidenti a Cuba: repressione a Cuba: arrestati dissidenti che manifestavano a Baracoa

Da una mail che ho ricevuto questa mattina da Santiago de Cuba. Riassumo in seguito la lettera. Nel successivo post pubblico la mail originale in spagnolo. Gracias Hermano!

di Juan Carlos Hernandez, giornalista indipendente della Aplo Press e Renacer.


Ciao Rob Ferranti, una cosa è quello che pensa il negoziante, e un’altra…

Sinceramente pensavo che per molto tempo non ti avrei potuto scrivere. Non so se hai saputo quello che è successo a Barracoa, dove Nestor Rodriguez Lobaina, nostro presidente (io faccio parte del Movimento Cubano dei Giovani per la Democrazia), stava facendo lo sciopero della fame perché gli proibivano di viaggiare all’Havana.

La nostra intenzione era di recarci da Nestor e solidarizzare con lui aderendo allo sciopero della fame.
Sapevamo che non sarebbe stato facile arrivare a Baracoa, i controlli lungo le strade erano incredibili, al punto di controllo (della polizia, r.f.) di Guantanamo in un camioncino avevano già arrestato 3 persone, e stavano controllando i documenti ad altre, il nostro camioncino riuscì a passare, c’era molta gente rispetto ai poliziotti presenti.

Arrivato a Guantanamo mi recai alla stazione degli autobus per prendere quello per Baracoa, sfortunatamente non c’era posto, così me ne andai a cercare un camion per rimediare un passaggio. Durante il viaggio ho fatto amicizia con un ragazzo che aveva in braccio una bambina. Arrivati a Baracoa, la polizia ci ha fermato ancora, io avevo in braccio la bambina, così hanno fatto scendere altre persone, e mi hanno ignorato. Sono sceso vicino alla casa di Nestor. Mentre mi incamminavo verso il luogo di riunione altri attivsti che conoscevo mi hanno avvisato di sbrigarmi, o mi avrebbero arrestato lungo il cammino. Era incredibile avevano già arrestato 15 attivisti, e mi dissero che l’atto di ripudio del giorno prima era stato filmato e trasmesso alla tv locale di Guantanamo. Abbiamo così stabilito delle strategie “parapetto” nel caso in cui avessero voluto attaccarci con la forza, altri attivisti della zona ci portarono pane, biscotti, yogurt e pomodori, le uniche cose che abbiamo mangiato, Nestor è rimasto fermo nel suo sciopero della fame. Più tardi ci informò sulla situazione internazionale, e le telefonate che aveva ricevuto al suo cellulare. E’ stato un gran bel risultato vedere tanti attivisti da differenti province orientali: Moa, Holguin, Santiago e Guantanamo, per molti è stato impossibile oltrepassare le barriere, altri sono stati arrestati, ed in seguito rimandati alle loro province.

Rolando ci ha comunicato le strategie, stare in silenzio, chiudere le finestre, spegnere le luci, ci ricordò che l’obiettivo dello sciopero della fame era rifiutare l’assistenza medica cubana, sollecitare l’intervento della Croce Rossa internazionale, e per il giorno dopo aveva preparato otto cartelli in sostituzione di quello bruciato il giorno prima dai manifestanti del ripudio (fedeli al regime che contro manifestano, anche con violenza, contro chiunque voglia dimostrare in strada il proprio dissenso r.f.), i quali hanno poi cercaro di sfondare la porta di casa di Nestor, e hanno lanciato uova contro la casa.
Nestor ha aggiunto che l’Unione Europea era a conoscenza che il Comitato dei Giovani per la Democrazia inizia a sollevare le proprie recriminazioni verso altri paesi sudamericani, e denuncia l’oppressione da Radio Marti, Rado Mambi, Republica Radio, etc.

Alle 8 circa della mattina, abbiamo sentito dei rumori fuori la casa. Abbiamo visto una moto della polizia stradale, una jeep grigia della Guardia Operativa, 3 moto suzuki e una ventina di poliziotti, 10 dei quali entrarono in casa di Nestor con un mandato. Agli 8 di noi che non erano di Baracoa hanno ritirato la carta d’identità e ci hanno caricato sulla jeep, mentre ci arrestavano urlavamo i nostri diritti umani facendo il segno della vittoria, dopo qualche minuto tra un gruppo di curiosi iniziarono ad strillarci insulti, provienienti da 6 persone, gli altri erano imparziali. Ci hanno fatto salire con 3 poliziotti più l’autista, e siamo partiti.

Come se fossimo dei Talebani, la moto ci precedeva con sirena spiegata, la gente attorno non capiva confusa. Dopo pochi kilometri ci siamo fermati, l’autista disse che non poteva superare la Farola (una montagna con tratti molti ripidi e pericolosi, f.r.) c’erano troppe persone sulla jeep, dopo un po’ arrivò un’auto della polizia e trasportò gli attivisti di Moa. La carovana continò la marcia, sempre con le sirene accese, mentre scendevamo la Farola, abbiamo notato che la jeep aveva dei problemi, poco più tardi si ruppe l’albero di trasmissione e i tamburi dei freni, grazie a Dio siamo ancora vivi. Dopo una mezz’ora un camion di qualche unità del Minit ci prelevò e ci trasportò via. Arrivati al paese di Imias, ci hanno portato in prigione, dove abbiamo iniziato anche noi uno sciopero della fame, dopo qualche ora a noi 8 ci hanno sbattuto in una gabbia su di un’autobus grigio e trasportati alla Unità Operativa di Guantanamo, qui siamo stati schedati, fotografati, prese le impronte digitali, quindi ci hanno strofinato un panno nel basso ventre, per fargli assorbire il nostro odore e poi conservalo all’interno di un barattolo sigillato. Dopo averci tolto i nostri averi siamo stati imprigionati in celle chiuse. Dopo un po’ siamo stati interrogati e ci hanno diffidati ufficialmente. Alle 10 di sera ci hanno trasportato in auto della polizia a Santiago de Cuba, dove ci stavano aspettando due ufficiali della sicurezza, siamo stati nuovamente interrogati e minacciati. Alle 2 circa della mattina siamo stati rilasciati.

Ho ricevuto diverse telefonate di solidarietà da molti posti diversi, ed ho saputo che la radio commentò l’accaduto. Dopo qualche ora mi ha chiamato Eliecer Consuegra per dirmi che avevamo raggiunto l’obiettivo. Nestor può viaggiare all’Havana. I commenti sono evidenti.

Cercherò di farti arrivare alcune cose da qua.
Un abbraccio di cuore, Juan Carlos.

Vivere a Cuba, Yoani: Generaciòn Y in italiano

Oggi il famoso blog Generaciòn Y di Yoani Sanchez è tradotto in italiano. Acura di Gordiano Lupi, per la traduzione dei testi, e Sacha Naspini per l'amministrazione tecnica. Grazie anche a voi per partecipare al cambiamento di Cuba.

11 luglio 2008

Vivere a Cuba, Yoani: colloquio con Yoani Sanchez

traduzione di Gordiano Lupi
mministrazione tecnica Sacha Naspini


La tecnologia erode il sistema totalitario.
Colloquio con Yoani Sánchez realizzato da Aleaga Pesant per ww.cubanet.org


Ho vissuto fuori dal mio paese e sono tornata perché ho capito che per me la vita non è da un’altra parte, ma in un’altra Cuba.

Non sono una professionista dell’informazione, non sono un’analista, non sono una politologa. Se state cercando questo, avete sbagliato persona. Il mio blog è la visione personale, generazionale, emozionale di una cittadina che vive all’Avana.

Non mi considero una dissidente. Non ho un programma, né un colore politico. Le definizioni di sinistra e di destra sono passate di moda. Per la mia generazione tutto questo è pacchiano, la gente non si definisce per un colore politico. È molto di più. Sono soltanto una cittadina che interpella quotidianamente il potere.

I lettori della rivista Times selezionano Yoani Sánchez Cordero tra le cento persone più influenti del mondo nel corso del 2008, ma non sanno che questa cubana magra e brillante ha letto i classici della letteratura giovanile e ha studiato per due anni pedagogia, prima di laurearsi in filologia. Yoani a 26 anni lascia Cuba per la Svizzera, a 27 porta con sé il figlio, a 28 rientra nel suo paese, viola le leggi migratorie e per non essere espatriata distrugge il passaporto. Partecipa al progetto della rivista Consenso, decide di aprire un blog che ottiene un incredibile successo e finisce per vincere il Premio Ortega y Gasset.

Yoani vive nell’appartamento numero 12 di un edificio costruito con la tecnica della microbrigada (lavoro volontario tramite il quale un cubano ottiene la sua casa). Il nostro colloquio si svolge in una calda notte di maggio, mentre lei affetta verdure per la cena e io bevo un buon caffè.

Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

Sono stata sempre una lettrice compulsiva. Ho letto molto da bambina. Mio padre era ferroviere e mia mamma lavorava fuori casa. Papà aveva una grande biblioteca con diversi libri della collezione Huracán, soprattutto classici. Ho letto Dostoievski, Victor Hugo, Emile Zola, Balzac. Tornavo spesso sugli stessi libri perché non ne avevo altri. L’amore per la lettura mi ha portato a studiare filologia e a specializzarmi in Letteratura Latinoamericana Contemporanea.

A scuola eri una ragazza molto intelligente?

È stato tutto molto complicato. La mia prima aspirazione era quella di fare la giornalista, ma una professoressa di spagnolo che mi dava lezioni private predisse il futuro: “Tu non sarai giornalista. Tu sarai filologa”. Queste parole mi dettero fastidio. “Come filologa? Io voglio fare la giornalista”. Il mio sogno era quella di rincorrere le notizie. Ma lei non concesse speranze: “Tu sarai filologa. È stata una visione”. Ho terminato la scuola superiore senza poter scegliere la carriera che volevo. Mi sono iscritta alla Facoltà di Pedagogia e Letteratura Spagnola. Per due anni ho dovuto conseguire buone valutazioni, per poter passare alla Facoltà di Filologia. Durante le superiori ho letto molta filosofia, autori come Hegel e Kant che mi hanno fatto venir voglia di studiare il tedesco. Ho cominciato a leggere i moderni, come Julio Cortazar, Octavio Paz, Borges e Margherita Yourcener. Ho attraversato la fase in cui ho scoperto la letteratura americana. Ho avuto una fase ottocentesca, un’altra del secolo XX e una classica, perché ho letto anche molti autori greci, come Sofocle e le opere complete di Omero… In ogni caso non mi piace darmi arie da accademica. I libri sono dentro di me. Non è il caso di esibire le cose che ho letto.

Sei avanera?

Sono avanera, nata nel cuore di Centro Avana, in Cayo Hueso. Sono molto cittadina, mi piace il ritmo trepidante della città, perché anch’io sono così. L’Avana mi ha trasmesso il suo eclettismo, sono eclettica come lei. Un giorno posso seminare fiori e un altro giorno riparare una lavatrice.

Quando hai terminato l’Università?

Mi sono laureata nel 2000 e ho cominciato a lavorare nella Editorial Gente Nueva. In realtà, avevo un posto nella Casa de las Américas. Quello era il mio destino. La mia tesi si intitolava Parole sotto pressione ed era uno studio sulla produzione letteraria nel periodo delle dittature latinoamericane. Inoltre avevo ottimi voti e aspiravo a lavorare nella Casa de las Américas. Un giorno, inspiegabilmente, fecero uno scandalo sulla tematica della tesi. Mi tolsero il posto senza dirmi niente e mi spedirono a lavorare in un oscuro ufficio, di un’oscura casa editrice chiamata Gente Nueva. Là facevo di tutto, riparavo computer, mi occupavo di promozione culturale e costruivo pagine web. Tutto, tranne la mia professione. Rimasi in quel posto poco più di un anno, fino a settembre - ottobre del 2001. In quel periodo decisi di andare per strada, come un kamikaze. Non terminai neppure il servizio sociale e per questo motivo non possiedo un titolo di studio valido, secondo le regole della burocrazia. Mi dissi: non ce la faccio più. Lavoravo dal lunedì al sabato, la giornata completa. Tra andare alla casa editrice e mangiare qualcosa nei paraggi, spendevo più della mia paga giornaliera. Se mangiavo una pizza per strada, già sapevo che mi ero spesa tutto il salario della giornata.

E dopo che cosa hai fatto?

Quando mi sono liberata dal lavoro per conto dello Stato, mi sono dedicata a insegnare spagnolo agli stranieri e a far conoscere la città ai turisti (in quel periodo ho studiato tedesco). Se incontravo persone che volevano visitare musei, li assecondavo e facevo vedere i luoghi che conoscevo. Mi sono trasformata in una specie di guida turistica. Presentavo un’Avana diversa, parlavo della doppia circolazione monetaria e dei problemi quotidiani. Questo mi ha aiutato a comprendere la mia realtà. Spiegare la tua esistenza a persone che non sanno niente di un certo tipo di vita è un incredibile allenamento per riuscire a comprenderla. In questa decisione mi ha aiutato molto mio marito, Reinaldo Escobar. Lui è un esempio. Lo hanno cacciato dal giornale Juventud Rebelde e dalla Biblioteca Nazionale. Nella Biblioteca Nazionale, insieme ad altri compagni, chiese in una lettera di analizzare gli accordi presi nel quinto congresso del partito comunista e per questo lo isolarono e lo minacciarono. Lui non si lasciò minacciare, si dimise dal lavoro e si impiegò come meccanico di ascensore. Per molti anni abbiamo vissuto vendendo rum e sigari che ci danno con la tessera del razionamento. Lui è un esempio di come si può mantenere una voce indipendente.

In questo periodo ti unisci a un gruppo di persone con un pensiero alternativo…

Tutto questo ha un’evoluzione molto lunga… Nel 2001, sono riuscita a farmi una professione parallela, da informatica. Ho scoperto che mi appassionava il tema e mi sono messa a studiare come autodidatta. Ho cominciato a capire di software e di hardware… ma nel 2002 sono emigrata in Svizzera. Là ho tentato di fare strada. Ho portato mio figlio con me soltanto un anno dopo. Dopo due anni sono dovuta rientrare, per motivi familiari. Però mi sono messa in testa di non ricominciare tutto da capo. Volevo mettere su un progetto cittadino, civile. Sono uscita da Cuba con un permesso di undici mesi, come tutti i cubani, ma ero stata fuori per due anni, quindi per legge ero considerata emigrante e non potevo tornare a vivere nel mio paese.

Come sei entrata a Cuba?

Sono entrata come turista. Questa è una cosa molto rara, nessuno lo fa. Sono rimasta senza documenti per quasi sei mesi, facendo pressione sulla burocrazia che non ha potuto espatriarmi perché avevo distrutto il passaporto. Non potevano farmi salire su un aereo. Ho vissuto fuori dal mio paese e sono tornata perché ho capito che per me la vita non è da un’altra parte, ma in un’altra Cuba. Sono tornata e sono rimasta illegale, non perché sono una persona stravagante, ma perché le leggi migratorie cubane sono assurde e irrazionali.

In quale anno sei tornata sull’isola?

Sono rientrata nell’agosto del 2004, con un’energia e una grinta enorme accumulata in due anni passati a vedere l’isola da lontano. Rientro come informatica, arrivo all’Avana in agosto, e a dicembre partecipo al progetto Consenso, ma solo in maniera indiretta, ai margini, aiutando tecnicamente. Il nucleo del progetto era costituito da Reinaldo Escobar, che lavorava come Redattore Capo, Marta Cortiza, Eugenio Leal, Dimas Cecilio, Miriam Celaya.

Cos’è per te Consenso?

Consenso è quel lavoro che tutti gli studenti vorrebbero fare per confermare le cose imparate. Consenso per me era una sfida, non ero mai stata webmaster di una rivista e improvvisamente avevo quella responsabilità. Consenso è stata la prova che da Cuba è possibile amministrare un sito web, nonostante le limitazioni per avere accesso a internet. Amministravo e continuo ad amministrare il portale Desde Cuba, posso dire che è possibile seguire un sito internet da Cuba, anche se è un lavoro difficile e delicato. Mi sono interessata della tecnologia blogger e in una settimana ho preparato il blog. In Cuba si utilizzava da tempo questa tecnologia, ma io non l’avevo studiata. La scoperta mi ha entusiasmato, perché mi ha permesso di comporre un diario personale, dove posso fare di tutto, parlare in prima persona e in modo informale. Il blog Generación Y nasce nel mese di aprile dell’anno passato.

Comincia la tua vita da blogger…

Ho cominciato a scrivere e nessuno mi considerava. Fino a quel momento a Cuba esistevano pochissimi blog e anche adesso non ce ne sono molti. Al massimo saranno una dozzina. Quando ho cominciato non erano più di cinque o sei. Sto parlando di blog alternativi. La maggior parte di questi bloggers si identificavano con pseudonimi. Altri toccavano temi culturali o folcloristici, parlavano di musica e cinema. Io irrompo con la mia faccia, con il mio nome e questa cosa credo che abbia prodotto empatia con la gente. Non ho cominciato a scrivere il blog con un’idea chiara di ciò che avrei fatto e credo di non averla neppure adesso. Ho voluto liberarmi di una linea editoriale, non ho cercato di affrontare tematiche specifiche e non ho dato un tono alla scrittura. Chiaro, non posso spogliarmi del mio stile personale, ma ho deciso che quello stile fosse al servizio della cronaca, accompagnato da vignette, umorismo e foto. Faccio molte foto, in perfetta sintonia con i testi, non sono una professionista dell’informazione, non sono un’analista, non sono una politologa. Se state cercando questo, avete sbagliato persona. Il mio blog è la visione personale, generazionale, emozionale di una cittadina che vive all’Avana. Questo certamente ti dà molto spazio, perché quando manca una linea editoriale chiara tutto è possibile. La mia avventura è cominciata da un esorcismo personale: Ho alcune cose da raccontare; a nessuno interessa pubblicare questi testi; me li pubblico da sola. Nel blog scrivo le cose che vedo, che mi raccontano, che mi danno fastidio…Posso interagire al tempo stesso con argomenti della televisione, della stampa e con le persone della strada. A volte sono più incendiaria, a volte più politica, a volte mi occupo del quotidiano.

Arriva il premio Ortega y Gasset…

Il premio Ortega y Gasset, credo che sia arrivato per una serie di circostanze favorevoli. Per prima cosa c’è il fenomeno blogger che, in qualche modo, cambia la concezione attuale del giornalismo. Persino i grandi media potenziano gli spazi blog. Comprendono che la gente vuole ascoltare impressioni personali. Il 2007 è l’anno durante il quale esce il mio blog e sale la febbre dell’interesse. Il blog Generación Y tocca cifre di seimila commenti per post, cosa inaudita per quel periodo. Non so spiegare questo fenomeno. Penso che quell’entusiasmo deriva dal fatto che il blog si è trasformato in un foro di discussione. Questa è la cosa più interessante, perché la mia presenza nella blogsfera è di una o due volte alla settimana…Io semino il grano, il piccolo combustibile per discutere, ma il resto lo fa il pubblico…

Il tuo blog si chiama Generación Y…

Sì, però non pretendo di essere la voce della mia generazione. Nella mia generazione ci sono investigatori della Sicurezza di Stato e persone che fanno manifestazioni di ripudio. Alcuni scappano a bordo di una zattera (balseros), altri sono estremisti… c’è di tutto. Non ho mai avuto l’idea di fare il portavoce di una generazione. Non mi piace questa cosa di fare da portavoce. Meglio dire: questo è uno spazio per la mia generazione, do il mio contributo, ma se tu hai altro da raccontare, sia che ti chiami Yoandry o Yunieski, vieni qui, perché hai uno spazio.

Dici che i tuoi messaggi sono quelli di una cittadina, non di una dissidente o di una democratica…

Non è mica poco. Essere cittadina è una definizione molto ampia. In primo luogo non mi considero una dissidente. Non ho un programma, né un colore politico. Questa è una cosa tipica della postmodernità. Le definizioni di sinistra e di destra sono passate di moda. Per la mia generazione tutto questo è pacchiano, la gente non si definisce per un colore politico. È molto di più. Preferisco essere considerata una cittadina che interpella quotidianamente il potere. Questa posizione mi piace di più e credo che il concetto di cittadino sia molto necessario nella Cuba di oggi. Nei miei testi non compaiono mai le parole democrazia, diritti umani, libertà, però sono ispirati da questi principi. Noi cubani siamo stanchi della retorica che ci opprime da oltre cinquant’anni e vogliamo parlare in modo concreto. Tento di fuggire dalla retorica e dai luoghi comuni che mi annoiano moltissimo.

Cosa mi dici della tua inclusione tra le cento persone più influenti dell’anno 2008 fatta dalla rivista Time?

Per me è stata una grande sorpresa e credo di non meritarmelo. Mi sembra eccesivo. Però sono contenta di stare là, perché vuol dire che forse qualcosa sta cambiando se non solo le persone famose raggiungono gli spazi pubblici. Arrivare in alto come cittadina può essere un segnale. Sono stata inclusa nella categoria dei pionieri e degli eroi. Preferisco essere cittadina e non essere definita in modo così elevato. Sono arrivata a questa segnalazione in maniera poco usuale, non sono uno stella dello schermo come Angelina Jolie o Brad Pitt. Sono una cittadina che ha cominciato a raccontare la sua realtà e forse i media stanno cominciando a capire che il vero potere è tra i cittadini.

Un terzo premio è quello di blogger prigioniera…

Con l’aiuto di mio marito ho cominciato a fare le pratiche per l’uscita dal paese, ho tentato di spiegare ai funzionari di partito che temevo mi venisse negata l’uscita per una questione burocratica e li ho messi in guardia contro le ripercussioni negative a livello internazionale. Ho telefonato a Eliádes Acosta, dirigente del Comitato Centrale Comunista, sono riuscita a parlare con la sua segretaria Ofelia per evitare che venisse fuori un inutile scandalo. Due giorni dopo è uscito l’articolo sul Time e ho chiamato di nuovo. Lei ci disse che avrebbe spiegato la cosa al compagno Eliádes, che sapeva già tutto. Pregammo di chiamare ancora per evitare le scandalo. Quando ho iniziato le pratiche per uscire, le probabilità erano al cinquanta per cento, credevo sia di poter viaggiare come no. Prima della cerimonia di consegna del premio a Madrid, pensavo che le autorità stessero valutando la questione. Alla fine hanno emesso un documento dove sta scritto che per il momento non posso viaggiare. In quel momento ho avuto la conferma di esprimere qualcosa che in qualche modo sostiene il mio blog: la lotta del cittadino contro il potere. Questo è il mio miglior post dell’anno. Credo che abbiano voluto punirmi, lasciandomi nel paese, però non vedo la punizione. Questo è il mio paese, qui sono tornata volontariamente e per ostinazione personale. Ho dimostrato che amo il mio paese.

È cambiato qualcosa nella tua vita dopo questi alti riconoscimenti?

La mia vita è cambiata poco. A parte il fatto che adesso ci sono più persone che mi chiamano e forse hanno più interesse a conoscermi. Nonostante questo continuo ad avere due vite: una virtuale e l’altra reale. La mia vita virtuale è immensa, enorme, non so neppure io fin dove può arrivare. Ho meno tempo reale, perché ho più responsabilità con il blog. Credo che la visibilità del blog mi dia molta più responsabilità per mantenerlo.

Dietro una grande donna c’è un grande uomo?

Mio marito Reinaldo è fonte di ispirazione, idea, sostegno, il mio braccio destro. Convivere per 15 anni con una persona che promuove il dialogo, il pluralismo, con una vita di soprusi come la sua, è importantissimo. Da quando è cominciata questa storia lui mi sta accanto e si rallegra con me per i successi raggiunti. Sono una privilegiata. Non lo dite a nessuno, non vorrei che me lo portassero via…

Fino a quando ci sarà il blog Generación Y?

Fino a quando avrò voglia di farlo. Il blog vivrà fino a quando avrò qualcosa da raccontare, non voglio fare promesse. Il blog non esisterà sempre, perché le cose si modificano. Voglio seguire i miei progetti fino a dove vogliono andare.

La blogsfera cubana…

La blogsfera cubana è un fenomeno ancora in fasce. Fino a due settimane fa dicevo allo stato embrionale, però adesso credo che sia in fasce. Bisogna contare sulla blogsfera, perché sta diventando sempre più importante. Inoltre, la tecnologia erode il sistema totalitario, è una parabola. La tecnologia si evolve più rapidamente dei censori. I censori possono impedire che mi sieda a un terminale di internet, possono evitare che possieda internet in casa, ma non possono chiudere un dominio web. Non possono impedirmi di pubblicare le mie cose. Per i censori è una battaglia persa. Essi potranno ritardare l’ingresso massiccio dei cubani su internet, ma non potranno evitare che accada. In un paio d’anni tutti i cubani si riverseranno su internet e i blogger avranno un ruolo importante. In questo momento mi piacerebbe che i giornalisti e gli analisti comprendessero i vantaggi del blog. A Cuba registriamo il fenomeno negativo di ottimi giornalisti che hanno cose da raccontare, secondo punti di vista interessanti, ma sono del tutto a digiuno di informatica. I ragazzi della mia generazione, al contrario, dominano i ferri del mestiere, il mouse è una prolunga delle loro mani, ma non sono interessati a esprimere opinioni e spesso non sanno che possono parlare per cambiare le cose. Questo è un vero problema. La vecchia generazione deve salire sul treno della tecnologia e i blog ne rappresentano una forma. La mia generazione deve comprendere che questa tecnologia non serve solo per scaricare giochi, film o musichette, ma anche per esprimere idee.

I tuoi obiettivi sono gli stessi di Eliécer Ávila, leader del Progetto di Vigilanza Tecnologica e Politica, specializzazione di Operazione Verità, dedicata “al monitoraggio costante di internet e alla missione di informazione e lotta in questa area”?

Vivo ogni giorno nel mio blog questo dilemma. Nel mio blog si coniò il termine di Brigata di Risposta Cibernetica (BRC). Le BRC sono gruppi di assalto, radicati a Cuba. Hanno orari. A partire dalle otto della mattina cominciano a boicottare e alle quattro smettono. Sono addestrati ad attaccare con insulti, annunci porno, rubando l’identità di altri commentatori per scrivere in loro nome e seminare il caos. Conoscere questo fenomeno, vederlo dall’interno, mi fa capire che sono privi di argomenti. Questi giovani fanno le cose come un gioco, un divertimento telematico che li porta ad attaccare coperti da uno pseudonimo, ma quando cominci a discutere capisci che non hanno argomenti per difendere le cose che dicono. Eliécer ha molti problemi come me, ma io non trattengo più scontento e frustrazione, mentre lui pensa di poter risolvere i problemi della nostra patria restando all’interno del sistema e dialogando con i suoi capi.

10 luglio 2008

Internet e Cuba: Free Cuba Net... si concretizza

Ieri 9 Luglio 2008, siamo riusciti a connetterci con il gruppo di volenterosi blogger da differenti paesi del mondo, legati tra l'altro all'evento Bloggando a Cuba. In testa a tutti noi Aguaya merita un ringraziamento particolare, ha già prodotto un documento che riassume molto bene l'idea del progetto, oltre a segnalare Cuba TV.org, che è l'esempio che più si avvicina all'idea che abbiamo. in mente. Anche il logo che vedete in basso è una sua idea. Di seguito il documento di Aguaya e la cronologia della chat... Grazie Aguaya...


(ogni promessa è un debito non posso andare a dormire con tutte queste cose nella testa).

ACTA BLOGUERA

Videoconferencia-Chat

9 de julio del 2008

Roberto Ferranti si è connesso con Aguaya presto nel pomeriggio. Papas x Malangas è entrato in Skype e Betty un pò dopo. Ci siamo così riuniti in una sala chat, eravamo i seguenti:

Roberto Ferranti (Rob)

Aguaya (Agua)

Papas x Malangas (Papas)

Betty

Yvette

generacionasere (GA)

Al Godar (Al)

Ivis

I primi minuti so stati difficili, noi volevamo vederci e parlarci in video conferenza, però alcuni di noi si vedevano, altri no, oppure ci sentivamo con alcuni e no con altri. Qualcuno di noi si è anche visto in faccia e sentito la voce, è sempre bello vedersi (una immagine, a volte, vale 100 parole...). Quindi alla fine abbiamo deciso di chattare.

1.- Bisogna cercare di installare Skype, webcam e mic, in modo che permetta una videochat, pensando a programmi alternativi, tipo ooVoo (è tipo Skype, ma sembra più veloce e affidabile, dovremmo provarlo...) oppure Live Messenger... etc.

La riunione era prevista per le 11:00 pm EU time, però dopo un'ora per scaldarci un pò, abbiamo affrontatoo il tema centrale.

Ecco un riassunto del favoloso brainstorming...

Idea: Creare una TV virtuale sul Web

Necessario: Un nome significativo, facile, d'impatto mediatico popolare.

2.- Entro 3 giorni si accettano proposte. Sino ad ora abbiamo:

- “Free Cuba TV”

- “Cuba Blog TV”

- “CubaVe”

- "CDTV-W"

3.- Pubblicare un post sul blog Blogueando a Cuba. Nei commenti si possono proprre altri nomi (e idee),.

4.- Per ill post GA y Betty inviano proposte/idee.

Obiettivo della TV: Un diario quotidiano dalle città dove vivono cubani (dentro e fuori l'isola). Presentare la realtà giorno per giorno, tutto quello che aiuti al raggiungimento della libertà di Cuba (di espressione, vivere, viaggiare, etc.).

Canali della TV:

- Evento Blogueando a Cuba

- Notizie

- Quotidiane

- Settimanali

- Cronache cittadine

- Música

- Folk

- etc.

Contenuto della TV: Videos!! In particolare filmati per l'obiettivo specifico della TV, ma anche da YouTube, Google video, o qualunque altro portale video; con fotos, etc. (Per iniziare: Rob, GA, Ivis, Jacques de Sores, e altri blogger già hanno materiale da pubblicare)

5.- Inviare primariamente a Rob (rob.ferranti@gmail.com) i video o links che già esistono.

Idea: VideoBloggare

Necessario: Editor/Moderatore che valuti i video e li pubblichi sulla TV, un responsabile deve decidere se i videos e i contenuti siano eticamente in linea con la TV.

Proposta:

Editor Generale: Rob.

6. Altri editors locali:Un chief editor per ogni paese.

7.- Includere questo aspetto nel post del punto 3.

Necessario: Divulgare, promovee la TV e i suoi obiettivi e idee, costantemente. “Un blog, TV, canal, qualunque cosa senza visitatori, muore”.

8.- Realizzare un video di presentazione e uploadarli su youTube. Yoyi si era già offerto di realizzare un video per l'evento BaC. Ptremmo farne due indipendenti (per la TV e per l'evento) relazionati. Inviamo materiali a Yoyi (marestered@hotmail.com)

9.- Promovuerli nei nostri blog e in quello dell'evento.

10.- Ivis elaborerà una nota una nota stampa in merito.

Necessario: Tre differenti versioni audio (o con sottotitoli) Inglese, Spagnolo e Italiano.

11.- Determinare i responsabili delle redazioni: EN (¿?), ES (¿?), IT (Rob).

12.- Inserire banner, págine o widget nei nostri blog per lanciare la TV.

Necessario: Imagine “corporativa” per la TV.

13.- Prima di tutto necessitiamo la creazione di un logo que la identifichi.

YouTube sembra una buona opzione per caricare i video della TV pero ne esistono anche altre. Rob ha altri esempi, come Splashcast, che permette di organizzare e gestire canali video linkandosi a Youtube... ma non solo. YouTube ha milioni di visitatori... e universalmente il più diffuso, ma le produzioni interne dalla TV possono appoggiarsi anche ad altri portali.

Ci serve un nostro domino (.com. org, .net, etc.)

Necessario: Conoscenze di base per filmare, editare, aggiungere effetti grafici, titoli, etc.

14.- Rob realizzerà un video-tutorial in merito. Gli interessati devono inviare una e-mail a rob.ferranti@gmail.com. Chiunque sia interessato al progetto può inviare una e-mail..

15.- Coinvolgere più persone, estendere l'invito a chiunque abbia videos in linea con TV.

Proposte per l'organizzazione:

Rob: Editor in Chief y Direttore Artístico

Agua: Autore, Diirettore e Pubbliche Relazioni.

Messaggio di questa conferenza:

Organizzazione + Ideee + Impegno + Responsabilità = TV di successo.

La nostra partecipazione determina il cammino e il futuro del canale.

Promozione e divulgazione sono due regole d'oro.

Nella prossima chat affronteremo il tema: Negozio virtuale.

Immaginate quanto potrebbe spingere il nostro evento del 2009!!!!!!!!

Abbiamo finito la chat alle 01:29:43;il nostro incontro virtuale è durato due ore e mezza... metto il punto finale alle 04:12 per inviare a tutti voi questo Acta...

Saludos blogueros-cubiches,

Aguaya

07 luglio 2008

Internet e Cuba: premio Blog Acido

Con grande onore ringrazio gli amici di Pinceladas de Cuba per avermi inserito nei loro blog da segnalare come interessanti, e così far parte di quei blogs premiati con Premio Blog Acido del blog Brasiliano movimento ordem vigília contra a corrupção. Di seguito il post originale dal blog Pinceladas de Cuba:

Nuestros hermanos de lucha, los brasileros del Movimiento Orden vigilia contra la corrupción me otorgan el Premio Blog Ácido. creado por Manuel Arrias del blog De libre opinión política en su primer aniversario.

Es un honor recibirlo y como lo indica en las normas del premio se debe escoger a los que creamos merecedores para extenderle el premio.

Bajo una Ceiba Habanera

El Chigüire Bipolar

Desde Aqui

Bolivia Confidencial

Medicina Cubana

La Isla Grande

GRACIAS DE CORAZON HERMANOS! Rob Ferranti

A mia volta segnalo, come nelle norme del premio stesso, alcuni blogs particolarmente interessanti a cui estendere il premio: